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  • Porto, mini proroga per Agenzia del Lavoro

    Porto, mini proroga per Agenzia del Lavoro

    Arriva dal decreto Milleproroghe (all’attenzione del Consiglio dei Ministri di ieri sera) un piccolo salvagente per i 338 lavoratori della ei fu Taranto Container Terminal, iscritti alla Taranto Port Workers Agency (TPWA). Nel testo del decreto infatti, è inserito all’articolo 8 un provvedimento che prolunga di altri cinque mesi – da 78 a 83 mesi, fino a maggio 2024 – la scadenza della società che avrebbe dovuto ricollocare i circa 500 lavoratori licenziati dall’ex terminalista al Molo Polisettoriale (l’ex Taranto Container Terminal) nel 2016. A copertura di questo intervento saranno destinati 4 milioni di euro.

    Non era questo però l’obiettivo perseguito dai sindacati di categoria e dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio. Il 7 dicembre scorso, l’Aula del Senato ha approvato (con 87 voti favorevoli e 46 contrari) con modifiche il decreto Anticipi, contenente misure economiche e fiscali urgenti a favore degli enti territoriali e per la tutela del lavoro, nel quale però non rientrò l’emendamento proposto in commissione Bilancio (dal senatore Ignazio Zullo di Fratelli d’Italia già capogruppo del partito nel Consiglio regionale pugliese, insieme ad uno dei relatori del decreto Guido Quitino Liris) in cui si chiedeva l’estensione per altri due anni della copertura finanziaria dell’Agenzia del lavoro portuale, in particolare della Tpwa a Taranto, non incluso nel testo approvato, perché bocciato dalla stessa commissione e trasformato poi in ordine del giorno. L’emendamento è stato cassato in virtù della sua onerosità. Nel testo si chiedeva infatti l’estensione del periodo temporale dell’esistenza della stessa Agenzia da 78 a 92 mesi, rimodulando la copertura finanziaria dagli 8,8 milioni per gli anni 2022-2023 agli anni 2024-2025. Di fatto un modo per chiedere la proroga dell’Agenzia dagli attuali 36 mesi previsti dal provvedimento in vigore a 92 mesi.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/12/14/porto-i-sindacati-dal-prefetto/)

    La mini proroga della durata dell’Agenzia e della relativa clausola sociale legalmente esigibile (termine attuale al 7/3/2024), consentirà ai lavoratori di conservare l’indennità legata alle giornate di mancato avviamento a lavoro (IMA, il cui attuale finanziamento termina al 31/12/2023), nell’attesa della definiva riqualificazione e ricollocazione al lavoro con conseguente cancellazione dagli elenchi. Ciò in quanto, i lavoratori iscritti all’agenzia nelle more della ricollocazione, nelle giornate di mancato avviamento al lavoro, percepiscono l’IMA, una indennità di mancato avviamento, equiparata al trattamento di integrazione salariale CIG. Tale strumento di legge attribuisce ai lavoratori iscritti nelle liste della TPWA, una clausola sociale legalmente esigibile nei confronti degli operatori economici che dovessero chiedere ed ottenere, nuove autorizzazioni ad operare ai sensi della L. 84/94 nell’ambito della circoscrizione territoriale di competenza della AdSP del Mar Ionio che hanno – in tali fattispecie – l’obbligo di rivolgersi per le nuove assunzioni prioritariamente agli iscritti all’agenzia.

    Certamente la priorità assoluta, nei prossimi mesi, resterà quella di mettere in sicurezza il reddito di questi 338 lavoratori ad oggi iscritti all’agenzia istituita l’8 settembre 2017, con lo scopo attribuitole di ricollocazione previa eventuale riqualificazione dei lavoratori in esubero dall’allora terminalista ex art. 18 (della Legge 84/94) TCT, avendo di fatto agevolato e consentito la ricollocazione ad oggi di oltre 200 lavoratori con competenze di alto livello in materia portuale presso la San Cataldo Container Terminal, la società veicolo attraverso la quale il terminalista turco Yilport ha ottenuto in concessione il Molo Polisettoriale nel 2019.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/12/09/porto-a-rischio-centinaia-di-lavoratori/)

     

  • ZES, consegnato il primo cantiere

    ZES, consegnato il primo cantiere

    E’ stato consegnato a Taranto il cantiere finanziato con fondi PNRR assegnati alla ZES Ionica Interregionale Puglia Basilicata. Si tratta di un investimento di 2,5 milioni di euro per la realizzazione di un intervento di efficientamento energetico nel consorzio ASI, il primo per l’attivazione della comunità energetica per le imprese ioniche.

    A darne notizia il commissario straordinario di governo della ZES Ionica, Floriana Gallucci che ha cosi commentato: “Siamo orgogliosi di questo importante traguardo raggiunto dalla ZES Ionica che si conferma motore di sviluppo sul territorio. Grazie alla collaborazione del territorio che ha fatto squadra, in particolare di Comune, Provincia e ASI di Taranto, di cui ringrazio il Presidente e il direttore, tutti gli enti deputati al rilascio dei pareri che si sono impegnati comprendendo la portata della sfida e tutti i collaboratori e la struttura della ZES che in questi mesi hanno lavorato per il raggiungimento dell’obiettivo. La ZES Ionica procede nel pieno rispetto dei tempi sulla tabella di marcia prevista dal PNRR”.

    In particolare il progetto si riferisce alla realizzazione di un intervento di efficientamento energetico su tetti di 8 capannoni di proprietà del Consorzio ASI presso l’area produttiva “RESIDER”, nell’area P.I.P. (Piano di Insediamento Produttivo), del Comune di Taranto in località Paolo VI. L’intervento prevede la coibentazione dei tetti delle aree uffici degli 8 capannoni (per circa 1600 mq) ed il rifacimento delle membrane di protezione dagli agenti atmosferici, la realizzazione di un impianto fotovoltaico della potenza di 1,5 MW, la realizzazione di un sistema di accumulo di parte dell’energia prodotta, da riutilizzare nelle ore serali e notturne per l’illuminazione delle aree esterne ai capannoni dell’intero complesso RESIDER.

    L’energia in esubero prodotta dall’impianto permetterà di alimentare la comunità energetica delle utenze dell’area RESIDER-CISI e della zona PIP di Taranto, dando la possibilità alle imprese di poter contare su un costo di approvvigionamento dell’energia minore rispetto al prezzo di mercato.

