Che ci sia tensione tra i vari protagonisti coinvolti è innegabile. Questo però non vuol dire che tutto debba per forza portare ad una conclusione negativa della vicenda. Certo è che sul futuro del traffico container del Molo Polisettoriale del porto di Taranto, i dubbi ci sono e non sono pochi. Come dimostrano anche le dimissioni di Nicolas Sartini da direttore generale di San Cataldo Container Terminal (Scct), a poco più di un anno dalla nomina (subentrò a Raffaella Del Prete), anche in qualità di co-CEO di Yilport, gruppo turco che gestisce 22 terminal, di proprietà dell’imprenditore turco Robert Yuksel Yildirim. Sartini prima di assumere l’incarico si era dimesso dalla società da CMA CGM. Fu proprio Yildrim a salvare la CMA CGM dopo la crisi finanziaria globale del 2008, acquistando una quota del 20% della compagnia francese per 500 milioni di dollari.
Dimissioni che sono arrivate contemporaneamente alla decisione di lunedì 30 maggio assunta dal Comitato di Gestione dell’Autorità Portuale di Sistema del Mar Ionio, per le competenti valutazioni e decisioni in merito all’istruttoria aperta sul dossier prodotto dalla società San Cataldo Container Terminal (SCCT). Che ha ritenuto parzialmente giustiicato il mancato rispetto del piano industriale relativo ai primi due anni, ed ha preso atto del nuovo piano bienale presentato nelle scorse settimane, ma ha deciso di non approvarlo.
Dano mandato al presidente dell’Autorità di Sistema del Mar Ionio (ASdMI) Sergio Prete, di inviare una comunicazione ufficiale alla San Cataldo Container Terminal con la quale si comunica che i livelli di traffico devono essere pari al minimo garantito per i
primi due anni di concessione, pari a 105.000 Teu il primo anno e 245.000 il secondo, ricordando inoltre che gli stessi sono svincolati dall’effettuazione dei lavori previsti per il dragaggio dei fondali, da portare a -16,50 metri (per consentire l’approdo delle porta continaer con un pescaggio più profondo). Concedendo una proroga di 24 mesi per quanto riguarda il completamento dei lavori di ristrutturazione del terminal, che però dovranno valere contemporaneamente anche per quanto riguarda le opere pubbliche in essere, a partire proprio dal dragaggio (visto che la SCCT aveva rappresentato come tra le motivazioni del mancato raggiungimento degli obiettivi del piano industriale presentato a settembre 2020, vi fosse anche il riatardo sui dragaggi).
Su quanto accaduto nei giorni scorsi, interviene nuovamente Oronzo Fiorino della Fit Cisl Settore Porto: “Leggo in questi giorni, su varie testate giornalistiche, interviste che paventano o suggeriscono soluzioni sulla vicenda ADSP e la società YILPORT. Credo che la cosa migliore da fare sia tacere e fare lavorare le parti affinché si possa arrivare ad una soluzione che, porti benefici al porto”. La Fit Cisl “prende atto del fatto che, il Comitato di gestione, unico organismo che ha poteri su concessioni, abbia tenuto conto dell’incontro tenutosi il 23 scorso tra organizzazioni sindacali e azienda. In considerazione di questo abbia deciso di riconoscere ulteriori 24 mesi dando mandato pieno al presidente Sergio Prete, di una ulteriore verifica sulla progettualità e piano operativo. Questa volta tutto deve essere rispettato da ambo le parti nei tempi di previsione indicati dalla ADSP. Si deve fare in maniera che, anche se con abbondante ritardo, nei 24 mesi ciò che era previsto nell’atto concessorio sia rispettato. La dove ce ne fosse la necessità la Fit Cisl non farà mancare il proprio sostegno teso allo sviluppo e al mantenimento degli attuali e futuri posti di lavoro. Pertanto quello che deve fare il presidente Sergio Prete lo sa da sé non ha bisogno di suggeritori dell’ultima ora” conclude Oronzo Fiorino Fit Cisl Settore Porto.
Proprio l’esito positivo dell’incontro con i sindacati ha in qualche modo influenzato la decisione finale presa oggi dal Comitato di Gestione, che quindi ha ritenuto di non avviare procedure di revoca anche parziale della concessione, ma di continuare a monitorare la situazione affinché ci sia un concreto e reale cambio di passo e che quindi si inizino a vedere i risultati sia in termini di traffico che in termini di occupazione.
Durante il vertice, che registrò una nota a verbale dell’incontro della Uiltrapsorti che si è dissociata dalla sottoscrizione, la società San Cataldo Container Terminal ha prospettato ai sindacati l’intenzione di mantenere l’attuale forza lavoro (da attingere dall’Agenzia del Lavoro dove sono collocati i quasi 500 ex TCT) con l’impegno di portare le assunzioni a 168 unità entro dicembre 2022 con un traffico previsto di 71,609 teu. Entro dicembre 2023 invece, è previsto che l’occupazione salga a 266 unità e i volumi di traffico a 143,050 teu (numeri comunque molto lontani da quelli prospettati a dicembre 2019 e a settembre 2020). Aumento che però la società aveva legato all’effettuazione dei dragaggi, senza i quali i Teu dovrebbero toccare quota 92.800.
Inoltre, la società aggiornò i sindacati sulle operazioni di revamping dei mezzi portuali, che starebbero andando avanti rispettando i tempi. Prospettando quindi un primo incremento del traffico nel mese di luglio, con l’attivazione del collegamento ferroviario tra il terminal container e la rete nazionale. Ed un secondo aumento ad ottobre quando dovrebbe avvenire l’avvio di nuove linee di trasporto. Prevedendo la possibilità in futuro di avere sul Molo Poliesttoriale cinque operatori operanti tra il transhipment, sbarco e imbarco dei container, linee feeder e navi transoceaniche.
Staremo a vedere.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/05/30/porto-altri-24-mesi-per-yilport/)
