“Chi sta mettendo i bastoni fra le ruote affinché l’opera del precedente commissario Vera Corbelli non prosegua?”. A dirlo, in chiusura della conferenza stampa di questa mattina, è l’eurodeputata Rosa D’Amato del gruppo Greens al Parlamento europeo.
L’oggetto dell’incontro pubblico è la bonifica del Mar Piccolo. “Una ferita aperta, un gioco al rimpallo di responsabilità dove a fare da candela ci sono le imprese che operano in questo specchio d’acqua, dove le loro certezze affondano”. Si legge in una nota che approfondisce le questioni controverse sul caso mar Piccolo.
“Ho deciso di presentare un esposto assieme a cittadini e associazioni, affinché la magistratura accerti eventuali responsabilità quantomeno per omissioni di atti di ufficio, omesse bonifiche e contaminazione di sostanze alimentari relativamente alla situazione del Mar Piccolo. Abbiamo incrociato dati delle contaminazioni di metalli pesanti contaminanti, degli studi promossi dalla commissaria uscente Corbelli, coi rilievi dell’Arpa e quelli dell’Asl, sui mitili, acqua e sedimenti e i risultati sono a livelli preoccupanti”.
Così D’Amato, assieme all’ingegnere Bartolomeo Luccarelli e all’avvocato Luciano Manna, introduce la questione che così viene sintetizzata: “Qualcuno doveva agire e non lo ha fatto”.
I risultati delle analisi delle acque e dei sedimenti del Mar Grande e del mar Piccolo presentati stamattina, mostrano una situazione preoccupante perché superano gli standard di qualità ambientale e dei limiti di concentrazione previsti dal Testo Unico Ambientale.
Secondo lo studio del Commissario alle bonifiche uscente Corbelli, nel 2017, nei sedimenti del primo seno del Mar Piccolo si riscontrarono alte concentrazioni di metalli misurati nei campioni presi a mezzo metro di profondità: mercurio, piombo, rame, zinco, arsenico e cadmio. Ed elevate concentrazioni si registrarono anche tra 0,5 e 1,5 metri di profondità e oltre, fino a 4,5 metri di profondità nelle quali si registrarono alte concentrazioni di contaminanti organici (Pcb e Ipa).
Poi, sintetizzati in un documento, ci sono i dati ARPA Puglia del 2018. E per quello che riguarda le analisi delle acque si evidenziarono superamenti della soglia di benzo(a)pirene sia nel primo che nel secondo seno. Ma anche di cadmio, mercurio, piombo.
Infine, anche secondo i dati pubblicati dal Dipartimento di prevenzione della Asl di Taranto, riferiti ad analisi eseguiti sui mitili fino ad agosto 2021 sono stati riscontrati valori oltre ai limiti di legge nel primo seno ed oltre i limiti di azione nel secondo seno e in Mar Grande.
Una gran quantità di documentazione, studi e dati non più consultabili. Spariti, assieme al sito internet che era stato predisposto per la divulgazione. Studi che “dimostrano che è nota una contaminazione storica e che numerosi Enti pubblici, nei rispettivi ruoli, poco o nulla hanno fatto per mitigare il rischio e bonificare le matrici ambientali”.
La miticoltura e l’acquacoltura – conclude D’Amato – in questo modo rischiano di morire. E con esse si potrà dire addio a tutto ciò che richiama ipotetici sogni di “brand”, “marchi” o riconoscimenti “Dop” o “Igc”.
(Foto d’apertura: da sinistra Luciano Manna, Rosa D’Amato, Bartolomeo Luccarelli)
