Dopo i circa 40 ovini trovati morti in una masseria del martinese in provincia di Taranto, “in numerosi articoli è stato indicato il lupo come il colpevole, ma in assenza di una perizia realizzata da esperti del settore non è certo chi sia il responsabile“. Lo affermano in una nota i Wwf di Taranto e di Trulli e Gravine, aggiungendo che non vi sarebbe peraltro “nulla di strano: il lupo ha bisogno di nutrirsi e un gregge incustodito è un bersaglio facile. Non bisogna creare panico e odio verso un animale che, per la sua presenza, arricchisce il territorio in tema di biodiversità e tiene sotto controllo l’espansione dei cinghiali“.
Le due associazioni rilevano inoltre che “i cani randagi predano a loro volta animali domestici da ben prima che i lupi ritornassero, rendendo difficile la distinzione tra le due predazioni. Esistono in Italia, – proseguono – numerosi progetti di mitigazione dell’impatto della presenza del lupo sugli animali domestici, esistono progetti europei, ci sono tavoli nazionali in cui si discute su come affrontare la questione. In Puglia, nell’Alta Murgia e sul Gargano, sono attivi progetti di buone pratiche. Le due soluzioni più semplici ed efficaci sono quelle di sempre: adeguate recinzioni per i ricoveri notturni e la pratica dei cani pastori da guardiania“.
