La superficie di Taranto si estende per circa 250 km2, i suoi quartieri sono morfologicamente decentrati dal borgo umbertino e talvolta questa distanza non è solo fisica. Abbiamo voluto interfacciarci con gli attori del territorio e le persone che ci vivono e lavorano, per far emergere risorse e criticità di ciascuna periferia. Auspichiamo che chi amministra, e amministrerà la città, ne usufruisca per trarre interessanti spunti di riflessione che possano tramutare in azioni politiche concrete.
(Per leggere la situazione di San Vito cliccare al link di seguito https://www.corriereditaranto.it/2022/02/20/ascoltando-le-periferie-di-taranto-san-vito/Qui per Lama https://www.corriereditaranto.it/2022/03/01/ascoltando-le-periferie-lama/)
TALSANO-TRAMONTONE
Il borgo, come si presenta oggi, nasce abusivamente e per questa ragione sono essenziali dei piani di recupero per renderlo abitabile e accogliente. Il centro invece necessita di essere riqualificato, questo è il punto di vista di Franco Semeraro – presidente dell’Arci Talsano.
Gli abbiamo chiesto cosa intendesse per “abusivo”.
«Costruzioni senza piani regolatori. Nel quartiere anticamente c’erano le masserie e dato che qui non si aveva la maestranza agricola, giunsero gli agricoltori dal Salento, gli allevatori di bestiame da Gioia del Colle e gli esperti in vigneti da Noicattaro. Ci sono stati insiemi di persone che si sono ritrovate. Intorno alle masserie, che erano delle strutture autonome, c’era la casa del “u’ turriere” che rappresentava il capo massaio e il nome deriva da “la torre”. Quest’ultimo faceva gli interessi dei contadini e del proprietario che abitava in città. Il quartiere è nato quasi dall’inizio abusivamente e adesso c’è un piano regolatore ma ci sono molte zone in cui ancora persistono costruzioni che non hanno avuto un piano di recupero effettivo anche se sono regolamentate per legge. È necessario recuperare Talsano-Tramontone e renderle più vivibili e visibili».
Il riferimento del Presidente ad alcune abitazioni dichiarate a norma ma le cui strutture, in concreto, non lo sono, è alla zona Locritani (Lecutrane). Il nome del posto deriva dalla storica masseria e in questi terreni che oggi risultano ancora agricoli, abitano oltre 5.000 persone ma mancano i servizi essenziali come l’acqua e la fogna. L’illuminazione è in fase di completamento mentre le strade sono da rifare. È in aree come questa che è imprescindibile valutare quali servizi essenziali bisogna implementare.
Progetto “Acqua e Fogne”
Il “Progetto definitivo completamento della rete idrica e fognaria a servizio del comune di Taranto –Fraz. di Talsano” è stato realizzato?
«È in corso e diciamo che entro l’anno, una volta ultimati i lavori, il quartiere sarà fornito di reti idriche e fognarie».
Da chi è partito il piano?
«Da vari comitati che si costituirono nel 2005 e organizzavano riunioni, manifestazioni, andavano in consiglio comunale e così nacque l’esigenza di interessarsi al problema. Uno tra questi si chiamava “Comitato civico cittadino uniti per Talsano” ma ormai si è sciolto. Nel 2005 fu promossa un’assemblea in una scuola dove erano presenti i consiglieri comunali Gianni Liviano e Dante Capriulo i quali coinvolsero l’Acquedotto pugliese e la Regione Puglia. Da allora sono partite le iniziative per l’acqua e la fogna e il merito è del movimento creato dai comitati».
La zona oggi non è ancora coperta quindi dal 2005, in 17 anni, i lavori sono stati realizzati solo in parte?
«Dovevano prima realizzare il piano, fare i dovuti appalti che richiedono tempo però stanno lavorando e quest’anno, finalmente, avremo ovunque acqua e fogna. Ogni mattina vado a controllare e aggiorno la piantina su dove hanno fatto i lavori».
- Piantina progetto rete idrica e fognaria
- Elenco zone progetto rete idrica e fognaria
Nel corso di Talsano la situazione è analoga?
