E’ stata pubblicata come ogni anno da Arpa Puglia, la relazione contenente i dati di monitoraggio della Qualità dell’aria 2022 registrati nelle aree di Taranto e Statte, con particolare riferimento a quelli acquisiti nei siti ricadenti nel quartiere Tamburi, classificati ai sensi del D.lgs 155/10 come industriali, posti a confronto con quelli classificati come traffico e fondo, facenti parte sia della rete regionale che di quella privata di Acciaierie d’Italia – ex ArcelorMittal. All’interno della relazione sono inoltre mostrate per gli inquinanti e gli indicatori statistici normati dal D.Lgs. n.155/2010, le mappe elaborate sulle suddette aree ad 1km di risoluzione spaziale dal sistema modellistico per la previsione e la valutazione dello stato della qualità dell’aria di ARPA Puglia, incentrato sul codice euleriano di tipo fotochimico FARM. Per gli inquinanti NO2, SO2, Benzene, CO, PM10, PM2.5 e Ozono le mappe sono ottenute integrando gli esiti della simulazione con le misure puntuali fornite dalla rete di monitoraggio RRQA.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/07/30/22qualita-dellaria-2021-dati-buoni-e-criticita/)
Una relazione importante quella di Arpa Puglia, come del resto tutte quelle prodotte in quasi vent’anni di attività, un lavoro prezioso a cui bisognerà sempre dire grazie (così come quello preziosissimo portato avanti da ancora più anni dall’Asl di Taranto, dal Dipartimento 
di Prevenzione, da chi lavora al Registro Tumori, senza dimenticare ovviamente il lavoro di ISPRA a livello nazionale e di AReSS a livello regionale). L’ultima relazione certifica ancora una volta un dato oggettivame9nte e scientificamente importante: ovvero che dal 2013 nessun valore ha superato i limiti previsti dalla legge (anche per i metalli pesanti come piombo e arsenico, sui quali da un pò di anni a questa parte alcuni stanno cercando di lucrare sulle preoccupazioni della popolazione locale per vedere un pò l’effetto che fa. Un dato che dovrebbe forse avere più risonanza, che dovrebbe strappare un sorriso ad una comunità ancora oggi piena di persone che invece si augurano sempre il peggio.
Un dato che però non deve diventare, come scriviamo da sempre, uno specchietto per le allodole. O un motivo per cullarsi sugli allori e tornare indietro come i gamberi, tutt’altro. Un dato che anche per ARPA ha una spiegazione fin troppo chiara e lampante agli occhi di tutti: perché ottenuto sia dalla decisa diminuzione della produzione della principale industria presente sul territorio negli ultimi dieci anni, il siderurgico, che però allo stesso tempo si lega a tutti gli interventi realizzati all’interno della fabbrica e previsti dal così detto Piano Ambientale oramai giunto alla sua scadenza naturale (sostenere che la sua realizzazione non basti e non basterà mai, rendiamoci conto che si tratta di un ossimoro senza precedenti). Un dato che come detto deve essere un punto di partenza e non di arrivo: perché qualunque azienda non può non avere al primo posto l’obiettivo eticamente irrinunciabile di investire per migliorare e mitigare sempre di più il suo impatto ambientale e sanitario: su questo punto oramai nessuno può dirsi in disaccordo. E che può essere raggiunto soltanto attraverso un processo di transizione ineludibile, ma non per questo disancorato dalla realtà. Ai cittadini va sempre raccontata la verità: se quella fabbrica continuerà ad esistere, potrà farlo almeno per i prossimi dieci anni attraverso l’utilizzo del carbone, con l’implementazione dei forni elettrici alimentati con il preridotto che si può realizzare soltanto con ingenti quantità di gas e di energia ottenuti con un costo altamente al di sotto rispetto a quello di mercato. Se così non sarà, semplicemente la transizione non ci sarà mai. E probabilmente si dovranno attendere altri anni per una produzione che vedrà come principale protagonista l’idrogeno: ad oggi non esiste al mondo un siderurgico che realizzi acciaio in maniera del tutto ‘Green’. I tempi della sperimentazione, dei progetti, delle prove dell’industria sono decisamente molto più lunghi rispetto a quelli di cui troppo spesso straparla a vanvera la politica locale, nazionale, ed europea. Tutto questo va detto e spiegato con chiarezza ai cittadini. Né si può pensare, come in molti invece fanno senza un minimo di pudore, che per realizzare tutto questo si dovrà passare sul cadavere di migliaia di lavoratori e di aziende: del resto, se si parla da anni di transizione giusta, tale potrà essere soltanto un processo giusto che non lasci indietro nessuno.
