Vedendo il teatrino della politica che non riesce ad eleggere un nuovo Presidente della Repubblica senza spaccarsi, tradirsi, sconfessarsi, capovolgersi, accusarsi vien voglia di vino. Ma non fraintendete, intendiamoci, vien voglia di parlar di vino.
Per distrarsi, ma anche per mettere in fila un bel pò di buone notizie. Cominciando dalla nomina, avvenuta poche settimane fa, di Novella Pastorelli (nomen omen, il nome è un presagio) alla presidenza del Consorzio di tutela del Primitivo di Manduria, Doc “emblema” della Puglia, tra le più note e affermate sul mercato.

Non una meteora, non un passaggio casuale. Avvocato esperto in diritto vitivinicolo, una lunga esperienza nell’azienda vinicola Cantine Due Palme, le toccherà guidare una realtà associativa grande e strategica. Grande perché riguarda 57 aziende tra Taranto e Brindisi e 1500 viticoltori in 15 comuni. Strategico perché il Primitivo di Manduria è diventato un simbolo chiave dell’enoturismo.
E i numeri non sbagliano mai. In attesa di ricevere quelli del 2021, di certo si può dire che tra il 2019 e il 2020 il Primitivo di Manduria ne ha fatti di importanti, condensati in un più 26 per cento di produzione, passando da 17 milioni di litri, 22,7 milioni di bottiglie e 147,5 milioni di fatturato, in larga parte esportato, a 21 milioni di litri, 28 milioni di bottiglie e 182 milioni di euro di fatturato.
Per vederli crescere ancora, banalmente, bisognerà incrementare lo sforzo per accogliere nuovi turisti. “Il cda in questi mesi – ha affermato la presidente in un’intervista al Sole 24Ore – ha elaborato diversi piani di investimento con progetti ed iniziative volti alla valorizzazione e promozione del territorio. L’enoturismo è sempre più strategico nonché fondamentale per la conoscenza delle nostre terre. Oggi le nostre aziende si stanno attrezzando a ricevere turisti anche se c’è ancora molta strada da fare”.
Dietro l’angolo, oltre all’arrivo delle stagioni miti, un passaggio importante per il Primitivo, in procinto di passare da Doc a Docg, un ulteriore garanzia di affidabilità che aiuterà la regione a scrollarsi di dosso una reputazione di produttore di vini da taglio. Pregiudizio spazzato via dalla profonda complessità del Primitivo di Manduria, Doc dal 1974 e una delle più antiche tra le Doc.
Un consenso cresciuto negli anni e che ha visto crescere il numero di estimatori in tutto il mondo (in Asia ne vanno pazzi perché si abbina bene con i sapori base dei piatti tipici), ma anche di premi.
L’ultimo in ordine di tempo ma in cima alle classifiche di importanza è stato il riconoscimento ottenuto dal Primitivo di Manduria di Feudo Croce (Carosino) che ha vinto il “Wine of The Year” di Decanter, prestigiosa rivista enologica internazionale che stila una classifica dei 51 migliori vini al mondo assaggiati durante l’anno.
Con una motivazione che sembra concepita da Pablo Neruda quando accenna a “Sentori di lavanda aromatica, aneto, lamponi cotti e concentrato di mirtilli. Speziato al palato, con incantevole equilibrio ed energia. Molto piacevole e di buona beva, con una nota persistente di finocchio sul finale”.
E nel frattempo, un altro spoglio a vuoto. Oramai è certo: resta Sergio Mattarella. A lui, qualche anno fa fu dedicato un vitigno che ha trovato casa nel Polesine. Una varietà di uva bianca con un secolo di storia conosciuta ma molto più antica. Praticamente una garanzia di affidabilità.
A questo punto ci vorrebbe un bicchiere. Ma prima bisogna disfare gli scatoloni.







