In molti potrebbero pensare che la società Distripark S.c. a r.l., messa in liquidazione nel novembre del 2015, oggi non esista più. Ed invece esiste ancora, eccome.
(leggi l’articolo sulla prima parte dedicata al progetto Distripark https://www.corriereditaranto.it/2020/04/12/distripark-storia-di-un-progetto-mai-realizzato/)
A seguito del recesso della Provincia nel 2015, il capitale sociale venne così ripartito: Socio Comune di Taranto € 3.333,33; Socio CCIAA (Camera di Commercio) di Taranto € 3.333,34; Socio Autorità Portuale di Taranto € 3.333,33: Capitale sociale € 10.000,00. E così è rimasto negli anni sino ad oggi, perché la società non è stata ancora liquidata.
Cosa che avverrà nelle prossime settimane o al massimo entri i prossimi due-tre mesi, per consentire all’Autorità Portuale di firmare con atto notarile il trasferimento dei beni (ovvero i suoli espropriati negli anni sui cui terreni sarebbe dovuto sorgere il Distripark e un piccolo contributo in risorse economiche che arriverà sempre dal CIPE) in favore dell’ADSP che avvierà la procedura di estensione della circoscrizione portuale per far rientrare l’area nel demanio dello Stato. Nel frattempo si stanno valutando alcune ipotesi di sviluppo del progetto.
Per essere ancora più precisi, ricordiamo che il capitale sociale della società era stato inizialmente sottoscritto e versato dai soci Provincia di Taranto, Comune di Taranto, Camera di Commercio di Taranto ed Autorità Portuale di Taranto, con quote paritetiche, per € 500.000, che veniva successivamente ridotto con verbale di assemblea straordinaria del 02.12.2013 ed € 34.000, mentre in data 28.04.2014 veniva azzerato per perdite e ricostituito al minimo legale di € 10.000.
L’ultimo bilancio e le affinità (e i personaggi) con la vicenda Agromed
L’ultimo bilancio che abbiamo potuto consultare è quello riferito al 31.12.2017, discusso il 27 aprile 2018, presso la sede della Società, al viale Virgilio 152 in Taranto (la sede della Camera di Commercio). L’assemblea dei soci si riunì per discutere il seguente ordine del giorno: 1. Omissis; 2. Bilancio al 31.12.2017 e delibere conseguenti; 3. Omissis; 4. Omissis. Una seria di omissis dall’immaginario… sinistro.
A presiedere l’assemblea il liquidatore della società, il dr. Latorre. Presenti i soci Comune di Taranto, rappresentato dall’ex assessore Massimiliano Motolese, delegato dal sindaco del Comune di Taranto Rinaldo Melucci, la Camera di Commercio di Taranto, rappresentata dal dal presidente dell’Ente camerale Luigi Sportelli e l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio – Porto di Taranto”, rappresentato dal dirigente dr. Giuseppe Lecce, delegato dal presidente Sergio Prete.
Assistono alla riunione, con il consenso espresso di tutti gli intervenuti la dr.ssa Claudia Sanesi, segretario generale della Camera di Commercio di Taranto e la dott.ssa Barbara Lomartire collega di studio del liquidatore. Per il Collegio Sindacale sono presenti il dr. Mario Turco e il dr. Antonio Vaccarelli, sindaci effettivi. Assente giustificato il presidente del Collegio, dr.ssa Monica Bruno.
Prima di quell’assemblea però, attraverso una nota del 15.01.2018, l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio (già Autorità Portuale di Taranto) espresse la propria disponibilità ad acquisire le quote sociali del Comune di Taranto e della Camera di Commercio di Taranto. In tale ipotesi l’Autorità Portuale diverrebbe unico socio e gestirebbe in proprio il progetto Distripark, intervenendo con proprie ulteriori risorse.
L’Assemblea dei soci del 30.01.2018 prendeva atto della proposta formulata dal socio Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio e della volontà dei soci Camera di Commercio di Taranto e Comune di Taranto a valutare la cessione delle proprie quote. Nel corso dell’Assemblea i due enti espressero la volontà di rimanere soci della Distripark Taranto s.c. a r.l..
Con pec del 19.02.2018, Il socio Camera di Commercio di Taranto comunicava quanto segue “Come già anticipato nel corso dell’Assemblea dei soci del 30 gennaio u.s., nulla osta alla cessione della partecipazione detenuta da questa Camera di commercio nella società consortile Distripark verso eventuale soggetto pubblico interessato. Tuttavia, detta cessione resta comunque condizionata alla rifusione del credito, vantato dall’Ente camerale come da documentazione depositata agli atti della società, relativo al corrispettivo dell’attività di supporto procedimentale e amministrativo-contabile, svolta ininterrottamente dall’anno 2002 sino all’aprile 2014, in ossequio al regolamento adottato dall’assemblea Distripark in data 1.4.2003, eseguito solo dalla Camera di commercio di Taranto”.
