Arrivano nuove risorse economiche da parte del governo, a sostegno anche dell’ex llva. Ad annunciarlo è stato lo stesso Presidente del Consiglio, Mario Draghi, al termine del Consiglio dei Ministri odierno, durante la conferenza stampa insieme ai ministri dell’Economia Franco, della Transizione ecologica Cingolani e al sottosegretario Garofoli per illustrare i nuovi provvedimenti di contrasto al caro energia e agli effetti economici della crisi in Ucraina, che ammontano a 4,4 miliardi di euro.
“Estendiamo la garanzia SACE (finanziaria della Cassa Depositi e Prestiti) per consentire all’Ilva di aumentare la produzione e di acciaio e nelle prossime settimane ci saranno nuovi provvedimenti per migliorare la capacità di Ilva di produrre acciaio” ha affermato il presidente del Consiglio, Mario Draghi.
Ed infatti, nel testo del decreto legge, all’articolo 9 (Imprese energivore di interesse strategico) si legge quanto segue: “Al fine di assicurare sostegno economico alle imprese ad alto consumo energetico e fino al 31 dicembre 2022, le garanzie emesse da SACE S.p.A., nel rispetto dei criteri e delle condizioni previste dall’art. 1 del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23 convertito, con modificazioni, dalla legge 5 giugno 2020, n. 40 in favore di banche, di istituzioni finanziarie nazionali e internazionali e degli altri soggetti abilitati all’esercizio del credito in Italia, per finanziamenti concessi sotto qualsiasi forma ad imprese che gestiscono stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale individuati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri adottato su proposta del Ministero dello sviluppo economico, la garanzia copre il 90% dell’importo del finanziamento concesso ovvero la diversa percentuale consentita dalla normativa europea in tema di aiuti di Stato, ivi compresi i Quadri temporanei vigenti nelle situazioni di crisi ed emergenza. Analoga garanzia è concessa per il finanziamento di operazioni di acquisto e riattivazione di impianti dismessi situati il territorio nazionale per la produzione di ghisa destinata all’industria siderurgica“.
150 milioni dai fondi dei Riva
Non solo. Perché al comma 2 dell’articolo, è previsto un ulteriore finanziamento specifico per l’ex Ilva, pari a 150 milioni di euro. Da dove provengono? Da quei famosi 575 milioni di euro che il governo aveva cercato di dirottare in favore di Acciaierie d’Italia con l’art. 21 del Milleproroghe, già in dotazione all’azienda per effettuare interventi di decontaminazione e bonifica delle aree interne al siderurgico provenienti dai fondi sequestrati al gruppo Riva.
Nel testo del decreto approvato ieri dal Consiglio dei Ministri si legge infatti che “all’articolo 3, comma 1, del decreto-legge 5 gennaio 2015, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 marzo 2015, n. 20 “Disposizioni urgenti per l’esercizio di imprese di interesse strategico nazionale in crisi e per lo sviluppo della citta’ e dell’area di Taranto”, il decimo periodo è sostituito dai seguenti “Le somme rinvenienti dalla sottoscrizione delle obbligazioni sono versate in un patrimonio dell’emittente destinato all’attuazione e alla realizzazione del piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria dell’impresa in amministrazione straordinaria, previa sostituzione dei finanziamenti statali di cui all’art.1, comma 6-bis, del decreto legge 4 dicembre 2015, n.191, convertito, con modificazioni, dalla legge del 1 febbraio 2016, n.13, per la parte eventualmente erogata, e nei limiti della disponibilità residue, a interventi volti alla tutela della sicurezza e della salute, di ripristino e bonifica ambientale secondo le modalità previste dall’ordinamento vigente, nonché per un ammontare determinato, nel limite massimo di 150 milioni di euro, con decreto del ministro dello Sviluppo economico e del ministro della Transizione Ecologica, da adottarsi di concerto con il ministro dell’Economica e delle Finanze, sentito il Presidente della Regione Puglia, a progetti di decarbonizzazione del ciclo produttivo dell’acciaio presso lo stabilimento siderurgico di Taranto, proposti anche dal gestore dello stabilimento stesso ed attuati dall’organo commissariale di ILVA Spa, che può avvalersi di organismi in house dello Stato. Restano comunque impregiudicate le intese già sottoscritte fra il gestore e l’organo commissariale di ILVA Spa alla data di entrata in vigore del presente provvedimento. Le modalità di valutazione, approvazione e attuazione dei progetti di decarbonizzazione da parte dell’organo commissariale di ILVA Spa, sono individuate con il decreto di cui al periodo precedente”. 
