| --° Taranto

Sulla Gazzetta Ufficiale dello scorso 2 dicembre è stato pubblicato il decreto del ministro della Transizione ecologica (MiTE) del 21 ottobre 2022, relativo all’attuazione dell’investimento 3.1 “Produzione in aree industriali dismesse” e dell’investimento 3.2 “Utilizzo dell’idrogeno in settori hard-to-abate” della missione 2, componente 2 del Pnrr. Un decreto che interessa Taranto molto da vicino

Nel decreto 21 ottobre 2022 vengono definite le modalità e i criteri per la concessione delle agevolazioni in attuazione degli investimenti a titolarità del Ministero dell’Ambiente. Per l’Investimento 3.1, sono 450 i milioni di euro che il Ministero metterà a disposizione di progetti per la realizzazione di impianti di produzione di idrogeno verde o rinnovabile in siti industriali dismessi, per la realizzazione della “Hydrogen Valley”, dove l’idrogeno è prodotto a partire da fonti rinnovabili nella zona e utilizzato localmente.

L’ammontare minimo di risorse assegnato a ciascuna regione e provincia autonoma e’ pari a quattordici milioni di eurol’ammontare massimo di risorse assegnato a ciascuna regione e provincia autonoma è pari a quaranta milioni di euro; alle Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia è destinata una quota complessivamente pari al 50 per cento del contingente.

La ripartizione è effettuata, inoltre, sulla base della media pesata, per ogni regione o provincia autonoma, dei seguenti parametri: nella misura del 25 per cento delle risorse, con riferimento alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili rispetto all’energia elettrica totale consumata; nella misura del 25 per cento delle risorse, con riferimento al valore aggiunto nella produzione dell’industria manifatturiera; nella misura del 50 per cento delle risorse, con riferimento alla popolazione residente.

Nel decreto viene inoltre specificato che qualora, al 30 giugno 2023, la dotazione finanziaria a disposizione di una o più regioni o province autonome risulti in tutto in parte inutilizzata e, al contempo, la dotazione finanziaria a disposizione di altre regioni o province  autonome risulti insufficiente per finanziare i progetti utilmente collocati in graduatoria, con decreto del direttore generale della Direzione incentivi energia del Ministero della transizione ecologica si provvede alla redistribuzione delle risorse residue, sulla base delle effettive esigenze derivanti dai progetti utilmente collocati in graduatoria e non finanziati per mancanza di risorse.

Per beneficiare delle agevolazioni gli impianti di produzione di idrogeno verde e/o di idrogeno rinnovabile devono avere una dimensione compresa tra 1 MWe e 10 MWe; essere localizzati in aree industriali dismesse che rispettano le caratteristiche defini   dall’avviso del Ministro della transizione ecologica del 15 dicembre 2021. I progetti relativi sono avviati successivamente alla data di presentazione  della domanda di agevolazione, sono completati nel rispetto del target M2C2-49 del PNRR, del 30 giugno 2026 e rispettano il principio non arrecare un danno significativo.

E’ proprio a questo treno che potrebbe legarsi il futuro del sito ex Cementir, oggi Cemitaly di Taranto. La proposta di riconvertire l’ex cementificio di Taranto in un impianto di produzione di idrogeno verde, è stata lanciata a metà marzo dalla Fillea Cgil di Taranto e dal suo segretario Francesco Bardinella.

L’idea della Fillea Cgil era infatti proprio quella di di candidare il sito ex Cementir di Taranto al bando per la riqualificazione aree industriali dismesse per la produzione di idrogeno verde. Il bando nazionale, promosso il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, rientra nel PNRR e l’adesione al bando dovrà essere portata avanti dalla Regione Puglia, che proprio nei mesi scorsi si è candidata come territorio per ospitare la localizzazione del “Centro Nazionale di Alta Tecnologia per l’Idrogeno” (Hydrogen Valley), come previsto dal Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza (PNRR). Indicando Taranto tra le province che potranno ospitare impianti per la produzione di idrogeno. Questioni che furono affrontate a Roma, in un incontro tra l’ex premier Mario Draghi e i governatori delle varie Regioni lo scorso luglio, al quale partecipò anche il governatore pugliese Michele Emiliano. Mentre il 19 ottobre scorso, il Consiglio regionale ha approvato la mozione sull’ex Cementir di Taranto di cui è primo firmatario il consigliere regionale Vincenzo Di Gregorio (Pd).

L’azienda Italcementi (società italiana che dal 2016 è stata acquisita dai tedeschi HeidelbergCement Group e che nel gennaio del 2018 acquisì il cementificio dalla Cementir del gruppo Caltagirone), che nel giugno dello scorso anno comunicò di aver collocato sul mercato il sito tarantino per la sua vendita e che il mese successivo, a luglio avviò la procedura di licenziamento collettivo, lo scorso aprile manifestaò la sua disponibilità a collaborare a questa iniziativa qualora ci fosse stato il sostegno della Regione Puglia. Lo farebbe mettendo a disposizione il sito (o affittandolo o cedendolo ad una nuova società o magari attraverso una compartecipazione minoritaria) visto che nella sua mission non rientra la produzione di idrogeno e quindi l’investimento verrebbe effettuato attraverso i fondi del PNRR (con l’integrazione di altri fondi pubblici qualora ce ne fosse bisogno).

