E’ durata quasi tre ore la riunione tra i sindacati di categoria Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti (rappresentati dai tre segretari De Ponzio, Fiorino e Sasso) di Taranto e la società San Cataldo Container Terminal (SCCT, rappresentata dal co-ceo Nicolas Sartini), in merito al futuro del Molo Polisettoriale e del terminal container.
Al centro della vertenza c’è il futuro del terminal container, in concessione per i prossimi 49 anni (1.800 metri lineari di banchina e un milione di metri quadrati di aree) dal luglio 2019 al gruppo turco che nei fatti, tra pandemia Covid e guerra in Ucraina, non è mai partito davvero.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/05/13/porto-maggio-sara-il-mese-decisivo/)
Un incontro molto atteso dalle organizzazioni sindacali, richiesto più volte a partire dallo scorso 3 maggio al termine di un incontro con l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, che informò i sindacati di aver ricevuto il giorno prima da parte della Società San Cataldo Container Terminal (SCCT), la documentazione richiesta dall’Autorità Portuale ed avente ad oggetto le attività che la società intende sviluppare nei prossimi due anni. Di fatto si tratta di un nuovo piano industriale, sul quale è avvenuto oggi il confronto tra azienda e sindacati, in particolar modo sulle previsioni del traffico merci, i carichi di lavoro e il conseguente piano occupazionale (si parlava nei giorni scorsi di numeri che prevedevano tra le 40 e le 50 assunzioni nel 2022 ed un altro centinaio nel 2023, cifre che non hanno convinto del tutto perché in parte slegate dai volumi di traffico).
Durante il vertice, che ha registrato una nota a verbale dell’incontro della Uiltrapsorti che si è dissociata dalla sottoscrizione, la società San Cataldo Container Terminal ha prospettato ai sindacati l’intenzione di mantenere l’attuale forza lavoro (da attingere dall’Agenzia del Lavoro dove sono collocati i quasi 500 ex TCT) con l’impegno di portare le assunzioni a 168 unità entro dicembre 2022 con un traffico previsto di 71,609 teu. Entro dicembre 2023 invece, è previsto che l’occupazione salga a 266 unità e i volumi di traffico a 143,050 teu (numeri comunque molto lontani da quelli prospettati a dicembre 2019 e a settembre 2020).
Inoltre, la società avrebbe aggiornato i sindacati sulle operazioni di revamping dei mezzi portuali, che starebbero andando avanti rispettando i tempi. “Auspichiamo che questa apertura dell’azienda possa rasserenare gli animi e che giorno 30 il comitato di gestione tenga conto di questa apertura della società. Restiamo fiduciosi che questo sia l’inizio di una nuova era per la nostra città. Restiamo fiduciosi” ha dichiarato al termine dell’incontro il segretario della Fit Cisl settore porto Oronzo Fiorino.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/03/05/porto-prete-richiama-agli-impegni-yilport/)
Adesso si attende quanto accadrà lunedì prossimo, 30 maggio, quando il Comitato di Gestione dell’Autorità Portuale di Sistema del Mar Ionio si riunirà per le competenti valutazioni e decisioni in merito all’istruttoria aperta sul dossier prodotto dalla SCCT. Partita lo scorso 11 aprile, quando il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, Sergio Prete, al termine di una riunione fiume che durò oltre tre ore, concesse atri quindici giorni di tempo alla società per presentare un piano industriale che contenesse garanzie e certezze per il futuro del traffico merci del Molo Polisettoriale del porto di Taranto. A quest’ultimo vertice presenziò un’ampia delegazione guidata da Robert Yuksel Yildirim, Chairman e CEO di Yilport, del co-ceo Nicolas Sartini, (affiancati dai dirigenti di Yilport e della società San Cataldo Container Terminal) l’Autorità Portuale ed i rappresentanti delle sigle sindacali di categoria FiltCgil, Fitcisl, Uiltrasporti di Taranto.
Una discussione, quella dello scorso aprile, a tratti accesa, durante la quale furono affrontate tutte le criticità evidenziate ad inizio marzo, nelle lettera di richiamo che lo stesso Prete inviò alla società, sollecitando la stessa ad una sorta di verifica sulla gestione del terminal e sui risultati conseguiti sino ad ora, molto lontani dalle ‘promesse‘ e dagli obiettivi annunciati nel dicembre 2019 prima e nel settembre 2020 poi (la verifica riguarda l’intera progettualità, così come i lavori sul piazzale e il revamping delle gru).
Inizialmente il timore principale era che qualora dal nuovo piano industriale fossero emerse ancora titubanze e promesse non ancorate a dati certi, si sarebbe potuti addivenire in breve tempo ad una rivisitazione dell’atto di concessione. Cosa che al momento pare essere scongiurata, stante alle informazioni fornite oggi dalla società ai sindacati di categoria.
Soltanto qualora i nuovi impegni non dovessero essere rispettati, l’ipotesi più realistica, in un primo momento, prevederebbe una revoca parziale della concessione, sottraendo parte della banchina e delle aree alla parte privata per restituirla all’usufrutto pubblico. Qualora però la vicenda dovesse prendere una piega del tutto negativa, cosa che al momento non si augura nessuno, si arriverebbe ad una revoca totale della concessione e ad una nuova procedura di gara. Ma al momento quest’ultima resta l’ipotesi più remota che in particolar modo l’AutoritàPortuale vorrebbe evitaredi prendere in considerazione, almeno per il momento. Staremo a vedere.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/03/28/porto-concessione-yilport-in-bilico/)
