“Ho già convocato prima di Natale il tavolo sindacale sull’industria metalmeccanica per il 18 gennaio in cui ci confronteremo proprio su automotive, siderurgia, elettrodomestici, poi il 19 è previsto il tavolo ex Ilva, il 23 il tavolo moda”. È quanto sottolinea e conferma il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in risposta a quanto sollecitato oggi da una organizzazione sindacale. “Poi il 24 gennaio – prosegue Urso – il confronto proseguirà con i leader sindacali sulla politica industriale e sulla riforma degli incentivi, subito a seguire il tavolo delle telecomunicazioni e quello dell’automotive. Le occasioni di confronto non mancheranno e mi auguro anche della condivisione, senza pregiudizi. La coesione sociale è un valore da perseguire, insieme”. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/12/30/2ex-ilva-ecco-cosa-dice-il-decreto2/)

Intanto Franco Bernabè, presidente di Acciaierie d’Italia, in un’intervista al Corriere della Sera ha espresso il suo pensiero dopo il decreto approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 28 dicembre. Delineando quali dovrebbero essere i prossimi passaggi della vertenza Ilva e gli scenari passati, attuali e futuri del siderurgico. Affrontando tematiche che su queste pagina abbiamo già spiegato in diversi articoli negli ultimi mesi.

“Il piano ambientale sara completato a metà 2023. A quel punto spetterà ai commissari fare istanza al tribunale per il dissequestro che, se concesso, risolverà gran parte dei problemi dell’ex Ilva: potrà finanziarsi sul mercato e tornare a produrre più acciaio, potrà attrarre investitori, tornerà a essere la piu grande acciaieria d’Europa”. “Acciaierie d’Italia non ha debiti finanziari ma debiti nei confronti dei fornitori bilanciati da crediti nei confronti dei clienti e le materie prime le paga in contanti. Un equilibrio che ha retto fino a quando nel 2022 sono esplosi i prezzi dell’energia, dilatando enormemente i costi per l’azienda. Anche perché AdI è il più grande consumatore di energia d’Italia, utilizzando quasi il 2% del totale del fabbisogno energetico italiano“. Bernabè ha sciorinato numeri già tristemente conosciuti: “La sola bolletta del gas è passata da 10-20 milioni al mese a 100 milioni con punte di 150. Una situazione insostenibile anche per una società che nel 2021 ha realizzato ricavi per 3,4 miliardi. Per fortuna, dal punto di vista dell’energia elettrica siamo indipendenti con le due nostre centrali. E in più il governo, sia quello precedente che l’attuale, hanno sostenuto i settori energivori con i crediti d’imposta che sono stati appena prorogati per i prossimi tre mesi dal governo Meloni. Senza queste misure in Italia ci sarebbe stata la desertificazione del settore industriale“.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/12/24/ex-ilva-serve-liquidita-non-ce-alternativa/)

Bernabè si dice convinto che “nel corso del 2023 la situazione si normalizzerà se verranno dissequestrati gli impianti. Una situazione che oggi ci priva del requisito di bancabilità“. Intanto, per il piano di riconversione di Taranto sono disponibili 2,750 miliardi: “I 750 milioni di finanziamento degli azionisti (680 milioni di Invitalia e 70 milioni per ArcelorMittal Italia) a cui si aggiungono il miliardo del Decreto Aiuti bis e quello previsto nel Pnrr, destinato a Invitalia per sviluppare la società del Dri, il pre ridotto di ferro“, ha ricordato il presidente. “Tutte risorse di cui beneficerà soprattutto Taranto che ha una cultura industriale che va preservata e fatta crescere in funzione dello sviluppo della tecnologia verde con l’idrogeno e le rinnovabili. I soldi per la conversione di Taranto ci sono e tutto quello che provoca ritardo crea notevole danno”. Per Bernabè “l’Italia non può fare a meno della produzione d’acciaio primario e l’unico produttore di acciaio da minerale e Taranto. Lo Stato da tempo si è posto questo problema di come evolvere da produzione da altoforno a produzione con tecnologie alternative e la scelta fatta e stata quella di utilizzare il Dri, il pre ridotto di ferro. Lo Stato ha anche avviato concretamente il piano di conversione, ha creato la società per il Dri che da un anno e al lavoro, è nella fase degli accertamenti tecnologici per arrivare entro giugno 2023 alla decisione industriale di investimento. Per completare il piano ci vorranno 10 anni e piu di 5 miliardi di investimenti perché si tratta di un piano epocale, trasformare la più grande acciaieria d’Europa in stabilimento green. Ma il piano è già in atto“.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/11/16/ex-ilva-tutta-una-questione-di-soldi3/)

One Response

  1. Nel frattempo credo che le due centrali elettriche possano illuminare zone completamente al buio come la zona della portineria D e la portineria C ,zone su una provinciale completamente al buio con rotatorie pericolosissime,tanti pali nuovi mai accesi e inoltre una discarica a cielo aperto ,si trova di tutto ,se in Spagna i venditori di tabacco dovranno risarcire per i mozziconi per terra ,noi a Taranto diventeremmo miliardari uno schifo senza fine ,ma il presidente della provincia che fa oltre a raccontare balle di cose che non si sa ,forse o chissà se mai si faranno ,nel frattempo si preoccupasse di tante realtà tristi e sconcertanti che riguardano Taranto e i suoi contorni osceni, mah sembra che tutti facciano finta di niente ,questa azienda non sarà mai green se per cominciare ,ad esempio ,non c’è un cestino per buttare una bottiglia e senza la giusta manutenzione che servirebbe a rendere una realtà diversa . Sembra una catastrofe come si può andare avanti così .

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