Alla vigilia dell’inaugurazione di “Beleolico” – il parco eolico marino di Taranto, primo nel mar Mediterraneo -, si è tenuto un incontro in merito agli ipotetici impatti ambientali che questa tipologia d’estrazione può generare sul territorio e sul mare. Ne hanno discusso, attorno alla tavola rotonda organizzata presso la sede di Ketós – Centro Euromediterraneo del Mare e dei Cetacei, Rosalba Giugni (presidente dell’associazione Marevivo), Alfonso Pecoraro Scanio (presidente Fondazione UniVerde) e Carmelo Fanizza (presidente e fondatore della Jonian Dolphin Conservation). Appena presa la parola, quest’ultimo ha precisato che le associazioni di cui sono presidenti non sono ambientaliste ma di ricerca scientifica. Ciò significa che cercano di comprendere gli effetti che il parco eolico può avere sull’ecosistema, in particolar modo sui cetacei: «Abbiamo seguito la fase di battitura dei parchi che dal punto di vista acustico – ha proseguito Fanizza -, rappresenta il momento più impattante per questi animali. Dal nostro punto di vista è stato progettato un buon sistema di monitoraggio, le pale sono al loro posto così come i delfini e gli altri animali. Questo è quindi un momento importante perché ci dà la possibilità di approfondire le conoscenze sugli effetti che gli impianti potrebbero generare sull’ecosistema marino e, più in particolare, sui mammiferi marini. Tali conoscenze saranno fondamentali per individuare le migliori strategie di mitigazione da porre in essere per una corretta pianificazione dello sviluppo dell’eolico off-shore in Italia. Vogliamo un cambio di rotta verso energie differenti ma non vogliamo commettere gli errori del passato di cui Taranto ne è l’emblema».
Per l’ex ministro il mare è un tema centrale a tal punto che, dopo questa fase transitoria, crede vada reintrodotto nel nome stesso del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e, appunto, del mare. Riguardo il parco eolico, Pecoraro Scanio considera essenziale la sperimentazione per riuscire a verificare sul campo quelli che sono gli impatti. Poi ha aggiunto: «La costruzione di questo parco è stata autorizzata tempo fa quindi è un impianto ancora legato alla palificazione. Adesso con l’eolico fluttuante i nuovi impianti di cui si parla saranno privi di palo e si eviterà un processo impattante perché naturalmente la palificazione è diversa dall’ancoraggio fatto con l’eolico fluttuante. Il nuovo progetto che si sta presentando per il mare di Sicilia è senza palificazione e con un impatto minore sui fondali marini. Questo di Taranto però è il primo in mare di tutto il Mediterraneo, di conseguenza, obiettivamente è fondamentale verificarne il funzionamento considerando la fauna marina e la rifauna. Qui i pali non sono altissimi ma l’altro grande tema che deve essere sempre affrontato sull’eolico è la rifauna; infatti si prevedono dei sistemi che intercettano l’arrivo degli uccelli migratori così da fermare la pala. Si perde un po’ di energia ma si rispetta la madre Terra».
Rosalba Giugni, parlando a nome della Onlus che presiede, ha ammesso che avevano dubbi abbastanza importanti sull’eolico off-shore. Per questa ragione non si erano allineati alle altre associazioni ma hanno cercato, grazie alla ricerca, di capire se l’impatto per i cetacei e per gli altri esseri marini, non fosse devastante. A tal proposito ha così motivato la sua presenza nella città dei due mari: «Questo appuntamento è un’occasione importante per proporre un focus sugli impatti dei parchi eolici off-shore perché ci mettiamo assieme: chi produce, chi studia e chi come noi fa divulgazione perché dobbiamo cambiare il più velocemente possibile verso un futuro sostenibile, non solo nel nostro Paese, ma a livello globale. Tuttavia una domanda – ha poi detto la presidente di Marevivo – è necessaria: le propagazioni acustiche sottomarine trasmesse dalle pale potrebbero arrecare danni al ricco ecosistema marino, disturbando i cetacei in primis, ma in generale tutti gli animali del mare? Al momento gli effetti non sono stati accertati. Ma siamo fortunatamente in una fase in cui è ancora possibile valutare le criticità delle centrali eoliche, fare delle modifiche e introdurre sistemi per mitigare il loro impatto sull’ambiente, attraverso la messa a punto e l’introduzione di una tecnologia innovativa ed ecosostenibile, realizzata ad hoc».
Riciclaggio materiali
L’ingegnere tarantino Luigi Severini, tra i progettisti firmatari del parco eolico, era presente all’incontro presso Palazzo Amati e ha spiegato che fino a qualche tempo fa l’attenzione dei costruttori non era eccessivamente indirizzata ad una riciclabilità. Lo scenario nel tempo è cambiato infatti oggi almeno l’80% delle pale è riciclabile. Il presidente della Fondazione UniVerde ha poi concluso con queste parole: «25 anni sono un termine cautelare per i parchi eolici, come lo si diceva per gli impianti solari ma ci sono impianti che dopo 40 anni hanno ancora l’80% delle funzioni. L’idea di una sostituzione ossessiva è pure sbagliata perché se una cosa continua a funzionare non si ha l’esigenza di smantellare».
Per approfondire l’argomento https://www.corriereditaranto.it/2022/04/01/parco-eolico-a-breve-linaugurazione/


ciccio
Io davvero non capisco la maledizione che accompagna la città di taranto.. Non lo so, forse dovremmo cambiare nome alla città, che ne so “Ionica”.. Magari cambia qualcosa.. Pure in questo caso, come si fa a dire che sarà un esperimento.. Esistono già tecnologie migliori, ma questo non importa, facciamo l’esperimento a taranto e vediamo come va. Se va male, chissenfrega, tanto è taranto.. Pure i delfini di taranto sono sfigati.
Piero
Ma non fate ridere: ma che impatto ambientale possono avere dieci pali in mezzo al mare a due passi da Ilva Porto e raffineria?