La Seconda Sezione Bis del Tar del Lazio, con sentenza n. 9220/2021, ha accolto sia il ricorso introduttivo, sia i successivi due ricorsi per motivi aggiunti presentati da Acciaierie d’Italia contro i decreti pubblicati dal Ministero della Transizione Ecologica (MiTE) nei mesi scorsi in merito ai tempi di completamento della prescrizione n. 6 del Piano Ambientale di chiusura dei nastri trasportatori e delle torri dello stabilimento di Taranto.
Nelle pagine della sentenza che alleghiamo in fondo all’articolo, i giudici amministrativi hanno ‘bacchettato‘ in più punti il ministero in particolar modo sulle procedure spesso risultate incongrue tra loro, tanto da scrivere in un passaggio che “ferme le valutazioni che il ministro è legittimato a svolgere, deve, invece, escludersi la legittimità delle determinazioni adottate con precipuo riferimento alle nuove tempistiche di conclusione degli interventi di attuazione della prescrizione n. 6″.
In una nota la società ricorda che “il MiTE aveva accolto solo parzialmente le richieste di adeguamento dei tempi di attuazione della prescrizione proposti dalla Società, nonostante le Conferenze dei servizi istruttoria del 27 novembre 2020 e decisoria del 16 dicembre 2020 avessero invece ritenuto congrua e ragionevole la tempistica proposta da Acciaierie d’Italia, tenuto correttamente conto degli inevitabili rallentamenti delle attività dovuti alla pandemia da Covid19. Gli interventi oggetto della prescrizione sono stati nel frattempo conclusi dalla società entro il 31 luglio 2021, nel pieno rispetto delle tempistiche tecniche ritenute congrue anche dal TAR Lazio”.
Per chi volesse rileggersi tutto l’iter della vicenda, che abbiamo seguito dal principio sulle pagine del giornale corriereditaranto.it, può cliccare sul link qui sotto.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/04/23/ex-ilva-copertura-nastri-terminera-a-luglio/)
Di fatto si conclude, si spera per sempre, una delle pagine più controverse del siderurgico tarantino. Basti pensare che il gruppo Riva, ben prima del 2012, asseriva di aver già coperto i nastri attraverso una spesa di milioni di euro (evento che sulle colonne del quotidiano TarantoOggi, in totale solitudine, denunciammo per anni come inesistente). Quei nastri che insieme ai parchi scoperti ed alle cokerie (solo per citare alcuni degli impianti più impattanti sull’ambiente e sulla salute), tanto nocumento e inquinamento hanno prodotto nel corso di decenni sul territorio.
E lascia da pensare che un intervento comunque di per sé importantissimo, tra i principali del Piano Ambientale, quale che sia il futuro del siderurgico, venga di fatto del tutto ignorato dal panorama politico, sindacale e citadino. Ma è pur vero che siamo al 6 agosto. Ad maiora.
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