“I lavoratori dell’ex gruppo Ilva vogliono cambiare pagina e porre fine ad una gestione che ha dimostrato di non aver nessun interesse a garantire un serio rilancio dello stabilimento siderurgico“. A chiedere un intervento diretto dello Stato, è il risultato del referendum promosso da Uilm, Fiom e Usb (ricordiamo infatti che la Fim Cisl e l’Ugl si sono dichiarate contrarie a tale iniziativa oltre che allo sciopero indetto per il 19 gennaio) tra i 10mila lavoratori del gruppo: il 98,85% dei votanti pari a 6041 sì, infatti, si è espresso a favore di una ricapitalizzazione immediata dell’attuale gestione di Acciaierie d’Italia su 6326 votanti; 70 i no pari a 1,15% mentre 215 le schede tra nulle e bianche. A votare sono stati tutti i lavoratori, quelli diretti di Acciaierie d’Italia, di Ilva in Amministrazione Straordinaria e delle imprese dall’appalto.
Risultati questi che sono stati consegnati oggi dai sindacati ad una rappresentanza parlamentare di maggioranza e opposizione del territorio tarantino alla Camera dei Deputati che sarà chiamata a breve a convertire in legge il decreto del governo sulle misure
urgenti per gli impianti di interesse strategico nazionale. Il provvedimento intende sbloccare circa 1 miliardo di euro, insieme ai 680 milioni da utilizzare quale finanziamento soci convertibile in futuro in un aumento di capitale, per dare modo ad Acciaierie d’Italia di fronteggiare la crisi di liquidità e debitoria che sta attraversando da tempo.
“Riteniamo quindi necessario aprire una fase di ascolto e confronto con il Governo ed il Parlamento, in fase di conversione del Decreto Legge, affinché si possano determinare delle scelte strategiche per definire politiche industriali e ambientali in grado di rilanciare non solo Taranto, ma l’intero tessuto produttivo e manifatturiero del nostro Paese”, ribadiscono Uilm, Fiom e Usb nel documento ribadendo che lo Stato, attraverso Invitalia, “debba acquisire il controllo pubblico e la gestione degli impianti per garantire la corretta gestione dei 680 milioni di euro stanziati e necessari per la ricapitalizzazione di Acciaierie d’Italia. Riteniamo indispensabile tale provvedimento in quanto uno stabilimento ritenuto di interesse strategico nazionale non può essere gestito da chi ha, di fatto, depauperato una fabbrica che stenta a produrre più di tre milioni di tonnellate annue anche a causa dell’assenza di interventi strutturali e di manutenzione straordinaria e ordinaria necessari a garantire un futuro per la siderurgia dentro ad un processo di transizione ecologica che diventa una sfida fondamentale anche per l’attuale Governo”, concludono nella nota i sindacati.
“Se è davvero un sito di interesse strategico riteniamo che non possa restare nelle mani di una multinazionale che ha depauperato quello stabilimento. C’è stato il minimo storico della produzione nel 2022 e bisogna invertire completamente la rotta. Questo si può fare senza ArcelorMittal e con un intervento pubblico”. Così Francesco Brigati, segretario generale Fiom di Taranto prima di entrare alla Camera dei Deputati insieme ad una delegazione di Uilm e Usb per consegnare alla Commissione ambiente i risultati del referendum. “È evidente che ci sono delle storture all’interno del decreto e quello che rivendichiamo oggi è che bisogna accelerare dal punto di vista dell’intervento pubblico. Invitalia deve assumere la maggioranza del capitale di Accierie d’Italia per garantire un processo di transizione ed ecologico industriale del tessuto produttivo non solo di Taranto ma dell’intero mezzogiorno” conclude Brigati.