«No, no, sia l’acqua che la fogna ci sono. Il problema del centro storico è che occorre riqualificarlo facendo le strade e altre cose che non richiedono grandi progetti essendo esigenze visibili a tutti a tal punto che le do per scontate. Per quanto riguarda invece il quartiere in generale è necessario che ci sia uno sviluppo anche economico perché se in città a Taranto la risorsa naturale è il mare, qui è l’agricoltura. Questa però, senza risorsa idrica, non va».
Bisogna quindi capire da dove e come prendere l’acqua?
«Esatto e noi ci siamo scervellati e abbiamo trovato la soluzione: il “PIANO IRRIGUO”. Deriva da un vecchio progetto che la regione pensò per portare l’acqua depurata e raffinata dal depuratore “Taranto Gennarini”, nel Salento. Noi dei comitati poi ci riunimmo con gli agricoltori e ci dicemmo come fosse possibile che la nostra risorsa idrica la dovessero portare nel Salento quando sarebbe servita a noi. Facemmo una riunione e decidemmo così di andare a Lecce e tramite l’allora consigliere regionale Zenone Iafrate, riuscimmo ad avere un incontro con un assessore regionale leccese che capì il problema e fece una variante al piano regolatore. L’acqua depurata e affinata l’avrebbero così presa da Gennarini, tramite le pompe l’avrebbero mandata sulla collina tra San Giorgio e Faggiano e di là poi sarebbe dovuta scendere nella zona di Talsano per poter irrigare 1200 ettari. Ci furono 4 progetti per la distribuzione dell’acqua e 2 di questi non furono realizzati, i restanti invece sì però gli impianti non sono mai entrati in funzione».
Per quale ragione non sono mai entrati in funzione?
«Gli impianti sono stati costruiti ma il tutto non ha funzionato perché c’erano tre distinti enti incapaci di riuscire a trovare un accordo. Uno era il Consorzio Bonifica Stornara E Tara che realizzò le tubazioni, poi l’Acquedotto Pugliese che aveva realizzato il depuratore e infine il Comune che aveva realizzato l’impianto di affinamento. Ciascun ente ha svolto il proprio incarico ma non sono riusciti ad organizzarsi per attivare le installazioni. Successivamente noi, quindi io, gli altri del Comitato e Dante Capriulo siamo andati a Bari, abbiamo parlato con l’assessore Giovanni Giannini e l’ingegner Colucci dell’Acquedotto sopracitato che ci ha detto, testualmente: “Ci sono i soldi ma come dobbiamo fare con Taranto che scriviamo e non ci rispondono, veniamo e non si fanno trovare, li invitiamo e non vengono”, questa fu la realtà amara che scoprimmo».
“Progetto di Riuso dei reflui trattati affinati del depuratore di Taranto Gennarini e Taranto Bellavista a servizio del Comune di Taranto”

Nota letta da Semeraro del documento n°806 del 27/07/20 del Tavolo Tecnico del Dipartimento Agricoltura, Sviluppo Rurale e Tutela dell’Ambiente
Dato che l’impianto esiste ma non è stato mai attivato, come si sta procedendo?
«Adesso hanno preso in considerazione l’idea di bonificare addirittura l’impianto di depurazione e di rifare quello di affinamento. Nello stesso tempo sono venuti i tecnici, gli ho portati personalmente in giro, per controllare i tubi di distribuzione e hanno detto che i tubi costruiti non servono più dopo tanti anni e non possono più essere utilizzati. Il progetto in sé comunque era stato ripreso in considerazione e lo dovranno riconsiderare i prossimi eletti al comune perché ho ancora un documento a riguardo in cui sono trascritti tutti i suoi compiti. Glielo leggo: “il comune di Taranto deve fornire all’Acquedotto Pugliese tutti gli elaborati progettuali riguardante l’impianti di affinamento, compresi gli atti di collaudo statico e tecnico-amministrativo. Al Consorzio Bonifica Stornara E Tara di fornire alla Sezione scrivente gli elaborati progettuali circa i 3 interventi realizzati dal Consorzio ecc.”. Di tutto ciò non è stato fatto niente».
Questi fatti più recenti sono avvenuti durante l’amministrazione Melucci ma vi hanno dato delle spiegazioni per giustificare tali inadempienze?
