“Nel passato quello di Taranto era visto solo come il porto dedicato allo scarico dei minerali dell’Ilva, ora la trasformazione tecnologica della fabbrica, che ci auguriamo avvenga al più presto, consentirebbe di fare di Taranto un porto competitivo con i migliori, poiché è infrastrutturato in modo perfetto; il collegamento autostradale, ferroviario e con l’aeroporto di Grottaglie sono mezzi formidabili per trasformare l’intera area industriale tarantina insieme al porto”. Queste sono le parole che il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha pronunciato oggi a Bari durante la conferenza stampa sul tema “Nautica in Puglia: dati e prospettive”, alla presenza presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale, Ugo Patroni Griffi, e al presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio – Porto di Taranto, Sergio Prete.

Ma cosa voleva realmente dire il governatore è poco chiaro. Soprattutto si fatica a comprendere cosa c’entri l’eventuale trasformazione tecnologica dell’ex Ilva con il rilancio del porto di Taranto. Che ha sempre goduto di una posizione unica nel mar Mediterraneo, oltre a possedere un’estensione marittima, intermodaleretroportuale da far invidia a tutta Italia. E che in passato è stato il terzo porto italiano per merci movimentate, prima ancora di dotarsi delle nuove infrastrutture e dei relativi ammodernamenti in corso da anni.

La verità, invece, quella che il governatore Emiliano non potrà mai pronunciare viste le inifinite e inutili oltre che dannose battaglie portate avanti da anni contro il siderurgico tristemente fini a se stesse, felicemente accompagnato dal sindaco ed ora anche presidente della Provincia Rinaldo Melucci (che da un pò di tempo parla di liberare spazi del porto in concessione ad Ilva per quale motivo, con quale giustificazione e per farne cosa non è dato sapere, per non parlare dell’indefinita e indefinibile proposta dell’arretramento della fabbrica) e dal Movimento 5 Stelle (con il sottofondo sempre meno rumoroso del movimento ambientalista locale), è che il porto di Taranto è sempre stato legato indissolubilmente (e lo è ancora oggi più che mai) alle attività dell’ex Ilva. Che ne hanno fatto storicamente la fortuna, anche per chi ci ha a lungo guadagnato (e non sono di certo pochi).

Diamo qualche dato, per andare ben oltre le opinioni fuorvianti della politica. Anche quando il porto di Taranto movimentava ben 900 mila TEU (container) all’anno, questo traffico rappresentava appena il 15% del totale. Questo in passato, quando c’era un teminalista che lavorava (l’ex TCT Evergreen), cosa che di fatto oggi Yilport ancora non fa. Ma stranamente questo il governatore oggi non l’ha detto (e meno che mai lo denuncia a gran voce Melucci sempre pronto invece ad esternare pubblicamente tutto il suo dissenso e disappunto sulla vicenda Ilva).

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/10/31/2porto-a-taranto-traffico-ancora-in-calo/)

L’attualità non è da meno: che il traffico merci sia legato al siderugico, lo dimostrano i dati del primo trimestre 2022 con -2,5 milioni in merno rispetto all’anno scorso per quanto attiene il traffico legato alle rinfuse solide e liquide: per produrre un milione di tonnellate di acciaio ce ne vogliono 2,5-3 di materie prime più il milione prodotto e da spedire, ogni milioni produce quasi quattro milioni di movimento portuali. Nessuna attività potrà mai pareggiare questi numeri. Dal 1971 sino alla data del sequestro penale dello stabilimento Ilva (2012) lo scalo jonico ha occupato costantemente il terzo o secondo posto in Italia per movimentazione generale di merce attestandosi mediamente sui 40 milioni di tonnellate annue. I traffici siderurgici storicamente hanno rappresentato il 65%-80% del traffico generale.

Detto ciò, chi scrive ha sempre sostenuto la tesi secondo la quale il porto di Taranto (e la sua intermodalitàretroportualità), abbia potenzialità infinite. Ancora oggi in gran parte inespresse. A cominciare dal traffico container oggi pari quasi a zero, che se riportato in auge potrebbe riportare a lavoro tutti e 500 gli ex TCT e alcune storiche aziende dell’indotto ferme da anni (….). Passando per la retroportualità con il famoso progetto del Distripark (oggi Eco Park) mai realizzato, alle possibilità che porterà in dote la Zona Economica Speciale (ZES) e e della Zona Franca Doganale, o il traffico su rotaia che potrebbe attirare altri investitori, sino ad arrivare a quella che forse è ancora oggi la più grande utopia: la trasformazione dell’aeroporto di Grottaglie in uno scalo cargo che aprirebbe a scenari ad oggi ancora inesplorati (al di là di tutti i progetti legati ai droni e all’aerospazio, passando per le presunte possibilità di aprire ai voli civili). Senza dimenticare le possibilità legate ad un utilizzo turistico dello scalo ionico attraverso i passeggeri delle crociere.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/10/06/porto-yilport-ad-andamento-lento/)