    (leggi tutti gli articoli sulla ZES Ionica https://www.corriereditaranto.it/?s=ZES&submit=Go)

  • Rilancio del Sud? C’è un Decreto

    Rilancio del Sud? C’è un Decreto

    L’On. Giovanni Maiorano

    “Con il via libera al cosiddetto decreto Sud a Montecitorio avviamo il percorso di rilancio concreto dell’economia nella aree del Mezzogiorno del Paese”. Lo afferma l’On. Giovani Maiorano in una nota stampa, proseguendo: “Un provvedimento che mira, attraverso diverse iniziative tra cui la Zes unica per il Mezzogiorno e la cabina di regia a Palazzo Chigi per coordinare e monitorare l’utilizzo dei vari fondi messi in campo, a produrre benefici fiscali e semplificazioni amministrative alle imprese oltre che ad investire importanti risorse finanziarie per sviluppare le aree interne”.

    “Durante la seduta il Governo – continua il deputato di Fratelli d’Italia – per il tramite del Ministro Raffaele Fitto, ha accolto favorevolmente due ordini del giorno a mia firma. Il primo riguarda l’impegno di ulteriori risorse per incrementare gli interventi di infrastrutture sociali di comunità al fine di potenziare e creare nuovi servizi per i cittadini e sostenere, di conseguenza, progetti presentati da tantissimi Comuni, anche della provincia di Taranto, ritenuti idonei ma, purtroppo, non ancora finanziati. Il secondo, invece, prevede interventi e risorse in favore dei Comuni per lo sviluppo di infrastrutture primarie, spesso carenti, come ad esempio reti idriche e fognarie, nonché impianti e costruzioni cimiteriali. L’impegno verso il Mezzogiorno, in particolare nei confronti delle amministrazioni comunali del territorio ionico, è massimo. Con il Governo Meloni – conclude – il Sud, finalmente, torna al centro dell’agenda Italia”.

  • Il futuro del porto passa dal lavoro

    Il futuro del porto passa dal lavoro

    L’obiettivo più prossimo è ottenere la proroga, l’ennesima, da parte del governo a tutto il 2025 per la Taranto Port Workers Agency (TPWA) la cui copertura finanziaria terminerà il 7 marzo 2024. Perché la priorità è mettere in sicurezza per altri dodici mesi il reddito di 338 lavoratori della ei fu Taranto Container Terminal (dai 560 lavoratori iniziali, ad oggi iscritti alla suddetta agenzia istituita l’8 settembre 2017, con lo scopo attribuitole di ricollocazione previa eventuale riqualificazione dei lavoratori in esubero dall’allora terminalista ex art. 18 (della Legge 84/94) TCT, avendo di fatto agevolato e consentito la ricollocazione ad oggi di oltre 200 lavoratori con competenze di alto livello in materia portuale.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/06/26/porto-la-svolta-ancora-non-ce/)

    A ricordarlo, una missiva firmata dai segretari dei sindacati di categoria Fit Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti (De Ponzio, Fiorino e Sasso) condivisa con il presidente dell’Autorità Portuale di Sistema del Mar Ionio Sergio Prete, inviata al ministero dei Trasporti presieduto da Matteo Salvini e ai senatori e deputati ionici, in cui appunto si ricorda la strategici dell’agenzia che “svolge di supporto alla ricollocazione lavorava dei soggetti iscritti nei propri elenchi anche attraverso la formazione professionale in relazione alle iniziative economiche ed agli sviluppi industriali dell’area di competenza dell’Autorità di Sistema Portuale”. “Si fa presente che – proseguono le organizzazioni sindacali – all’interno della circoscrizione portuale sono in fase di insediamento, diverse nuove attività imprenditoriali per effetto dell’avvio della Zona Economica Speciale (ZES) e della Zona Franca Doganale che di conseguenza dovranno produrre istanza di autorizzazione ad operare all’interno dell’AdSP dello Ionio. Qualora tali autorizzazioni vengano ragionevolmente rilasciate dall’Autority tali imprese saranno, fino alla scadenza della validità della norma in oggetto, legalmente obbligate al reimpiego prioritario dei lavoratori iscri nelle liste dell’Agenzia TPWA per i quali sono in atto dei corsi di riqualificazione e aggiornamento professionale già dallo scorso anno in coerenza con il Piano dei fabbisogni formavi redatto dalla AdSP. Dai piani operavi delle società poste a base delle autorizzazioni ricevute dalla struttura tecnica della ZES Ionica, si rileva una necessità di manodopera in fase di start up di 403 unità lavorative. A queste vanno aggiunte le 200 che verranno impiegate nella fase di start-up dell’investimento del gruppo Ferretti (di cui 100 saranno proprio ex TCT), già evidenziate nel piano industriale al centro del relativo Accordo di Programma sottoscritto con il Governo e che è in via di realizzazione sempre all’interno dell’area portuale”.

    “Inoltre, su richiesta sindacale in seno al Tavolo Sociale della ZES Ionica interregionale Puglia-Basilicata, si è convenuto di coinvolgere le aziende autorizzate ad insediamento ZES in porto, nell’implementazione eventuale del Piano dei fabbisogni formavi dell’AdSP al fine di integrarlo con le professionalità e relativi fabbisogni formavi legati alle diverse attività che nel breve andranno ad espletare – ricordano le organizzazioni sindacali nella missiva -. Il progetto, denominato ambiziosamente Accademy Pro, si pone l’obiettivo di riqualificare in maniera adeguata e tempestiva i lavoratori, con priorità a quelli beneficiari della clausola sociale legata all’iscrizione agli elenchi della TPWA, al fine di rendere ogniuno adeguato e pronto a ricevere una offerta occupazionale da parte delle società in via di start-up. Su tale progetto e soprattutto sulle relative risorse le OO.SS. congiuntamente all’AdSP il 4 luglio sono state audìte nella relativa Commissione Consiliare della Regione Puglia, al fine di contemplare quanto necessario nella programmazione regionale”.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/03/31/il-porto-di-taranto-va-difeso-e-aiutato/)

