Parlare dell’attuale momento della carriera pallavolistica di Marco Falaschi- classe 1987 palleggiatore e capitano della Gioiella Prisma Taranto ma anche della rappresentativa azzurra che ha vinto la medaglia di bronzo ai recenti Giochi del Mediterraneo (ne aveva vinta anche una d’oro nel 2013) – come di una seconda giovinezza viene sin troppo facile.
In effetti è così perché il destino, che spesso è veramente imprevedibile, ha riservato al palleggiatore pisano un bonus extra. La scorsa estate aveva firmato un biennale per Perugia e dopo aver fatto alla Lube il secondo di De Cecco, nei programmi degli umbri c’era che sarebbe stato l’alternativa a Giannelli. Solo che Travica, il terzo incomodo, si è impuntato in virtù di un contratto in essere ed ha scelto di non andarsene a fare il titolare altrove ma di restare in panca, lasciando “libero” Falaschi di trovarsi un’altra destinazione.
Questa destinazione era Taranto che gli ha garantito un posto fisso nello starting six ed addirittura i gradi di capitano. Da vivere un’annata da comprimario sia pur in un top club, Falaschi si è ritrovato protagonista di quella che a tutti gli effetti è stata la rivelazione della Superlega (ricordiamo, infatti, che la Gioiella Prisma era stata quotata dagli esperti, quale probabile retrocessa assieme a Ravenna).
Non solo Falaschi ha disputato una stagione di ottimo livello, specie nella seconda parte, ma dopo quasi dieci anni si è meritato addirittura la convocazione in nazionale da parte del ct Fefè De Giorgi, il quale essendo pugliese ed avendo la possibilità di venire spesso al Palamazzola ad osservare gli azzurrabili, oltre ai giovani Stefani, Gironi, Laurenzano e Di Martino, ha avuto modo di apprezzare il rendimento di questo palleggiatore al quale coach Di Pinto aveva dato le chiavi di Taranto in mano.
“Ho lavorato con il CT De Giorgi alla Lube Civitanova. Quindi ci conoscevamo già e sapeva che io sono uno che si mette sempre a disposizione per la squadra con il massimo impegno” – spiega Falaschi –“Non immaginavo, però, che mi chiedesse, una delle ultime volte che è venuto al PalaMazzola a vedere Taranto, la disponibilità a lavorare con il secondo gruppo della nazionale. Pensavo stesse scherzando. Invece, mi fece capire che aveva apprezzato molto quello che stavo facendo, dentro e fuori il campo, a Taranto con quei giovani che lui teneva sotto osservazione. E’ una cosa che mi fatto molto piacere”.
Dunque la scelta di Taranto per te si è rivelata più che felice?
“Certo che sì. Mi è stata data la possibilità di tornare a giocare con tranquillità e ad un livello molto buono. E di questo devo ringraziare molto coach Di Pinto, con il quale in passato già mi ero trovato bene. Con lui si è instaurato un rapporto che va al di là del ruolo dell’allenatore e del giocatore. Ci sentiamo spesso per scambiare delle valutazioni tecniche”.
E’ giusto dire, pertanto, che ti ha coinvolto nell’allestimento dell’organico per la prossima stagione?
“Confermo e sono molto contento che lo abbia fatto. Poi lui ha le sue idee e io le mie ed è giusto che sia Vincenzo a prendere le decisioni finali anche perché lui conosce aspetti gestionali che io non sono tenuto a sapere. Posso dire, ad esempio, che su Larizza ci ho messo una parola buona, conoscendolo dall’esperienza alla Lube. Secondo me è un centrale fisicamente pronto per la Superlega”.
Ma è vero che appena terminata la stagione, nel corso di un’ intervista video nella redazione di un quotidiano regionale, coach Di Pinto ti spiazzò dichiarando che la Gioiella Prisma Taranto sarebbe ripartita da te, mettendoti, diciamo pubblicamente, davanti al fatto compiuto?
“Sino ad allora non mi era stata fatta ancora alcuna proposta di rinnovo ed io, tra l’altro, dovevo definire alcune mie questioni legate al contratto in essere con Perugia. Diciamo che mi ha colto un po’ di sorpresa anche se la volontà di restare l’avevo già in qualche modo espressa (ride, ndc)”.