Ma torniamo all’ultima relazione di ARPA. Che ci dice ad esempio che il benzo(a)pirene dal 2012 ad oggi ha sempre registrato inferiori al valore obiettivo. Eppure, bastarono dei livelli in aumento nel solo mese di gennaio dello scorso anno, per far sì che la Procura prima e la Corte d’Assise poi, utilizzassero quel dato (insieme a quello sul benzene), per rispedire al mittente, ovvero ai commissari straordinari di Ilva in AS, l’istanza di dissequestro degli impianti dell’area a caldo. Peccato però che poi nessuno abbia chiesto lumi sull’andamento dei livelli registrati dalle centraline, a maggior ragione perché si era capito sin da subito che gli stessi erano tornati ampiamente sotto la soglia di allerta.
(leggi tutti gli articoli sul dissequestro degli impianti Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=dissequestro&submit=Go)
Così come non va assolutamente taciuto il problema legato all’aumento delle concentrazioni del benzene nell’ultimo triennio, come ampiamente evidenziato da ARPA e Asl. Tanto da aver portato il sindaco Rinaldo Melucci ad emanare una nuova ordinanza (sulla cui fondatezza e utilità ci siamo già abbonamenti espressi) finita al Tar di Lecce e che probabilmente conoscerai suo epilogo, ancora una volta, davanti al Consiglio di Stato. Sia come sia, il problema va affrontato e risolto, senza se e senza ma. Il fatto che il valore resti comunque ben al di sotto della soglia limite annua, non può essere un alibi per nessuno, né si può pensare di giocare a scarica barile tra le aziende presenti sul territorio. Anche perché parliamo di un cancerogeno che comporta l’aumento del rischio di contrarre una malattia terribile come la leucemia, anche e soprattutto in giovanissima età. Lo ripetiamo: non servono i processi sommari o di piazza, né i turpiloqui o le solite scenate che oramai hanno fatto il tempo che trovano. Serve lavorare con assoluta trasparenza da parte di tutti per far sì che il problema rientri nel più breve tempo possibile.
Sì, lo sappiamo: anche questa relazione si conclude con la classica precisazione da parte di ARPA. Ovvero che “va, in ogni caso, tenuto presente che il rispetto dei limiti di qualità dell’aria previsti dalla normativa italiana (D. Lgs. n.155/2010), recepimento di analoga normativa europea, sia per quanto riguarda il limite giornaliero del PM10 che quello annuale, i limiti per il benzo(a)pirene e i metalli nel PM10, è riferito esclusivamente alla valutazione di aspetti di carattere ambientale. La presente relazione non contiene elementi di valutazioni di carattere sanitario, che restano di competenza delle Aziende Sanitarie Locali). Ma come abbiamo sempre sostenuto, se quei limiti non convincono più o sono superati da nuovi studi scientifici, che si faccia una lotta dal basso per costringere la politica (europea e nazionale) a rivederli, abbassandoli ancora. L’importante è che il tutto abbia una base scientifica solida e inoppugnabile. Ma finché i valori resteranno quelli per legge, se vengono rispettati da un decennio, forse sarebbe anche ora di finirla con l’andare raccontando in giro che la situazione ambientale non è mai cambiata. Perché si sostiene semplicemente il falso. E chi scrive lo può attestare con dati certi alla mano, visto che 15-20 anni fa, quando tutti quelli che oggi parlano non esistevano, si conduceva una battaglia quasi solitaria per far emergere in tutta la sua drammaticità la situazione ambientale e sanitaria di Taranto, che ad ogni livello veniva o taciuta per interesse e tornaconto personale, o negata per ignoranza. E non tirate fuori ancora una volta la Valutazione del Danno Sanitario prodotta nel 2021 (da parte di Asl, ARPA e AReSS), perché quel documento che accertava un rischio sanitario minimo non accettabile a fronte di una produzione oggi autorizzata pari a 6 milioni annui, era uno studio ante operam con la realizzazione del Piano Ambientale pari al 65% delle opere portate a termine. Quindi vuol dire che si trattava di una valutazione parziale, intermedia: anche questo va detto e non omesso ai cittadini.
Certo, ciò che non è cambiato, se non molto lentamente e con una riduzione ancora oggi troppo lenta per evidenziarne gli effetti, è l’impatto sanitario. Questo perché, come sanno molto bene coloro i quali conoscono davvero la storia e la realtà dei fatti, parliamo di malattia a lunga latenza, ma soprattutto di inquinanti (a cominciare dalla diossina) che per decenni si sono sedimentati nei topsoil e nei sedimenti marini. Il vero problema, ancora oggi, è questo e lo sarà ancora per tantissimi anni purtroppo. Motivo in più per pretendere, non chiedere, alle Istituzioni di garantire a Taranto la possibilità ottenere luoghi dove curarsi ancora meglio rispetto a quanto già oggi, e da anni, vien fatto.