In queste poche righe abbiamo dunque descritto quanto il porto di Taranto, a giusta ragione, sia ancora oggi considerato la vera possibilità di un’alternanza economica rispetto alla monocultura economica della grande industria. Ma l’eliminazione senza se e senza ma di quest’ultima, leggi siderurgico, ad oggi affosserebbe definitivamente anche il porto di Taranto.

Che poi l’ex Ilva dovrà inevitabilmente cambiare sistema di produzione e molto probabilmente ridurre la sua capacità produttiva, oltre che sottostare a vita a continui e perenni controlli affinché mai più si possa verificare la possibilità che inquini ancora l’ambiente e la salute di lavoratori e cittadini, è assunto imprescindibile che nessun management (sia esso privato o pubblico o tutte e due insieme) e nessun governo potrà mai più bypassare.

Ma sarebbe davvero interessante osservare cosa accadrebbe se, ad esempio nei prossimi mesi, l’ex Ilva dovessa davvero fermarsi per sempre. Vogliamo scommettere che da incendiari diventerebbero agnellini ed addosserebbero le colpe politiche e non solo ai vari governi succedutisi nel corso di questi anni, che spesso sono stati da loro stessi aizzati e condizionati ad avere atteggiamenti suicidi che ci hanno portato all’impasse di oggi?

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/07/31/porto-conti-ok-futuro-da-conquistare/)

Le parole di Prete

“La storia recente del Porto di Taranto – ha invece dichiarato il presidente dell’AdSP del Mar Ionio, Sergio Prete – testimonia il ruolo dello scalo jonico per l’ecosistema portuale e la comunità territoriale in cui l’AdSP del Mar Ionio attua la propria azione di governance con l’obiettivo di concretizzare, tra l’altro,
un ampio processo di diversificazione e cambiamento culturale. Operando nell’ambito di uno scenario globale evolutivo e fortemente altalenante, e in attesa di un definitivo chiarimento in merito al comparto industriale, il porto di Taranto – oggi caratterizzato dalla polifunzionalità e dalla suddivisione degli ormeggi in relazione ai diversi settori produttivi (commerciale, industriale, petrolifero, turistico) – ha tracciato percorsi di crescita, andando a
completare e integrare l’offerta portuale in ottica sostenibile ed innovativa. Da un lato, lo scalo ha visto il potenziamento degli asset e della dotazione infrastrutturale e logistica per candidarsi quale hub logistico-intermodale di rilievo nel panorama internazionale; dall’altro, l’AdSP ha promosso una significativa azione volta alla diversificazione e al completamento delle attività portuali all’interno di un sistema globale di crescita comune e business -oriented. Ciò con l’obiettivo di sostenere lo sviluppo delle realtà produttive esistenti – non tutte ancora pienamente operative – e intercettando, altresì, l’interesse di quelle emergenti – anche grazie alla istituzione della Zona Economica Speciale e della Zona Franca Doganale -, attuando al contempo una politica di innovazione e sostenibilità economica-ambientale volta alla valorizzazione dell’identità territoriale della città di Taranto nella sua veste di città-porto del Mediterraneo. Con tali azioni il Porto di Taranto accresce e integra le attività e i servizi dell’intero sistema portuale pugliese.”

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/05/23/aeroporto-grottaglie-il-futuro-e-nel-cargo2/)

Di seguito pubblichiamo il report mostrato oggi a Bari in relazione alle attività e ai progetti riguardanti il porto di Taranto.

AUTORITÀ DI SISTEMA PORTUALE MARE IONIO

2021

Totale Generale merci 17.529.183 (Rinfuse liquide 4.256.062 – Rinfuse solide 9.771.651 – Merci varie 3.501470)

Totale Containers 11.841

Totale Passeggeri Crociere 80.309

Totale navi 1.977

2022 (sino a settembre)

Totale Generale merci 11.102.740 (Rinfuse liquide 2.489.126 – Rinfuse solide 6.146.435 – Merci varie 2.467.179)

Totale Containers 23.176

Totale Passeggeri Crociere 87.638

Totale navi 1.400.00

Dal 1971 sino alla data del sequestro penale dello stabilimento Ilva (2012) lo scalo jonico ha occupato costantemente il terzo o secondo posto in Italia per movimentazione generale di merce attestandosi mediamente sui 40 milioni di tonnellate annue. I traffici siderurgici storicamente hanno rappresentato il 65%-80% del traffico generale.