    “Quanto finora esposto, al fine di evidenziare, come da noi già chiesto congiuntamente da AdSP Mar Ionio, la necessità di una proroga con estensione a tuto il 2025 di quanto previsto dall’art. 3, co. 2, della L. n. 92/2012 per consentirne la completa, concreta finalizzazione dello strumento di politica attiva del lavoro istituita anni addietro”. Anche perché, giova ancora una volta ricordarlo, le centinaia di lavoratori ancora iscritti presso l’Agenzia, nelle previsioni dei sindacati e della stessa Autorità Portuale oggi avrebbero dovuto trovarsi in ben altra situazione lavorativa, ovvero assunti dalla San Cataldo Container Terminal, la società controllata dalla holding turca Yilport che ha in concessione il Molo Polisettoriale dall’estate del 2019. Infatti, ricordano ancora i sindacati, “questo ulteriore tempo si rende necessario a causa del rallentamento dell’investimento del nuovo terminalista ex art. 18 SSCT, dovuto al biennio di pandemia ed all’attuale quadro di incertezza internazionale causato nel conflitto in Ucraina, ed è indispensabile a coprire i tempi necessari allo sviluppo degli investimenti legati alla ZES e previsti all’interno del sedime portuale, il cui fabbisogno occupazionale ad oggi supera di gran lunga il numero dei lavoratori attualmente iscritti. La proroga della durata dell’Agenzia e della relativa clausola sociale legalmente esigibile (termine attuale al 7/3/2024) consentirebbe ai lavoratori di conservare l’indennità legata alle giornate di mancato avviamento a lavoro (IMA, il cui atuale finanziamento termina al 31/12/2023), nell’attesa della definiva riqualificazione e ricollocazione al lavoro con conseguente cancellazione dagli elenchi”. Ciò in quanto, i lavoratori iscritti all’agenzia nelle more della ricollocazione, nelle giornate di mancato avviamento al lavoro, percepiscono l’IMA, una indennità di mancato avviamento, equiparata al trattamento di integrazione salariale CIG. Tale strumento di legge attribuisce ai lavoratori iscritti nelle liste della TPWA, una clausola sociale legalmente esigibile nei confronti degli operatori economici che dovessero chiedere ed ottenere, nuove autorizzazioni ad operare ai sensi della L. 84/94 nell’ambito della circoscrizione territoriale di competenza della AdSP del Mar Ionio che hanno – in tali fattispecie – l’obbligo di rivolgersi per le nuove assunzioni prioritariamente agli iscritti all’agenzia. Per tutto questo chiediamo di valutare la possibilità di presentare un opportuno emendamento alla prossima Legge di Stabilità che preveda la salvaguardia di questi lavoratori e delle loro famiglie” concludono Fit Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/09/22/porto-prosegue-il-trend-positivo/)

    Anche per questo, a fronte del parere negativo della Corte dei Conti dello scorso 7 settembre, in merito all’idea dell’Autorità di sistema portuale di Taranto di istituire un fornitore di manodopera temporanea portuale ex comma 5 dell’articolo 17, la proroga per l’Agenzia è assolutamente necessaria.

    L’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio infatti, con la deliberazione n. 11/2023 del Comitato di gestione, adottata nella riunione del 4 agosto scorso, proponeva la costituzione di una Agenzia per la fornitura di lavoro temporaneo, ai sensi dell’art. 17, comma 5, della legge 28 gennaio 1994, n. 84, società a responsabilità limitata a partecipazione mista, secondo le condizioni individuate nel Piano di fattibilità redatto il 7 ottobre 2022. Questo perché la “Taranto Port Workers Agency” S.r.l., opera al di fuori della sfera di intervento dell’impresa “Nuova Neptunia”, società consortile a responsabilità limitata preposta in via esclusiva alla fornitura del lavoro portuale temporaneo ai sensi del secondo comma dell’art. 17 della l. n. 84 del 1994, tanto che quest’ultima, qualora il suo organico operativo (di sole sette unità di personale) non sia sufficiente a far fronte alle richieste di somministrazione di manodopera temporanea da parte delle imprese operanti in porto, è tenuta, a sua volta, ad attingere al personale tenuto negli elenchi dell’Agenzia, per poi metterlo a disposizione delle imprese utilizzatrici. Per la precisione, la “Nuova Neptunia” svolge tale servizio a decorrere dal 17 aprile 2014, allorché, previa procedura ad evidenza pubblica, ne ottenne l’affidamento settennale, con la precisazione che, in data 12 marzo 2019, è stata autorizzata al subingresso nel rapporto afferente al predetto servizio di fornitura di lavoro temporaneo e che con decreto presidenziale n. 116 del 30 dicembre 2020 la suddetta autorizzazione è stata prorogata di due anni (fino al 22 aprile 2023).

    In prossimità della scadenza della proroga alla “Nuova Neptunia” S.c.a r.l., l’AdSP del Mar Ionio, con nota n. 4889 del 6 marzo 2023, ha chiesto al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di essere autorizzata alla costituzione di un’agenzia ex art 17 comma 5 con l’AdSP come capofila e gli operatori portuali ex art. 16 come soci e con quote di partecipazione proporzionale alle attuali presenze, con il fine di proseguire nella fornitura di manodopera temporanea previo il recupero dei 7 lavoratori già in forza all’operatore uscente, il tutto descritto e scandito da uno specifico business plan triennale. Tale costituenda agenzia avrebbe poi avuto la possibilità, previo un apposito accordo sindacale, di attingere per le richieste di manodopera eccedente le unità disponibili dai lavoratori iscritti nella TPWA fino alla sua scadenza naturale. In ordine al modello organizzativo individuato per la costituenda S.r.l., era prevista l’assunzione iniziale di 10 unità di personale (corrispondenti ai 7 lavoratori somministrati e 3 dipendenti flessibili della società Nuova Neptunia). Entro il terzo anno, l’organico sarebbe salito a 45 unità lavorative, per operare a regime, alla fine del quinto anno di attività, con 80 unità. Il Capitale sociale necessario per la costituzione dell’Agenzia era stimato in euro 100.000, con una partecipazione al 51 per cento dell’AdSP del Mar Ionio e, per il restante 49 per cento, da dividere equamente tra le imprese portuali autorizzate. Tale assetto societario poteva poi essere oggetto di revisione annuale sia per consentire la progressiva diminuzione delle quote in capo all’AdSP sia per incorporare le eventuali nuove imprese autorizzate.  L’AdSP avrebbe fornito in comodato d’uso i locali e l’arredo necessario per lo svolgimento delle attività, oltre alla copertura finanziaria delle utenze previste per i primi 12 mesi (comunque non oltre il periodo di 24 mesi). 

