Dalla competenza all’improvvisazione

 

Com’è cambiato lo scenario politico tarantino ricordando l’ex consigliere Pietro Rusciano
Posted on 20 Dicembre 2022, 10:09
25 mins

La politica dovrebbe essere la scienza rappresentante il complesso delle attività inerenti la “vita pubblica” e gli “affari pubblici” di una determinata comunità di uomini e donne. Oggi, al contrario, nell’immaginario collettivo, si tende ad esecrarla e ad ignorarla come se le sue azioni non ci riguardassero direttamente. Regna la rassegnazione e la diffidenza nei confronti di qualsiasi schieramento politico e lo testimoniano le percentuali degli astenuti alle ultime elezioni amministrative e politiche.
Su queste pagine, la condizione in cui verte l’attuale politica ionica, è stata fotografata anche dall’ex sindaco Mario Guadagnolo che l’ha definita un mercimonio.
Nel ricordare una personalità politica tarantina come quella di Pietro Rusciano, attraverso le parole di chi ha lavorato al suo fianco, è lampante che un tempo la politica, e i suoi stessi rappresentanti, non si improvvisava e né le elezioni “si risolvevano in una sorta di concorso per un posto di lavoro temporaneo e precario che durava 5 anni ed era ben pagato” come invece, secondo Guadagnolo, accade in questi anni.

Capo reparto BRA 2 dell’allora Italsider, dal 1990 al 2012 Rusciano è stato consigliere comunale nel PCI (Partito Comunista Italiano) e nel PDS (Partito Democratico della Sinistra), poi. Quando l’Amministrazione comunale di Taranto era rappresentata dal sindaco Alfengo Carducci, Rusciano era presidente della “Commissione Risanamento Città Vecchia”. Nella prima gestione del sindaco Ippazio Stefàno lo era invece della “Commissione Servizi”.

Il ricordo di Ernesto D’Eri

Ernesto D’Eri – ex consigliere comunale – si definisce un “compagno di sinistra” e ricorda il compianto con queste parole: «mi sono onorato, nella mia vita politica, di aver conosciuto Pierino Rusciano. È stato un simbolo per Taranto. Uno dei consiglieri comunali con un numero più elevato di anni di presenze in consiglio e da sempre una persona legata al territorio, quindi ai cittadini. Ha operato costantemente per il miglioramento della loro qualità della vita e soprattutto per quelli residenti nel suo quartiere: Tamburi. Tutta la città ha beneficiato del suo impegno costante e questo anche negli anni precedenti la nostra conoscenza che è avvenuta verso la fine degli anni ’90, quando c’era il partito Democratici di Sinistra (DS)».
Rievocando quei tempi, D’Eri ripercorre quel che ricorda come il periodo della crisi della sinistra, a causarla, la decisione di formare il PD (Partito Democratico), perdendo così la “S”. «In quegli anni – ha proseguito l’ex consigliere – non eravamo i soli a sentirci fuori posto. Vedevamo questo nuovo partito democratico liquido creato dall’abbraccio mortale con “Democrazia è Libertà – La Margherita”. La struttura del partito appena citato era forte della tradizione della democrazia cristiana dotata di grande liquidità che permetteva di acquistare pacchetti di tessere. Di conseguenza si consentiva a chiunque d’iscriversi».

D’Eri spiega che questa modalità non era concepibile quando esisteva il PDS. Specifica, pensando alla sua esperienza, che prima di iscriversi al partito ha dovuto prenotare la tessera e il suo ottenimento non era automatico. Non lo era perché occorreva conoscere il compagno anziano il quale garantiva che le ideologie delle, e del richiedente, fossero di sinistra.

Gli abbiamo chiesto se si prediligeva la “quantità”.