(leggi tutti gli articoli sul benzene https://www.corriereditaranto.it/?s=benzene&submit=Go)
Le condizioni meteorologiche nel 2022
Prima di scendere nel dettaglio, nella relazione di Arpa Puglia si legge che dal punto di vista anemologico, le distribuzioni dell’intensità del vento per settore di provenienza, registrate nel 2022 presso le due postazioni considerate, risultano analoghe a quelle misurate negli anni precedenti. In particolare, in entrambe le postazioni si osserva la predominanza dei venti dal IV quadrante, con una differenza legata alle componenti secondarie provenienti, rispettivamente, da SE per la postazione a Capo San Vito e da SO nell’area industriale (Meteoflux ENI). Tale differenza può essere imputata al complesso sistema di circolazioni locali che caratterizza il Golfo di Taranto. Dal confronto sull’ultimo triennio (2020-2022) si osserva che l’area industriale è sempre meno ventilata rispetto all’area di Capo San Vito; in particolare nel 2022 presso la postazione Meteoflux in area industriale è stato misurato un valore medio annuale dell’intensità del vento pari a 2.0 m/s con una percentuale delle calme di vento pari a 12,2%, laddove a Capo San Vito sono stati rilevati un valore medio dell’intensità del vento pari a 2.9 m/s ed una percentuale delle calme pari a 2.2%. La minore ventosità presente nell’area industriale emerge anche dall’analisi dei Wind Days. Gli eventi Wind Days si sono verificati nel 2022 un po’ più frequentemente rispetto all’anno precedente.
Per quanto riguarda le temperature medie annuali misurate nel 2022, è stato registrato un lieve incremento rispetto all’anno precedente in entrambe le postazioni, mentre dai valori stagionali relativi agli ultimi tre anni si osserva, per entrambe le postazioni, un trend in crescita nella temperatura media della stagione estiva.
Un trend in diminuzione si osserva, nell’ultimo triennio, dal punto di vista pluviometrico, con un valore di precipitazione cumulata annuale presso la postazione Capo San Vito pari a 359 mm nel 2022 (390 mm nel 2021, 583 mm nel 2020).
I dati sulla Qualità dell’Aria
Nel documento ARPA certifica innanzitutto che come per il 2021, anche per l’anno 2022 nessun limite di legge previsto dal D. Lgs. n.155/2010 è stato superato nell’area di Taranto-Statte, sia per tutti gli inquinanti gassosi rilevati dalle reti fisse di monitoraggio della
qualità dell’aria, che per il PM10 e il PM2,5. In particolare, dal 2017 al 2022 si è osservata una generale stabilità, dei livelli medi annui di inquinamento da PM10 in tutti i siti presenti nei Comuni di Taranto e Statte. Fa eccezione il benzene, di cui in nel seguito si riferisce.
I dati sul PM10
Le concentrazioni annuali di PM10 misurate nelle centraline della qualità dell’aria della città di Taranto hanno mostrato livelli in decremento a partire dal 2012 nelle stazioni del quartiere Tamburi. Anche nel 2022, in nessun sito del comune di Taranto è stato superato il valore limite previsto dal D. Lgs. 155/2010 sulla media annuale, pari a 40 μg/m3.
In nessun sito del Comune di Taranto – sempre a partire dal 2012 – è stato mai superato il valore limite previsto dal D. Lgs. n.155/2010 sulla media annuale del PM10, pari a 40 μg/m3, e nemmeno il numero massimo di 35 superamenti del valore di 50 μg/m3 sulla media giornaliera del PM10, consentiti dalla norma, sebbene nel 2017 sia stato riscontrato un moderato aumento del numero di superamenti del limite giornaliero per la centralina ADI di Tamburi-Via Orsini, con un totale di 18 superamenti al lordo delle avvezioni naturali. Anche le mappe elaborate per il 2022 a partire dalle simulazioni condotte con il sistema modellistico per la valutazione dello stato della qualità dell’aria non mostrano nell’area di Taranto e Statte superamenti dei valori limite prescritti per il PM10. Le medie annue di PM10 registrate nel 2022 sono sostanzialmente confrontabili con quelle che erano state misurate nel 2021. Nel 2022, rispetto al 2021, sono rimaste invariate o in lieve calo le medie annue di concentrazione di PM10 nelle centraline Via A. Adige, Statte Ponte Wind, Talsano, Paolo VI e Statte-Via Sorgenti, in lieve aumento nelle centraline Tamburi-Via Orsini, Via Archimede, San Vito e Via Machiavelli.
