E’ tempo di regali: vaccinate l’Africa

 

Le varianti del Covid trovano terreno fertile nelle difese immunitarie basse o già compromesse dall'Aids nei Paesi poveri, le scelte miopi dei Paesi ricchi possono diventare un'arma a doppio taglio
Posted on 28 Novembre 2021, 08:08
5 mins

Covid 19, quarta ondata.

Quando abbiamo cominciato a fare i conti con la pandemia, la domanda delle domande alla quale rispondere era: “quando” finirà? Circa 3 anni dopo possiamo dire in tutta franchezza che sarebbe stato meglio chiedersi: “dove” finirà?

Il percorso vaccinale, che assieme all’uso delle mascherine e al distanziamento sociale costituisce un rimedio efficace per fronteggiare sintomi, effetti e decorso dell’infezione, procede a velocità diverse a seconda dei continenti. Come sempre, è una questione di soldi.

La ragione vorrebbe che davanti a un’emergenza “globale”, l’unica risposta possibile fosse “globale”. Senza esclusioni.

La realtà conosciuta dice che più il virus corre nei continenti poveri e martoriati, meno possono stare tranquilli tutti gli altri stati. “Perché continuerà a mutare e a trasformarsi in varianti in grado di “bucare” le difese immunitarie”. Le variabili che nel corso di questi mesi abbiamo chiamato alfa, beta, gamma, delta e omicron sono nate in Amazzonia, in India, in Sudafrica. E a dirlo è Don Dante Carraro, anima di Medici con l’Africa-Cuamm, che aggiunge: “In persone affette da Aids, ad esempio, l’infezione virale trova l’ambiente ideale per generare nuove varianti. Questo virus è subdolo, può passare a specie animali e tornare indietro all’uomo con maggiore aggressività. Preoccuparsi solo di se stessi è un rischio enorme per tutto il genere umano”.

Questo è il punto. L’Africa (e tutti gli altri Paesi poveri) non può restare esclusa. Vaccinare medici, infermieri e la popolazione africana è un atto di solidarietà e insieme di sicurezza per tutti. Perché solo così sarà possibile interrompere la diffusione del virus e delle sue varianti.

Se i vari Sud del mondo non ce la faranno, uscirne, sarà più difficile anche per tutti gli altri. E il problema sta nel fatto che non si fanno i conti solo con le fragilità dei sistemi sanitari poveri, ma anche con la logistica e la distribuzione che possono vanificare tanti sforzi fatti a monte.

Ad esempio è già accaduto che Paesi come il Malawi o il Sud Sudan siano stati costretti a distruggere migliaia di dosi di vaccino anti-Covid ormai scadute o in scadenza, perché impossibilitati a somministrarle in tempo utile. E proprio i Medici con l’Africa Cuamm sono in prima linea sui fronti caldi della sanità con 23 ospedali in diversi Paesi africani.

“Io dico sempre che ci sono due gambe su cui lavorare – ha spiegato ad Avvenire don Dante Carraro. La prima è una battaglia che riguarda la politica internazionale e i grandi interessi legati ai brevetti dei vaccini, un aspetto sul quale il Papa è stato tra i primi a esprimersi, in modo da aumentarne la produzione, magari riuscendoci anche in Africa. È un investimento a lunga gittata per il continente africano, ma che va affrontato. La seconda sfida è quella della distribuzione: far sì cioè che si possano raggiungere anche i posti più lontani, lavorando con le comunità e con la formazione degli operatori locali”.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, davanti ai rappresentati di 50 Paesi africani lo ha detto proprio davanti a Don Dante in un’incontro sul tema: “Il futuro dell’Unione europea e quello dell’Africa siano comuni”.

Combattere la battaglia affinché le promesse di vaccinare l’Africa e tutto il resto del mondo povero non rimangano solo nei documenti ufficiali sottoscritti dai Grandi della terra in occasione dei loro periodici incontri è una super sfida, probabilmente una pia illusione.

Non per don Dante che spera e ci insegna a crederci. “Non possiamo limitarci – incalza nella stessa intervista – a una campagna di vaccinazione: finirebbe per essere una freccia scoccata nel deserto. Occorrono investimenti per rafforzare sistemi sanitari estremamente fragili. Bene la campagna vaccinale oggi, ma pensiamo alle pandemie future. Il 99% dei vaccini di qualsiasi tipo è prodotto altrove. All’Africa non serve la carità, dobbiamo aiutarla a diventare protagonista del suo futuro, trasferire know how. Ecco cosa chiedono i ragazzi africani che incontro: imparare, capire, crescere”.

La forza dei fatti. Lo scorso anno il Cuamm ha prodotto 36 ricerche scientifiche pubblicate su autorevoli riviste mediche, il frutto della collaborazione di istituti italiani, europei e africani. “E’ così che si plasma il futuro – conclude don Dante -, insieme, ricchi e poveri, uomini di buona volontà, e con una sinergia tra scienza, politica e finanza. Il tempo è adesso. Se non acceleriamo ora, quando”.

“E’ Natale, è Natale si può fare di più…”.

Condividi:
Share
Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Commenta

  • (non verrà pubblicata)