Conferma del vicepresidente della Provincia Gentile: j’accuse di Mancarelli (Pd)

 

Aspro il commento del segretario provinciale del Pd sulla conferma del vicepresidente Raffaele Gentile: "La conseguenziale traduzione di un patto scellerato"
Posted on 06 Novembre 2018, 18:10
15 mins

A quasi una settimana dal voto delle elezioni provinciali che ha sancito la vittoria di Giovanni Gugliotti e la sconfitta del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, candidato di bandiera del Pd provinciale, il segretario provinciale Dem, Giampiero Mancarelli, rompe il silenzio commentando il primo provvedimento adottato dal nuovo presidente. La conferma, come vicepresidente dell’Ente di via Anfiteatro, di Raffaele Gentile.

«Primo atto formale del nuovo Presidente della Provincia: confermare il delfino e vicepresidente  di Tamburrano, il massafrese Gentile – scrive Mancarelli -. Ma come? Proprio i sindaci civici avevano intrapreso un ricorso al Tar contro la nomina al Ctp, avanzata da Gentile, di Fisicaro. Una contrapposizione che ha poi portato alla destituzione di Fisicaro a seguito del provvedimento del Tar. Quindi, i sindaci di Massafra, Grottaglie, San Giorgio che hanno giustamente dovuto ricorrere al Tar a salvaguardia dei propri diritti si sono ritrovati – prosegue Mancarelli – lo stesso vicepresidente che avevano politicamente e legalmente combattuto proprio per via della sua nomina, dichiarata nulla».

Dalla conferma del vicepresidente Gentile il segretario Dem muove la sua analisi sulla coalizione che ha sostenuto Gugliotti alle elezioni provinciali con la lista “Patto dei Sindaci per la Provincia di Taranto”. «La scelta di questo vicepresidente rappresenta la conseguenziale traduzione di un patto scellerato che ha visto quali firmatari l’estrema destra e pezzi di pseudo sinistra animati da livore e, peggio, da bramosia di potere. Scappati di casa per cercare riparo sotto altri tetti». Il riferimento implicito è al sindaco di Laterza, Gianfranco Lopane (facente capo alla corrente Fronte Dem dl Pd), ed agli ex consiglieri di maggiorana in seno al Consiglio comunale di Taranto del Gruppo Indipendente per Taranto, oltre al consigliere Massimiliano Stellato.

«Non ha nulla da eccepire il Sindaco di Massafra – prosegue Mancarelli – che si ritrova vice del presidente da lui sostenuto uno che gli fa opposizione in consiglio? E il massafrese Mazzarano ora è amico di Gentile?», aggiunge polemicamente Mancarelli in riferimento alle critiche in passato mosse dall’attuale Sindaco di Massafra, Fabrizio Quarto, proprio nei confronti di Michele Mazzarano (Pd, anch’egli della corrente Fronte Dem).

E sempre sulla coalizione che si è imposta alle elezioni provinciali il segretario Dem non lesina critiche per una regia a suo giudizio extraterritoriale. «Solo una spregiudicata regia extraterritoriale poteva riuscire in questa Reunion miracolosa – prosegue Mancarelli -. Non tutti hanno la forza del Sindaco  Decaro che ha rispedito al mittente moniti e manovre calate dall’alto.

Così come non va sottaciuta l’opera di “alti consiglieri” di nomina diretta ma pagati con i soldi dei pugliesi che non trovando casa nella propria città vengono a Taranto a comportarsi da padroni». Il riferimento implicito è al neonominato consigliere del governatore Michele Emiliano sui temi ambientali, ovvero l’ex assessore del Comune di Bari e di Taranto Rocco De Franchi il quale, da dietro le quinte, avrebbe, secondo Mancarelli, avrebbe collaborato al successo di Gugliotti.

 «Il Sindaco Melucci paga per questo. Per non aver permesso più la sottomissione di Taranto a Bari. Paga la sua autorevolezza e la voglia di costruire un nuovo modo di far politica», aggiunge Mancarelli.

«Oggi dopo la nomina di Gentile nessuno proferisce parola, – prosegue il segretario provinciale del Pd – tanto da confermare che l’unico obiettivo comune fosse solo e soltanto colpire il Sindaco di Taranto e non già scegliere il miglior presidente della Provincia. Oggi, persino la zona orientale, rimane silente nonostante non sia stata in alcun modo considerata e, quindi, non rappresentata. Tutti spariti. Tutti zitti».