«No! L’esatto opposto è stato fatto nel PD. Nella fusione nel PD, tra DS e La Margherita, le percentuali dei DS erano 4-5 volte superiori rispetto a quelle del secondo partito. Se però andiamo a vedere negli anni come si è evoluto, eccetto Pier Luigi Bersani, tutti i vari segretari nazionali, così come quelli nei vari circoli e sedi locali, sono ex Margherita. Enrico Letta, Renzi e Gentiloni erano tutti iscritti alla Margherita. L’uscita di Bersani dà il segnale di come io e Piero, sin dalla sua creazione, c’avevamo visto giusto riguardo la perdita della connotazione a sinistra del partito.
Noi due stavamo sulla stessa lunghezza d’onda. Avevamo la stessa visione della vita e di quelle che devono essere le scelte politiche: vicino ai più deboli, redistribuendo la ricchezza e mantenendo i diritti previsti dalla Costituzione e dallo Statuto dei Lavoratori. Diritti, questi, conquistati con sacrificio ma che, come nel caso dell’articolo 18, Renzi è riuscito a distruggere al posto di Berlusconi».
Continua D’Eri: «Discutevamo su queste tematiche e Piero rimarcava quanto il PD non ci rappresentasse e che dovevamo trovare uno spazio a sinistra attraverso altri partiti. In quella fase storica, l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro c’era sembrato il partito più vicino ai più deboli. Scendeva nelle piazze per lottare contro l’evasione fiscale; contro le privatizzazioni come quella dell’acqua pubblica; per la patrimoniale e per contrastare la depenalizzazione del reato di falso in bilancio introdotto da Berlusconi. Non solo, si batteva per tante altre istanze supportate e portate avanti anche dalla CGIL. In quegli anni, difatti, accanto alle bandiere del sindacato, si sventolavano quelle dell’Italia dei Valori e non del PD, nonostante Di Pietro abbia sempre rivendicato di non essere di sinistra. A noi però interessavano i provvedimenti e anche qui c’avevamo visto giusto perché c’era un’unità d’intenti.
Pierino, prima e più di me, è stato un precursore e questo deriva dalla profonda conoscenza della politica e su questo poteva dare lezione a tutti perché c’aveva una laurea ad honorem quando si parlava di formazione politica. Tutti potevano stare lì ad ascoltarlo e quel che diceva diventava patrimonio di tutti».

Rusciano con accanto il nipote

Rusciano con accanto il nipote

L’ex consigliere conclude il suo ricordo con un velo di rammarico. Osserva i cambiamenti che i governi attuali stanno applicando e crede si stia disperdendo parte delle conquiste effettuate in tema di diritti. Ritiene che si stia cercando di tornare a tempi passati invece di evolvere.
Alla domanda specifica riguardo come ipotizza si possa fermare l’avanzata di tali forze politiche, attraverso un’effettiva e reale opposizione, risponde sfiduciato. Presume sia difficile riuscire a fare altro e a fare politica oggi perché è difficile trovare persone appassionate come lo era Pietro Rusciano, interessate concretamente al bene della “cosa pubblica” e non a tornaconti personali. «Ormai pare viga – le parole di Ernesto D’Eri – l’egoismo spinto che è l’opposto dell’altruismo, del darsi e del dedicarsi agli altri come ha fatto Piero». A tal proposito fa un appunto ricordando quando – durante il periodo delle intercettazioni legate al processo “Ambiente Svenduto” – un giornalista provò, fallendo, a macchiare ingiustamente l’integrità morale di Rusciano per via della sua conoscenza con Girolamo Archinà. L’ex consigliere, deceduto lo scorso anno, conosceva sin da bambino l’ex responsabile – Archinà – delle relazioni esterne ed i rapporti istituzionali della famiglia Riva. «Posso garantire – scandisce con fermezza D’Eri – che Archinà, proprio perché lo conosceva, aveva fatto pressioni sul sindaco Stefàno affinché non mettesse Pietro Rusciano alla “Commissione Ambiente” perché lo conosceva e lo riteneva un “rompi scatole”».