«C’è stato l’incontro al seguito del quale ognuno avrebbe dovuto fare la sua parte ma in realtà non sono state fatte e quando uno non fa, non fa e nessuno va a rompere l’anima. Nessuno ci pensa e il discorso va a a scemare perché il problema è che Taranto non ha mai avuto un assessorato all’agricoltura ed è sbagliato dal momento che l’agricoltura è una risorsa economica importante. Quando dico che Taranto ha il mare, deve utilizzare le risorse del mare, non occorre inventarsi chissà che cosa. Il quartiere Talsano-Tramontone ha invece le risorse agricole e impegnarsi a portare avanti questo progetto significa portare l’acqua. Un’agricoltura moderna riesce a fare un paio di raccolti all’anno e Gioia del Colle, Palagiano, Metaponto, dove c’è la risorsa idrica, sono zone fiorenti qui invece abbiamo il vigneto, l’uliveto e dopodiché c’è l’abbandono».
Gli agricoltori e le agricoltrici di Talsano come fanno ad ottemperare la mancanza diretta d’acqua?
«Ci sono dei pozzi artesiani: due sono nell’isola amministrativa di Monteparano, due a San Giorgio, due a Faggiano, due a San Crispieri e due a Lizzano. Da questi pozzi, tramite pompaggio, viene presa l’acqua e portata a tutta la zona di San Giorgio, Leporano e Talsano. Una marea di ettari vengono quindi irrigati con queste soluzioni dispendiose quando si potrebbe far evolvere il settore dell’agricoltura realizzando un impianto di affinamento e di distribuzione con questa risorsa che abbiamo che è l’acqua».
L’agricoltura come alternativa
Franco Semeraro crede che a Taranto ci si è abituati, giustamente, a richiedere la chiusura dell’ex-Ilva ma ritiene sia altrettanto indispensabile creare le alternative. Un settore come l’agricoltura, a suo dire, può esserlo così come il turismo che non si deve, però, circoscrivere al mare ma va incluso l’utilizzo delle coste.
«In quest’ultimo periodo – ha proseguito il presidente – c’è un dibattito intorno al porticciolo che si dovrebbe costruire giù alla spiaggia pubblica Porto Cupo di Tramontone. Se non si fa, dimmi di grazia come decolla il turismo.
- 14 settembre 1998
Per la Pineta di Punta Blandamura, anche se entriamo nel comune di Leporano, la storia si collega a Tramontone e viene da lontano. Il progetto iniziale parlava del porticciolo e di un villaggio che avrebbero realizzato nella Pineta. Durante il nostro Consiglio di Quartiere esprimemmo che il porticciolo a Porto Cupo andava bene ma non volevamo che si costruisse il villaggio e infatti questa parte di progetto fu bocciata, la prima invece andò avanti. Nel tempo però alcune realtà hanno presentato ricorso contro i lavori avviati ed è stato condannato il comune. Io però non capisco in quanto credo che una struttura del genere dia la possibilità di passeggiare come avviene a Campomarino. Se non si fanno degli attracchi, come si fa il turismo?».
Riqualificare l’esistente
Lei è molto attento a non parlare di “nuovo” ma propone la “riqualifica”, perché?
«Secondo i dati ci sono quasi 20.000 alloggi vuoti a Taranto quindi è inutile che si continua a costruire mangiando il terreno agricolo, dobbiamo cambiare indirizzo. I nostri imprenditori, un tempo chiamati “i palazzinari”, devono specializzarsi nel risanare le abitazioni già esistenti così, per esempio, quando a Taranto vecchia faranno un appalto, le ditte non le chiameranno da fuori per compiere questo tipo di lavori. Non bisogna più costruire ma recuperare l’esistente. In un quartiere come Talsano-Tramontone bisognerebbe cominciare a vedere che certe zone sono abbondonate, le case sono cadenti e non abita più nessuno come d’altronde è possibile osservare anche nel borgo umbertino. Se si cambiasse politica, il prossimo assessore cercherebbe di riqualificare l’esistente con dei piani di recupero appositi specialmente quando gli stabili abbandonati sono di proprietà del Comune. Con i bandi delle case a 1 euro si sta iniziando a muovere qualcosa ma devono trovare altri incentivi per recuperare l’esistente».