La media annua di PM10 più alta rispetto a quelle di tutte le altre centraline, è risultata pari a 28 μg/m3 presso la centralina di Tamburi-Via Orsini. La soglia di 35 superamenti del valore limite giornaliero del PM10 al 31/12/2020 non risulta essere stata superata. Il maggior numero di superamenti del valore limite giornaliero è stato registrato nel sito Colonia San Vito, nei pressi del quale sono stati effettuati lavori stradali.
Dal 2016 sino al 2022 si è osservata una generale stabilità dei livelli medi annui di inquinamento da PM10 in tutti i siti di rilievo attivi a Taranto e a Statte. Le concentrazioni annuali di PM10 misurate nelle centraline della qualità dell’aria della città di Taranto hanno mostrato livelli paragonabili negli anni, in decremento a partire dal 2012 nelle stazioni del quartiere Tamburi. Tale diminuzione può essere dovuta, sia alla riduzione della produzione industriale degli ultimi anni, che a una serie di misure di risanamento messe in atto a partire da settembre 2012 fra le quali quelle volte a limitare il carico emissivo industriale nei cosiddetti “Wind days”, giorni di elevata ventosità, in cui l’agglomerato urbano si trova sottovento al polo industriale. Le concentrazioni medie annuali di PM10 dal 2009 al 2022 nella centralina di Talsano (classificata come fondo) sono risultate costantemente più basse rispetto a quelle delle stazioni della RRQA poste nel quartiere Tamburi (in Via Machiavelli, Via Archimede, Tamburi-Via Orsini). I valori più bassi delle medie annue di PM10 in tutta la rete sono risultati sempre quelli registrati a Paolo VI-CISI, Statte-Sorgenti, Statte Ponte Wind.
Per quanto riguarda invece la rete ADI (ex ILVA), la media annua più elevata misurata dalla centralina Cokeria è stata registrata nell’anno 2017. Nelle altre cabine, per lo stesso periodo, non si osservano sostanziali variazioni nelle medie annuali e nemmeno incrementi nell’anno 2022, rispetto agli anni precedenti, attestandosi nel range 20÷40 μg/m3, ad eccezione della stazione Meteo Parchi dove si è riscontrato un incremento rispetto a quanto osservato nel 2021.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/10/28/registro-tumori-incidenza-in-lieva-calo2/)
I dati del PM2,5
I livelli di concentrazione in aria ambiente di PM2.5 nel Comune di Taranto, nel 2022, non hanno mostrato superamenti per tale parametro rispetto al valore limite annuale per la protezione della salute umana, pari a 25 μg/m3. La concentrazione media annua più elevata nel Comune di Taranto nel 2022, come negli anni precedenti, è stata registrata nella stazione Tamburi-Via Orsini (sito industriale, Rete ADI) con 16 μg/m3, che nel corso dell’anno registra concentrazioni costantemente più alte rispetto al sito di Alto Adige (traffico) e a Paolo VI (industriale). Anche la mappa elaborata a partire dagli esiti della simulazione condotta per il 2022 con il sistema modellistico per la valutazione dello stato della qualità dell’aria non mostra nell’area di Taranto e Statte alcun superamento del suddetto valore limite.
Nel 2022, le massime concentrazioni mensili sono state rilevate nei mesi di giugno e luglio, sempre con valori inferiori al limite stabilito per la media annua in 25 μg/m3. Nel 2022, rispetto al 2021, le medie annue di concentrazione di PM2.5 sono rimaste pressoché invariate. In sintesi, si può definire come complessivamente stazionaria la situazione relativa ai livelli di PM2.5 nel 2022 rispetto a quella dell’anno precedente.
Per quanto riguarda l’intera rete ADI (ex ILVA), si fa presente che in ogni stazione di monitoraggio sono installati analizzatori di PM2.5 che forniscono dati di concentrazione media giornaliera. I limiti per il PM2.5 sono applicabili solo per la centralina di Tamburi-Via Orsini, esterna all’area dello Stabilimento. Si osserva che presso la centralina Cokeria dal 2017 (anno nel quale si è registrata la media annua più elevata dal 2016 ad oggi) sino al 2021, vi è stata una costante diminuzione dei valori di PM2.5. Nelle altre centraline si osserva un lieve calo o stabilità ad eccezione della centralina Meteo Parchi per la quale nel 2022 si è riscontrato un incremento della concentrazione media annuale.
