La vicenda giudiziaria delle collinette ecologiche dell’ex Ilva, realizzate nei primi anni ’70 e terminate all’incirca nel 1986 nel rione Tamburi, si è conclusa con l’archiviazione da parte del del gip del Tribunale di Taranto, Benedetto Ruberto. Che ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata lo scorso febbraio dal pubblico ministero Mariano Buccoliero.

La decisione è stata presa in funzione del fatto che a distanza di così tanti anni, è impossibile ricostruire precisamente i fatti, individuare eventuali colpevoli (qualora fossero ancora in vita) oltre ad essere i reati di fatto prescritti. Inoltre, non vi sarebbe prova alcuna che eventuali comportamenti illeciti siano proseguiti dopo la costruzione delle collinette e soprattutto che i successivi proprietari dello stabilimento siderurgico (ovvero il gruppo Riva prima e ArcelorMittal poi, con in mezzo gli anni di gestione commissariale e adesso attraverso Acciaierie d’Italia) fossero a conoscenza che quell’area fosse in realtà una sorta di discarica contenente polveri e materiali pericolosi per l’ambiente e le persone.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/09/25/collinette-tamburi-il-punto-sullo-stato-dellarte/)

Come si ricorderà, il sequestro dell’area (di 9 ettari pari a 90.000 metri quadrati che rientrano nelle così dette Aree Escluse di competenza dei commissari straordinari di Ilva e non ricadono nel SIN di Taranto) da parte dei Carabinieri del NOE di Lecce avvenne il 5 febbraio 2019 (dopo un’indagine avviata nel secondo semestre del 2018) deciso dalla Procura di Taranto dopo una relazione tecnico-chimica sulle analisi effettuate da ARPA Puglia, con il Sindaco Rinaldo Melucci che su indicazione del Dipartimento di Prevenzione della ASL di Taranto, firmò un’ordinanza (era il 1 marzo 2019) che ordinava la chiusura temporanea delle due scuole (poi estesa sino alla fine dell’anno scolastico, visto che solo la collinetta numero 3 è adiacente ai plessi scolastici De Carolis e Deledda del rione Tamburi).

Secondo le indagini infatti, le tre collinette ecologiche di proprietà di Ilva in amministrazione straordinaria costituivano una enorme discarica abusiva composta di svariate tonnellate di rifiuti industriali derivanti dalle lavorazioni degli impianti del polo siderurgico quali loppa, scorie d’altoforno e altro che, esposti all’azione degli agenti atmosferici, hanno riversato nei terreni e nell’ambiente circostante, sostanze altamente tossiche e cancerogene come diossine, furani, pcb (policlorobifenili), idrocarburi e metalli vari.

Le collinette furono infatti realizzate con lo ‘scopo‘ di costituire una “barriera protettiva” tra lo stabilimento e il quartiere, per tentare di ridurre il problema della massiva deposizione di polveri provenienti dai parchi di stoccaggio materie prime e da altre fonti nello stabilimento. L’inefficacia delle collinette dal punto di vista della protezione dalle polveri è risultata palese, al punto che furono successivamente erette sulla loro sommità barriere frangivento per aumentarne l’altezza, al fine di tentare di incrementarne l’efficacia.

La questione venne sin da subito affrontata con un piglio diverso dalle istituzioni e dagli enti preposti al controllo. Procura, Prefettura, ISPRA, ARPA ed ASL, insieme ai Commissari Straordinari di Ilva in AS, dopo diversi vertici, misero a punto un piano distinto in due fasi: la prima, da effettuare immediatamente e riguardante la messa in sicurezza dell’area, la seconda sull’eventuale bonifica dell’area da effettuare dopo altre analisi (top soil e carotaggi). La prima fase, la messa in sicurezza dell’area, ottenne l‘approvazione (da parte di ARPA e ASL e con relativo ok di accesso all’area da parte della Procura) del progetto messo a punto dai Commissari Straordinari di Ilva in AS e si concluse nell’agosto dello scorso anno: dopo aver ottenuto il via libera di ARPA Puglia e ASL, il sindaco di Taranto revocò l’ordinanza di chiusura, consentendo la riapertura delle scuole alcuni giorni prima del regolare inizio dell’anno scolastico.

