Gli anelli con gli epiteti tarantini

 

“L’insultanello” alla “Casa del Confratello” per non dimenticare le proprie origini
Posted on 07 Ottobre 2022, 09:41
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“Uecchiachiùse”, “Cangàpetèmise, “Saccacusùte”, “Vacchuegghielalye”, “Ucoremije”, “Chiangiachià”, “Mestumacàte”… E tanti altri scherzosi (più o meno) appellativi e modi di direche caratterizzano la colorita parlata tarantina hanno suggerito a Francesco Cazzato, titolare de “La Casa del Confratello”, in via Anfiteatro, di dar vita a “Linsultanello”.

Si tratta di un particolare brand che caratterizza una serie di artistici anelli con incisione del simpatici epiteti, ottima idea regalo a chi ha cuore la tarantinità, rimarcando la propria identità ed appartenenza. L’iniziativa ha avuto successo, in particolar modo fra i fuori sede che, una volta lontani dai due mari per motivi di studio o di lavoro, non vogliono dimenticare le proprie origini ed esserne giustamente orgogliosi.

Francesco nel suo esercizio ha anche in vendita (come appunto recita l’insegna) quanto necessario per l’abito di rito dei confratelli oltre a troccole, statuine delle processioni, pubblicazioni sulle nostre tradizioni e tanto altro ancora. Egli tiene a sottolineare che gli anelli del progetto “Linsultanello”, in ottone antico o in argento, sono stati realizzati e rifiniti a mano da maestri artigiani italiani. Le montature, inoltre, si rifanno all’antica arte orafa tarantina e, attraverso un’apertura posteriore, sono regolabili secondo le dimensioni del dito. Finora ne sono un esemplari con una ventina di appellativi diversi, ma altri ne sono in produzione, man mano che patiti del dialetto gli forniscono… la materia prima. Un’occhiata all’esposizione offre l’occasione per un divertente viaggio nei modi di dire che risalgono alle passate generazioni e che sono ancora vive, nonostante i modi di parlare imposti dai media e taluni per i quali parlare in dialetto è volgare. “Ma tarantino è bello! – conclude Francesco Cazzato – Lo abbiamo detto e continueremo a dirlo con parole nostre!”. Uno slogan, insomma.

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