Torniamo alla Nazionale, sei stato in Canada per la prima fase della VNL con un gruppo di giocatori e poi una volta tornato sei andato in Algeria per i Giochi del Mediterraneo, con un altro gruppo. Che esperienza è stata? Da fuori si è percepito che tu e i tuoi compagni vi siate divertiti, è così?
“Molto bella. Non ho praticamente mai staccato ma va bene così. Ho ricevuto il messaggio della convocazione qualche ora dopo l’ultima partita stagionale disputata con Taranto il 3 maggio scorso. Il 7 ero in collegiale e conoscevo quale sarebbe stato il programma, ossia disputare la prima parte della VNL e poi andare a fare da chioccia ai giovani dell’under 22, ai Giochi del Mediterraneo. Per loro era una tappa di avvicinamento agli Europei di categoria. Paradossalmente ripercorrevo quello che avevo già fatto a Taranto, tant’è che in diagonale con me doveva giocare Stefani, che ha dovuto dare forfait ed è stato sostituito da… Gironi. Poi il Coni e la Federazione hanno fatto intendere allo staff tecnico che ci tenevano ad andare a medaglie ai Giochi e alla squadra si sono uniti altri giocatori, che pur essendo considerati giovani, avevano però esperienza ad alti livelli come Recine, Vitelli o Di Martino”.
Ed ora che succede per te in chiave azzurra?
“Per quanto riguarda il ruolo di palleggiatore credo i giochi siano chiusi. Giannelli e Sbertoli faranno le finali della VNL e si prepareranno per i mondiali. Io resto a completa disposizione del CT De Giorgi per qualsiasi cosa. Alla Nazionale non si dice mai di no, quindi se fanno un fischio io corro…. “
Parliamo della Gioiella Prisma Taranto, edizione 2022-2023. Una squadra profondamente rinnovata, siete rimasti solo in tre della scorsa stagione. Obiettivo salvezza o può ambire a far qualcosa di più?
“Il nostro obiettivo è consolidare quanto abbiamo fatto lo scorso campionato. Ripetersi non è mai facile. La salvezza deve essere il nostro principale pensiero. Anche se è prevista una sola retrocessione, ritengo che sarà un torneo ancora più duro del precedente dove ogni squadra ha un suo grado di competitività. Basti vedere il roster che sta allestendo la ripescata Siena.
Da capitano, la cosa che mi sento di dire ai nuovi arrivati è che è importante mettersi a disposizione del gruppo, calarsi in una realtà dove ci si sacrifica, si lavora sodo e dove in alcuni momenti occorre stringere forte i denti. L’ho già detto a Loeppcky quando ci siamo incrociati in Canada (sorride, ndc). La società sta lavorando bene e sta facendo di tutto per metterci nelle condizioni di ripetere un risultato sportivo che per una città del sud come Taranto significa tanto. Spero che i tifosi, come nella parte finale dello scorso campionato, ci siano di grande aiuto, perché averli accanto a noi è molto, molto, importante”.
DICONO DI LUI
“Rispetto a quando arrivato a Taranto l’estate scorsa Marco è un giocatore che si è completato prima di tutto dal punto di vista della personalità. Gli ha fatto bene essere capitano, si è preso tante responsabilità, soprattutto nelle grandi difficoltà. Dal punto di vista tecnico ha migliorato molto la velocità di uscita della palla. Insomma è un giocatore che ha acquisito ulteriori certezze e che in nazionale ha confermato quanto di buono aveva fatto con Taranto. Conto parecchio su di lui per la prossima stagione “ -( Vincenzo Di Pinto – coach Gioiella Prisma Taranto).
“Parliamo del nostro capitano, un atleta che sta dando e che darà ancora molto al nostro club. Per Taranto è un orgoglio averlo, diciamo, prestato, alla nazionale. Ricordo la sua prima esperienza in Superlega. Lo portai io Castellana Grotte (stagione 2010/2011). Lo presi dal Santa Croce (A/2) che aveva 24 anni e possedeva già delle doti importanti che lo hanno poi portato a fare una buonissima carriera” – (Vito Primavera, direttore generale Gioiella Prisma Taranto).
