Al Paolo VI, nel piazzale Nenni, l’oratorio-centro giovanile “L’Aquilone” delle Figlie di Maria Ausiliatrice da circa vent’anni , in collaborazione con l’Associazione Vides Paolo VI, anima il quartiere in un vero “oratorio di strada”, impegnando i ragazzi con un vasto programma di attività pastorali, ludiche ed educative.
In un periodo solitamente fervente di preparativi per le imminenti festività natalizie, gli ambienti oratoriali oggi però sono avvolti dal silenzio. Anche qui il Covid 19 ha colpito, costringendo all’inattività suor Mariarita Di Leo, responsabile dell’oratorio, e suor Rachele Torchia, direttrice della comunità. “Ancora una volta – riferiscono – don Bosco ci ha fatto il miracolo: gli avevamo chiesto di tutelare la salute di tutti quelli che frequentano questo luogo e così è stato. La nostra comunità si è ammalata, ma nessuno altro è stato toccato. L’Asl, infatti, non ha avuto necessità di effettuare tracciamenti in oratorio, perché non era il luogo del contagio e per l’assoluto rispetto delle normative in materia. La malattia ha portato delle complicanze, ma grazie al supporto del dott. Zizza e ai giovani medici dell’Usca (le Unità speciali di continuità assistenziale Covid) che rischiano ogni giorno la vita, al dott. Maranò, eccellente pneumologo, stiamo superando i momenti più problematici”.
La sosta forzata porta a riflettere e a stendere un bilancio di quanto compiuto finora e nel contempo di programmare, al ritorno alla normalità, una ripartenza-sprint, piena di entusiasmo.
Fra le tantissime iniziative intraprese in tutti questi anni, vanno citati: il doposcuola per alunni delle scuole primarie, secondarie di I e II grado, supporto importante per contrastare la dispersione scolastica; l’animazione socio-culturale; lo sport; i corsi di alfabetizzazione per giovani donne per il conseguimento della licenza elementare e media; le attività ludico-ricreative, fra cui l’Estate Ragazzi; i laboratori musicali, teatrali e di creatività; la formazione ai valori della vita e alla cultura della legalità; il laboratorio di taglio e cucito; lo sportello specializzato nel supporto alle famiglie del quartiere “Punto Ascolto Donna”. E altro ancora.
“Terminata la pandemia – spiegano – riprenderanno le attività rivolte alle varie fasce di età in una logica intergenerazionale, attraverso progetti finanziati e autofinanziati, con la collaborazione delle parrocchie, delle scuole Pertini, Falcone e Pirandello e delle agenzie educative del quartiere. Vorremmo dar vita a un servizio riqualificato, che supporti le famiglie attraverso un buon doposcuola, con l’aiuto di giovani che vogliano mettersi in gioco. Molti bambini hanno bisogno di riprendere contenuti didattici persi per l’emergenza sanitaria, ma soprattutto devono ritornare a giocare spensierati come e più di prima: il nostro oratorio è il luogo dove si respira aria di felicità. Sogniamo infine di realizzare un campetto per i ragazzi che giocano per strada: che il nostro sogno come quelli di don Bosco possa divenire realtà!”.
“Intanto la malattia – concludono suor Mariarita e suor Rachele – ci offre la possibilità di incidere in modo diverso, ma ugualmente proficuo, cioè offrendo a Dio le nostre sofferenze per il bene dei nostri ragazzi, per le tante donne del Paolo VI che subiscono violenza, per i bambini violati che non hanno possibilità di vivere nella gioia, per i giovani catturati nelle reti della droga e delle altre infinite dipendenze, per quanti hanno perso il lavoro, per i tanti anziani soli di piazzale Nenni, delle ‘case bianche’, delle ‘case a specchio’, della zona Motorizzazione e infine per coloro che per il Covid vivono segregati in stanze piccolissime per giorni e giorni che non passano mai, senza alcun contatto sociale, spesso discriminati da condomini che vanno a caccia degli untori. La nostra offerta, ne siamo certe, porterà molto frutto”.
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