Ci sono novità in merito alla vertenza dell’azienda Tessitura di Mottola srl del gruppo Albini. Quest’oggi a Bari si è svolto un nuovo incontro tra la task force regionale per l’occupazione guidata da Leo Caroli, l’azienda e i sindacati di categoria Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil e Ugl, dopo l’ultima riunione avvenuto lo scorso 16 dicembre.
Secondo quanto comunicato al tavolo odierno da parte dei vertici dell’azienda bergamasca, le due manifestazioni di interesse comunicate nell’ultimo incontro a dicembre, si sarebbero concretizzate in offerte non vincolanti in fase di verifica. Con i negoziati che potrebbero concludersi entro il mese di giugno. A fronte di tali notizie, le organizzazioni sindacali hanno chiesto se le due offerte prevedessero anche l’eventuale rioccupazione di tutti i lavoratori (oggi calati a 98 rispetto ai 109 per i quali ad ottobre venne firmato l’accordo per la proroga di altri dodici mesi di cassa integrazione straordinaria), con l’azienda che ha assicurato come questa sia una delle condizioni poste nei negoziati in corso. La speranza è che al prossimo tavolo, che la Task Force regionale per l’occupazione dovrebbe convocare entro la prima decade di maggio, possano finalmente giungere notizie positive.
Anche perché, secondo gli accordi stipulati tra azienda e sindacati in merito al rinnovo della Cigs e all’incentivo all’esodo, al termine del periodo di CIGS, la società procederà alla risoluzione dei rapporti di lavoro con tutti i lavoratori ancora in forzasulla base dei criteri di legge, intendendosi così derogati i termini di cui all’art. 8, comma 4, della legge 236/93. Qualora il processo di reindustrializzazione non si fosse formalmente concluso entro lo scadere del dodicesimo mese di CIGS per transizione occupazionale (23/12/2023) e contestualmente ne sussistessero i presupposti normativi ed aziendali, si potrà valutare di richiedere, previo esame congiunto, una proroga al sostegno al reddito dei lavoratori. In tale ultima ipotesi sarà avviata una nuova procedura di licenziamento collettivo.
Un accordo che quindi prevede la possibilità di rivedere l’intesa qualora emergessero nuovi strumenti sul fronte delle crisi di impresa e della tutela dell’occupazione, oltre alla possibilità di nuova ulteriore proroga della CIGS tra un anno. Accordo verso il quale, è giusto ricordarlo, lo Slai cobas per il sindacato di classe ha sempre manifestato ferma opposizione, invitando i lavoratori all’unità e alla lotta, per una diversa conclusione della vertenza. E quindi interagire con un reale investitore per la reindustrializzazione del sito di Mottola, dopo che nei mesi scorsi la Motion spa si è tirata fuori dalla partita. I perché di un così repentino cambiamento di orizzonte da parte dell’azienda di Forlì, non sono mai stati chiariti. Visto che come abbiamo più volte riportato, nell’incontro dello scorso 11 agosto confermò la manifestazione d’interesse per il sito di Mottola presentata a fine maggio al ministero dello Sviluppo economico. Un investimento di circa 30 milioni di euro, con la possibilità di accedere ai contratti di sviluppo del MiSE, rifinanziati con 3,1 miliardi dal PNRR. Un business plan spalmato su quattro anni che prevedeva l’assunzione totale di 282 unità, l’ampliamento del capannone attuale e la costruzione di un secondo. Con l’obiettivo di far diventare quello di Mottola il più grande sito produttivo europeo maccatronico per la componentistica di letti e divani (quindi produzioni meccaniche di letti e divani da una parte e produzioni di reti letto per divani e materassi).
Una vertenza che abbiamo sempre definito anche ‘politica‘, visto l’interessamento del viceministro Alessandra Todde (Movimento 5 Stelle) rieletta lo scorso 25 settembre, e che lo scorso maggio incontrò i lavoratori in quel di Mottola spendendo parole fiduciose sulla prossima conclusione positiva della trattativa. Ma da allora non si è più vista né sentita. Così come, dopo aver anch’egli affermato che tutto si era incanalato sulla strada giusta lo scorso agosto, è scomparso dall’orizzonte della vertenza il senatore tarantino Mario Turco, vicepresidente del Movimento, braccio destro dell’ex premier Conte e ritenuto oramai il capo del Movimento in terra ionica (anch’egli rieletto), che a lungo si spese nei mesi scorsi su questa vicenda. Così come si è lentamente eclissato il sindaco di Mottola, anch’egli del Movimento 5 Stelle, Giampiero Barulli pur essendo presente a tutti i tavoli (senza dimenticare che una della Rsu è da anni attivista del Movimento).
E’ quindi fin troppo chiaro il perché, come abbiamo fatto spesso notare su questo giornale, questa si sia purtroppo trasformata in una vertenza politica, fattore che ad oggi ha soltanto danneggiato ulteriormente i lavoratori. Che potranno guadare con un minimo di serenità in più di qui a dicembre 2023. Mesi nei quali bisognerà cercare con ogni mezzo una soluzione positiva alla vertenza, che potrà avvenire unicamente attraverso la reindustrializzazione del sito. E il riassorbimento delle maestranze. Staremo a vedere.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/12/16/tessitura-mottola-accordo-su-cigs-ed-esodo3/)
