Le immagini non rendono ancora quello che sta venendo fuori, ovvero una spettacolare tomba a camera, ovviamente nel cuore della necropoli. Siamo dalle parti dell’Istituto ‘Righi’, dove sono in corso lavori di potenziamento delle linee Enel. Quindi, una scoperta naturalmente fortuita. Insomma, l’ennesima conferma di quanto ci sia ancora tanto da scoprire nella nostra città, nonostante nei decenni sia stata saccheggiata, deturpata e molto spesso nascosta.
L’ennesimo ritrovamento, che sembrerebbe essere questa volta piuttosto importante, pone ancora una volta il quesito: la città e soprattutto le istituzioni, vogliono cambiare visione nello studiare e valorizzare il patrimonio sommerso e che, di tanto in tanto, spunta fuori?
Ora l’auspicio è che nessuno metta fretta agli archeologi che stanno investigando e studiando l’area e, soprattutto dopo le operazioni di tutela e messa in sicurezza si dia la possibilità al Comune di valutare un eventuale progetto di valorizzazione del sito senza che lo stesso finisca malinconicamente obliterato sotto la strada.
Comune che, a quanto sembra, è stato avvisato in qualche del ritrovamento: avranno fatto altrettanto coloro i quali stanno operando nell’area? E soprattutto: la Soprintendenza, che sta scavando e saggiando, ha allertato ufficialmente il Comune? Staremo a vedere, anche se è notizia serale l’area è presidiata da vigilanza. Speriamo bene!

vito casavola
nei miei versi c’è sempre il riferimento ai valori nascosti sotto la città,,,se ora provo a metterne uno qui se si può
Da San Vito
Umanesimo tuo che nell’intorno
Echeggia a ritrovare lo stupore,
o mia Taranto svilita.
Chi mai potrà ridarti
Lo splendore antico
Che morto giace nelle visceri?
Riappaiono frammenti consunti
In ogni intervento nell’ubertosa
Terra, a meraviglia di questo
Tempo povero e colmo d’illusioni.
La tua grandezza derubata giace
Sepolta sotto una città stravolta.
Resti pure sotto questa coperta
A non piangere di somma tristezza.
Il mio malumore si quieta solo
A sentire il perpetuo richiamo
Dello Ionio nella rada grande,
da San Vito, dove nel murmure
assopito, svanisce la città distesa,
nelle spire delle morti bianche.