L’obiettivo più prossimo è ottenere la proroga, l’ennesima, da parte del governo a tutto il 2025 per la Taranto Port Workers Agency (TPWA) la cui copertura finanziaria terminerà il 7 marzo 2024. Perché la priorità è mettere in sicurezza per altri dodici mesi il reddito di 338 lavoratori della ei fu Taranto Container Terminal (dai 560 lavoratori iniziali, ad oggi iscritti alla suddetta agenzia istituita l’8 settembre 2017, con lo scopo attribuitole di ricollocazione previa eventuale riqualificazione dei lavoratori in esubero dall’allora terminalista ex art. 18 (della Legge 84/94) TCT, avendo di fatto agevolato e consentito la ricollocazione ad oggi di oltre 200 lavoratori con competenze di alto livello in materia portuale.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/06/26/porto-la-svolta-ancora-non-ce/)
A ricordarlo, una missiva firmata dai segretari dei sindacati di categoria Fit Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti (De Ponzio, Fiorino e Sasso) condivisa con il presidente dell’Autorità Portuale di Sistema del Mar Ionio Sergio Prete, inviata al ministero dei Trasporti presieduto da
Matteo Salvini e ai senatori e deputati ionici, in cui appunto si ricorda la strategici dell’agenzia che “svolge di supporto alla ricollocazione lavorava dei soggetti iscritti nei propri elenchi anche attraverso la formazione professionale in relazione alle iniziative economiche ed agli sviluppi industriali dell’area di competenza dell’Autorità di Sistema Portuale”. “Si fa presente che – proseguono le organizzazioni sindacali – all’interno della circoscrizione portuale sono in fase di insediamento, diverse nuove attività imprenditoriali per effetto dell’avvio della Zona Economica Speciale (ZES) e della Zona Franca Doganale che di conseguenza dovranno produrre istanza di autorizzazione ad operare all’interno dell’AdSP dello Ionio. Qualora tali autorizzazioni vengano ragionevolmente rilasciate dall’Autority tali imprese saranno, fino alla scadenza della validità della norma in oggetto, legalmente obbligate al reimpiego prioritario dei lavoratori iscri nelle liste dell’Agenzia TPWA per i quali sono in atto dei corsi di riqualificazione e aggiornamento professionale già dallo scorso anno in coerenza con il Piano dei fabbisogni formavi redatto dalla AdSP. Dai piani operavi delle società poste a base delle autorizzazioni ricevute dalla struttura tecnica della ZES Ionica, si rileva una necessità di manodopera in fase di start up di 403 unità lavorative. A queste vanno aggiunte le 200 che verranno impiegate nella fase di start-up dell’investimento del gruppo Ferretti (di cui 100 saranno proprio ex TCT), già evidenziate nel piano industriale al centro del relativo Accordo di Programma sottoscritto con il Governo e che è in via di realizzazione sempre all’interno dell’area portuale”.
“Inoltre, su richiesta sindacale in seno al Tavolo Sociale della ZES Ionica interregionale Puglia-Basilicata, si è convenuto di coinvolgere le aziende autorizzate ad insediamento ZES in porto, nell’implementazione eventuale del Piano dei fabbisogni formavi dell’AdSP al fine di integrarlo con le professionalità e relativi fabbisogni formavi legati alle diverse attività che nel breve andranno ad espletare – ricordano le organizzazioni sindacali nella missiva -. Il progetto, denominato ambiziosamente Accademy Pro, si pone l’obiettivo di riqualificare in maniera adeguata e tempestiva i lavoratori, con priorità a quelli beneficiari della clausola sociale legata all’iscrizione agli elenchi della TPWA, al fine di rendere ogniuno adeguato e pronto a ricevere una offerta occupazionale da parte delle società in via di start-up. Su tale progetto e soprattutto sulle relative risorse le OO.SS. congiuntamente all’AdSP il 4 luglio sono state audìte nella relativa Commissione Consiliare della Regione Puglia, al fine di contemplare quanto necessario nella programmazione regionale”.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/03/31/il-porto-di-taranto-va-difeso-e-aiutato/)
“Quanto finora esposto, al fine di evidenziare, come da noi già chiesto congiuntamente da AdSP Mar Ionio, la necessità di una proroga con estensione a tuto il 2025 di quanto previsto dall’art. 3, co. 2, della L. n. 92/2012 per consentirne la completa, concreta finalizzazione dello strumento di politica attiva del lavoro istituita anni addietro”. Anche perché, giova ancora una volta ricordarlo, le centinaia di lavoratori ancora iscritti presso l’Agenzia, nelle previsioni dei sindacati e della stessa Autorità Portuale oggi avrebbero dovuto trovarsi in ben altra situazione lavorativa, ovvero assunti dalla San Cataldo Container Terminal, la società controllata dalla holding turca Yilport che ha in concessione il Molo Polisettoriale dall’estate del 2019. Infatti, ricordano ancora i sindacati, “questo ulteriore tempo si rende necessario a causa del rallentamento dell’investimento del nuovo terminalista ex art. 18 SSCT, dovuto al biennio di pandemia ed all’attuale quadro di incertezza internazionale causato nel conflitto in Ucraina, ed è indispensabile a coprire i tempi necessari allo sviluppo degli investimenti legati alla ZES e previsti all’interno del sedime portuale, il cui fabbisogno occupazionale ad oggi supera di gran lunga il numero dei lavoratori attualmente iscritti. La proroga della durata dell’Agenzia e della relativa clausola sociale legalmente esigibile (termine attuale al 7/3/2024) consentirebbe ai lavoratori di conservare l’indennità legata alle giornate di mancato avviamento a lavoro (IMA, il cui atuale finanziamento termina al 31/12/2023), nell’attesa della definiva riqualificazione e ricollocazione al lavoro con conseguente cancellazione dagli elenchi”. Ciò in quanto, i lavoratori iscritti all’agenzia nelle more della ricollocazione, nelle giornate di mancato avviamento al lavoro, percepiscono l’IMA, una indennità di mancato avviamento, equiparata al trattamento di integrazione