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/09/30/porto-al-via-la-svolta-green/)

    Ma quest’idea è stata ‘bocciata‘ dal parere della Corte di Conti, che l’ha giudicata “carente sotto il profilo motivazionale, in termini di completezza e di adeguatezza dell’analisi di fattibilità, sicché la Sezione non può valutare come sufficientemente attendibili le conclusioni che l’AdSP del Mar Ionio trae in merito alla sostenibilità economico-finanziaria dell’operazione e alle ragioni di convenienza economica sottese alla scelta dello strumento societario”. Ciò però non vuol dire che questo progetto sarà accantonato, anzi. Non solo perché tale soluzione è stata già applicata in altri porti, come ad esempio a Trieste e Livorno. Ma soprattutto perché tale parere sarà molto utile e fungerà come integrazione al percorso che comunque vedrà la nascita dell’agenzia prevista dall’ex art. 17 comma 5, con l’Autorità Portuale pronta a chiedere nuove indicazioni al ministero dei Trasporti ed alla stessa Corte dei Conti, anche perché il 20 ottobre scadrà l’autorizzazione per la Nuova Neptunia (con l’Autorità Portuale al lavoro per trovare una soluzione alla tutela dei 7 lavoratori ivi impiegati), mentre a Gioia Tauro la stessa Agenzia in essere a Taranto fornisce già manodopera per attività portuale. Il come e il quando far nascere la nuova agenzia poggerà soprattutto sull’eventualità o meno che l’Autorità Portuale sia presente all’interno della stessa o se invece dovrà essere composta soltanto dalle imprese ex art. 16 (per le operazioni portuali). Ed anche se questa trasformazione si potrà chiedere alla fine dell’esistenza stessa della Taranto Port Workers Agency, qualora non dovesse arrivare una nuova proroga, o se invece si potrà costituire in maniera anticipata.

    Tutto ciò detto, il futuro del porto di Taranto resta legato principalmente al traffico container che ad oggi è ancora profondamente deficitario. E non è un caso che a più riprese, pur con le attenuanti della pandemia Covid e la guerra in Ucraina oltre a dover far ripartire e ammodernare uno scalo fermo da alcuni anni, sia l’Autorità di Sistema Portuale del mar Ionio guidata da Sergio Prete che i sindacati di categoria abbiano a più riprese sollecitato e poi preteso una svolta senza più rinvii (giovedì 19 è previsto un nuovo incontro con la società terminalisfta). Visto che in ballo c’è ancora il futuro di centinaia di lavoratori ex TCT che attendono di rientrare a lavoro (attualmente ne sono stati riassunti 130 sui quasi 500 collocati in cassa integrazione all’interno dell’Agenzia per il Lavoro portuale) e dei lavoratori di storiche aziende come Delta Uno ed Essetieffe. E se è vero che il porto non può vivere di solo traffico container (visto che ancora oggi l’ex Ilva e l’Eni coprono almeno l’80% del traffico merci) e forse necessiterebbe di ancora più aree (magari lasciate libere da Acciaierie d’Italia che negli anni potrebbe subire un ridimensionamento a livello impiantistico), è altrettanto vero che il porto di Taranto è stato ed è ancora oggi interessato da moltissimi lavori di ammodernamento, oltre ad essere al centro di progetti finanziati con il PNRR, della possibilità di veder implementare le sue attività con i progetti Agromed ed Eco Industrial Park, oltre che essere al centro di una serie di iniziative di natura economica all’interno della Zona Economica Speciale (ZES). Il tutto con la speranza che lo scalo ionico possa finalmente rappresentare quella reale alternativa economica alla grande industria, legandosi anche alla filiera agroalimentare e alle attività dell’aeroporto di Grottaglie qualora quest’ultimo dovesse mai davvero diventare uno scalo cargo a tutti gli effetti (leggasi retroportualità, logistica, trasporto ferroviario e quant’altro). Ma tutto questo, come ribadiamo oramai da tantissimi anni, non potrà prescindere dalla tutela occupazionale di quelle centinaia di lavoratori che da anni attendono con ansia una stabilità economica e un futuro senza più incertezze.

    (leggi tutti gli articoli sulla Taranto Port Workers Agency https://www.corriereditaranto.it/?s=taranto+port+work+agency&submit=Go)

  • Tributi locali, in arrivo le agevolazioni

    Tributi locali, in arrivo le agevolazioni

    L’amministrazione comunale introdurrà alcune importanti novità in tema di tributi locali. Dopo un’attenta ricognizione condotta con gli uffici della direzione competente, l’esecutivo sta licenziando un provvedimento che, partendo dall’esistente, disegnerà la nuova geografia di Tari, Imu e non solo, offrendo anche alcune sostanziali agevolazioni per determinate categorie di contribuenti.

    Nello specifico, la proposta prevede l’introduzione di agevolazioni Imu per chi insedierà attività produttive nell’area Zes e l’introduzione di un vantaggioso “Canone unico patrimoniale” per chi investirà nel Borgo e in Città Vecchia, avendo riguardo a insediamenti che puntino al recupero edilizio, per evitare il consumo di nuovo suolo. Con queste manovre fiscali, il bilancio amministrativo avrebbe una maggiore flessibilità e si baserebbe sul principio di equità fiscale.

    Rispetto alla Tari, invece, le agevolazioni riguarderanno per un anno le attività economiche che si insedieranno negli stessi quartieri già citati, con l’ulteriore riduzione dei coefficienti tariffari per gli operatori dei settori turistico e ricettivo. Questa decisione proviene dalla necessità di aumentare il numero dei posti letto, anche per accompagnare i dati turistici di provenienza estera.

     

  • Piastra Logistica, salta il progetto ‘cinese’

    Piastra Logistica, salta il progetto ‘cinese’

    L’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, a partire dalla fine di agosto, ha avviato le conferenze dei servizi per il rilascio di alcune Autorizzazioni Zes (Zone Economiche Speciali inserite nella Zona Franca Doganale) dopo le istanze pervenute negli scorsi mesi, in particolar modo per per UTM, Greentouch e Cantieri di Puglia.

    Ma prima di entrare nel dettaglio per richiamare e ricordare i tre progetti in questione, dall’Autorità Portuale fanno sapere che il 9 agosto scorso è stata respinta ed archiviata l’istanza di Progetto Internazionale 39 per la Piattaforma Logistica, per la mancata capitalizzazione e per la la mancata modifica dei soci. L’istanza presentata nel settembre dello scorso anno, aveva come scopo quello di gestire la Piattaforma Logistica svolgendo attività di movimentazione e stoccaggio di merci e container, ed attività di ricerca e sviluppo nei settori dell’energia e delle scienze della vita, con l’impegno a mantenere le attività in area Zes per almeno 10 anni. Ed era entrata in competizione e ritenuta più idonea lo scorso marzo, rispetto a quella presentata lo scorso dicembre dalla società Vestas Blades Italia Srl, che aveva invece come scopo quello di svolgere attività di stoccaggio e trasporto di prodotti finiti, semilavorati e materie prime relativamente al ciclo produttivo delle pale eoliche. Sull’istanza della Vestas la stessa Progetto Internazionale 39 srl aveva tra l’altro presentato delle osservazioni.