In particolare, come abbiamo riportato nel primo articolo, la CCIAA di Taranto presentò nell’aprile del 2016, un prospetto riepilogativo dei costi relative alle attività di supporto e di consulenza prestate nei vari anni a favore della società per un valore complessivo di € 855.356,80. Ma la società ha sempre disconosciuto un diritto di credito in capo alla CCIAAA. Difatti, secondo il regolamento da noi consultato e confermato dalle nostre fonti, la richiesta non è mai stata inserita in bilancio perché le prestazioni dei soci erano da regolamento a titolo gratuito.
Cosa che infatti la CCIAA ha svolto per anni per conto della società Agromed. Per la società Distripark chiede invece un pagamento di quasi un milione di euro.
I numeri di un bilancio ‘schizofrenico’
Il capitale sociale, pari ad € 10.000, interamente sottoscritto e versato, risultava non aver subito alcuna variazione nell’esercizio, benché per effetto delle rettifiche di liquidazione operate nei precedenti bilanci intermedi di liquidazione, il valore del capitale assume valore negativo di € 4.331.266.
I risconti passivi sono iscritti nelle passività per complessivi € 2.440.757 e attengono alla quota di contributo in conto capitale percepito ai fini della realizzazione del progetto Distripark e rilevato contabilmente con il metodo reddituale (tecnica dei risconti passivi). Inerenti le quote di contributi in conto capitale concernenti l’investimento in immobilizzazioni materiali e immateriali.
Permane altresì l’iscrizione della “riserva contributi in conto capitale” per complessivi € 9.437.370 rilevata dal liquidatore nel Bilancio al 31.12.2015 ai fini di una migliore rappresentazione della situazione patrimoniale della società, con l’imputazione dell’ammontare contributo in conto capitale relativo all’acquisizione dei Terreni in quanto non ammortizzabili.
Il Patrimonio Netto, a seguito dell’imputazione (già nel 2015) ad apposita Riserva del contributo in c/capitale percepito dalla società giusta delibera Cipe N. 155 del 21.12.2000 (in G.U. n. 32 del 15.03.2001), risulta positivo e pari a € 4.672.896.
L’attivo circolante alla fine dell’esercizio si attesta ad euro 2.368.707. Le disponibilità liquide sono iscritte per il loro effettivo importo. Ammontano a complessivi € 2.300.970 (€ 2.409.680 nel precedente esercizio).
La voce esposta in bilancio si compone della giacenza di disponibilità liquide detenuta in cassa contante (per € 98) e del saldo attivo c/c n. 954-81 intrattenuto con la Banca Credito Cooperativo di Taranto (per € 2.300.872) alla data di chiusura dell’esercizio. Così come per quanto avvenuto per Agromed infatti, anche in questo caso i soldi risultano depositati su un conto corrente della Banca di Taranto.
La questione IMU e il credito nei confronti della Provincia
Nel bilancio al 31.12.2016, si è proceduto alla svalutazione dei terreni ed iscrizione in bilancio al presumibile valore di realizzo pari ad € 4.895.424.
La principale voce di costo sostenuta dalla società atterrebbe infatti all’imposta Imu pagata sugli immobili di proprietà (€ 92.811) e rammenta che, in data 18.01.2018, ha trasmesso all’Ente Comune di Taranto istanza di rimborso IMU relativi agli anni dal 2013 al 2017. Ma sino ad allora non era pervenuto alcun riscontro da parte dell’ente civico.
Il motivo della richiesta del rimborso consta sul fatto che i terreni sui quali la società ha versato tale imposta sono stati espropriati per fini di pubblica utilità, pertanto il liquidatore ha ritenuto opportuno approfondire tale questione al fine di verificare la corretta debenza di detta imposta. Conseguentemente ha chiesto un qualificato parere professionale ad un esperto in materie tributarie, il quale sostanzialmente conclude che la questione possa essere affrontata e risolta solo in sede di contenzioso facendo valere la destinazione agricola di detti terreni e chiedere un eventuale rimborso. Detto parere è stato discusso nell’assemblea dei soci del 28.09.2017 durante la quale l’assemblea ha condiviso di dare incarico a detto professionista per tentare un eventuale rimborso. Che non sappiamo se alla fine ci sia stato o meno.
