Si è riunito quest’oggi il consiglio di Fabbrica di Fim, Fiom e Uilm, insieme alle categorie di Cgil, Cisl e Uil, per discutere in merito alla fase di criticità in cui versa lo stabilimento siderurgico di Taranto.
“Infatti, l’assenza di risposte da parte dei governi che si sono avvicendati in questi anni ha creato una situazione ormai insostenibile. Tale situazione di criticità ha coinvolto tutti i lavoratori, in particolar modo i lavoratori dell’appalto e dell’indotto, che continuano a subire ritardi sul pagamento degli stipendi e l’avvio di numerose procedure di cassa integrazione per cessazione di attività di molte aziende del territorio” si legge nella nota unitaria sindacale.
Per tali ragioni le organizzazioni sindacali “lanciano l’ennesimo grido d’allarme, anche al futuro governo, promuovendo un’iniziativa per il prossimo 4 novembre che vedrà il coinvolgimento dei parlamentari ionici. L’obiettivo di tale iniziativa è quella di affrontare nel merito una vertenza che non può subire ulteriori rinvii su problematiche che riguardano l’occupazione, l’ambiente e il futuro industriale di Taranto e dell’intero Mezzogiorno. A valle dell’iniziativa pubblica e in assenza di risposte e rapidi sviluppi siamo pronti a mobilitarci fino al raggiungimento di soluzioni concrete e risolutive per la vertenza” concludono Fim, Fiom e Uilm, insieme alle categorie di Cgil, Cisl e Uil.
Dunque, nel giorno in cui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha incaricato il neo premier Giorgia Meloni di formare il nuovo governo, che vedrà al ministero dell’Ambiente e Sicurezza Energetica Paolo Zangrillo fratello minore del più celebre Alberto, presidente del Genoa e medico personale di Silvio Berlusconi e al ministero delle Imprese e Made In Italy (ex Sviluppo Economico): Adolfo Urso presidente uscente del Copasir, i sindacati metalmeccanici di Taranto annunciano nuove iniziative di lotta. Chiamando le istituzioni politiche del territorio rappresentato a Roma a metterci la faccia, uscendo allo scoperto e dichiarando una volta e per tutte quali sono le reali idee in merito al futuro del siderurgico. Spingendo anche il nuovo governo a prendere sin da subito una posizione altrettanto chiara.
Confindustria Taranto nelle scorse settimane ha parlato di arretrati nei pagamenti alle ditte dell’indotto e dell’appalto da part di Acciaierie d’Italia pari a 100 milioni di euro. Molte ditte stanno per terminare gli ammortizzatori sociali, cosa che comporterà la cessazione di attività e quindi procedure di licenziamento per i lavoratori qualora non vengano pagate le fatture con gli ordini di lavoro che non partiranno. Detto ciò, in tutti questi anni non abbiamo mai lesinato critiche anche dure alle ditte dell’indotto e dell’appalto e quindi a Confindustria Taranto. Che negli anni hanno tratto i loro bei profitti, anche grazie alla trasformazione di molti contratti da metalmeccanici a Multiservizi tanto per dirne una, e che hanno accettato tempo addietro che Acciaierie d’Italia pagasse le fatture anche a distanza di 180 giorni. Una scelta che di fatto si è rivelata un boomerang e presa in tempi in cui erano già ben note le difficoltà dell’azienda al rispetto delle scadenze previste dalle fatture. Consci che tutto questo avrebbe avuto dirette conseguenze sull’anello più debole della catena, ovvero i lavoratori stessi. Che non dovranno essere abbandonati ancora una volta al loro destino, ma protetti e garantiti in attesa di chiarezza sul futuro del siderurgico.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/10/19/ex-ilva-si-viaggia-a-marcia-ridotta/)
