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Nei giorni scorsi l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, ha pubblicato sul proprio Albo Pretorio l’stanza di una società (che sarà pubblicata anche sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana e su quella dell’Unione Europea), la Progetto Internazionale 39 Srl, che lo scorso settembre ha richiesto di poter avviare, previa utilizzo dei benefici concessi dalla legislazione vigente per le ZES, un programma di attività economiche e/o investimenti su unità territoriali ricadenti all’interno delle aree demaniali marittime di competenza dell’ADSP MI ricomprese nel perimetro della Zes Ionica, nonché della Zona Franca Doganale del porto di Taranto. In particolare, l’iniziativa economica sarebbe insediata nell’area della “Piattaforma Logistica” sita in zona retrostante la nuova darsena di collegamento tra il IV Sporgente e la darsena San Nicolicchio.

Scopo dell’iniziativa è quello di gestire la Piattaforma Logistica svolgendo attività di movimentazione e stoccaggio di merci e containers, ed attività di ricerca e sviluppo nei settori dell’energia e delle scienze della vita. Impegnandosi a mantenere le attività in area Zes per la durata di almeno 10 anni a decorrere dal rilascio del titolo autorizzatorio, con possibilità di estensione successiva, in base al piano degli investimenti, avvalendosi del regime di Zona Franca Doganale. Il canone concessorio, sulla base del D.M. 19.07.1989, i cui parametri e tariffe sono stati adeguati sulla base dei dati ISTAT 2022, è stato determinato in 706.802,24 euro all’anno.

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Dalla data della pubblicazione dell’istanza, lo scorso 26 novembre, partiranno i canonici 30 giorni (che scadranno il prossimo 26 dicembre) per la ricezione di eventuali domande concorrenti. Se ci saranno sarà effettuata una comparazione, altrimenti l’istruttoria riguarderà solo l’istanza di Progetto Internazionale. La valutazione delle eventuali molteplici istanze, saranno valutate tenendo conto di specifici parametriprogramma delle attività economiche e/o degli investimenti di natura incrementale e specifica indicazione delle modalità di interconnessione con le varie attività che si svolgono nell’ambito portuale; requisiti soggettivi e di affidabilità del soggetto proponente; valore e durata dell’investimento; descrizione delle modalità/caratteristiche di svolgimento dell’attività in area Zes e delle sue modalità operative: sostenibilità ambientale; innovazione e ricerca; impatto occupazionale previsto; sviluppo dei traffici portuali; livelli di valore aggiunto attesi per lo specifico investimento. Il tutto andando a preferire il richiedente che offra maggiori garanzie di proficua utilizzazione delle aree demaniali su cui ricada l’attività autorizzata e si proponga di avvalersi di queste per un uso che, a giudizio dell’Amministrazione, risponda ad un più rilevante interesse pubblico.

Prima di pubblicare la notizia, abbiamo effettuato alcune ricerche in merito a questa società, che nell’istanza risulta codificata con il codice Ateco 70.21, che riguarda aziende che si occupano di pubbliche relazioni e comunicazione, svolgendo  attività per conto terzi volte a migliorare l’immagine pubblica di un’organizzazione o di un’impresa, attività di ufficio stampa per conto terzi e promozione dell’economia del territorio. Che avrebbe il suo stato di deposito nello stato americano del Delaware, ma che in realtà viene anche collocata in piazzale Clodio a Roma: dunque potrebbe trattarsi di un’omonimia. Il fatto che il codice Ateco riporti a quel tipo di attività, quasi sicuramente significa che la società che ha presentato l’istanza funge da veicolo per una società di scopo con altri soci che sarebbero stati già indicati: il tutto prenderà forma soltanto se avverrà l’aggiudicazione.

Inoltre, secondo quanto appreso dal sito di settore SHIPPING ITALY l’azienda in questione, una holding di partecipazioni con capitale sociale pari a 10mila euro, sarebbe partecipata al 33% ciascuno dagli italiani Tommaso Celletti (che è anche l’amministratore unico), Alfredo Esposito e dal cinese Gao Shu’ai mentre il restante 1% fa capo all’Associazione per lo sviluppo economico e culturale internazionale.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/07/31/porto-conti-ok-futuro-da-conquistare/)

Salgono dunque a tre le istanze presentate per l’occupazione di aree ricadenti all’interno delle aree demaniali marittime di competenza dell’Autorità Portuale ricomprese nel perimetro della Zes Ionica, nonché della Zona Franca Doganale del porto di Taranto.

