Carlo Petrini, presidente di Slow Food, non avrebbe mai immaginato che un giorno sarebbe diventato amico del Papa. Proprio lui, un agnostico ed ex comunista. Eppure, è successo. “In quel lontano 2013 – ha raccontato– quando Francesco mi ha chiamato ero incredulo. Aveva ricevuto il mio libro “Terra Madre” e l’articolo che scrissi per Repubblica sull’emigrazione piemontese, con una lettera sulla storia della mia famiglia”.
Gli occhi di Petrini, quando racconta questo aneddoto, sorridono ancora. “Lui mi ha ringraziato – continua – e abbiamo parlato a lungo. È stata subito sintonia. Mi ha raccontato della sua famiglia, delle radici piemontesi e del grande rispetto che la civiltà rurale nutre per la Terra. Ci siamo ritrovati su molti aspetti e confrontati su altri”. E così, a distanza di anni, è nata “Terra Futura”, l’opera a due voci edita da Slow Food.
Taranto: da polo industriale siderurgico a simbolo del cambiamento, della transizione ecologica e della sostenibilità.
Ieri sera Carlo Petrini, ospite a Palazzo di Città, ha dialogato con il vescovo Monsignor Filippo Santoro sui temi dell’ecologia integrale della possibilità di coniugare lavoro e salute. Tematiche ispirate dal libro “Terra Futura”. All’evento hanno partecipato anche l’assessore all’ambiente Laura Di Santo e il vicesindaco Fabrizio Manzulli.
Petrini ha spiegato la sua visione di cambiamento: “Le risorse ambientali sono finite, pertanto dobbiamo cambiare il nostro approccio alla natura. Io credo che il sistema alimentare sia criminale perché si basa sulla logica dello spreco.
Se tutti, a partire dagli enti, le associazioni e le confederazioni iniziassimo a condividere degli impegni reali per sconfiggere le cattive abitudini, potremmo salvare l’ambiente”. “E mi riferisco – ha continuato il presidente Slow Food – alla maggiore consumazione di cibi locali e stagionali, alla riduzione del consumo di proteine animali e dei cibi processati, così come allo spreco d’acqua. Se solo 1 milione di italiani modificassero le loro abitudini, avverrebbe il cambiamento”.
Le parole di Petrini trasudano ottimismo e determinazione per poter cambiare il futuro. Lo stesso auspicato dall’amministrazione per la città di Taranto, che a detta dell’assessore Di Santo, starebbe cambiando rotta verso modelli di economia alternativi all’acciaio. La cozza nera Presidio Slow Food rappresenta un’alternativa concreta. “Ammetto che il mio cuore fosse condizionato dall’immagine, non sempre positiva, che si dà a questa terra. Sono stato in barca e sono rimasto ammaliato dalle acque cristalline. Taranto è incredibile”. Così il presidente Slow Food ha raccontato di essersi innamorato della Città dei Due Mari.