Il Benzo(a)pirene nella norma dal 2012…
I valori medi annui dal 2012 e sino al 2022, riscontrati nei siti oggetto del monitoraggio del B(a)P Via Machiavelli, Deledda, Talsano, Martina F. e Via A. Adige, sono risultati sempre inferiori al valore obiettivo previsto dal D.L.gs 155/2010, pari a 1 ng/m3. Anche le mappe elaborate per il BaP a partire dagli esiti delle simulazioni condotte ad 1km di risoluzione spaziale per il 2022 con il sistema modellistico per la valutazione dello stato della qualità dell’aria non mostrano nell’area di Taranto e Statte superamenti del valore obiettivo prescritto per il suddetto inquinante. Dal 2013, le concentrazioni di B(a)P a Taranto sono paragonabili a quelle delle altre città pugliesi (ad esclusione del sito di Torchiarolo-Don Minzoni in provincia di Brindisi, più alto). Dal 2020 al 2022 in tutti i siti, si è osservato un aumento delle concentrazioni medie annue del B(a)P nel PM10 rispetto a quelle misurate nel 2018-2019. Le medie annuali di BaP per l’anno 2022, rispetto al 2021 risultano confrontabili in tutti i siti monitorati. La media annua del 2022 più elevata è stata quella registrata nel sito Deledda
I valori medi annui riscontrati per il Benzo(a)pirene (analizzato sui campioni di PM10) nei cinque siti Machiavelli, Deledda, Talsano, Martina F. e Adige nel 2022 sono risultati inferiori al valore obiettivo previsto dal D. Lgs. n.155/2010 (1 ng/m3). È emerso un significativo aumento delle concentrazioni di B(a)P nei campioni dei pool mensili di gennaio 2022 dei soli siti posti ai Tamburi, Deledda e Machiavelli, con valori medi mensili pari e superiori a 1 ng/m3, criticità che si è verificata anche nei mesi di dicembre 2021 con valori rispettivamente di 1.6 ng/m3 e 1.7 ng/m3.
…così come per i metalli pesanti (l’arsenico, il cadmio, il nichel ed il piombo)
Ai sensi del D. Lgs. n.155/2010, sono determinati sui filtri di PM10 campionati nelle stazioni site in Via Machiavelli (RRQA), Via Alto Adige (RRQA), presso la Scuola Deledda a Tamburi, a Taranto-Talsano (RRQA) e a Martina Franca (RRQA). Non si sono rilevati livelli critici di metalli normati sin dall’inizio delle attività di speciazione del PM10. I valori medi annuali sono risultati sempre inferiori ai valori obiettivo/limite previsti dal D.L.gs. n.155/2010 per l’arsenico, il cadmio, il nichel ed il piombo, oltre che confrontabili tra loro. I valori mensili di concentrazione nei siti posti al quartiere Tamburi, Deledda e Machiavelli, sono risultati inferiori ai valori obiettivo. Anche le mappe elaborate per i suddetti inquinanti a partire dagli esiti delle simulazioni condotte ad 1km di risoluzione spaziale per il 2022 con il sistema modellistico per la valutazione dello stato della qualità dell’aria non mostrano nell’area di Taranto e Statte superamenti dei relativi valori obiettivo/limite. Le concentrazioni medie annuali dei metalli riscontrate nelle centraline nell’ultimo triennio sono risultate costanti.
(leggi il nostro articolo sull’ultimo report sui tumori infantili https://www.corriereditaranto.it/2021/12/15/tumori-infantili-taranto-quasi-in-linea/)
La problematica legata all’aumento del Benzene
Le medie annue, nelle centraline della RRQA, a partire dal 2014, sono risultate piuttosto contenute e molto al di sotto del limite consentito, con valori che si attestano attorno ad 1 μg/m3. Anche la mappa della concentrazione media annuale modellata ad 1km di risoluzione spaziale non mostra nell’area in esame alcun superamento del valore limite prescritto. I trend degli andamenti annuali di questo inquinante nella RRQA hanno mostrato una variazione non significativa negli anni 2017-2019 con valori costantemente più alti nei siti posti al quartiere Tamburi in Via Machiavelli e Tamburi-Via Orsini (industriale) rispetto a Via Alto Adige (traffico) con livelli stazionari e confrontabili tra loro. Negli anni 2020-2021-2022, invece, le medie annue di benzene risultano in aumento rispetto a quelle registrate nel 2019, in particolar modo nelle centraline di Tamburi-Via Orsini e Via Machiavelli, entrambe classificate come industriali e poste nel quartiere Tamburi.
Nel sito in Via Adige, classificato come da traffico, la media annua è risultata invariata. Nel 2022 i valori si attestano mediamente al di sotto dei 2 μg/m3 ad eccezione della centralina di Tamburi-Via Orsini, con valore medio annuo di 3.2 μg/m3.