«Melucci ha indicato una strada di emancipazione ed autorevolezza – prosegue Mancarelli -. Gli altri, hanno dimostrato di essere sottoposti a chi pro tempore può garantire qualche prebenda».

La riflessione di Mancarelli sul voto delle recenti elezioni provinciali non lambisce, però, eventuali errori della coalizione di centrosinistra. Ad onor di cronaca va infatti precisato che l’ex presidente della Provincia, Martino Tamburrano (Forza Italia), ha pubblicamente dichiarato il suo sostegno al Sindaco di Taranto alle elezioni provinciali del 31 ottobre. Sostegno peraltro confermato dallo stesso Melucci. Quanto al mancato appoggio del Sindaco di Laterza ed alle manovre dell’ex vicesindaco di Taranto, Rocco De Franchi, come consigliere ed alfiere di Emiliano e di FronteDem in terra ionica, non va però dimenticato che lo stesso è stato defenestrato dalla Giunta Melucci, assieme ad Aurelio Di Paola (ex assessore ai Lavori Pubblici) e Franco Sebastio (ex assessore alla Cultura) come se fossero gli ultimi fra gli incompetenti. L’onta di cui si sarebbero macchiati è rappresentata dalla vicinanza politica al governatore Michele Emiliano. Quest’ultimo, come è noto, ha avuto un ruolo preponderante sulla vittoria della coalizione di centrosinistra alle elezioni amministrative che hanno portato all’elezione di Rinaldo Melucci, riuscendo a compattare l’area progressista. Consequenziale a ciò è stato l’aver preteso la presenza in Giunta comunale a Taranto di alcuni suoi uomini di fiducia. L’errore, quindi, è stato commesso per ben due volte; la prima, monte di questa esperienza amministrativa a Palazzo di Città, allorquando si è concessa questa eccessiva ingerenza del governatore pugliese nella gestione della cosa pubblica tarantina. In quell’occasione ne sottolineammo gli eventuali effetti negativi, soprattutto a seguito della nomina a vicesindaco di Rocco De Franchi (leggi qui). Nulla da eccepire sulle competenze di De Franchi e sul suo apporto, che nei mesi successivi si rivelò proficuo. In quella sede specificammo non fu un nome uscito dalla segreteria cittadina del Pd, bensì da Bari, lasciando intendere sin da allora che quell’ingerenza,a lungo andare, sarebbe diventata lesiva. Fummo in quell’occasione profeti, visto quanto accadde successivamente.

Ciò detto, De Franchi certo non meritava, come Di Paola, di essere defenestrato in quel modo, proprio a seguito della debacle del Pd alle elezioni politiche del marzo 2018, allorquando governatore Michele Emiliano subì, in qualità di massimo esponente del Pd in Puglia, un risultato deludente in tutte le province pugliesi, ben al di sotto della media italiana del suo partito. Il secondo errore nei rapporti con il governatore si è quindi concretizzato quando i poc’anzi citati ex assessori sono stati allontanati in blocco a seguito della fuoriuscita di Rinaldo Melucci dalla corrente FronteDem del Pd. In quell’occasione Melucci non ha certo mostrato riconoscenza e galanteria; liberandosi del suo vincolo con la corrente FronteDem del Pd, facente capo al governatore pugliese, proprio nel momento in cui la stessa non veniva più considerata come un cavallo vincente.

Non si vuole certo realizzare, in questa sede, un’apologia sul senso della riconoscenza in politica; sappiamo bene che la politica e la riconoscenza sono due concetti ben distinti e spesso divergenti. E proprio per tali ragioni diffidiamo da ogni qualsivoglia politico che invoca alla purezza della fedeltà, a chi inveisce contro presunti traditori o a qualsivoglia discorso demagogico sui cosiddetti “franchi tiratori” . Essi ci sono sempre stati e continueranno ad esserci poiché rappresentano il risvolto della medaglia delle democrazie rappresentative.