    Più che il progetto in se, a far discutere anche sulla stampa di settore e quella nazionale (come ad esempio il quotidiano “La Verità”), era la natura della società. Com sede a Roma in Piazzale Clodio 22, nei pressi del Tribunale penale della Capitale, nello studio del commercialista Tommaso Celletti che ne risultava anche amministratore unico e azionista al 33%. Un altro 33% appartiene a Alfredo Esposito residente a Civitavecchia, il restante 34% è diviso tra Gao Shuai, al 33%, e l’Associazione per lo sviluppo economico e culturale internazionale (Aseci) che detiene l’ultimo 1%, il cui presidente è proprio Gao Shuai. Quest’ultimo, residente a Milano da molti anni, è fondatore del Dragon business forum, responsabile di progetti per favorire rapporti tra imprese italiane e cinesi ma soprattutto è un delegato del governo di Pechino. L’imprenditore Gao Shuai non è nuovo dalle nostre parti, visto che nell’aprile e settembre 2020, in piena pandemia da Covid-19 quando le mascherine venivano vendute (e comprate) a peso d’oro, in Puglia arrivò direttamente dalla Cina un carico da 50 tonnellate di mascherine. In quell’occasione il governatore Michele Emiliano dichiarò che ciò era stato possibile grazie alle relazioni di amicizia con il Governatore della Provincia del Guangdong Ma Xingrui. E secondo quanto ricostruito all’epoca, fu proprio l’imprenditore Gao Shuai a fare da facilitatore con le grandi piattaforme distributive dei materiali sanitari che in quel momento tutto il mondo cercava. Al di là di questo, la srl italo cinese, secondo la ricostruzione degli organi di stampa di cui sopra, si occuperebbe anche dell’assunzione e “la gestione di partecipazioni operanti nei settori energetico, trasporti, concessioni, logistica, servizi in genere”, anche se fino alla scora estate aveva un core business molto diverso. La srl, l’11 agosto 2022, avrebbe ha cambiato nome e oggetto. “Prima, infatti, si chiamava Pumma brand e si occupava di gestire il marchio di una catena di pizzerie nella Capitale, il progetto PummaRe ideato dall’imprenditore romano Roberto Tomei che della Pumma brand era anche amministratore unico – scriveva La Verità -. Fino al 28 luglio, quando con gli altri soci ha ceduto le quote ai nuovi azionisti e si è dimesso. Della vecchia società è rimasto solo il commercialista Celletti, come amministratore”.

    Dunque per ora ‘sventato’ il pericolo di una ‘conquista cinese‘ del porto di Taranto, più volte adombrato a livello giornalistico e politico (ricordiamo che il gruppo Ferretti che realizzerà un importante progetto presso l’ex Yard Bellleli ). Per quanto riguarda la Piastra Logistica, considerata la più importante delle opere infrastrutturali, nodo logistico prioritario inserito nel corridoio scandinavo-mediterraneo all’interno della rete di trasporto trans-europea (Trans-European Network-Transport – Ten-T), che ad oggi però, non è mai entrata in funzione nonostante sia costata ben 220 milioni di euro, l’Autorità Portuale attenderà qualche nuova istanza per poi eventualmente procedere con un avviso pubblico. Visto che nel 2022 la stessa ne acquisì la gestione, dopo un contenzioso avviato con il gruppo Gavio che era subentrato a sua volta nella gestione nel 2006 attraverso la società Taranto Logistica, terminato con un accordo che porterà nelle casse del privato ben 40 milioni di euro attraverso un pagamento rateale.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/03/02/la-piastra-logistica-parlera-italo-cinese/)

    Tornando alle tre istanze ZES per cui sono state avviate le conferenze dei servizi, la società United Task Management, che risulta facente capo ai due soci Mauro Carriglio e Gianluca Fortunato (rispettivamente General Manager e CEO), nel febbraio dello scorso anno presentò un’istanza per un’area portuale di mq. 11.160, insistente sulla parte retrostante della Calata V del Porto di Taranto, al fine di realizzare un hub portuale finalizzato alla logistica e allo sviluppo di attività impiantistiche. La società ha rappresentato di voler beneficiare dell’Autorizzazione unica Zes per la durata di 20 anni. Nelle intenzioni della società l’hub dovrà rappresentare una via preferenziale per la spedizione navale di manufatti, assemblati in area, di entità e pesi eccezionali (strutture, serbatoi, piping, apparecchiature e parti elettro-strumentali per le tipologie industriali suddette, caldaie di grandi dimensioni, sistemi offshore e package anche relativi a impianti e quadristica elettrica e altre tipologie simili), forti delle “esperienze maturate nella progettazione, direzione e gestione di impianti in vari settori industriali, dalla siderurgia, alla petrolchimica alla produzione di energia”, specializzati nella “progettazione, supervisione delle fasi di costruzione e montaggi e controlli di qualità nonché selezione dei subfornitori più idonei” per i medesimi.

    Per quanto riguarda l’istanza della GREENTOUCH SRL (di cui in verità sappiamo molto poco), ricordiamo che la società in questione ha chiesto invece il rilascio di una concessione demaniale marittima per l’occupazione ed uso di un’area portuale di circa mq. 25.300 (m 275 x m 92) per la realizzazione di una bioraffineria nel porto di Taranto. La società ha rappresentato di voler beneficiare dell’Autorizzazione unica ZES, per la durata di 50 anni.