Dunque, come avevamo scritto sin dall’inizio, alla prima occasione utile il governo sarebbe nuovamente intervenuto sulla materia in questione. E siamo certi che questa volta non ci sarà la levata di scudi che vi fu settimane addietro. E adesso vi spieghiamo il perché.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/01/07/ex-ilva-un-nodo-difficile-da-sciogliere/)
La demagogia politica sui fondi dei Riva
Prima però un piccolo passo indietro. Ricordiamo che l’art. 21 prevedeva una rivisitazione delle norme sull’utilizzo di una parte dei fondi sequestrati alla famiglia Riva, il così detto ‘Patrimonio destinato‘ pari a 1,157 miliardi di euro acquisito dall’amministrazione straordinaria dell’ex Ilva (normato dall’articolo 3, comma 1 del D.L. 1/2015), prevedendo che le somme finora rimaste inutilizzate, che secondo la relazione illustrativa sono in tutto 575 milioni, andassero nello specifico a finanziare “progetti di decarbonizzazione ed elettrificazione del ciclo produttivo dell’acciaio”. La norma prevedeva più nello specifico che 450 milioni fossero destinati all’attuazione del piano ambientale e di tutela sanitaria e 190 milioni alla bonifica del sito del siderurgico di Taranto e della connessa centrale termoelettrica.
Come già evidenziato ieri, le somme in questione sono e restano nella disponibilità di Acciaierie d’Italia. Come previsto dall’Addendum del settembre 2018 sottoscritto tra il MiSE e ArcelorMittal Italia, 352 milioni di euro sono destinati ad interventi di decontaminazione e 188 milioni di euro per le bonifiche del sottosuolo.
Dunque non tornano nella disponibilità dei Commissari Straordinari, come erroneamente pensano ed hanno affermato praticamente tutti i partiti politici, i quali gestiscono la restante parte dei fondi dei Riva, pari a 617 milioni di euro destinati alla bonifica e alla messa in sicurezza permanente delle aree esterne (alcune comprese ed altre non all’interno del Piano Ambientale 2017 e presenti sia all’interno che all’esterno del siderurgico).
(per sapere a che punto sono le attività dei Commissari di Ilva in AS rileggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/02/16/bonifiche-ex-ilva-a-che-punto-siamo/)
Il retroscena dell’emendamento del Pd bocciato in commissione
Quello che in molti non sanno, e quello che in tanti si sono ben guardati dal dichiarare nelle scorse settimane, è il vero motivo per cui fu bocciato l’art. 21 del Milleproroghe. Che noi conoscevano sin da subito ma che abbiamo aspettato a pubblicare proprio perché sapevamo che nel breve volgere del tempo la situazione si sarebbe ripresentata tale e quale.
Durante la notte del 17 febbraio, si cercò un compromesso nelle commissioni congiunte I e V. Il deputato del Pd Francesco Boccia, braccio destro del governatore Michele Emiliano a Roma e molto vicino all’ex premier Giuseppe Conte, si presentò in commissione con una riformulazione dell’articolo 21 (di cui ovviamente siamo in possesso), che prevedeva il trasferimento all’azienda di 150 milioni di euro dei 575 milioni su citati destinati a progetti di decarbonizzazione, da autorizzare con un decreto interministeriale “d’intesa il Presidente della Regione Puglia. Le modalità di valutazione, approvazione a attuazione dei progetti di decarbonizzazione sono individuate con il decreto di cui al periodo precedente, anche avvalendosi del Commissario straordinario di cui all’articolo 1, comma 1, del decreto-legge 7 agosto 2012, n. 129, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 ottobre 2012, n. 171″, ovvero il Commissario per le bonifiche, l’attuale prefetto Demetrio Martino.