Poi prese avvio la così detta fase 2, con le indagini ambientali secondo il piano redatto da ARPA Puglia, mentre i campionamenti del top soil furono effettuati nel mese di aprile dello stesso anno. Poi nel febbraio del 2020 venne completata la manutenzione straordinaria del verde, mentre nel luglio dello stesso anno furono completate le indagini ambientali i cui esiti furono trasmessi a Procura ed ARPA. Nel giugno del 2021 Ilva in AS depositò l’Analisi di Rischio sanitario-ambientale in Procura, mentre tra il settembre 2021 e lo scorso marzo si dette esecuzione alla manutenzione straordinaria del verde. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/01/13/2tamburi-in-corso-i-carotaggi-alle-collinette-ecologiche/)

Per quanto riguarda i risultati delle indagini del 2020 si registrò una generale conformità di top soil e terreni alle CSC (concentrazioni soglia di contaminazione) per aree ad uso industriale. Furono rivelate diffuse non conformità ai valori di riferimento al test di cessione per i riporti ed alcuni superamenti delle CSC in falda, con sostanziale assenza di correlazione ai parametri non conformi al test di cessione. Per quanto attiene invece ai risultati dell’analisi di rischio effettuata nel 2021 venne rilevata l’assenza di rischio sanitario ed ambientale correlato ai materiali che costituiscono i
rilevati e l’assenza di rischio sanitario sia per i soggetti esposti all’interno delle aree (lavoratori) sia per la popolazione residente all’esterno delle aree stesse (adulti e bambini).

Attualmente è in corso da parte di Ilva in Amministrazione Straordinaria la realizzazione del piano di caratterizzazione che sarà sottoposto all’approvazione dell’autorità amministrativa competente. A valle della realizzazione dello stesso si deciderà se realizzare altre attività di messa in sicurezza e bonifica. Per tutti gli interventi partiti nel 2019, le analisi e il piano di caratterizzazione sono stati allocati da parte di Ilva in AS risorse parti a 37,5 milioni di euro provenienti dal patrimonio destinato sequestrato anni addietro alla famiglia Riva.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/06/16/bonifiche-aree-ex-ilva-i-lavori-procedono/)

Presso le collinette ecologiche dei Tamburi ha scolto un sopralluogo lo scorso 12 luglio la commissione . Che a tal proposito nella sua relazione ha scritto che “oltre non costituire un’efficace misura di mitigazione, le collinette rappresentano di per se stesse un centro di rischio ambientale, in quanto la dispersione di polveri del materiale di cui sono costituite e la possibile lisciviazione in falda degli inquinanti presenti costituiscono un pericolo concreto. A tale situazione devono fare fronte apposite prescrizioni oggi a carico ad ILVA in AS. La descrizione più recente dell’attività condotta da ILVA in AS relativamente alle collinette ecologiche è contenuta nel documento trasmesso al MiTE il 15 luglio 2022, nell’ambito dell’“Osservatorio ILVA”, quale “relazione di aggiornamento relativo allo stato di attuazione degli interventi in capo ad ILVA S.p.A. in A.S. Le caratteristiche dell’intervento in corso illustrate nella relazione sono: a) Intervento misure di precauzione per evitare spolverio alla collinetta n.3; b) Indagini ambientali secondo il piano elaborato da ARPA; c) Manutenzioni ordinarie e straordinarie del verde delle tre collinette; d) Ripristino dell’impianto di irrigazione delle 3 collinette (cfr. Area Pozzo 25). Il cronoprogramma dell’intervento è illustrato nella stessa relazione. Gli interventi sono da intendersi come attività provvisionale, finalizzata a limitare alcuni tra i possibili impatti delle collinette, quali il franamento e lo spolverio, in attesa che, in base agli esiti della caratterizzazione, vengano definiti ed attuati i più idonei interventi di messa in sicurezza per intercettare tutte le vie attraverso le quali gli inquinanti presenti nelle collinette possono raggiungere l’ambiente, considerando che esse, nella realtà finiscono per costituire una discarica abusiva di rifiuti. La Commissione ha potuto verificare la presenza, nel corso del sopralluogo, del principale intervento “misure di precauzione per evitare spolverio alla collinetta n. 3”, consistente nella sua ricopertura con una rete in cocco, per limitare l’erosione del terreno, ridurre la dispersione di polveri e favorire l’inerbimento della superficie, coadiuvato da un impianto di irrigazione appositamente predisposto. Si sottolinea il fatto che tale intervento non può che essere considerato provvisorio, in attesa della implementazione di una più consistente e definitiva soluzione. L’esigenza di un intervento risolutivo di tutte le problematiche presenti è stata sottolineata dalla Procura della Repubblica nell’audizione a Taranto il 13 luglio 2022. Il sostituto Procuratore Mariano Buccoliero, infatti, ha riferito alla Commissione che nell’area collinette i campionamenti dei piezometri di controllo della falda hanno accertato la presenza di contaminazione da metalli, soprattutto da cromo esavalente, rischiosa per la sicurezza ambientale“.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/10/13/il-grande-buco-nero-delle-bonifiche/)

