Taranto area più esposta a infortuni

 

E' quanto ha affermato il direttore generale dell'Inail
Posted on 17 Maggio 2023, 19:16
5 mins

Tardiola (Inail), in Puglia area Taranto più esposta a infortuni

17 Maggio , 12:36

“In Puglia l’area più sensibile al fenomeno degli infortuni sul lavoro è quella di Taranto, legata all’ex Ilva che da sempre pone problemi di equilibrio fra sicurezza, lavoro e salute”. E’ quanto ha dichiarato quest’oggi Andrea Tardiola, direttore generale Inail, a margine del Forum della prevenzione in corso a Bari.

Taranto – ha aggiunto – nell’arco di 50 anni ha registrato decine di incidenti mortali sul lavoro e casi di malattie professionali“. Per Tardiola “la Puglia presenta anche caratteristiche di filiera economica, come l’agricoltura, che è un settore particolarmente esposto al rischio infortunistico”. La regione è però “un laboratorio di innovazione interessante”. Proprio in Puglia, ha detto Tardiola, “è stata progettata la app ScacciaRischi, scaricabile sugli app store per cellulari, che usando le tecniche del gaming educa ragazzi e i bambini a riconoscere i rischi di ambiente domestico. E’ una sorta di palestra ed è stata premiata sia dal Forum Pa a Roma sia dal Politecnico di Milano”.

La provincia più esposta è stata Foggia con 25 casi, seguita da Bari (20), Taranto (12), Lecce (9), Barletta-Andria-Trani (5) e Brindisi (3). A rivelarlo è lo studio “Il fenomeno infortunistico e tecnopatico in Puglia” effettuato da Inail e diffuso in occasione del Forum della prevenzione organizzato a Bari.

Nel 2022 in Puglia, come riportato anche dalla Cgil, abbiamo avuto una impennata del 155 per cento di infortuni. Più 18 per cento di morti. 

I settori più colpiti sono stati la gestione dell’agricoltura (15 incidenti mortali nel 2022), e poi costruzioni (9), trasporti e logistica (8), ristorazione e sanità (2). Quanto alle denunce per infortuni non mortali, nel 2022 sono state 29.401, il dato è in discesa rispetto al periodo pre Covid (2019), quando il totale era stato di oltre 30mila. In questo caso la maggior parte delle denunce riguarda uomini (18.737 nel 2022), mentre quelle legate all’occupazione femminile sono 10.664, il 27,62% in più rispetto al 2021. Dallo studio emerge che la provincia con più casi è quella di Bari (10.770 denunce nel 2022), seguita da Lecce (4.938), Foggia (4.336), Taranto (3.948), Brindisi (3.095) e Barletta-Andria-Trani (2.314). I settori più esposti sono agricoltura (550 denunce nel 2022, il più 144,44% rispetto all’anno prima), trasporti e logistica (2.958, più 108,31%), alloggio e ristorazione (1.108, più 94,39%), costruzioni (1.703, più 40,40%). Calano invece i casi nella gestione dell’agricoltura (2.082, meno 6,56%) e nella sanità (2.492, meno 0,60%).

Quanto infine alle denunce per malattie professionali, in Puglia sono state 4.817 nel 2022, le città che registrano il maggior incremento sono Lecce (più 23,35%) e Taranto (più 15,42%).

I dati generali Inail sull’andamento infortunistico in Italia sono scioccanti: nel 2022 gli infortuni denunciati sono stati 697.773, ben 1.911 al giorno, in aumento del 25,7% rispetto al 2021 e del 25,9% rispetto al 2020. Le morti sul lavoro nel 2022 sono state 1.090, 3 al giorno, in linea con i livelli pre-pandemia. Mentre continuano ad aumentare anche le malattie professionali +9,9% rispetto al 2021, 5.486 casi in più,  e del 35% rispetto al 2020, 15.751 casi in più rispetto al 2020.

L’edilizia rappresenta circa il 20% delle morti totali. La caduta dall’alto resta la causa di morte più diffusa nei cantieri, seguita dal ribaltamento di mezzi e crollo materiali. Aumentano anche i casi di morti da malore, collegate alle condizioni climatiche estreme che accompagnano il lavoro all’aperto in estate e all’età media degli operai, in crescita ormai da molti anni: un dato su tutti quello degli over 50, passati da essere nel 2014 il 25% del totale della manodopera a quasi il 36% nel 2021.

Infine, resta una priorità eliminare tutto l’amianto a cui i lavoratori edili sono esposti soprattutto nelle ristrutturazioni e nelle opere di efficientamento energetico. Sebbene tutte le forme di amianto siano state vietate nell’UE dal 2005, questo materiale è ancora uno spietato killer che ha causato il 78% dei tumori professionali riconosciuti negli Stati membri. Nel 2019 più di 70.000 europei sono morti per le conseguenze dell’esposizione all’amianto sul luogo di lavoro e si stima che attualmente siano esposti dai 4,1 ai 7,3 milioni di lavoratori, dei quali il 97% nel settore edile e il 2% nella gestione dei rifiuti. Mentre in Italia, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, nel periodo 2010-2016 sono stati stimati  4.410 decessi all’anno attribuibili ad esposizione ad amianto di cui 3.860 maschi e 550 donne, 1.515 per mesotelioma maligno, 58 per asbestosi, 2.830 per tumore polmonare, 16 per tumore ovarico.

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