Nel periodo 2012–2015, nel porto di Taranto vi è stata la concomitanza di alcune circostanze particolarmente rilevanti per le movimentazioni portuali (sequestro penale dello stabilimento siderurgico Ilva, chiusura della produzione Cementir, la revoca della concessione relativa al terminal container, ecc.).

Proprio queste problematiche hanno ridotto significativamente i traffici e spinto l’Ente ad accelerare la realizzazione di nuove infrastrutture e ad adeguare le esistenti per attuare una diversificazione delle attività e dei traffici privilegiando lo sviluppo del settore commerciale/logistico e turistico.

Sono stati avviati e realizzati lavori per alcune centinaia di milioni di euro, tra i quali: ammodernamento della banchina del Molo Polisettoriale (ultimato), riqualificazione della radice del Molo Polisettoriale (ultimato), Strada dei Moli (ultimato), Piattaforma Logistica (ultimato), Vasca di colmata per ampliamento IV Sporgente (ultimato), Ampliamento IV Sporgente (ultimato), I^ Lotto messa in sicurezza Yard Belleli (ultimato), Darsena ad ovest del IV Sporgente (ultimato), rettifica Molo San Cataldo e Calata I (ultimato), edifici per servizi portuali (ultimati), Centro Servizi Polivalente “Falanto” (fine 2022), potenziamento dei raccordi ferroviari a cura di RFI (2023), vasca di colmata e dragaggio Molo Polisettoriale (termine lavori fine 2024).

Grazie all’attività di marketing svolta dall’Ente, il porto è stato inserito negli itinerari delle navi da crociera con un traffico in graduale e costante crescita. Nel 2021, tra l’altro, il porto ha superato 80.000 passeggeri e ha registrato il più alto numero di escursioni per singolo scalo nel Mediterraneo. Nel 2022, a tutt’oggi, sono state superate le 100.000 presenze. Il 14 settembre 2022, durante il Seatrade Cruise di Malaga, il porto di Taranto è stato premiato quale “Best Destination of the year”.

(leggi tutti gli articoli sulle crociere a Taranto https://www.corriereditaranto.it/?s=crociere&submit=Go)

Di particolare rilievo è stata la individuazione dell’impresa terminalista Yilport Holding AS che dal luglio 2020 ha avviato la gestione del terminal contenitori del Molo Polisettoriale. La concessione demaniale marittima e il Piano Regolatore Portuale consentono al terminalista di gestire anche traffici di breakbulk e ro-ro. Purtroppo, la pandemia Covid19, alcune problematiche dello shipping legate ai noli e ai vuoti e la recente vicenda bellica stanno parzialmente condizionando negativamente un concreto e significativo sviluppo dell’attività.

Negli ultimi anni il porto di Taranto è stato interessato da un importante flusso in import/export di pale eoliche grazie alla presenza nel retroporto di uno stabilimento produttivo della Vestas e all’utilizzo degli spazi portuali da parte di altri grandi players del settore.

Per il 2023 è previsto un significativo aumento dei traffici e delle attività del terminal che, unito ai traffici industriali, dovrebbe superare i 20 milioni di tonnellate.

Gli interventi in corso di ultimazione da parte di RFI per la realizzazione del raccordo ferroviario della Piattaforma Logistica portuale e per il potenziamento delle stazioni di Caggioni e Bellavista, i collegamenti viari esistenti (accesso diretto alla viabilità statale e bretella di collegamento con l’autostrada A14) e realizzati di recente (Strada dei Moli), unitamente alle aree logistiche portuali (Piattaforma Logistica portuale, Molo Polisettoriale) e retroportuali (Eco Industrial Park), consentiranno al porto di avere una dotazione infrastrutturale trasportistica e intermodale più che idonea per le nuove funzioni di hub logistico e intermodale al centro del Mediterraneo.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/09/01/2trasporto-ferroviario-del-futuro-a-taranto/)

Da questo punto di vista l’istituzione della Zona Franca Doganale e della Zona Economica Speciale stanno già producendo i primi effetti con l’attrazione di nuovi importanti insediamenti nell’area portuale (3 procedimenti avviati) e retroportuale (1 procedimento avviato).