Per tali ragioni, ci viene in soccorso un noto proverbio popolare: “Chi è causa del suo mal pianga sé stesso”. Sia De Franchi che Lopane, così come i consiglieri comunali di Taranto fuoriusciti dalla maggioranza ed aderenti al “Gruppo indipendente per Taranto“, avranno certamente avuto le loro ragioni per non votare il sindaco dimissionario di Taranto, in contrapposizione con il diktat lanciato dalla segreteria provinciale del Pd, sena quindi parlare di “tradimento”. Pensiamo ad esempio a Lopane che risultava essere, alle ultime elezioni provinciali, il candidato del Pd contrapposto a Martino Tamburrano (Forza Italia). Sappiamo tutti come è andata a finire quell’elezione, con il successo di Tamburrano, eletto anche con diversi voti di consiglieri comunali del Pd ionico e di altre realtà della provincia sull’asse Pelillo-Emiliano. Lo stesso Lopane certo non è stato accolto con la massima serenità in occasione dell’ultimo congresso provinciale del Pd, dove provò a sfidare in un primo momento, seppur con metodi opinabili chiedendo il diritto di voto per neo-iscritti in blocco, l’attuale segretario Mancarelli.

Del Gruppo indipendente per Taranto si è spesso sviscerato ogni sua mossa ma senza tenere bene a mente quello che è il suo guru politico, ovvero l’ex segretario del Pd ed ex componente della segreteria ionica del Verdi Walter Musillo. Fu quest’ultimo a proporre alla segreteria del Pd il nome di Rinaldo Melucci come candidato del centrosinistra, togliendo così la stessa dal cul de sac in cui si era venuta a trovare a seguito della rinuncia alla candidatura del direttore di Studio 100, Walter Baldacconi. Quest’ultiimo, nei progetti di Pelillo, sarebbe dovuto essere la punta di diamante per puntare a Palazzo di Città.Lo stesso Musillo, allora espressione della corrente LiberDem, si è visto però rinnegato dal primo cittadino di Taranto all’indomani delle elezioni con lo stesso Melucci che entrà a far parte della corrente FronteDem del governatore Emiliano.

Quanto a De Franchi, alfiere di Emiliano che, nello scacchiere politico ionico rappresenta la “Regina”, in quanto esponente politico di fiducia del governatore, la sua presenza in occasione della presentazione del candidato Giovanni Gugliotti non è certo passata inosservata. Pensiamo, senza bisogno di averne un riscontro, che la sua defenestrazione dalla Giunta comunale non sia stata bene accolta, visto il curriculum politico vantato dallo stesso De Franchi.

Ciò nonostante, la segreteria provinciale del Pd non ha proceduto con gli accorgimenti del caso, ovvero chiedere lumi direttamente al governatore Emiliano di questa mossa politica. Si è invece proceduto a perseverare nella precedente decisione politica, lasciando così il candidato Rinaldo Melucci esposto al fuoco di sbarramento, senza avere la copertura difensiva che i suoi “pedoni” gli avrebbero dovuto garantire. E un buon giocatore di scacchi sa che quando si lascia avanzare il Re, senza la copertura dei pedoni e, sopratutto, delle torri che possono, in extrema ratio, favorire l’arrocco con il loro sacrificio a difesa del Re mentre è in corso un attacco congiunto di più “pezzi da 90”, si finisce con il lasciare il Re accerchiato. L’attacco si era ormai concretizzato e, a quel punto, era ormai inevitabile. Non un “tradimento” bensì uno scacco matto. Il resto è ormai Storia

Tornando alle dichiarazioni di Mancarelli lo stesso, da buon avvocato di professione, difende solo le tesi della difesa e, tralasciando quelle dell’accusa, passa all’attacco.  «Il centrosinistra unito a Taranto ha sbagliato? Non credo – sostiene Mancarelli – . Siamo diversi da chi antepone la fedeltà al potente di turno alla lealtà verso il proprio territorio. Giova, infine, ricordare che si tratta di elezioni di secondo livello e ricordo a chi in queste ore torna a Taranto utilizzando parole in libertà che il Sindaco di Taranto, eletto dai tarantini, merita rispetto e garbo istituzionale. Che, evidentemente, sono canoni estranei a chi usa Taranto per la propria miserrima propaganda politica».

Mancarelli invita così i consiglieri di opposizione a dare seguito alla loro richiesta di procedere verso nuove elezioni, qualora fosse questo il loro obiettivo, dimettendosi dalla loro carica. «In ultimo, invito i consiglieri comunali di opposizione e dintorni a parlare meno e a portarsi presso un notaio per essere consequenziali, evitando pantomime degne della peggior commedia napoletana», conclude il segretario provinciale del Pd. Le dimissioni della maggioranza del consiglieri comunali comporterebbe il consequenziale scioglimento della massima assise cittadina, al di là della revoca o meno delle dimissioni del primo cittadino.

Condividi:
Share
"Nothing is real and nothing to get hung"...

Commenta

  • (non verrà pubblicata)