salariale CIG. Tale strumento di legge attribuisce ai lavoratori iscritti nelle liste della TPWA, una clausola sociale legalmente esigibile nei confronti degli operatori economici che dovessero chiedere ed ottenere, nuove autorizzazioni ad operare ai sensi della L. 84/94 nell’ambito della circoscrizione territoriale di competenza della AdSP del Mar Ionio che hanno – in tali fattispecie – l’obbligo di rivolgersi per le nuove assunzioni prioritariamente agli iscritti all’agenzia. Per tutto questo chiediamo di valutare la possibilità di presentare un opportuno emendamento alla prossima Legge di Stabilità che preveda la salvaguardia di questi lavoratori e delle loro famiglie” concludono Fit Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/09/22/porto-prosegue-il-trend-positivo/)
Anche per questo, a fronte del parere negativo della Corte dei Conti dello scorso 7 settembre, in merito all’idea dell’Autorità di sistema portuale di Taranto di istituire un fornitore di manodopera temporanea portuale ex comma 5 dell’articolo 17, la proroga per l’Agenzia è assolutamente necessaria.
L’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio infatti, con la deliberazione n. 11/2023 del Comitato di gestione, adottata nella riunione del 4 agosto scorso, proponeva la costituzione di una Agenzia per la fornitura di lavoro temporaneo, ai sensi dell’art. 17, comma 5, della legge 28 gennaio 1994, n. 84, società a responsabilità limitata a partecipazione mista, secondo le condizioni individuate nel Piano di fattibilità redatto il 7 ottobre 2022. Questo perché la “Taranto Port Workers Agency” S.r.l., opera al di fuori della sfera di intervento dell’impresa “Nuova Neptunia”, società consortile a responsabilità limitata preposta in via esclusiva alla fornitura del lavoro portuale temporaneo ai sensi del secondo comma dell’art. 17 della l. n. 84 del 1994, tanto che quest’ultima, qualora il suo organico operativo (di sole sette unità di personale) non sia sufficiente a far fronte alle richieste di somministrazione di manodopera temporanea da parte delle imprese operanti in porto, è tenuta, a sua volta, ad attingere al personale tenuto negli elenchi dell’Agenzia, per poi metterlo a disposizione delle imprese utilizzatrici. Per la precisione, la “Nuova Neptunia” svolge tale servizio a decorrere dal 17 aprile 2014, allorché, previa procedura ad evidenza pubblica, ne ottenne l’affidamento settennale, con la precisazione che, in data 12 marzo 2019, è stata autorizzata al subingresso nel rapporto afferente al predetto servizio di fornitura di lavoro temporaneo e che con decreto presidenziale n. 116 del 30 dicembre 2020 la suddetta autorizzazione è stata prorogata di due anni (fino al 22 aprile 2023).
In prossimità della scadenza della proroga alla “Nuova Neptunia” S.c.a r.l., l’AdSP del Mar Ionio, con nota n. 4889 del 6 marzo 2023, ha chiesto al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di essere autorizzata alla costituzione di un’agenzia ex art 17 comma 5 con l’AdSP come capofila e gli operatori portuali ex art. 16 come soci e con quote di partecipazione proporzionale alle attuali presenze, con il fine di proseguire nella fornitura di manodopera temporanea previo il recupero dei 7 lavoratori già in forza all’operatore uscente, il tutto descritto e scandito da uno specifico business plan triennale. Tale costituenda agenzia avrebbe poi avuto la possibilità, previo un apposito accordo sindacale, di attingere per le richieste di manodopera eccedente le unità disponibili dai lavoratori iscritti nella TPWA fino alla sua scadenza naturale. In ordine al modello organizzativo individuato per la costituenda S.r.l., era prevista l’assunzione iniziale di 10 unità di personale (corrispondenti ai 7 lavoratori somministrati e 3 dipendenti flessibili della società Nuova Neptunia). Entro il terzo anno, l’organico sarebbe salito a 45 unità lavorative, per operare a regime, alla fine del quinto anno di attività, con 80 unità. Il Capitale sociale necessario per la costituzione dell’Agenzia era stimato in euro 100.000, con una partecipazione al 51 per cento dell’AdSP del Mar Ionio e, per il restante 49 per cento, da dividere equamente tra le imprese portuali autorizzate. Tale assetto societario poteva poi essere oggetto di revisione annuale sia per consentire la progressiva diminuzione delle quote in capo all’AdSP sia per incorporare le eventuali nuove imprese autorizzate. L’AdSP avrebbe fornito in comodato d’uso i locali e l’arredo necessario per lo svolgimento delle attività, oltre alla copertura finanziaria delle utenze previste per i primi 12 mesi (comunque non oltre il periodo di 24 mesi).