Anna Rita Lemma

L’ex consigliere regionale ricorda affettuosamente il compianto Rusciano definendolo uno dei suoi insegnanti politici e punto di riferimento. «I temi in cui lui per me è stato sempre molto presente – prosegue Lemma – sono inevitabilmente quelli di tipo ambientale ma non solo perché Piero ha affrontato dei periodi “particolari” per la nostra città». Lemma racconta quando, nel ’96, entrò per la prima volta in consiglio comunale con Rusciano. Il sindaco era Gaetano De Cosmo e definisce quella fase politica di grande conflittualità e di grande contrapposizione politico-ideologica e che Rusciano cercava di addolcire distribuendo caramelle in consiglio. «Le sedute duravano ore, sembravano interminabili perché il dibattito politico era duro, serrato, severo ma autentico. Spesso le sedute consiliari iniziavano la mattina e finivano la mattina del giorno dopo perché il confronto era costante. Sono sempre stata seduta accanto a Piero, è stato un prezioso compagno di viaggio. Lo ricordo con stima, è stato un uomo politico puntuale nella gestione amministrativa e nelle battaglie che sosteneva con grande determinazione, coerenza e coraggio. Adesso devo dire che non seguo molto i dibattiti all’interno dell’istituzione comunale però ho la percezione vaga che si sia perso quel desiderio di confrontarsi tra posizioni differenti».

Ricordi anche “a destra”

Pensieri affini a quello di Anna Rita Lemma sono stati rivolti da un volto noto per la politica tarantina e l’associazione Libera, come quello di Anna Maria Bonifazi; dal medico ed ex consigliere comunale Vincenzo D’Onghia; dal giornalista Michele Tursi e dall’ex consigliere Francesco Semeraro. Non solo, anche l’ex Assessore Nicola Infesta, le cui idee e il cui schieramento politico è agli antipodi rispetto a quello di Rusciano, lo ricorda con grande stima. «Come con altri consiglieri di minoranza, con Piero abbiamo instaurato un rapporto particolare perché eravamo del quartiere Tamburi e questo c’ha portati a collaborare. Era simpaticissimo e per me – dichiara Infesta – è stato d’appoggio all’interno del consiglio comunale. Molte cose che personalmente non potevo dire, le diceva lui per me nell’interesse esclusivo del quartiere Tamburi e Lido Azzurro».

Carmine De Gregorio e Vito Maria Laruccia

Rusciano De Gregorio

Da sinistra De Gregorio e Rusciano

Sui banchi dello stesso schieramento politico di Rusciano sedeva invece l’ex consigliere Carmine De Gregorio. Quest’ultimo sostiene che il compianto sia stato “il tipico personaggio” che in umiltà e in silenzio ha costruito pezzi della sinistra tarantina in un momento non facile. «Volevo sottolineare due particolari che lo hanno caratterizzato: l’amore per la sua terra. Principalmente per Tamburi che è un quartiere che ha amato, c’ha vissuto e ha cercato di rendere elemento di attenzione in tutta la sua attività. La seconda caratteristica è quella che ci accumunava. Riguarda lo studio di tutti i processi amministrativi che avvenivano in consiglio comunale. Oggi, la maggior parte di questi fannulloni nullafacenti, nonché presuntuosi, non si legge una determina e né una delibera. Gente che alza la mano a seconda della fedeltà, provvisoria, d’appartenenza. Ci sono pochissime eccezioni, la maggior parte non sa di cosa parla».

Rusciano De Gregorio

Nei rettangoli a destra Rusciano e De Gregorio

De Gregorio si collega così al cosiddetto “comparto 32”. Del comparto si continua a discutere ancora oggi e spiega di averlo vissuto insieme a Rusciano. In quegli anni però riuscirono a coinvolgere la maggioranza dell’epoca sulle loro posizioni attraverso una battaglia contro il progetto “Sircom”. «Pochi sanno cosa significava, per un uomo di sinistra, esposto politicamente, vivere per davvero nel periodo della giunta Cito. Oggi si tende a guardare all’ex sindaco come un fenomeno da baraccone ma non lo è stato. Ha evidenziato il peggio della sottocultura tarantina e quindi fare politica in quel periodo non è stato facile ma Piero non si è mai sottratto». Anche il ricordo di De Gregorio si conclude con l’amaro in bocca in quanto si dice dispiaciuto. È dispiaciuto che sia rimasto poco dell’eredità politica a cui apparteneva e ritiene che il PD, e chi è subentrato successivamente, l’abbia trasfigurata.