Ma Forza Italia e Italia Viva si oppongono: Boccia riformula il passaggio da “d’intesa in sentito il Presidente”, ma nemmeno questa formula passa, ed infatti viene depennata dal testo riformulato. Molti temevano che quel passaggio prevedesse che quei 150 milioni potessero di fatto finire per essere gestiti dalla stessa Regione, magari attraverso la nomina di un commissario ad acta che sarebbe ovviamente indicato dallo stesso Emiliano.
Per tale ragione non se ne fece più nulla e l’emendamento venne definitivamente cassato. E poche ore dopo tutti i partiti politici esultarono per tale decisione e se ne assegnarono il merito attraverso comunicati stampa di dubbia fattura. Omettendo tutto il resto.
Il bello, se così vogliamo definirlo, è che il testo del comma 2 dell’art. 9 del Dl Energia approvato ieri, è pressoché identico alla riformulazione presentata quella notte del Partito Democratico (tranne per quanto riguarda la consultazione del commissario per le bonifiche). Ed è anche riportato nel comunicato ufficiale del Consiglio dei Ministri che potete leggere a questo link: https://www.governo.it/it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-68/19432
Vogliamo scommettere che questa volta, molto difficilmente si leveranno proteste e assisteremo alle sceneggiate di un mese fa? E che invece si plauderà a questa decisione del governo? Ma siamo pronti ad essere smentiti….
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/03/01/ex-ilva-il-futuro-non-e-adesso/)
Che schifo il nostro territorio deriso e sbeffeggiato di continuo per un’azienda Che sta in piedi per miracolo o ai piedi di Cristo , una volta ci sarebbero state bagarre in aula da parte del movimento 5stalle ,ne sarebbe andata della tenuta del governo . Queste forme di abusivismo del premier ,questo mancato taglio dei parlamentari non ci fa vedere la luce infondo al tunnel. Chissà dove andremo a parare fino alla fine ,ne vedremo delle belle ,ma Taranto peggiora giorno per giorno ,attendiamo la scelta del nuovo sindaco ,qualcuno con le palle ,qualcuno che sostenga i nostri diritti di salute lavoro .sul serio però e non i vecchi sciagurati inutili e inadatti a ricoprire un ruolo così delicato . Comunque per tutta la spazzatura che c’è e per dei cassonetti che non riuscite a mettere e per quello che stav diventando il nostro territorio“Uno schifo” ,sarà strano vedere dei miglioramenti,ci state prendendo soltanto per il c…,povera Taranto ,spartani svegliatevi ….
Ci sarebbero 575 milioni solo dai fondi sequestrati ai Riva che invece di adoperarli con il contagocce in periodi eccezionalmente critici sotto la scusa di una decarbonizzazione in realtà inesistente perché ad oggi non esiste nessun piano industriale se non quello di tenere la produzione ai minimi livelli per ridurre CO2 ed inquinamento giusto per fornire le bramme e la ghisa alla filiera siderurgica del Nord che ancora non trova il suo prezzo nel mercato internazionale ( strano ); Allora perché non sedersi intorno ad un tavolo per programmare un piano di reindustrializzazione alternativo e nel tempo sostitutivo all’attuale sistema obsoleto e controproducente: A Taverola CE ( guarda caso ) ci sono riusciti in quanto verrà realizzata, a breve, una factory energetica (570 posti di lavoro) non parliamo in Germania dove dismesse zone industriali sono state rilevate da nuovi insediamenti di tipo green addirittura per fornire tutto il sistema elettrico dell’automotrive europeo.A Taranto siamo ancora a processi di accanimento terapeutico con un potenziale navalmeccanico da riciclo inespresso ed un industria sul rinnovabile che non va oltre le 5 pale sulla rada.