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/09/30/porto-al-via-la-svolta-green/)
Ma quest’idea è stata ‘bocciata‘ dal parere della Corte di Conti, che l’ha giudicata “carente sotto il profilo motivazionale, in termini di completezza e di adeguatezza dell’analisi di fattibilità, sicché la Sezione non può valutare come sufficientemente attendibili le conclusioni che l’AdSP del Mar Ionio trae in merito alla sostenibilità economico-finanziaria dell’operazione e alle ragioni di convenienza economica sottese alla scelta dello strumento societario”. Ciò però non vuol dire che questo progetto sarà accantonato, anzi. Non solo perché tale soluzione è stata già applicata in altri porti, come ad esempio a Trieste e Livorno. Ma soprattutto perché tale parere sarà molto utile e fungerà come integrazione al percorso che comunque vedrà la nascita dell’agenzia prevista dall’ex art. 17 comma 5, con l’Autorità Portuale pronta a chiedere nuove indicazioni al ministero dei Trasporti ed alla stessa Corte dei Conti, anche perché il 20 ottobre scadrà l’autorizzazione per la Nuova Neptunia (con l’Autorità Portuale al lavoro per trovare una soluzione alla tutela dei 7 lavoratori ivi
impiegati), mentre a Gioia Tauro la stessa Agenzia in essere a Taranto fornisce già manodopera per attività portuale. Il come e il quando far nascere la nuova agenzia poggerà soprattutto sull’eventualità o meno che l’Autorità Portuale sia presente all’interno della stessa o se invece dovrà essere composta soltanto dalle imprese ex art. 16 (per le operazioni portuali). Ed anche se questa trasformazione si potrà chiedere alla fine dell’esistenza stessa della Taranto Port Workers Agency, qualora non dovesse arrivare una nuova proroga, o se invece si potrà costituire in maniera anticipata.
Tutto ciò detto, il futuro del porto di Taranto resta legato principalmente al traffico container che ad oggi è ancora profondamente deficitario. E non è un caso che a più riprese, pur con le attenuanti della pandemia Covid e la guerra in Ucraina oltre a dover far ripartire e ammodernare uno scalo fermo da alcuni anni, sia l’Autorità di Sistema Portuale del mar Ionio guidata da Sergio Prete che i sindacati di categoria abbiano a più riprese sollecitato e poi preteso una svolta senza più rinvii (giovedì 19 è previsto un nuovo incontro con la società terminalisfta). Visto che in ballo c’è ancora il futuro di centinaia di lavoratori ex TCT che attendono di rientrare a lavoro (attualmente ne sono stati riassunti 130 sui quasi 500 collocati in cassa integrazione all’interno dell’Agenzia per il Lavoro portuale) e dei lavoratori di storiche aziende come Delta Uno ed Essetieffe. E se è vero che il porto non può vivere di solo traffico container (visto che ancora oggi l’ex Ilva e l’Eni coprono almeno l’80% del traffico merci) e forse necessiterebbe di ancora più aree (magari lasciate libere da Acciaierie d’Italia che negli anni potrebbe subire un ridimensionamento a livello impiantistico), è altrettanto vero che il porto di Taranto è stato ed è ancora oggi interessato da moltissimi lavori di ammodernamento, oltre ad essere al centro di progetti finanziati con il PNRR, della possibilità di veder implementare le sue attività con i progetti Agromed ed Eco Industrial Park, oltre che essere al centro di una serie di iniziative di natura economica all’interno della Zona Economica Speciale (ZES). Il tutto con la speranza che lo scalo ionico possa finalmente rappresentare quella reale alternativa economica alla grande industria, legandosi anche alla filiera agroalimentare e alle attività dell’aeroporto di Grottaglie qualora quest’ultimo dovesse mai davvero diventare uno scalo cargo a tutti gli effetti (leggasi retroportualità, logistica, trasporto ferroviario e quant’altro). Ma tutto questo, come ribadiamo oramai da tantissimi anni, non potrà prescindere dalla tutela occupazionale di quelle centinaia di lavoratori che da anni attendono con ansia una stabilità economica e un futuro senza più incertezze.
(leggi tutti gli articoli sulla Taranto Port Workers Agency https://www.corriereditaranto.it/?s=taranto+port+work+agency&submit=Go)