Tutti, o quasi, gli “spasimanti” del Taranto

 

Piccola cronistoria delle reali trattative per la cessione del pacchetto di maggioranza
Posted on 03 Maggio 2023, 08:46
5 mins

L’attuale proprietà del Taranto FC 1927 ha tutto il diritto di tenersi strette, avvinghiate a sè, le quote di maggioranza. Ci mancherebbe altro. Ma alla favoletta del tanto non c’è nessuno che vuole il club, che non ci sono mai state richieste ufficiali, ormai non crede più nemmeno un bambino di cinque anni.

Ripercorriamo, allora, brevemente la storia degli “spasimanti” del club rossoblù con riferimento agli ultimi tre anni, senza timore di essere smentiti perché in quasi tutti i casi abbiamo raccolto testimonianze da fonti attendibili come, ad esempio il primo cittadino di Taranto.

Una di queste fonti ci ha testualmente detto: “Il presidente ogni volta che ci si avvicina al closing, sia per la cessione della maggioranza, che di un pacchetto di quote di minoranza, scompare….”.

Ebbene in principio, nell’estate del 2020, ci fu l’imprenditore italo-svizzero Renè De Picciotto (ex socio di minoranza del Lecce), che si fece avanti attraverso l’intermediazione dell’amministrazione comunale di Taranto. Fu solo un giro di ricognizione perché non gli fu dato nemmeno la possibilità di sedersi attorno ad un tavolo. Poi è stata la volta di un editore di tv e di un imprenditore coinvolto nell’appalto per la costruzione dell’Ospedale San Cataldo. Nella primavera del 2022, si fece avanti la Esperia Investor, società che orbita attorno al Gruppo Gabetti e che ha proposto il progetto del nuovo stadio Iacovone. Anche qui, con l’intermediazione di Palazzo di Città, ci furono degli incontri, ovviamente poi smentiti. Il famoso patto di riservatezza sbandierato per evitate la fuga di notizie è stato utilizzato a fine settembre del 2022 per non permettere alla Fondazione Taras di rivelare il gruppo imprenditoriale del nord Italia che si era fatto avanti, con tanto di pec ufficiale, per intessere una trattativa.

Un mese prima a fine agosto 2022, e qui ci soffermeremo facendo appello al patto di riservatezza con la nostra fonte, il canale sportivo “Sportitalia” diffuse un’importante indiscrezione circa una trattativa avanzata per la cessione del Taranto ad un non precisato gruppo di imprenditori.

Trattativa che fu immediatamente smentita con un comunicato dal club rossoblù nel quale si agitava la solita scure della tutela dell’immagine nelle sedi preposte e la presenza di personaggi che di proposito vogliono destabilizzare l’ambiente.

In considerazione di ciò, proprio per non essere additati come avvelenatori di pozzi e sobillatori di piazza, abbiamo atteso che il Taranto si salvasse, per riportare qualche dettaglio in più rispetto a quelli riferiti dai colleghi di “Sportitalia” a suo tempo.

La trattativa in questione sarebbe stata ad un passo dal chiudersi se al momento di concludere la proprietà del club non si fosse tirata indietro. Quanto riportato da Sportitalia a fine agosto viene confermato da quanto siamo riusciti a venire a sapere noi del corriereditaranto.it .

Ci sono stati più incontri (almeno cinque), l’ultimo avvenuto circa tre mesi fa, in diversi posti (Bari, Roma, Taranto), preceduti da interlocuzioni via pec, da parte di questa cordata. A far da tramite un intermediario, rappresentante legale di un’azienda del nord barese che faceva rifermento ad una multinazionale americana operante nel settore farmaceutico. La richiesta iniziale da parte del Taranto FC 1927 era di 3 milioni e mezzo di euro, debiti compresi. Si stava per chiudere a 3 milioni di euro quando dal venditore è giunta una controproposta di cessione a 5 milioni di euro (ossia 3 milioni e mezzo oltre i debiti pregressi) che evidentemente era stata tirata fuori con l’intento di non trovare più l’accordo.

Pare che i subentranti fossero pronti già con un’organizzazione societaria già ben definita nei ruoli e nelle competenze e che avessero già stilato un programma su base triennale, coinvolto sponsor e previsto accordi con club di serie A.

Ora, torniamo al punto iniziale. Legittimo non prendere in considerazione alcuna richiesta e proseguire per la propria strada ma continuare a smentire a che serve? La piazza vuole chiarezza, quella che sinora è sempre mancata, vuole conoscere il piano “industriale” del club. Ci vuole tanto?

p.s. – A tal proposito proprio oggi la “Gazzetta del Mezzogiorno” riferisce che siano stati allacciati contatti con un imprenditore campano di Battipaglia, Antonio De Sarlo, già patron dell’Imolese e titolare di cinque aziende nell’ambito dei trasporti e della distribuzione carburanti. Evidentemente si sta pensando a mettersi un socio dentro la società per irrobustirla economicamente…

*foto Paolo Occhinegro

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