    La proposta della società Cantieri di Puglia srl, prevede invece un programma di attività economiche e/o investimenti nell’interaarea ex Soico, avente una estensione di circa 60.000 mq, con lo scopo di realizzare un nuovo ed innovativo polo della nautica nel porto di Taranto, destinato alla costruzione di scafi ed ai successivi allestimenti, nonché alle attività di refitting per yacht di medie-grandi dimensioni. La Cantieri di Puglia Srl ha chiesto una concessione di 40 anni su 61.600 mq (di questi 9.462 metri quadri risultano coperti ed in particolare 8.635 metri quadri saranno destinati ad edifici industriali e 827 metri quadri ad edifici civili) per “realizzare un cantiere navale per la costruzione ed il refitting di yacht di medio-grandi dimensioni nell’area portuale di Taranto, con conseguente incremento dei traffici portuali ed avvio di attività di innovazione e ricerca per la tracciabilità dei prodotti in arrivo presso l’impianto produttivo, (…) impegnandosi comunque a mantenere le attività in area Zes per la durata di almeno 10 anni dopo il completamento dell’investimento oggetto delle agevolazioni, avvalendosi del regime di Zona Franca Doganale”. Il valore dell’investimento sarebbe pari a 63 milioni di euro e prevede già nel primo anno di attività l’impiego di 100 unità lavorative dirette, che dovrebbero raggiungere il tetto di 250 unità entro il terzo anno di attività. Per quanto attiene invece le attività dell’indotto, i numeri parlano di un iniziale impiego di 15 unità sino a raggiungere la soglia di 250 unità. Secondo quanto riportato sui portali della società e siti specializzati, Cantieri di Puglia è una newco costituitasi lo scorso ottobre a Massafra. Il 60% del capitale sociale (di 100mila euro) appartiene a Sea Style Company, anch’essa società con sede legale a Massafra e con sede operative in Toscana e Friuli presso lo stabilimento di Fincantieri, che secondo quanto si legge dalle informazioni pubblicate, possiede lo stesso logo e referenze, oltre a trovarsi praticamente adiacente ala Sicmi Sea Style di Pasquale di Napoli, presidente dallo scorso aprile della sezione metalnavalmeccanica di Confindustria Taranto, (che, “stando a quanto riportato nell’ultimo bilancio (in perdita di 10,3 milioni di euro su 12,3 di fatturato), potrebbe portare a breve a una procedura concorsuale” riportano siti di settore). Attraverso quest’ultima società, per Azimut Benetti si stanno costruendo a Buffoluto, in collaborazione con la Sgm, due mega yacht. L’area dei vecchi cantieri navali è stata infatti acquisita due anni fa da due diverse società, una delle quali è appunto Sgm, con cui la Sicmi sta collaborando e realizzando l’ordine in questione. Il restante 40% della Cantieri di Puglia apparterrebbe invece alla Alba Holding Srl, che siti specializzati di settore identificano in un “trust regolato dal diritto sanmarinese, amministrato (come Cantieri di Puglia) da Teresa Rizzo, amministratrice fra l’altro anche di Cisa Spa, facente capo all’imprenditore del ramo rifiuti e co-editore della Gazzetta del Mezzogiorno Antonio Albanese (residente al medesimo indirizzo di Rizzo)”.

    Sia come sia, con il proseguo dell’iter chiarirà meglio la natura reale degli investitori e la consistenza dei vari progetti. Certo è che è grande l’interesse per il porto ionico, che anche grazie a queste iniziative economiche legate alla ZES, cerca il definitivo rilancio economico, aprendosi a varie attività economiche alternative che non siano quelle legate alla grande industria e al traffico merci. Oltre ad essere ancora oggi interessato da moltissimi lavori di ammodernamento, al centro di progetti finanziati con il PNRR, con la possibilità di veder implementare le sue attività con i progetti Agromed ed Eco Industrial Park. Per provare finalmente a rendere concreta la possibilità che il porto di Taranto diventi finalmente uno degli hub più importanti del Mediterraneo, come da tempo immemore in tanti sperano e sognano.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/03/24/zes-area-ex-soico-alla-cisa2/)

  • Solazzo sulle prospettive del territorio

    Solazzo sulle prospettive del territorio

    Il segretario Generale Cisl Taranto Brindisi Gianfranco Solazzo riflette sulle opportunità di crescita e di sviluppo del territorio. “L’estate tarantina – ha detto Solazzo –  non disdegna un dibattito a più voci che, tra spinte al cambiamento ed analisi sulle persistenti criticità economiche, produttive, sociali ed occupazionali, ci pare focalizzi più le ombre che le opportunità di crescita e di sviluppo di questo territorio. Noi pensiamo che l’area ionica custodisca già potenzialità economiche e produttive straordinarie e che non ci siano ulteriori settori produttivi altrettanto importanti di cui esigere la presenza”.  L’ampio spettro dell’esistente passerebbe, secondo il segretario generale Cisl Taranto Brindisi,  dall’industria metalmeccanica e siderurgica all’agroindustria e all’agroalimentare, dalla cantieristica navale all’edilizia, dal mare al turismo alla moda, dalla cultura ai servizi al commercio all’artigianato, senza tacere su Zes, la Zfd, portualità e retro portualità, aeroporto con l’eccellenza del settore aerospazio e aerostrutture.

    “Allora, sarebbe opportuno – ha proseguito – che, scevro da strumentalizzazioni di parte, il tema della crescita e dello sviluppo del territorio diventasse materia di interesse strategico aggregante, giacché da sempre vince chi, in quantità e in qualità, sa mettere in campo la squadra più attrezzata per fare fronte comune e vincere facendo rete”. La concorrenza, che ormai è ponderata su scala globale per Solazzo “ci vede, come europei, giocare una grande sfida geopolitica, economica, militare, sociale la cui competizione è assai più complessa della mera opposizione domestica destra contro sinistra“.

    Taranto sarebbe a pieno titolo in questa competizione globale specie sul versante del lavoro e dell’occupazione. Dunque, per Solazzo, si prenda ad esempio quella che consideriamo la vertenza madre del territorio e, contestualmente, del futuro industriale del  Paese, la Ex – Ilva, alla cui emergenza produttiva, ambientale ed occupazionale ancora non verrebbe data una risposta credibile, chiara, trasparente. Una risposta che sia di “presente e di futuro”, che corrisponda “chiaramente alle attese delle migliaia di lavoratrici e di lavoratori diretti e indiretti dello stabilimento”, come pure del sistema imprenditoriale di appalto e indotto. “Anche perché – chiosa il sindacalista – illudersi di poter fare a meno di quella realtà produttiva, per l’economia dell’intera area ed oltre, significherebbe mentire a se stessi”.

    “Ed allora, come più volte abbiamo evidenziato – ha ripreso Solazzo – il Governo nazionale che è caratterizzato politicamente e con numeri parlamentari che non lasciano spazio a pratiche ulteriormente dilatorie, ha oggi l’opportunità e, noi aggiungiamo, anche il dovere, di fornire la soluzione politica ed industriale che restituisca all’impianto siderurgico ionico ed al suo bacino occupazionale ruolo tra i più socialmente ed economicamente importanti del Paese”. “Opportuno, certo – ha proseguito – è aver già individuato nella società DRI D’Italia S.p.A. (Invitalia) il soggetto per realizzare, per la prima volta nel nostro Paese un impianto di produzione del preridotto per l’approvvigionamento dei futuri forni elettrici; ma ciò non basta se si dovesse prescindere dal nodo delle risorse definanziate e dalle nuove fonti non ancora individuate di finanziamento del PNRR per il processo di decarbonizzazione dello stabilimento”.

