“Covisian scarica sui lavoratori il rischio di impresa”

 

E' quanto affermano Giuseppe Maniglia coordinatore del settore TLC USB Lavoro Privato e Francesco Marchese Coordinamento provinciale USB Taranto
Posted on 03 Settembre 2020, 17:03
3 mins

“A soli due mesi dall’avvio delle attività, la multinazionale di call center si distingue nel panorama tarantino di settore per l’uso di ammortizzatori sociali, strumenti di flessibilità oraria e interventi sul costo del lavoro, approfittando dell’emergenza sanitaria per far pagare ai lavoratori parte del rischio di impresa. Quando il pomeriggio del 31 agosto abbiamo appreso da fonti sindacali che, dal giorno dopo, Covisian non avrebbe prorogato l’utilizzo dell’ammortizzatore sociale messo in campo per l’emergenza sanitaria in atto, abbiamo intuito che qualcos’altro bolliva in pentola”. Così Giuseppe Maniglia coordinatore del settore TLC USB Lavoro Privato e Francesco Marchese Coordinamento provinciale USB Taranto, in merito alle ultime vicende legate alla multinazionale insediatasi da pochi mesi a Taranto.

“Durante questi due mesi infatti Covisian non ha esitato ad utilizzare il FIS Covid-19 (fondo di integrazione salariale dedicato all’emergenza sanitaria) come puro strumento di organizzazione del lavoro, applicandolo massicciamente anche ai moltissimi lavoratori che prestano servizio dalle proprie abitazioni o modellandolo in chiave oraria per adibire il personale in modo più funzionale alla disomogenea distribuzione delle chiamate da gestire, in modo quindi del tutto svincolato dalla finalità per cui è stato istituito, ossia di garantire la salute dei lavoratori attraverso l’alleggerimento degli organici nei luoghi di lavoro” affermano nella loro nota Maniglia e Marchese.

“Dal 1° settembre tuttavia questo strumento non è più gratuito per le aziende che non abbiano subito cali di fatturato durante l’emergenza. Non sappiamo se sia questa la ragione che ha indotto Covisian a rinunciare alla proroga del FIS Covid-19 (benché sia noto che la stessa INPS ha recentemente denunciato come il 30% delle aziende beneficiarie di ammortizzatori Covid-19 non avessero subito alcun calo di fatturato), ma di sicuro sappiamo che aveva preparato il terreno per sostituire l’utilizzo distorto di questo strumento con altri succedanei di natura contrattuale” sostengono dall’Usb.

“Ci riferiamo all’accordo sottoscritto tra il Gruppo Covisian e Cgil, Cisl, Uil di categoria in data 31 luglio 2020 che disciplina interventi di riduzione del costo di impresa da addebitare ai lavoratori e maggiore flessibilità della prestazione lavorativa, maldestramente mascherati da un’apparente volontarietà in capo ai lavoratori. Così apparente che Covisian non ha tardato, appena cessato il ricorso al FIS, ad imporre l’astensione dal lavoro per l’intera la settimana a tutto il personale in sede, proprio in virtù di quegli strumenti di flessibilità – concludono dall’Usb -. Abbiamo provveduto ad informare l’Ispettorato del lavoro di Taranto di quanto accaduto, riservandoci di richiederne l’intervento per accertare la legittimità dell’operato aziendale. Nell’attesa ribadiamo la nostra netta contrarietà alla tracotanza aziendale sostenuta dalla compiacenza mostrata dalle organizzazioni sindacali firmatarie dell’ennesimo accordo al ribasso”.

(leggi gli articoli https://www.corriereditaranto.it/?s=covisian&submit=Go)

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