Laruccia ricorda la condivisione dei lunghi anni di militanza politica ad iniziare da quando, sciolto il PC, nato il PDS: «Pierino è stato un compagno che ha fatto politica per passione, ricordo che nella sua agenda annotava i punti significativi dei dibattiti che tenevamo al partito e le dichiarazioni fatte nei lavori delle commissioni e in Consiglio Comunale. Il suo fare politica coincideva con la vita stessa, era un impegno costante e quotidiano. Eroici furono gli anni delle amministrazioni Cito e De Cosmo quando – continua l’ex consigliere Laruccia – durante un Consiglio Comunale, dopo uno scontro memorabile con il Presidente del Consiglio, fu espulso dall’aula consiliare e portato fuori a braccia».

Il ricordo di Alfredo Cervellera

Alfredo Cervellera è stato vice sindaco e assessore di Taranto, nonché ex consigliere regionale. «Ho conosciuto Pierino quando nel ’85 ero Consigliere nella giunta Guadagnolo. Lui in quegli anni era consigliere circoscrizionale ed era segretario della sezione Migliarese (PCI) dei Tamburi». L’ex vicesindaco ricorda di aver conosciuto Rusciano perché si impegnava intensamente sugli aspetti ambientali nonostante il partito d’appartenenza di entrambi avesse la vocazione industriale.
Il Partito Comunista Italiano era industrialista per nascita in quanto era espressione principale della classe operaia che lavorava nelle fabbriche, dunque, all’epoca, non vi era alcuna sensibilità ambientale. «Nonostante fosse anche nostra quella cultura industriale perché anche Piero, come me, lavorava in fabbrica, abbiamo cominciato a valutare attentamente gli aspetti ambientali sulla salute delle persone. Pierino – prosegue Cervellera – mi chiamava spesso, lo raggiungevo e insieme ad un altro consigliere circoscrizionale, Peppino Corisi, salivamo sui terrazzi delle loro palazzine a Tamburi. Vedevamo l’Ilva che sputava i veleni ma soprattutto le polveri industriali. Nonostante le nostre denunce, per risparmiare, l’azienda non cospargeva, sopra le polveri, dei liquidi particolari che avrebbero creato una sorta di pellicola che avrebbe evitato che si alzassero. Ciò si intensificò quando subentrò la gestione dei Riva».

pagina giornale

Nel rettangolo a destra Rusciano

La cultura industriale

L’ex consigliere spiega che allora non c’era alcuna Commissione Ambientale al Comune. La Commissione Assetto e uso del Territorio, di cui faceva parte, lo gestiva esclusivamente dal punto di vista urbanistico perché mancava in toto una cultura ambientalista.

Ricorda che all’interno del partito erano visti come gli anomali. Attaccavano l’ex-Ilva, denunciavano l’inquinamento e Rusciano, in particolare, nonostante il partito non supportasse la causa, organizzava iniziative all’interno dell’attività che svolgeva nella sua sezione a Tamburi.

«Diventò consigliere comunale – prosegue Cervellera – e rispetto al passato potette, con molta più forza, imporre queste tematiche e cominciammo a far breccia all’interno del partito. Si iniziarono a schierare le prime grandi associazioni ambientaliste e queste questioni diventarono di discussione comune. Piero in qualche modo è stato sfortunato perché negli anni ’90 non c’era stabilità all’interno del comune, io per nove mesi diventai assessore al verde e Pierino mi spinse a piantumare tantissimo ai Tamburi attraverso un programma di piantumazione verde. Altro però non ci fu perché non era matura la coscienza generalizzata ambientale.

Sui controlli sull’Ilva però riuscimmo a spingere molto e ponemmo il problema delle polveri inquinanti in quanto visibili sui balconi, sul bucato, sulle tombe del cimitero e quindi era un problema più sentito». Dal punto di vista dell’ex assessore la questione primaria sarebbe dovuta essere legata alla salute e non alla mera, se pur importante, pulizia dei balconi, delle robe e delle tombe. Per questa ragione si impegnò affinché il Talassografico riuscisse a compiere delle analisi delle acque per valutarne l’impatto degli inquinanti.