    Peraltro, Solazzo ricorda che andrebbero messi definitivamente a terra anche i tanti investimenti riguardanti il Cis Taranto, la cantieristica (investimento Ferretti), le energie rinnovabili e relative filiere (Renantis ex Falk,  Edison -Saipem – Alboran per uno dei tre centri dell’hydrogen valley previsti in Puglia); al contempo, vanno date risposte alle tante vertenze territoriali a partire da Cemitaly (ex Cementir).

    “Restiamo fiduciosi – ha detto il sindacalista della Cisl Taranto Brindisi – circa l’investimento Agromed (una delle storie ultradecennali del territorio), benché come sindacato potremo esprimere un parere quando si conosceranno i dettagli del piano industriale definitivo, così come su quello relativo allo stabilimento ex Albini di Mottola che dovrebbe concretizzarsi con il passaggio al gruppo Ekasa“.

    L’appello che lancia la Cisl Taranto Brindisi sarebbe continuare a essere quello di un Patto sociale ed economico del territorio, che dia evidenza alle direttrici di sviluppo condiviso, alle ricadute economiche e occupazionali possibili e si ponga in coerenza con i due tavoli di partecipazione permanente, ai quali presenziamo come Cisl, quello con la Provincia e  l’altro con il Commissario di Governo della Zes. Serve anche una grande unità di intenti, serve interesse e amore esclusivo per la città che, oltretutto, ha finora mancato di alimentare una economia del mare che la renderebbe davvero competitiva anche sul piano internazionale, mentre oggi vede deprivata di circa il 50% la l’intera filiera mitilicola, a causa della mancata bonifica del Mar piccolo.

    “Patto, dunque, come elemento imprescindibile – ha continuato il segretario generale –  di partecipazione sociale ai molteplici processi di transizione in corso, cui la Cisl, che in questi mesi è impegnata nella raccolta-firme su una Proposta di Legge popolare per l’applicazione dell’Art. 46 della Costituzione, guarda rifuggendo da ideologismi e ricercando nuove opportunità di approccio con il sistema delle Imprese; approccio  basato meno sul conflitto, ancor meno se strumentale e più sul confronto costruttivo, collaborativo, propositivo, senza rinunciare alla mobilitazione di piazza quale ultima istanza, principi più volte evocati dal nostro segretario generale Luigi Sbarra” ha concluso Solazzo.

  • Economia del mare e Zes, il convegno

    Economia del mare e Zes, il convegno

    “Mezzogiorno un hub strategico nel Mediterraneo. Il ruolo dell’Economia del mare e delle ZES” è il tema del convegno che si terrà lunedì 12 giugno p.v. organizzato da Confindustria Taranto in collaborazione con Confindustria nazionale. I lavori avranno inizio alle ore 10.30 e si terranno nella Sala del Circolo Ufficiali della Marina Militare a Taranto.

    L’evento – attraverso l’intervento degli autorevoli esponenti del Governo, delle Istituzioni territoriali civili, della Marina Militare e della ZES Jonica – si propone di approfondire le dinamiche e le opportunità di sviluppo per il territorio legate all’economia del mare ed alle ZES, leve strategiche per l’intero Mezzogiorno d’Italia. Il programma prevede in apertura i saluti dell’Amm. Div. Flavio Biaggi, Comandante Comando Marittimo Sud, di S.E. Demetrio Martino Prefetto di Taranto, di Rinaldo Melucci, Sindaco e Presidente della Provincia di Taranto, e di Sergio Fontana, Presidente Confindustria Puglia.

    Introdurrà i lavori Salvatore Toma, Presidente Confindustria Taranto. Seguirà l’intervento di Vito Grassi, Presidente del Consiglio delle Rappresentanze Regionali e per le Politiche di Coesione Territoriale e Vicepresidente di Confindustria, su “L’importanza delle politiche di coesione territoriale per lo sviluppo competitivo dei territori”.

    A seguire, è prevista una tavola rotonda su “Le Zes: cosa fare per renderle uno strumento utile al rilancio del Mezzogiorno?”. Dibatteranno sulla tematica Floriana Gallucci, Commissario Straordinario del Governo della Zona Economica Speciale Jonica; Michele Emiliano, Presidente Regione Puglia, e Alberto Pedroli, Direttore Regionale Basilicata Puglia e Molise Intesa Sanpaolo. A concludere il dibattito sarà l’intervento di Raffaele Fitto, Ministro per gli Affari Europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il Pnrr.

    Alle 12 è prevista una seconda tavola rotonda su “L’Economia del Mare e il ruolo del Mezzogiorno”, alla quale parteciperanno Giuseppe Ranalli, Vicepresidente Piccola Industria di Confindustria con delega all’Economia del Mare; Sergio Prete, Presidente Autorità di Sistema Portuale del Mar Jonio; Saverio Cecchi, Presidente Confindustria Nautica e Pasquale Di Napoli, Presidente Sezione Metalmeccanica e Navalmeccanica di Confindustria Taranto.

    Seguirà a chiusura del dibattito l’intervento di Nello Musumeci, Ministro per la Protezione civile e le Politiche del Mare. Le conclusioni del convegno saranno affidate a Pasquale Lorusso, Vicepresidente di Confindustria con delega all’Economia del Mare.

    Modererà i lavori David Parenzo.

  • Ex Ilva, nuova AIA per i forni elettrici

    Ex Ilva, nuova AIA per i forni elettrici

    Sull’installazione dei forni elettrici per la riconversione di parte della produzione dell’acciaio nell’ex Ilva, “sarà presentata una nuova Autorizzazione integrata ambientale contestualmente da Dri d’Italia e da Acciaierie che conterrà il piano di decarbonizzazione”. La conferma di quanto già si sapeva ma su cui qualche buontempone locale continua inopinatamente a fare demagogia, è stato affermato ieri al Festival dello sviluppo sostenibile indetto da Asvis svoltosi alla Camera di Commercio di Taranto, Franco Bernabé, presidente di Acciaierie d’Italia e di Dri d’Italia, la società pubblica che realizzerà gli impianti del preridotto a Taranto. “Quella che ha presentato Acciaierie d’Italia (lo scorso febbraio ndr) – ha spiegato ai presenti Bernabé – è semplicemente la richiesta di rinnovo dell’Aia così com’é per la continuazione dell’attività degli impianti. Che è essenziale per il mantenimento della produzione e la continuità economica dell’impianto”.