Il 2022 è stato l’anno nel quale si è registrata la media annua più elevata presso la centralina Cokeria. Per quanto attiene le altre cabine della rete ADI (ex ILVA), nelle centraline Direzione, Meteo Parchi e Tamburi-Via Orsini si è osservato un aumento significativo delle medie annue dal 2020 al 2022. Nei restanti siti (Cokeria esclusa) i livelli del 2022 risultano confrontabili con quelli degli anni 2021 e 2020. I livelli mensili più elevati si osservano, costantemente, nella cabina denominata Cokeria. A partire da dicembre 2019 sono evidenti gli incrementi dei valori di benzene nelle centraline Direzione, Meteo Parchi e Tamburi-Via Orsini.
Nella stazione esterna sita in Via Orsini-Tamburi si riscontra l’aumento, costante, a partire dal 2019, in particolar modo nel 2020 (118% in più rispetto al 2019), anno in cui tutte le centraline hanno mostrato un incremento compreso tra il 24% ed il 180%.
Nel corso delle attività di controllo eseguite da ARPA Puglia a supporto di ISPRA presso lo Stabilimento Siderurgico di Taranto nel corso del triennio 2020-2022, sono state effettuate verifiche in merito alle possibili cause correlate agli incrementi di benzene registrati negli ultimi anni. In particolare, sono stati eseguiti approfondimenti in merito alle modalità di esercizio delle cokerie ed alle correlate emissioni diffuse. Si richiama che vari accertamenti sono stati condotti per comprendere le ragioni di tale incremento. Nel corso della visita
ispettiva in ADI del I trimestre 2023, in relazione ad un determinato periodo di osservazione in cui sono stati registrati dei picchi di benzene, ARPA/ISPRA hanno richiesto i dati produttivi giornalieri di coke (produzione giornaliera di coke espressa in tonnellate nel periodo). Nel periodo di riferimento, i dati forniti (giornalieri) non hanno dato evidenza dell’occorrenza di picchi di produzione significativi nelle giornate in cui sono stati registrati valori elevati di benzene dalle centraline della rete RRQA di ARPA Puglia e dalle centraline dello stabilimento siderurgico ADI, confermando quanto già riportato nel report annuale ARPA di QA – ADI 2021, relativamente ai trend dei dati medi annui (si veda il paragrafo ‘Livelli produttivi e trend degli inquinanti’). Si confermano, altresì, le evidenze già osservate nelle valutazioni dei dati di benzene acquisiti da RRQA e rete ADI negli ultimi 3 anni, secondo le quali le concentrazioni di benzene più elevate nelle centraline Tamburi-Via Orsini, Via Machiavelli e Meteo Parchi (con andamenti concordi tra loro) si misurano con venti prevalenti da NO, cosa che, inoltre, avviene ad esempio nella maggior parte degli eventi di Wind Day. Le concentrazioni più elevate nella centralina Direzione sono state misurate con venti da E, NE, SE (in ordine decrescente di ricorrenza), come già evidenziato nella reportistica prodotta da ARPA (trasmessa agli Enti e al Gestore e consultabile al link https://www.arpa.puglia.it/pagina3076_reportistica-aria.html. Inoltre, a partire da dicembre 2022, si è osservato un ulteriore incremento delle concentrazioni di benzene nella cabina esterna della rete ADI denominata Tamburi-Via Orsini, con media mensile anche superiore a 5 μg/m3.
(rileggi l’articolo sull’utimo rapporto Sentieri del 2019 https://www.corriereditaranto.it/2019/06/06/2sentieri-taranto-conferma-eccesso-mortalita/)
NO2, CO, SO2, Ozono, H2S
Per quanto riguarda i Comuni di Taranto e Statte, le medie annuali nel periodo 2017–2022, oltre ad essere risultate sempre inferiori al limite, sia nel quartiere Tamburi sia nelle altre centraline considerate, non hanno mai registrato superamenti del limite su base oraria. Le medie annue più elevate sono state misurate in Tamburi-Via Orsini (industriale) e Via Adige (traffico).
Per NO2, le medie annuali sono inferiori al valore limite medio annuo sia nel quartiere Tamburi che nelle altre centraline dell’area di Taranto e non si sono registrati superamenti del limite su base oraria. A Martina Franca e Via A. Adige, stazioni classificate come da traffico, e in Via Orsini- Tamburi, stazione classificata come da industriale, sono state riscontrate le medie annue più elevate rispetto a quelle misurate in tutti gli altri siti. Le medie annue nel 2022, sono risultate inferiori al limite e nei siti ricadenti nel quartiere Tamburi, denominati Tamburi-Via Orsini, Via Archimede e Via Machiavelli, si sono attestate nel range 20÷24 μg/m3. Nel 2022, rispetto all’anno precedente, si rilevano livelli medi annui stabili in tutte le centraline.