Il “proto ambientalista”

«Pierino – conclude Alfredo Cervellera – lo chiamo il “proto ambientalista” perché fu uno dei primi ad avere questa visione ambientale che, ovviamente, la sentiva sulla sua pelle abitando a due passi dal siderurgico. Per noi, nel partito, fu un punto di riferimento perché anticipò assolutamente le battaglie ambientali che poi vennero con il prof. Marescotti e altri ma lui fu, insieme a Corisi, il primo a fare questo tipo di lotte».

In copertina, con la mascherina, Rusciano

A proposito di ambiente, abbiamo chiesto all’ex assessore se crede sia cambiato lo scenario politico e l’impegno di chi rappresenta la città.

«La situazione è cambiata totalmente. Pierino è riuscito a trasmettere questo malessere legato alla pressione ambientale dell’Ilva e di farlo capire all’intera città quando non si pensava all’inquinamento. Non si pensava a tal punto che quando, all’interno del partito, ne iniziammo a discutere, era come farci auto violenza considerato lo stampo industrialista che il PCI aveva. Cominciarono in questo modo le marce cittadine, prima al quartiere e successivamente in città».

La cultura ambientale

Avendo nominato le marce e le lotte abbiamo chiesto ad Alfredo Cervellera se c’è ancora un’effettiva volontà comune, che non si limiti alla teoria, di apportare dei cambiamenti a livello ambientale.

«La cultura ambientale è stata acquisita, ne sono convintissimo. Mai, come oggi, un comune come quello di Taranto ha posto il tema della chiusura dell’Ilva nel proprio programma. O, almeno, ha proposto di eliminare l’area a caldo. Ciò significa chiudere il siderurgico perché ci si può impegnare a fare progetti faraonici pensando a dei forni elettrici per non chiuderla ma credo sia tardi per realizzarli. Lo penso perché i costi dell’energia elettrica sono aumentati e non ci siamo mossi prima per renderci indipendenti dall’approvvigionamento di questa risorsa che quindi dovremmo acquistare. L’unica strada percorribile, a mio avviso, è la chiusura. Essendo diventata statale, credo che nessun governo metterà tante risorse per poter cambiare la produzione dell’Ilva rispetto a quella che è».

La legge regionale del 2012

Alfredo Cervellera si sofferma su quella che fu una sua legge regionale, approvata il 17 luglio del 2012, inerente la “Valutazione del danno sanitario”. Lo fa perché spiega che avrebbe voluto dare la possibilità, sia al comune che alla regione, di chiudere gli impianti industriali se solo si fosse scoperto in tempo, tramite le centraline preposte, un forte inquinamento. Specifica che gli enti pubblici appena citati difficilmente riescono a intervenire sull’ambiente, essendo di competenza statale. Possono però agire sulle questioni legate alla salute. «In Regione mi fecero penare moltissimo perché anche lì c’era ancora la cultura industriale – ha dichiarato francamente l’ex consigliere regionale – e litigai con Vendola. Dopo due anni rispetto a quando avevo presentato la legge e quando ormai la magistratura stava indagando – il riferimento è al “Processo ambiente svenuto” -, l’ex Presidente Regionale mi aiutò, in un paio di mesi, a farla approvare. Senza l’aiuto della maggioranza non ci sarei riuscito ma prima del 2012, al suo interno, trovai ostacoli fortissimi. Il 24 luglio dello stesso anno è intervenuta la magistratura con il sequestro degli impianti ma sostengo che questo sia un aspetto negativo perché deve essere la politica a gestire queste cose. Se la legge fosse stata approvata due anni prima avrebbe avuto un altro senso. Avremmo colpito con molta forza Riva e avremmo imposto il cambiamento anche dal punto di vista culturale nella produzione dell’acciaio a livello nazionale perché resta una sfida da affrontare. Forse anche il comune avrebbe compreso e avrebbe agito diversamente nei confronti di quelli che erano i proprietari dell’Ilva».
Per queste ragioni Cervellera crede che c’è voluto del tempo ma il cambiamento culturale avviato da Rusciano si è oggi concretizzato.

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