“Con il referendum tenutosi in questi giorni in fabbrica, i lavoratori dell’ex Ilva di Taranto hanno espresso la volontà che il governo intervenga per assicurare una prospettiva industriale, ambientalmente compatibile, che garantisca il lavoro. Dopo oltre 10 anni di sofferenze e incertezze diciamo basta alla cassa integrazione e agli interventi estemporanei con cui si sprecano denari pubblici senza alcuna certezza di futuro” dichiarano Guglielmo Gambardella e Davide Sperti, rispettivamente segretario nazionale Uilm per la siderurgia e segretario responsabile Uilm Taranto, a margine dell’iniziativa sindacale odierna di Uilm, Fiom e Usb tenutasi a Montecitorio presso la Commissione Ambiente Territori e Lavori Pubblici. “Il governo in carica – aggiungono – deve decidere adesso come dare discontinuità alla cattiva gestione di un asset strategico per il nostro sistema manufatturiero e per l’economia dell’intera provincia di Taranto assumendo la gestione del Gruppo. Non è più accettabile l’instabilità e l’incertezza determinata dalla continua rinegoziazione di patti tra Stato ed ArcelorMittal sulla governance dell’ex Ilva, continuando a lasciare la gestione a Mittal; non sono accettabili i piani industriali disattesi, gli accordi sindacali non rispettati, i licenziamenti nelle ditte di appalto. La gestione Mittal – sottolineano Gambardella e Sperti – ha prodotto debiti, più cassa integrazione per migliaia di lavoratori, ormai quasi 5mila in modo stabile oltre a quelli dell’indotto, e meno produzione di acciaio, neanche 3 milioni di tonnellate rispetto ai potenziali 8 milioni, soprattutto nei periodi in cui il mercato ne richiedeva ancora di più e tutti gli altri produttori di acciaio hanno fatto profitti“. “Ci auguriamo – spiegano – che la documentazione sull’ex Ilva consegnata oggi a Montecitorio a tutte le forze politiche possa essere presa in seria considerazione dal governo, in quanto espressione di oltre 20mila lavoratori che al tempo stesso rappresentano cittadini e un tessuto sociale che contribuisce alla creazione di ricchezza per il nostro Paese in territori importanti come quelle di Taranto, Genova e Novi Ligure”. “Nell’incontro del 19 gennaio – concludono i sindacalisti – in concomitanza con lo sciopero nelle fabbriche e nell’indotto, ribadiremo al ministro Urso le istanze dei lavoratori e chiederemo un progetto industriale serio e definitivo, che assicuri l’ambiente e il lavoro. Un progetto che dia la possibilità ai sindacati di contribuire al rilancio dell’azienda, come già fatto con l’accordo del 6 settembre 2018, in armonia con le necessità dei cittadini di Taranto. I lavoratori hanno confermato ancora una volta di non volersi rassegnare a una gestione che inevitabilmente senza l’intervento diretto dello Stato porterà alla chiusura delle fabbriche”.
Ad accompagnare i tre sindacati metalmeccanici di Taranto, anche il sindaco di Taranto e presidente della provincia ionica, Rinaldo Melucci. “L’ex Ilva non è una questione di destra o di sinistra, non si fa politica sulla pelle delle persone. Non si può più sbagliare e 
non c’è tempo da perdere. Su questa base c’è oggi una grande consapevolezza da parte degli Enti locali, del mondo del lavoro e del sistema di imprese, al netto di residuali strumentalizzazioni – afferma in una nota Melucci -. Solo lo Stato può garantire gli investimenti, le misure normative e la traiettoria tecnologica utili a consentire finalmente una produzione all’avanguardia, sottoposta a concrete tutele ambientali e sanitarie, poiché tutti i rotoli di acciaio dell’ex Ilva non valgono il futuro di un solo bambino della terra ionica”.
“È con questi convincimenti che noi sindaci della Provincia di Taranto abbiamo manifestato a Roma insieme alle parti sociali – spiega ancora Melucci -. Ci prepariamo all’incontro del prossimo 19 gennaio presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, per chiedere al Governo che si acceleri sul controllo pubblico dello stabilimento siderurgico, si volti presto pagina dalla disastrosa gestione ArcelorMittal, non si tergiversi su anacronistici scudi penali e si ancorino le erogazioni concordate dal Ministro Adolfo Urso all’avvio di un tavolo interistituzionale con la comunità locale, che affronti una volta per tutte la questione del piano industriale ed occupazionale, al pari di tutte le argomentazioni relative all’ambiente, alla salute e alle sorti dell’area ionica. È del tutto evidente che non ci sarà acciaio a Taranto senza un piano nazionale, senza l’adeguata valutazione del danno sanitario, senza una radicale conversione tecnologica che stia iscritta negli orientamenti europei verso la decarbonizzazione. E la comunità ionica, che conosce perfettamente tutte le implicazioni del dossier, resisterà ad ogni ulteriore approssimazione o procrastinazione sulle soluzioni necessarie per l’ex Ilva. Le risorse ci sono e bisogna avere la forza e il coraggio di individuare il metodo, le priorità e le risposte per tutti gli attori coinvolti. Per questo, nella confusione che la vicenda sta attraversando, proveremo a dare un contributo proattivo al Governo e proporremo noi la nostra idea di accordo di programma sull’ex Ilva, muovendo dagli studi già prodotti dalla Regione Puglia. I cittadini e i lavoratori meritano chiarezza e risolutezza” conclude Rinaldo Melucci.
