Mattina. Un giorno qualunque. Vicino al mercato.
“Signoraaaa, senza mascherina non si può entrare!!! Ma come ve lo dobbiamo dire?”. Tre, le persone in tutto, compresa la commessa della panetteria, la guardano, come se di colpo avesse portato una ventata di peste e covid.
“Madonna mia. Nemmeno sono entrata”, risponde, l’untrice fulminata sull’uscio.
Abbiamo paura. E non solo del covid. “Stanno facendo un sacco di multe”. Dice un signore in fila, mentre la commessa annuisce comprensiva. “Quasi 500 euro a mia figlia perché stava in macchina con l’amica sua, senza mascherina”. “Ce schife!”, chiude il papà.
Fuori, più in là, il bar. Una decina di aperitivisti con l’aria di essere già alla frutta si danno il cambio per prendere le bionde, e parliamo di birra. Tutt’intorno un formicolio ininterrotto e furtivo. Un anziano automobilista resta bloccato fra le auto in doppia fila e i pedoni, che non conoscono l’esistenza delle strisce e degli altri corpi in movimento. Impaurito, impacciato, la macchina si spegne e si prende anche un “vaff…..” dal gomorroide in moto, dietro di lui.
Eppure, in questo scorcio di Terra di Mezzo, un cappello e un fischietto c’è. E lì. Scruta ma non vede. Annuisce, ammicca, si abbuia a tratti. Ma non decide. Distante, etereo. Sta.
Ma tutto a un tratto, qualcosa lo smuove.
La voce è pacata. La richiesta, quasi gentile: “Scusi, può spostarsi per favore? Sta occupando le strisce pedonali”.
E’ sorpreso. L’uomo con il banchetto e un po’ di merce.
“E addò agghia scè mo’?”. “Piccè m’agghia spustà?”. Calmo, sereno, distaccato.
Torna la voce gentile, più rassicurante di prima: “Dai, devi solo spostarti, tanto tra un pò ce ne andiamo”.
Sbuffa. L’uomo che vende mascherine comincia a maneggiare controvoglia i pacchi. Troppo scomodo spostare tutto, sembra facile trovarsi un altro angolo, altre strisce. E tutto quel viavai? Dove altro lo trova? Meglio aspettare. Prende una busta, comincia a riempirle di mascherine, ne riempie metà, la svuota. Rimette tutto sul banchetto. Uno sguardo all’angolo. Sorride. E’ andata bene, un’altra volta. L’economia non si deve fermare, come lo spettacolo, che giornalmente avviene.
Le auto restano in doppia fila, mentre non si capisce più che senso hanno regole, mentre all’angolo in dieci si brinda, mentre il “cappello”, fischiettando, se ne va.

Rispondi a Mimmo Annulla risposta