Per il monossido di carbonio (CO), nel periodo 2017-2022 non è stato mai superato il valore limite in aria ambiente, definito in base alla normativa vigente come massimo orario delle medie mobili sulle 8 ore, pari a 10 mg/m3 e i livelli registrati non hanno mostrato nessuna criticità.
A Taranto sono presenti diversi analizzatori per il monitoraggio dell’SO2. Focalizzando l’attenzione sull’ultimo triennio 2010÷2022 non sono stati registrati superamenti del valore limite giornaliero, pari a 125 μg/m3. Le concentrazioni medie annuali raggiungono i livelli più elevati all’interno dell’area industriale. Presso la centralina Via Machiavelli si è registrato un superamento del valore limite orario (350 μg/m3 da non superare più di 24 volte per anno civile), il 22/03/2022, ma non il limite giornaliero, pari a 125 μg/m3. Si richiama che, a partire dalle ore 18.00 del giorno 22/03/2022, era stato registrato un incremento delle concentrazioni dell’inquinante SO2 sia nelle stazioni della Rete Regionale QA poste sottovento alla zona industriale ubicate nel quartiere Tamburi che nella stazione della Rete di Monitoraggio dello stabilimento AdI, denominata Meteo-Parchi. In particolare, è stato registrato un superamento del valore limite medio orario di biossido di zolfo (SO2) alle ore 19.00 del giorno del 22 marzo u.s. presso la stazione RRQA, denominata Via Machiavelli, sita nel quartiere Tamburi con valore pari a 926 μg/m3 e, contemporaneamente, un valore massimo orario presso la cabina della rete AdI denominata Meteo Parchi con valore pari a 517 μg/m3. Il valore di SO2 osservato è elevato e maggiore rispetto al valore previsto quale soglia di allarme (500 μg/m3) che deve però essere mediato su un periodo di 3 ore. La condizione del superamento di tale limite di norma non si è verificata. Si evince come sia stata appunto la centralina sita nel quartiere Tamburi in Via Machiavelli quella che aveva registrato nel 2020 la media giornaliera più elevata e l’unica ad avere registrato come detto un superamento del valore limite massimo orario pari a 350 μg/m3. Anche nel 2021 la media annua più elevata è stata misurata in Via Machiavelli. Dal 2021 al 2022 nel quartiere Tamburi le medie annue delle 2 centraline (Via Archimede e Via Machiavelli) che misurano questo inquinante sono rimaste sostanzialmente invariate. È evidente come le uniche criticità si registrino nelle centraline di Taranto – Via Machiavelli e Meteo Parchi, mentre tutte le altre stazioni di monitoraggio registrano valori molto bassi. E’ raccomandabile, visti gli eventi verificati nel corso del 2020 e del 2022, continuarne il monitoraggio, sia perché questo inquinante è il tracciante di determinati processi produttivi, sia per valutarne le concentrazioni in possibili eventi incidentali.
Per l’Ozono, come negli anni precedenti, anche nel 2022 valori elevati sono stati registrati sull’intero territorio regionale. Nel comune di Taranto l’ozono viene monitorato in due centraline, Talsano e San Vito. Relativamente al triennio 2019–2022 nelle due centraline si sono registrati i seguenti superamenti della soglia di 120 μg/m3 (il valore obiettivo prevede che i giorni di superamento possano essere al massimo 25): 2019 n. 3 giorni a San Vito e n.18 giorni a Talsano; 2020: nessuno giorno a San Vito e n.18 giorni a Talsano; 2021: nessuno giorno a San Vito e n.22 giorni a Talsano; 2022 n. 2 giorni a San Vito e n.5 giorni a Talsano.Anche le mappe elaborate per NO2, CO, SO2, Ozono, a partire dagli esiti delle simulazioni condotte per il 2022 ad 1km di risoluzione spaziale con il sistema modellistico per la valutazione dello stato della qualità dell’aria, non mostrano nell’area di Taranto e Statte superamenti dei limiti prescritti per i suddetti inquinanti.