Infine, dall’ultimo bilancio risultava che la società Distripark Taranto s.c. a r.l. fosse creditrice nei confronti della Provincia di Taranto (socio fino al 29.06.2016) della somma di € 41.000, concernenti il contributo straordinario in conto esercizio ai sensi art. 21 delle norme di funzionamento e relativo all’anno 2011 (giusta delibera assembleare del 23.04.2012) che a differenza degli altri soci non risultava aver adempiuto, ad oggi, alla citata delibera. Il liquidatore avrebbe sollecitato più volte il predetto Ente alla corresponsione di quanto dovuto, da ultimo con pec del 17.11.2017. Anche in questo caso ad aprile 2018 non risultava essere pervenuta alcuna risposta.
Ancora oggi il Distripark resta l’alternativa più importante per la riconversione economica
Il Distripark è ancora oggi il nodo centrale di tutto: un’area è allocata a monte dei terminal portuali e integrata con un sistema di trasporto intermodale, dove viene reso possibile dare valore aggiunto alle semplici operazioni di carico e scarico dei container. Le merci scaricate dai container, attraverso operazioni di confezionamento, etichettatura, assemblaggio, controllo di qualità e imballaggio, vengono preparate per la spedizione al cliente finale. Le merci possono così essere adattate alle richieste dell’utente e ai requisiti del paese di destinazione.
All’interno di un distripark ci sono magazzini, servizi gestionali, servizi informativi e telematici ma anche capannoni dove possono essere svolte attività manifatturiere per trasformare semilavorati, di provenienza internazionale o nazionale, in prodotti finiti da avviare nei mercati esteri. L’insediamento di un Distripark in un’area retro portuale, quindi, costituisce un elemento centrale per creare intorno a un porto un indotto che generi occupazione e sviluppo reali.
E’ questa la chiave di volta per il porto di Taranto, a cui ovviamente può aggiungersi il progetto ‘Agromed’ e gli eventuali benefici che arriveranno dalla ZES ionica e dal traffico container che dovrà sviluppare la Yilport dopo aver ottenuto la concessione del Molo Polisettoriale. Tutti coloro i quali conoscono a fondo lo scalo ionico, sanno perfettamente che le cose stanno così. E non al contrario.
Soltanto una volta realizzato, insieme agli altri progetti in essere per il rilancio del porto di Taranto (partendo dalla banchina del molo polisettoriale per finire alla piastra logistica), si renderebbe davvero lo scalo ionico una struttura realmente all’avanguardia, diventando quella “porta del Mediterraneo” ad oggi solamente sognata ed utilizzata come semplice spot per le varie campagne elettorali succedutesi negli ultimi 20 anni.
(leggi tutti gli articolo sul porto https://www.corriereditaranto.it/?s=porto&submit=Go)
Le nostre conclusioni: un futuro diverso è ancora possibile
Infine, così come per tanti altri progetti annunciati negli anni ma mai realizzatisi, è fin troppo evidente un elemento che dovrebbe far riflettere molti in merito alla storia sul Distrpark e Agromed.
Ovvero che questo territorio ha sempre avuto nella sua conformazione geografica, le potenzialità per dar vita ad una reale alternativa economica rispetto alla monocultura industriale (dall’Arsenale Militare ai Cantieri Tosi, passando per il sidrurgico ex Ilva alla raffineria Eni ed all’ex Cementir), a quella militare (vedi insediamenti della NATO, della Marina Militare e dell’Areonautica Militare) e del business derivante dal ciclo dei rifiuti (basti pensare alle tantissime discariche presenti nella nostra provincia, tra cui spiccano due su tutte come la CISA e l’Italcave).
Il porto, la logistica retroportuale, la filiera agroalimentare, la rete ferroviaria ad esso connessa, l’eventuale congiunzione con l’aeroporto di Grottaglie da trasformare per l’occasione in uno scalo cargo, hanno nella loro stessa essenza delle potenzialità enormi in termini di sviluppo e occupazione. Senza ovviamente dimenticare l’apporto di settori come la cultura e il turismo (anche e soprattutto quello culturale), viste le decine e decine di bellezze che la città e la provincia hanno da offrire a chiunque si affacci da queste parte.
Pertanto, soltanto una politica lungimirante, una classe dirigente all’altezza del compito, una classe imprenditoriale sprovincializzata, una società civile realmente conoscitrice del territorio e della sua Storia, potranno dar luogo ad un futuro diverso, migliore per questo territorio. Così da sfatare finalmente uno dei tanti falsi miti a cui ancora oggi in molti credono: ovvero che finché resterà attiva la grande fabbrica, non potrà sorgere un’economia alternativa. Cosa che invece sarebbe già realtà se tante opportunità, come nei casi Agromed e Distripark, fossero state realmente colte e valorizzate.
(leggi tutti gli articoli sul distripark https://www.corriereditaranto.it/?s=distripark&submit=Go)
