Taranto vive ormai da anni una crisi economica e ambientale dovuta alla presenza dell’industria siderurgica, su cui si basa maggiormente l’economia.
L’acciaieria continua a produrre acciaio, ma non con la stessa qualità e quantità di un tempo, sembra sia ormai destinata a un lento declino, rimane aperta aggravando la situazione ambientale tarantina.
Se nei decenni passati l’industria pesante ha rappresentato una ricchezza per il territorio tarantino, tanto che mentre in tutto il sud intere famiglie facevano le valigie per andare a cercare un lavoro a Nord, qui a Taranto arrivavano invece operai e lavoratori da ogni regione per prestare servizio nella fabbrica. Tuttavia la vecchia Italsider, poi diventata Ilva, e oggi Arcerol Mittal non ha subito alcun ammodernamento nel corso del tempo, ed ha finito per perdere la sua funzione di catalizzatore economico e si è trasformata semplicemente in un ecomostro. Una buona parte della popolazione chiede a gran voce che venga chiusa per fermare quell’inquinamento che già ha causato centinaia di morti. Ma c’è anche chi in quella fabbrica ci lavora per mantenere la famiglia, e che con l’acciaieria chiusa non saprebbe come tirare avanti. Una città non può scegliere tra lavoro e salute. Una soluzione potrebbe essere quella di sviluppare settori diversi dall’industria pesante, settori più vicini al nostro territorio, che guardano alla storia e al grande bagaglio culturale che Taranto possiede. Oggi noi ragazzi, nuova generazione di cittadini, guardiamo ai grandi nomi della cultura, passata e presente, per progettare il futuro di questa città.
Mudit: un viaggio nella memoria di Taranto
Il Mudit, situato in Via Plateja, è stato rimesso a nuovo grazie a un intervento di restauro, reso possibile da un finanziamento di 1,6 milioni di euro, ottenuto dal sindaco Melucci tramite il bando Smart in Puglia Community Library.
Si tratta di una masseria abbandonata dal 1600, unico reperto della Taranto di quel periodo storico.
Dopo l’intervento di restauro è stata resa visitabile diventando così il secondo museo della città a parlare dei grandi tarantini.
Il grande musicista tarantino: Paisiello
Paisiello è uno degli esponenti principali della musica europea nella seconda metà del Settecento. Nacque a Taranto il 9 Maggio del 1740 e, raggiunti i 13 anni, si trasferì a Napoli e iniziò a studiare al conservatorio di Sant’Onofrio. Dopo aver terminato gli studi, andò a Bologna, esibendosi al Teatro Rangoni di Modena, con l’opera buffa “La moglie in calzoni”.
Un grande matematico e filosofo: Archita
Archita fu un filosofo, matematico e politico greco antico.Appartenente alla ”seconda generazione” della scuola pitagorica, ne incarnò i massimi principi secondo l’insegnamento dei suoi maestri Filolao ed Eurito.
Nacque a Taranto, città in cui venne soprannominato “stratega massimo”, ed è considerato inventore della meccanica razionale e fondatore della meccanica
Una grande attrice tarantina: Anna Pappacena
Nata a Taranto, fu una stella della varietà che furoreggiò sui palcoscenici italiani fra la prima guerra mondiale e la marcia su Roma. Debuttò sul palcoscenico all’età di soli 8 anni incoraggiata dagli zii. I grandi di allora nel mondo del teatro erano ad esempio Gino Franzi ed Elvira Donnarumma.
Anna Pappacena in poco tempo riuscì a vedere il suo nome di fianco a quelli dei grandi su enormi cartelloni pubblicitari.
Un grande cinematografico: Riondino
Michele Riondino nasce a Taranto il 14 Marzo 1979. Dopo gli anni di studio in Puglia, si trasferisce a Roma per frequentare L’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica. Entra a far parte del cinema nel 2003, ma la sua prima comparsa importante la effettua nel 2012 nella nuova fiction Rai “il giovane Montalbano”.
Diodato, nato a Taranto, è un cantautore italiano che ha vinto il Festival di Sanremo nell’anno 2020 con il brano “Fai rumore”, brano emozionante che ha scandito i terribili momenti della pandemia.Nel 2013, ha partecipato a Sanremo con il brano “Babilonia”, ma è arrivato secondo.
Taranto, dunque, pensa al passato per guardare al futuro.

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