L’idrogeno solforato, o H2S, non rientra fra gli inquinanti normati dal D. Lgs. n.155/2010. Per tale sostanza, il valore assunto come soglia olfattiva è pari a 7μg/m3, poiché a tale concentrazione la totalità dei soggetti esposti ne distingue l’odore caratteristico. Nel corso degli anni, gli strumenti di misura dell’H2S installati nelle centraline fisse di monitoraggio della qualità dell’aria siti a Taranto nel quartiere Tamburi, denominati “Via Archimede” e “Tamburi-Via Orsini”, hanno registrato valori (orari e al minuto) utili per descrivere gli impatti sul quartiere della città più vicino all’area industriale di diversi eventi odorigeni verificati nel corso dell’anno. In concomitanza a tali eventi, in merito ai quali ARPA ha già singolarmente relazionato (https://www.ARPA.puglia.it/pagina3077_report-eventi-accidentali.html ), i venti prevalenti (DV) provenivano dalla zona industriale. La media annua più elevata di H2S nel 2022, pari a 2.3 μg/m3 è risultata quella registrata in Via Archimede. Nello stesso sito, risultava nel 2021 pari a 1.8 μg/m3 e nel 2020 pari a 2,2 μg/m3. In Via Archimede il massimo orario raggiunto nel 2022 è stato di 42 μg/m3 (il 2 dicembre) mentre in Tamburi-Via Orsini di 22 μg/m3 (sempre il 2 dicembre). Nel mese di agosto 2022 si osserva una variazione rispetto ai mesi precedenti del livello medio mensile di idrogeno solforato presso la cabina Tamburi-Via Orsini. Nel corso dell’anno 2020, numerosi picchi orari superiori alla soglia olfattiva erano stati misurati nel I trimestre. Anche nell’anno 2021, numerosi picchi orari superiori alla soglia olfattiva sono stati misurati nei mesi di febbraio e marzo. Nell’anno 2022, numerosi picchi orari superiori alla soglia olfattiva sono stati misurati nel II semestre.
Il tutto in attesa di vedere cosa accadrà da settembre in poi, in autunno che si preannuncia ancora una volta molto caldo per il futuro di Taranto e del più grande siderurgico d’Europa.
(leggi l’articolo sull’ultima Valutazione del Danno Sanitario https://www.corriereditaranto.it/2021/07/12/la-politica-ascolti-la-scienza-e-segua-la-ragione/)
Ancora una volte Gianmario Leone espone in maniera esemplare i contenuti dell’ultima relazione di ARPA Puglia. È molto lunga ma meriterebbe di essere letta da tutti i tarantini
L’acciaieria è a Taranto da oltre 50.Ha dato ai tarantini alti redditi e benefici per tutto questo tempo. Tutte queste lamentele continue sono proprio stucchevoli. Un costo per tutto questo benessere va’ pur pagato anche in termini di vite. Se i cittadini non erano d’accordo potevono opporsi sin dagli inizii ed invece erano ben contenti di acquistare salotti, automobili e abiti di pregio. I conti si pagano.
Ma questo esemplare di essere umano cosa sta farneticando , a parte che se si fa un censimento scopriamo i tarantini e i non tarantini ,ci lavorano baresi ,brindisini e leccesi addirittura dalla Calabria se non dalla Basilicata per cui tutti questi signori che hanno comprato macchine salotti e cose sono parecchi solo che sono più furbi dei tarantini , meno ignavi e sicuramente meno passivi ,ai tarantini piace farsi buttare la me in faccia sono feticisti ; gli altri delle varieprovincie sono furbi sfruttano la nostra stupidità e tornano felici nei loro Borghi rinomati,ma di cosa stiamo parlando .. e poi senti che i primi percettori di reddito in tutta la Puglia sono proprio i tarantini . A noi ci è stato concesso l’uso e il consumo dei veleni in cambio di che , di quale benessere visto i tantissimi malati di tumori che non possono neanche curarsi qui che non ci sono medici competenti e atttrezzarure adeguate ,di cosa parli ,paghiamo le tasse per i veleni che da anni respiriamo i bambini che nascono malati ,il giornale non ha riportato le notizie che la gazzetta ha scritto riguardo i bimbi malati al cervello ,lo sproloquio scritto dal fantomatico giornalista chi lo leggerà mai a cosa serve se qui la situazione non migliora mai e siccome è un’azienda a interesse nazionale è immune penalmente e non esiste vertenza o quant’altro che possa mettere in ginocchio un impero così che mai in più di sessanta anni si è mai spento ,mai .. potevano farlo in Basilicata ,a Brindisi ,a Bari a Lecce a Foggia in campagna non lo so giusto giusto a Taranto ..sai dove te lo devo mettere il salotto brutto str. poi c’è la raffineria a due passi e paghiamo la benzina a due euro il prezzo più alto di tutt’Italia e quei poveri Cristo dei tamburi,lido azzurro e zone limitrofe che respirano una puzza atroce che cavolo devono dire ,quindi taci che sei proprio uno str.immatricolato . Chi si lo godrà i nostri salotti e le nostre auto quella p. Di tua sorella .