Adesso che il decreto è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, l’iter potrebbe subire un’importante accelerazione.

Il decreto destina poi altri cinquanta milioni a “progetti bandiera”, complementari e sinergici con i futuri distretti. Il decreto suddivide inoltre le risorse destinate ad abbattere le emissioni di carbonio nei settori ‘hard-to-abate’ (Investimento 3.2), quali le industrie siderurgiche, della raffinazione del petrolio, della chimica, del cemento, di ceramica, carta, vetro e produzione alimentare. Ben un miliardo di euro a progetti per introdurre l’idrogeno verde e rinnovabile in questi settori, stabilendo precisi criteri per l’accesso alle risorse. In particolare gli investimenti saranno “finalizzati alla sostituzione di almeno il dieci per cento del metano e dei combustibili fossili utilizzati nei processi produttivi dei settori di cui sopra con idrogeno verde e/o rinnovabile, anche autoprodotto, di cui almeno 400.000.000  di euro sono destinati alla realizzazione di progetti e interventi finalizzati alla sostituzione di più del novanta per cento del metano e dei combustibili fossili nei predetti processi produttivi”.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/10/20/cementir-lidrogeno-e-unipotesi-possibile2/)

Ma la parte più importante del decreto è quella che destina un miliardo di euro a progetti per la produzione di ferro preridotto mediante processo ‘direct reduced iron’ (DRI) alimentati in parte da idrogeno verde e/o rinnovabile, così da avviare la decarbonizzazione del settore siderurgico.

Si tratta sostanzialmente del miliardo stanziato dal governo Draghi con il decreto Aiuti Ter, un decreto-legge che introduce ulteriori misure urgenti in materia di politica energetica nazionale, produttività delle imprese, politiche sociali e per la realizzazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Risorse destinate al progetto DRI d’Italia Spa, la società totalmente controllata da Invitalia che ha l’obiettivo di realizzare, per la prima volta in Italia, un impianto di produzione del “preridotto” (Direct Reduced Iron), il bene intermedio utilizzato per la carica dei forni elettrici per ridurre la produzione di acciaio a ciclo integrato con il carbon-coke. Che nelle intenzioni dell’accordo del 2020 dovrebbe sorgere proprio a Taranto.

La cifra prevista dal decreto Aiuti ter infatti, non è casuale. Anzi. Perché per la realizzazione di un impianto di preridotto in loco, l’investimento si aggira sui 900 milioni di euro: lo stesso dovrebbe poi essere alimentato a gas (e qui sarà da vedere come si garantirà un prezzo calmierato per un utilizzo economicamente conveniente dello stesso visti anche i prezzi degli ultimi mesi che però adesso stanno drasticamente calando), visto che la produzione del preridotto è legata in modo indissolubile alla disponibilità di gas (o di shale gas) a prezzi competitivi.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/09/19/un-miliardo-per-il-preridotto-a-taranto/)

Con il preridotto si dovranno alimentare i forni ad arco elettrico (uno o due al momento non è ancora chiaro visto che il piano industriale pensato nel dicembre 2020 è ancora lungi dal potersi realizzare vista la situazione odierna) che dovrebbero portare alla progressiva chiusura di Afo 1, Afo 2, Afo 4 ed alla dismissione di una linea dell’acciaierie e dell’agglomerato e alla maggioranza delle cokerie, ossia gli impianti di distillazione del carbon fossile, che ancora oggi rappresentano il vero bubbone ambientale dell’ex Ilva. Ma con il preridotto si potrebbero alimentare anche i converitori ed in parte l’altoforno 5, il cui intervento economico per il revamping (sempre previsto dall’ultimo piano industriale) prevede una spesa non inferiore ai 4-500 milioni di euro. Il tutto per riportare il siderurgico di Taranto, non prima dei prossimi 5-10 anni, alla produzione massima di 8 milioni di tonnellate (2,4 da forno elettrico e 5,6 da Afo 5), sempre che tale produzione ottenga il via libera dagli enti preposti alla Valutazione del Danno Sanitario.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/12/24/ex-ilva-serve-liquidita-non-ce-alternativa/)

3 risposte

  1. Una cazzata dietro l’altra per prendere per il culo la gente sulla scia di un presidente di regione inconsistente. Delle due l’una o sapete raccontare male oppure per date che i fumi dell’italdider già opera di prodiana memoria ( un Prodi che aveva studiato! ) risulti affrontabile senza una spiegazione punto per punto del numero di morti previsti per ogni vostro piano…giornalai con la schiena curva!

  2. Una cazzata dietro l’altra per prendere per il culo la gente sulla scia di un presidente di regione inconsistente. Delle due l’una o raccontate male su input padronale oppure per date per scontato che i fumi dell’italdsider ,già opera di prodiana memoria ( un Prodi che aveva studiato! ) ,risultino affrontabile senza una spiegazione . Si dovrebbe chiarire,punto per punto, il numero di morti previsti per ogni vostro piano…giornalai con la schiena curva!

    1. Gent.le lettore,
      se lei ci leggesse con più assiduità, saprebbe perfettamente che non siamo mai stati con la schiena curva su questa vicenda (da 20 anni), meno che mai abbiamo scritto sotto dettatura del padrone o del politico di turno.

      Cordiali Saluti

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