Quali potrebbero essere secondo lei?
«La nostra cultura a Talsano è quella contadina, delle masserie, delle torri e dei casini; infatti un tempo le famiglie aristocratiche di Taranto avevano l’abitazione in Città vecchia e a Talsano le costruzioni che le ho appena elencato. Andiamo così a vedere: Palazzo Carducci? C’è la Masseria Pizzariello della famiglia nobile Carducci; Palazzo Lo Jucco? la Corte Lo Jucco che è qui sul corso di Talsano; Palazzo De Cesare? C’è la Torre De Cesare con il busto di De Cesare al centro. La nostra storia è intorno alle masserie quindi queste strutture vanno riqualificate e ristrutturate per poi cambiarne la funzione d’uso non essendoci più massari, magari adibendole per i turisti. Per turismo io non intendo quello d’élite ma misto, in modo che se arriva una famiglia deve trovare il posto per sistemarsi, fare un picnic e passare la giornata.
Durante i primi anni dell’amministrazione Melucci, quando era ancora assessore Sergio Scarcia, dopo diverse riunioni di quartiere presentammo queste idee al Comune. Insieme agli interessati portai l’ex assessore nelle masserie già risanate, come la Torre Gagliardi che oggi è un Hotel. Lui recepì con soddisfazione le nostre idee che rappresentano la nostra storia e rappresenterebbero un’ulteriore risorsa economica. Mio nipote se può fare il giardiniere in questa masseria, non va a lavorare al siderurgico».
Strade
«La Regione ha rifinanziato la Strada Regionale 8 Talsano-Avetrana, la Provincia fa gli atti dovuti ma se ancora non è in grado di fare gli appalti per il terzo lotto della tangenziale, perderemo questi soldi. Hanno impiegato circa sei anni per fare il Ponte Punta Penna Pizzone invece la tangenziale di 7 km che è molto più facile da fare, da 20 anni, ancora non la si realizza. Il primo lotto l’hanno sbloccato ultimamente, il secondo è bloccato per via di cavi dell’Enel e tubi dell’Acquedotto Pugliese e per il terzo ancora non hanno fatto l’appalto. Ovviamente quando i tempi sono così lunghi e ci sono altre esigenze, i soldi si perdono per usarli altrove. Bisogna dare un’accelerata per facilitare gli spostamenti di chi vive questa terra e di chi vuol venire a visitarla senza impiegare più di due giorni solo per raggiungerci dall’estero».








Fra
Il disagio trasporti , distruggere la natura e gli scogli si ,costruire lì dove esiste solo sterpaglia non è possibile . Il turismo si incrementa aprendo l’aeroporto innanzitutto Visto che c’è e creare collegamenti con tutti quelli già esistenti , ma Taranto con TALSANO fa più di duecentomila abitanti quindi è la seconda provincia della Puglia ,ma purtroppo solo a numero . Le acque del Sinni all’ex Ilva a noi i pozzi artesiani e a Lecce l’acqua del depuratore Gennarini Ubicato a Taranto ; domanda ma non lo potevano fare a Lecce questa struttura che fa solo puzza E non Serve le nostre utenze ?può essere che tutti lo schifo viene crealizzato a Taranto tipo la raffineria ,l’acciaieria ,la Marina ,l’aeronautica e non abbiamo infrastrutture e puzziamo dalla fame ? Può essere che siamo i soggetti di questa regione ? Ritornando a TALSANO Speriamo si stacchi dal comune di Taranto ,siamo veramente stanchi di vedere campi da golf in mezzo la strada,fosse ,canali di irrigazione oltre che la spazzatura ,uno scenario tristissimo degno dell’amministrazione precedente incapace e adatta agli scopi altrui si vede . Poveri a noi in che mani siamo capitati ,usati ,sfruttati e mai risarciti o premiati per tutto quello che passiamo e per il destino avverso a cui ci avete confinati ,spero qualcuno ci salvi da tutte queste ingiustizie,che tristezza assoluta .