Un appello per la salvezza della Pinna nobilis. Un appello a collaborare perchè il mare, il nostro mare non perda del tutto una delle bivalve più ricercate, nobili come nel nome ma purtroppo colpita da una morìa iniziata nel 2016.
E Taranto, attraverso la sede secondaria dell’Istituto di Ricerca sulle Acque-CNR (il Talassografico, per essere chiari), lancia il grido d’allarme chiamando a raccolta le Associazioni Sportive Diving, le Associazioni professionali Subacquei amatoriali e in pratica tutti quelli che fanno dell’immersione uno sport ma anche una passione organizzando la seconda edizione del meeting ‘SOS Pinna: la Subacquea aiuta la ricerca‘, in programma giovedì 7 luglio preso il centro Kētos, in Città Vecchia, a Palazzo Amati in Vico Vigilante,
“Da tempo come sede del CNR-IRSA siamo impegnati nello studio della morìa della Pinna nobilis o ‘nacchera di mare’, un fenomeno su larga scala in tutto il Mediterraneo iniziato nel 2016 lungo le coste della Spagna e che nel 2018 è arrivato nel Mar Ionio. Nei mari di Taranto e lungo tutto il Salento le popolazioni di Pinna nobilis, che negli ultimi anni avevano raggiunto elevate densità, sono state letteralmente azzerate”, è quanto affermano dall’Istituto tarantino.
Per capire le cause e trovare un rimedio alla possibile estinzione di questa specie, è necessario cercare esemplari ancora vivi da monitorare e studiare. Da qui il meeting, che ha il duplice scopo di divulgare il fenomeno tra i subacquei delle Forze Armate e quelli dei circoli sportivi e gruppi professionali operanti nella provincia di Taranto e, in generale, nel Salento; coinvolgere tutti i subacquei, militari e civili, in un monitoraggio su larga scala di tutte le coste del Salento, da svolgere nell’ambito delle loro normali attività, finalizzato a localizzare, proteggere e osservare nel tempo eventuali individui di ‘nacchera di mare’ ancora vivi. Durante l’incontro “presenteremo la situazione attuale relativa alla morìa delle nacchere nel Mediterraneo e nei nostri mari soprattutto, e illustreremo le nostre idee in merito alle nuove attività in corso. Avremmo piacere di incontrare e conoscere quanti più subacquei possibile, amanti del mare e con la voglia e la passione di dare una mano per cercare di salvare questa specie, icona del Mediterraneo, per cui vi chiediamo – è l’appello – anche di estendere questo invito ad altri subacquei che possano essere interessati”.
La Pinna nobilis (Linnaeus 1758), comunemente nota come nacchera, pinna comune, cozza penna o stura, è il più grande bivalve presente nel Mar Mediterraneo. Può raggiungere un metro di lunghezza. La sua raccolta è vietata. In ogni caso, pur essendo edule, trattandosi di un mollusco filtratore, è estremamente rischioso mangiarlo in quanto accumula assorbendoli dal mare grandi quantità di inquinanti e patogeni. Per questo motivo è stato utilizzato come indicatore dell’inquinamento marino.
Come tanti molluschi marini, produce dei filamenti con i quali si ancora al fondo del mare. Questi fili, sottili e robusti, costituiscono il materiale con cui si fabbrica il filamento detto bisso marino, utilizzato in passato per la tessitura di preziosi indumenti dai colori cangianti. A seguito della tutela della specie, la lavorazione del bisso marino è quasi del tutto scomparsa.
Scrive famedisud.it: “Taranto lega al mare e alle sue ricchezze la propria storia millenaria e non a caso la fama dei mitili tarantini era nota sin dall’epoca greco-romana. Fra questi, due in particolare, la Pinna nobilis ed il Murice sono più volte citati in testi classici come fonti per la produzione di tessuti pregiati e di una tintura preziosa, la porpora, derivata dalla tradizione fenicia. Con particolare riferimento al bisso marino si trovano notizie di tessuti realizzati molto probabilmente con questa fibra in Crisippo Solense, Quinto Settimio Florenzio Tertulliano e Panfilo Alessandrino. Aristotele, vissuto fra il 384 a.C. ed il 322 a.C., conosceva bene la “Pinna nobilis” al punto che nel suo trattato sulla Storia degli animali descrive con precisione il mollusco bivalve e il suo ciclo vitale. In varie altre fonti si narra che personaggi illustri di epoca romana solevano indossare toghe dall’aspetto aureo poiché, all’impatto con la luce solare o con riflessi di luci artificiali, la bruna e bronzea tonalità del tessuto si illuminava di riflessi dorati, caratteristica che è tipica del bisso. Per tornare a Taranto, apprendiamo dalle fonti come nell’Italia meridionale, la città fosse stata il centro di una fiorente lavorazione, al punto che in epoca classica era famosa per le tarantinidie, vesti femminili diafane giudicate lascive e voluttuarie, una delle massime espressioni dello sfrenato lusso tarantino”.