“Non possiamo che condividere la decisione dei lavoratori dell’ex Ilva di Taranto e delle istituzioni locali di manifestare davanti al Parlamento per farsi ascoltare dalle istituzioni romane che da anni ci trascinano in situazioni penose per i lavoratori e penose per chi in famiglia ha avuto lutti a causa dell’inquinamento e degli incidenti sul lavoro. Non è bastato un processo importante, con una sentenza di grande rilievo dal punto di vista dell’accertamento dei reati commessi contro la salute; non sono bastati tanti governi diversi e tanti presidenti del Consiglio, senza mai trovare una soluzione definitiva per una fabbrica, che per ammissione di tutte le istituzioni nazionali, viene considerata strategica. Nonostante ciò, si continua a sopportare sia la perdita di salute da parte di cittadini, sia la perdita di occupazione da parte dei lavoratori e delle imprese dell’indotto, che vengono sottoposti, tutti, sistematicamente, a pressioni inaccettabili“. E’ quanto ha affermato il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano anch’egli oggi a Roma, durante la manifestazione organizzata dai sindacati davanti al Parlamento.
“C’è una rivolta – ha proseguito Emiliano – nei confronti del management di Acciaierie d’Italia, considerato dall’intero panorama istituzionale e sindacale come inadatto alla gestione della fabbrica: non si riesce a far tornare al lavoro tutti coloro che sono in cassa integrazione, non si riesce a far quadrare i bilanci dell’azienda, c’è continuamente bisogno che lo Stato metta dentro soldi e sono soldi pesantissimi in questo momento. L’insoddisfazione generale nei confronti della legge finanziaria aumenta pensando che quasi un miliardo di euro a disposizione dei cittadini italiani verrà consegnato nuovamente a questa gestione. Ci auguriamo che tale intervento da parte dello Stato nell’azienda determini l’individuazione di un management più condiviso, che ci consenta finalmente di avere un rapporto leale e di totale correttezza. Questa è la posizione di tutte le istituzioni locali, credo senza distinzione di partito. E soprattutto è la posizione unitaria di Regione Puglia, Comune di Taranto, Comuni dell’area della fabbrica e sindacati. Questa è la nostra idea su Acciaierie d’Italia ed è la piattaforma sulla quale oggi si sta svolgendo questa manifestazione”. Rispondendo alle domande dei giornalisti, Emiliano ha dichiarato: “Personalmente ho un buon rapporto con il ministro Urso e ha tutta la mia comprensione e collaborazione. Su questa vicenda ho cominciato con Renzi, sono passato da Gentiloni, poi Conte 1 e Conte 2, Draghi e adesso Meloni. Sembra incredibile che con gli sforzi che l’Italia produce per questa fabbrica, e con la pena e i lutti che vengono inflitti ai tarantini, non si riesca a trovare la soluzione definitiva per un impianto considerato strategico. Mi auguro – ha concluso Emiliano – che questa manifestazione culmini con un’audizione alla Commissione Ambiente e che sia consentito a tutti coloro che ordinatamente e pacificamente stanno manifestando qui a Roma di esporre il proprio punto di vista. Con la speranza che si avvii una dialettica tra Parlamento, Governo e istituzioni locali per giungere ad una soluzione”.
Oltre al presidente della Regione e alle organizzazioni sindacali, alla manifestazione hanno partecipato i sindaci di Taranto, Carosino, Massafra, Martina Franca, San Giorgio Ionico, Crispiano e Ginosa, il vice presidente della Provincia di Taranto e molti parlamentari italiani, tra i quali i pugliesi Pagano, Lacarra, Iaia, L’abbate, Stefanazzi, Maiorano, De Palma, Donno, Turco.
Prossima iniziativa dei sindacati lo sciopero del gruppo Ilva per il 19 gennaio data in cui il Governo ha convocato un nuovo tavolo di confronto al quale dovrebbe partecipare anche la multinazionale.
(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)