La prima è pervenuta lo scorso 22 luglio dalla Recopal Puglia Srl (azienda che ha sede legale a Mantova e che risulta essere iscritta presso Confindustria Taranto), che ha richiesto di poter avviare attraverso l’utilizzo dei benefici concessi dalla legislazione vigente per le ZES, un programma di attività economiche e/o investimenti su di un’area portuale di mq 34.000, al fine di realizzare rispettivamente un opificio industriale destinato alla produzione di “Imballaggi di legno” da scarti post-utilizzo ed un impianto fotovoltaico in grado di garantire l’autosufficienza energetica del menzionato opificio industriale (della durata di almeno 10 anni). La seconda istanza invece, è pervenuta dalla GREENTOUCH SRL, che ha chiesto il rilascio di una concessione demaniale marittima per l’occupazione ed uso di un’area portuale di circa mq. 25.300 (m 275 x m 92) per la realizzazione di una bioraffineria nel porto di Taranto. La società ha rappresentato di voler beneficiare dell’Autorizzazione unica ZES, per la durata di 50 anni.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/08/23/zes-taranto-due-progetti-per-il-porto/)

Tornando alla Piastra Logistica va ricordato quanto pubblicammo lo scorso mese di marzo, ovvero l’acquisizione della stessa da parte dell’Autorità Portuale di Sistema del Mar Ionio, che fu inaugurata il 2 dicembre 2015. Di fatto parliamo di quella che può essere considerata la più importante delle opere infrastrutturali, nodo logistico prioritario inserito nel corridoio scandinavo-mediterraneo all’interno della rete di trasporto trans-europea (Trans-European Network-Transport – Ten-T). Che ad oggi però, non è mai entrata in funzione.

Il costo dell’opera, come da progetto definitivo approvato con delibera Cipe del 18 novembre 2010, è pari a 219,1 milioni, con una variazione in aumento rispetto al progetto preliminare (dicembre 2003) di 63 milioni, di cui 29,4 milioni per esigenze connesse alla realizzazione della vasca di colmata. Il finanziamento risulta coperto per l’80 per cento da risorse pubbliche, per il 3 per cento da fondi dell’Autorità portuale e per il 17 per cento da finanziamenti privati a carico del concessionario. Ovvero la Taranto Logistica del gruppo Gavio subentrata nel corso degli anni, precisamente nel luglio 2006, che aveva richiesto all’Autorità Portuale un riequilibrio del piano economico finanziario facendo appello al Codice degli Appalti in quanto una serie di condizioni non si
sarebbero verificate. Di fatto tra le parti si era aperto un contenzioso, motivo per il quale si mise in moto il collegio consultivo tecnico dell’Authority che stabilì come non vi fossero i presupposti del riequilibrio, emettendo una determina con valore di lodo contrattuale, con la quale si decise di liquidare il socio privato. I rapporti si sono dunque conclusi consensualmente, attraverso un accordo che prevede il pagamento al privato di quasi 40 milioni di euro, che saranno emessi attraverso un piano rateale

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/03/28/porto-concessione-yilport-in-bilico/)

La Piattaforma Logistica oggetto dell’istanza Zes, è composta da una palazzina uffici, da un magazzino a temperatura ambiente e da un magazzino frigorifero, da un alloggio custode e servizi ristoro e da un’autorimessa, da un terminal ferroviario e da un piazzale deposito containers. 

Per una piattaforma che è rimasta di fatto deserta in tutti questi anni è arrivato il momento della svolta? Staremo a vedere.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2015/12/02/porto-inaugurata-la-piattaforma-logistica/)

Una risposta

  1. Tutto questo spiega che in un territorio dove non esiste un tessuto imprenditoriale locale perchè succube da ventenni della grande industria non si risolleva neanche potenziandolo con infrastrutture ed agevolazioni fiscali. Questo territorio soffre d’inerzia l’unica cura potrebbe essere solo un massivo intervento statale o parastatale con una moderna reindustrializzazione magari basata sul rinnovabile ed il riciclo. peccato non esistono piani alternativi a la classe politica locale non è in grado di scollarsi della sudditanza regionale e nazionale che come al solito pensa prima ai propri interessi relegando a Taranto solo scarsi investimenti. Una multinazionale sta realizzando in Veneto una piastra logistica per smistamento di prodotti e-commerce: un investimento che occuperà 3500 nuove unità escluso l’indotto. Ancora una volta lo stato centrale favorisce tali investimenti in aree non certamente svantaggiate e dove sarebbe anche difficile trovare manodopera locale; Un esempio lampante che dimostra il Sud colonia del capitalismo lombardo in connivenza con la politica romana.

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