Come i lettori più attenti ricorderanno, la vicenda scatenò nel febbraio 2019 l’ennesima crisi isterica di un’intera città, con i soliti professionisti del disordine che soffiarono sul fuoco acceso delle preoccupazioni dei genitori dei figli frequentanti le scuole interessate dalla vicenda. Come al solito contribuirono al caos generale, oltre i soliti noti di cui sopra, anche la politica locale e nazionale e il settore dell’informazione, che non mancano mai da tantissimi anni di trattare la questione ambientale e sanitaria attraverso una demagogia che ha oramai raggiunto livelli davvero imbarazzanti.

Così come non si può non evidenziare l’ennesima archiviazione su un caso che all’epoca ebbe un risalto enorme. Esattamente come quanto accaduto nel processo sullo smaltimento e la trasformazione delle ceneri prodotte dalla centrale Enel di Cerano (Brindisi), che non violò nessuna norma sulla gestione dei rifiuti. L’assoluzione riguarda 18 imputati – 11 manager Enel e 7 dell’ex Cementir di Taranto (ora Cemitaly) – e delle due stesse società nel processo in abbreviato su presunti illeciti amministrativi, riguardò anche 14 indagati (13 persone fisiche e 1 società), per la vicenda legata all’utilizzo della loppa d’altoforno dell’ex Ilva, tra dirigenti del siderurgico e commissari straordinari. Il che, come abbiamo scritto tante volte, dovrebbe portare alla riflessione più di qualcuno.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/10/07/loppa-e-ceneri-tutti-assolti-e-archiviati/)

In particolare in quei mesi del 2019, così come avvenuto altre innumerevoli volte in questi ultimi vent’anni, cercammo di informare la cittadinanza attraverso documenti e dati reali, con raziocinio e serietà, lontani dal delirium tremens collettivo. Oggi, a distanza di tre anni, il tutto si chiude con un’archiviazione e delle attività in corso di cui non si interessa praticamente nessuno. Ed il silenzio odierno è la prova provata di chi, oggi come allora, fosse e sia in assoluta malafede. E non abbia mai avuto davvero a cuore il presente e il futuro di Taranto. Ad maiora.

(leggi tutti gli articoli sulle collinette ecologiche https://www.corriereditaranto.it/?s=collinette&submit=Go)

2 risposte

  1. Vergogna una città discarica ,un esempio di scelleratezza assoluta . Mai visto un paese più inutile e insensato di Taranto. Più passa il tempo ,più Taranto peggiora la sua situazione ambientale e gli abitanti dormono .. non esiste giustizia ,non esiste cultura ,non c’è civiltà . A Piombino fanno macello ,in tante altre città si chiede rispetto ,a Taranto si abbassa la testa e ci si sottomette a tutto ,altro che spartani ,dei rammolliti in carne e ossa.

  2. Ecco un altro eccellente, documentato capitolo della storia di Taranto e il Siderurgico. Bene ha fatto l’autore dell’articolo a sottolineare il disinteresse ai limiti della malafede di quanti furono e forse continuano ad essere colti dal “delirium tremens collettivo”

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