“La sempre più accentuata configurazione di impresa politico-criminale dei sodalizi comporta la necessità di acquisire quelle imprescindibili risorse sociali qualificate che provengono dalla realizzazione di legami con l’area grigia attraverso la quale gli attori mafiosi possono esprimere al meglio la loro governance imprenditoriale del territorio”. “Impresa politico-criminale” così viene definita la mafia pugliese nella relazione sullo stato della criminalità organizzata del primo semestre 2021 della Direzione investigativa antimafia (Dia).
Comuni sciolti per mafia o commissariati a Foggia dove i clan controllano anche i ghetti. La condanna dell’ex giudice del Tribunale di Bari, Giuseppe De Benedictis, e l’ex avvocato penalista Giancarlo Chiariello, a 9 anni ed 8 mesi di reclusione a testa con l’accusa di corruzione in atti giudiziari per aver agevolato i clan mafiosi con provvedimenti di revoca delle misure cautelari. Il porto di Brindisi per gli scambi illegali non solo con l’area balcanica ma anche con la Grecia, la Turchia ed il bacino orientale del Mediterraneo per quanto attiene l’introduzione nel territorio italiano sia di sostanze stupefacenti, sia di prodotti di contrabbando contraffatti commercializzati come “made in Italy” e destinati al mercato comunitario. Sono alcuni esempi rientrati nella relazione di quest’anno.
A Taranto la città, si legge nella relazione “evidenzia una realtà economico-sociale in sofferenza causata oltre che dall’emergenza sanitaria Covid anche dalle vicende connesse con l’operatività dell’ex Ilva e dall’inchiesta giudiziaria che ha visto coinvolto fra gli altri un appartenente all’ordine giudiziario per condotte corruttive”, l’ex procuratore Carlo Maria Capristo. In questo contesto, evidenzia la Direzione Investigativa Antimafia, “si potrebbe inquadrare l’esponenziale incremento della microcriminalità soprattutto per quanto concerne i reati contro il patrimonio e quelli relativi alla detenzione e allo spaccio di sostanze stupefacenti”. Molto diverso è il quadro del panorama criminale della provincia di Taranto, che continua a presentarsi disomogeneo anche per la presenza di una pluralità di consorterie che si spartiscono e si suddividono il territorio in uno stato di latente conflittualità.
La mancanza di controllo da parte di strutture criminali organizzate e la lunga carcerazione dei boss storici, avrebbe favorito la nascita di piccoli gruppi ma spregiudicati grazie anche alla disponibilità di armi. Un passaggio cruciale della relazione fa poi riferimento ad una crisi economica senza precedenti per il tessuto produttivo tarantino, dove la criminalità ha potuto offrire facili guadagni. Sostanze stupefacenti e contrabbando di carburanti restano l centro degli interessi mafiosi locali. E non sono poche le aspirazioni imprenditoriali, confermate dalle misure preventive che la Prefettura del capoluogo ionico ha adottato nei confronti di imprese condizionate dai clan.