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/08/23/zes-taranto-due-progetti-per-il-porto/)

Il Gruppo Ferretti ha recentemente presentato una domanda di concessione per l’utilizzo esclusivo di circa 220.000 mq nell’area Yard ex Belleli per realizzare un grande impianto di costruzione di scafi per mega yacht e per un centro di ricerca. L’AdSP ha già effettuato la pubblicazione della domanda di concessione su GUCE e GURI per l’evidenza pubblica ed è stato sottoscritto l’Accordo e avviata la procedura di approvazione del progetto di bonifica e riconversione industriale disciplinata dall’art. 252 del Codice Ambiente a cura del MATTM e del MISE.

(leggi gli articoli sul progetto del gruppo Ferretti https://www.corriereditaranto.it/?s=ferretti&submit=Go)

Nel 2022 è stato realizzato e avviato nel porto di Taranto il primo e unico parco eolico marino del Mediterraneo con una capacità produttiva di 30 MW.

La programmazione energetica ambientale (DEASP) è entrata nella fase attuativa per la realizzazione di un sofisticato sistema di monitoraggio integrato (appalto aggiudicato) nonché di un ulteriore importante progetto di produzione e approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/08/02/porto-rotta-verso-la-sostenibilita/)

Con il Comune di Taranto si sta completando la redazione del Piano Urbanistico Esecutivo relativo alle aree di cerniera tra porto e città al fine di progettare e realizzare gli interventi di riqualificazione e creazione del “waterfront” (già finanziati dal MIMS) di cui l’edificio “Falanto” costituisce il primo passo.

Il CIPE ha autorizzato la modifica del soggetto attuatore del progetto “Distripark” che il 25 giugno 2021 è stato trasferito dalla società consortile in liquidazione all’AdSP MI che intende realizzare su un’area retroportuale di 75 ettari un Eco Industrial Park caratterizzato da funzioni energetiche e logistiche. Tale progetto ricade nella perimetrazione della ZES Jonica, nella perimetrazione della Zona Franca Doganale del porto di Taranto ed è stata ammessa a finanziamento per 50 Milioni nel PNRR – investimenti ZES.

(leggi tutti gli articoli sul progetto ex Distripark https://www.corriereditaranto.it/?s=eco+industrial+park&submit=Go)

Con riferimento al PNRR è in fase di aggiudicazione la progettazione degli impianti di “coldironing” per l’elettrificazione delle banchine e sono in procinto di essere pubblicati i bandi per la realizzazione di du dighe foranee.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/07/04/porto-di-taranto-sempre-piu-green/)

L’esperienza maturata dalla collaborazione con altre realtà portuali internazionali ha posto in risalto una continua evoluzione delle funzioni portuali. L’AdSP MI, in collaborazione con Cassa Depositi e Prestiti, A-Cube, Port XL di Rotterdam e il proprio cluster portuale, ha avviato il progetto Faros (Premio Innovazione SMAU 2022) finalizzato alla creazione nel porto di un acceleratore di start up nel settore della Blue Economy.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/06/21/porto-taranto-progetto-faros-premiato-a-gaeta/)

L’AdSP MI ha realizzato lo Sportello Unico Amministrativo (SUA) e sta ultimando la completa digitalizzazione dell’ente. L’AdSP MI, infine, sta ultimando la realizzazione di un multimedialportexibition center per la divulgazione e crescita della cultura e delle attività portuali. Per tale progetto è stato scelto il nome di OPEN PORT per significare il faticoso sforzo che l’AdSP MI sta cercando di realizzare – supportato dalle Amministrazioni centrali, regionali e locali – per raggiungere l’obiettivo di trasformare un porto chiuso ed esclusivamente industriale in uno scalo aperto, polifunzionale, innovativo e sostenibile. Che è quello che tutti ci auguriamo.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/10/20/dal-pnrr-178-milioni-per-il-porto/)

2 risposte

  1. Inutile perdersi in mille discorsi in un posto dove le decisioni vengono prese in altri luoghi , lontano e dopo aver soddisfatto prima i propri interessi; del resto non esiste un tessuto sociale locale intraprendente capace di battere i pugni sui tavoli che contano per imporre caparbiamente propri programmi plausibili;da circa 30 anni progetti, possibili investimenti, programmi di sviluppo, interesse di aziende internazionali vengono deviati in altri lidi grazie alla pregiata macchina disfattista locale. A Taranto di certo esiste solo che il mercato chiuderà definitivamente quel rottame di siderurgico e il territorio si troverà con il cerino in mano poi l’ acciaio green, decarbonizzato , pulito verrà consacrato al Nord.

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