Attraverso un emendamento alla legge di Bilancio 2023, verrà rifinanziato il fondo per indennizzare i proprietari degli immobili del rione Tamburi che, a causa dei danni provocati dall’inquinamento industriale prodotto dal siderurgico ex Ilva, hanno visto deprezzare il valore di mercato della loro proprietà. L’emendamento approvato in commissione Bilancio porta la firma del deputato del Partito Democratico, Ubaldo Pagano, rieletto lo scorso 25 settembre. Il rifinanziamento sarà di 3,5 milioni di euro per il 2023, di 4,5 per il 2024 e di 4,5 per il 2025. Ad usufruire del risarcimento saranno i proprietari di immobili esposti all’inquinamento dello stabilimento ex Ilva, a favore dei quali sia stato disposto il risarcimento dei danni in virtù di una sentenza definitiva.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/11/30/indennizzi-tamburi-al-via-le-istanze/)

Come si ricorderà, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 279 del 29 novembre 2022, il decreto del ministero dello Sviluppo economico (MiSE) del 23 settembre scorso “Fondo a copertura dell’indennizzo per i danni agli immobili derivanti dell’esposizione
prolungata all’inquinamento provocato dagli stabilimenti siderurgici di Taranto del Gruppo ILVA”. All’interno del decreto “Sostegni Bis” del 2021 fu prevista l’istituzione, tramite un emendamento parlamentare (che fu presentato sempre dall’onorevole Ubaldo Pagano del Pd), di un fondo, presso il MiSE, di 5 milioni di euro per il 2021 e di 2,5 milioni per il 2022 per l’indennizzo dei proprietari degli immobili. Sempre in base al decreto leggi Sostegni bis, l’indennizzo era riconoscibile nella misura massima del 20% del valore di
mercato dell’immobile
danneggiato al momento della domanda e comunque per un ammontare non superiore a 30.000 euro per ciascuna unità abitativa.

Il problema è che i fondi istituiti con quest’ultimo decreto, pari a 7,5. milioni d euro, non sono mai arrivati ai proprietari degli immobili, stante il fatto che i primi 5 sono andati persi in quanto non utilizzati in tempo. Inoltre, con l’ultimo emendamento approvato sono stati apportati dei correttivi, a partire dal criterio dell’indennizzo massimo del 20% del singolo immobile: questo perché l’importo per i proprietari sarebbe stato quasi nullo visto che molti appartamenti hanno oggi un valore già bassissimo di per se, avendo subito un deprezzamento di oltre il 30% sul mercato immobiliare. Per cui adesso, pur restando il tetto massimo dei 30mila euro, l’ammontare del risarcimento sarà deciso direttamente dal giudice, in questo caso quelli del tribunale di Milano che si occupano del fallimento dell’ex Ilva. Inoltre è stato anche abrogato lo sbarramento che impediva ad un singolo proprietario di essere risarcito per più immobili di proprietà presenti nel rione Tamburi. Ed è stato ampliato il periodo di tempo entro cui poter presentare l’istanza di indennizzo, da uno a sei mesi.

leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/07/07/indennizzi-tamburi-il-decreto-e-pronto/)

Il motivo per cui sono stati persi quasi tutti i fondi del decreto ultimo, sta nel ritardo con cui è stato approvato il regolamento successivo alla legge, che sarebbe dovuto arrivare a luglio 2021.

Proprio su questo argomento loscorso luglio, durante il question time al Senato, si pronunciò l’ex ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, rispondendo al senatore Antonio Misiani, del Pd, commissario del partito a Taranto nonché componente della segreteria nazionale Dem. Spiegando il perché si fosse attendere un anno affinché si arrivasse all’imminente emanazione del decreto, che poi fu inoltrato al Mef (ministero Economia e Finanze) per le verifiche necessarie sugli aspetti finanziari e per il concerto previsto dalla norma, successivamente inoltrato agli organi di controllo e poi pubblicato. “Posso dire – affermò Giorgetti – che si sono privilegiati criteri di semplificazione e di velocizzazione della presentazione e gestione delle domande, riducendo quanto più possibile gli adempimenti burocratici e individuando in parametri fissi e di rapido accertamento, quegli elementi, quali lo stato dell’immobile e il calcolo del parametro indennitario, che la legge ha rinviato al decreto ministeriale”.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/06/04/immobili-tamburi-indennizzi-in-arrivo/)

Sempre Giorgetti chiarì che dopo l’approvazione della norma di orginie non governativa “sono emerse una serie di criticità connesse non già alle finalità della disposizione, di per se assolutamente meritevoli, ma alla delimitazione della platea dei destinatari e al meccanismo attuativo, nonché alla circostanza che tale tipo di beneficio non rientra, per tipologia e oggetto, fra quelli ordinariamente nella competenza del Mise con l’impossibilità, pertanto, di utilizzare gli schemi collaudati. Sono state quindi necessarie approfondite interlocuzioni tecniche per delineare un quadro selettivo coerente, idoneo a coniugare i beneficiari della norma, individuati dalla legge tra coloro che hanno ottenuto una sentenza definitiva di risarcimento danni, con la limitazione delle risorse e col ridotto arco temporale,. che potrebbe escludere una serie di soggetti solo in quanto la sentenza a loro favore non é definitiva per lungaggini processuali”. Ad allungare i tempi anche “la complessità dell’individuazione di parametri idonei a quantificare l’indennizzo, per il quale la legge prevede solo il limite massimo, la ripartizione delle risorse tra i beneficiari, anche in ragione del numero degli stabili, la delimitazione dei presupposti fattuali per i quali il ministero è tenuto a verificare gli accertamenti, in primo luogo il valore degli immobili quale base necessaria di calcolo. Tutto ciò ha richiesto un supplemento di analisi anche con gli altri dicasteri interessati”.

Tutto ciò non ha però smaltito l’iter, visto che il decreto del MiSE fu approvato solo a settembre e pubblicato in Gazzetta Ufficiale a fine novembre. Provocando la perdita di quel fondo che adesso è stato rifinanziato. Nella speranza che questa volta le operazioni burocratiche siano decisamente più celeri.

(leggi tutti gli articoli sull’Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

One Response

  1. Quindi i condominii che si apprestano alla nuova manutenzione delle facciate, trakascaiando le prime che non sono rientrate con una parte delle spese a carico dell ex ilva, perchè la stessa si ritenne parte civile, cosa dovranno fare acchè una arte delle spese sia a carico dell ex ilva?

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