    Invece “la nuova Aia che verrà presentata insieme a Dri d’Italia conterrà tutto il progetto relativo alla decarbonizzazione (definito dallo stesso un processo inevitabile la cui realizzazione impiegherà una decina di anni). Sarà presentata – ha aggiunto Bernabé – non appena daremo il via alla realizzazione dell’impianto perché a quel punto avremo certezza sulla tecnologia scelta. Senza sapere oggi quale sarà la tecnologia, perché è in corso un processo di selezione, e quali saranno i suoi impatti, non si puo’ presentare un’Aia. Non c’é nessun problema quindi. L’Aia verra’ presentata con tutti i riscontri necessari per quantificare l’impatto del piano di decarbonizzazione e tutti gli elementi verranno messi a disposizione per valutarlo”.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/05/12/decarbonizzare-ilva-servono-10-anni/)

    Bernabé ha poi ricordato nuovamente che Dri d’Italia, che fa capo a Invitalia, costruirà l’impianto del preridotto di ferro che alimenterà i forni elettrici dell’Ilva del futuro. I forni, invece, dovrà realizzarli Acciaierie d’Italia. Lo potrà fare continuando a produrre e mantenendo quote di mercato, così da generare il giro di cassa autonomo con cui sino ad ora ha provato a reggersi economicamente (visto che con il deconsolidamento di ArcelorMittal Italia dalla società madre avvenuto nel 2021, è venuto a mancare il finanziamento del circolante e l’impossibilità di accesso al credito bancario, generando la crisi di liquidità in cui ancora oggi si trova la società), oltre all’inevitabile intervento degli azionisti (ricordiamo che il costo del singolo forno ad arco elettrico si aggira intorno ai 250 milioni di euro).

    La società Dri d’Italia “a marzo ha lanciato la gara per la scelta della tecnologia – ha affermato Bernabé -. Per il Dri sono presenti al mondo due sole tecnologie. I due titolari stanno lavorando intensamente e l’obiettivo che abbiamo è arrivare entro il 15 luglio ad un’offerta impegnativa. Quindi, a partire dal 15 luglio, e contiamo di farlo entro il mese, il cda di Dri d’Italia sarà in grado di prendere la decisione finale di investimento. A settembre è prevista l’assegnazione del contratto per il primo modulo che dovrà soddisfare le esigenze di AdI”. Sempre a settembre, ha evidenziato Bernabè sul progetto legato preridotto, “partono gli appalti per la realizzazione del primo modulo il cui avvio di produzione e’ previsto a giugno 2026“.

    Il presidnete ha inoltre confermato, che i moduli del preridotto saranno due: uno per AdI, che sarà costruito nello stabilimento, già finanziato con un miliardo dal decreto “Aiuti Ter” del 2022, ed uno per i siderurgici privati, che probabilmente potrà essere realizzato in un’area Zes (progetto da finanziare). “Il gas naturale è il combustibile che verra’ utilizzato nella produzione del Dri, successivamente l’idrogeno – ha concluso Bernabé -, perché di idrogeno verde non vi sono ancora quantità sufficienti e a prezzo adeguato (visto che quest’ultimo costa 4/5 euro al chilo, rispetto all’euro al chilo per il gas naturale, che altrove come negli Usa scende anche a 30/40 centesimi)”.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/01/31/situazione-ilva-complessa-ma-via-duscita-ce-4/)

  • Porto, un’area ZES per energia green

    Porto, un’area ZES per energia green

    Nuova istanza per l’area ZES all’attenzione dell’Autorità Portuale di Sistema del Mar Ionio. A presentarla è stata la società UNAITALIA Solar Batterie srl, che ha richiesto di poter avviare, previa utilizzo dei benefici concessi dalla legislazione vigente per le ZES, un insediamento per la produzione industriale di pannelli PV (fotovoltaici) ed integrazione di sistemi di accumulo energetico ES ed Inverter, su alcune unità territoriali ricadenti all’interno delle aree demaniali marittime di competenza dell’ADSP MI ricomprese nel perimetro della Zes Ionica, nonché della Zona Franca Doganale del porto di Taranto.

    In particolare, l’iniziativa economica sarebbe insediata nella porzione di area liberamente disponibile, che ha ospitato la caserma G. Barletta della Guardia di Finanza di Taranto, attualmente in stato di disuso, che si estende su una superficie totale di circa 6700 mq. Per la realizzazione dell’insediamento produttivo l’Autorità Portuale segnala che occorrerà la variazione degli strumenti urbanistici e di pianificazione territoriale esistenti. Scopo dell’iniziativa è quello di realizzare un’unità produttiva destinata alla produzione di pannelli fotovoltaici di ultima generazione, con una strategica componente innovativa di Ricerca e Sviluppo (R&S) ed un conseguente incremento dei traffici portuali. La richiesta prevede il rilascio di una concessione demaniale marittima per almeno 20 anni ed impegnandosi comunque a mantenere le attività in area Zes per la durata di almeno 10 anni dopo il completamento dell’investimento oggetto delle agevolazioni, avvalendosi del regime di Zona Franca Doganale.

    Inoltre, sempre l’Autorità Portuale fa presente che in sede di Conferenza di Servizi, il soggetto la cui istanza sarà prescelta dall’ente in sede di eventuale comparazione a fronte di altre istanze ricadenti sulla stessa area, dovrà produrre, con costi a proprio carico, e ad integrazione della documentazione già prodotta e della ulteriore documentazione prevista dal Regolamento Zes, gli elaborati grafici, di relazione e di norma tecnica di variante al Piano Regolatore Portuale. In quella sede sarà oggetto di valutazione il pregiudizio che detta variante potrà arrecare alle attività di programmazione e pianificazione dell’ADSP MI, nonché la compatibilità della nuova configurazione con la programmazione delle attività produttive e con i servizi portuali esistenti nelle zone circostanti. Detta area è inserita nella perimetrazione della ZES Jonica e della Zona Franca Doganale del porto di Taranto ed è compresa nel Sito di Interesse Nazionale ai fini della bonifica ambientale. In caso di rilascio dell’Autorizzazione Unica, il canone concessorio sarà individuato in base a quanto previsto nel Regolamento recante le “Procedure Amministrative in materia di demanio marittimo” vigente alla data di rilascio dell’Autorizzazione Unica stessa.

    Registriamo dunque una nuova, ennesima istanza per il porto ionico, che anche grazie a queste iniziative economiche legate alla ZES, cerca il definitivo rilancio economico, aprendosi a varie attività eocnomiche alternative che non siano quelle legate alla grande industria e al traffico merci.

    (leggi tutti gli articoli sulla ZES Ionica https://www.corriereditaranto.it/?s=ZES&submit=Go)