Uno dei più grandi rischi che corre una rockstar con il passare del tempo, è quello di trasformarsi nella laconica controfigura di se stessa, emulando un’attitudine che, ormai, è solo un lontano ricordo. Non è questo il caso di Manuel Agnelli, che a 57 anni è apparso sul palco del Mon Rêve Resort di Taranto più in forma che mai – con una consapevolezza artistica che sfiora l’apice – dividendo la scena con quattro giovanissimi musicisti eccezionali capaci di martellare 120 minuti senza la minima sbavatura: i Little Pieces Of Marmelade, composti da Frankie e DD, più Giacomo Rossetti e Beatrice Antolini. È proprio la componente femminile della band che ha consentito al senior-frontman di poter esprimere la sua musica e le sue emozioni sotto una nuova luce, equilibrata ed eversiva all’occorrenza.
Chi ha avuto modo di assistere ai concerti degli Afterhours, storica band risalente ai tempi di quando l’Indie italiano non era fighetto né instagrammabile, conosce bene il livello professionale di cui si sta parlando. Nella scena Alternative italiana, insieme ai Marlene Kuntz e a pochi altri, a partire dalla fine degli anni ’80, gli After di Agnelli hanno picchettato i paletti di un’Italia sovente incapace di emergere dal politicamente corretto, poiché storicamente appiattita sulla “stanchissima trinità”: Dio-Patria-Famiglia.
Era uno sporco lavoro ma qualcuno lo doveva pur fare, come avrebbe detto Bloch. La differenza fra Manuel Agnelli e altri colleghi della medesima scena musicale, è che il volto del meneghino è diventato via via più pop negli ultimi anni, con la sua partecipazione al talent show X-Factor in qualità di giudice. Vederlo sul palco in questa veste da “uomo che non deve chiedere mai” è altamente consigliato al pubblico che ama chitarre distorte, dissonanze e sovraincisioni, nella totale libertà di «Un tour inutile perché non c’è niente da promuovere e da vendere e che, quindi, ha più senso di altri tour», come ha riferito alla platea lo stesso Agnelli verso metà concerto. Il cantautore ha insistito molto sulla necessità di «Riprendere a suonare davanti alla gente, affinché in futuro non ci siano solo i grandi eventi», che occupano uno spazio sempre più largo.
Il singolo “Severodonetsk” (omonimo della città ucraina sotto assedio russo nel Lugansk), tratto dall’ultimo album solista “Ama il prossimo tuo come te stesso” del 2022, ha aperto lo show del 4 agosto fra atmosfere cupe e malinconiche, presenti anche negli altri brani del disco suonato integralmente e composto a cavallo di due eventi che hanno sconvolto la storia degli ultimi anni: guerra e pandemia. In particolare, della recente pubblicazione hanno colpito le esecuzioni molto intense di “Milano con la peste”, “Guerra e Pop Corn” e “Proci”, scritto in collaborazione con il produttore Tommaso Colliva. Questo è un brano molto tecnico che si serve del mito omerico per raccontare la più classica delle storie di Palazzo, in cui sembra che Dave Brubeck faccia a botte con tutti gli altri pianisti del mondo – non per niente dal vivo è stato suonato a quattro mani insieme a Beatrice, con l’intervento di percussioni concrete date da fusti di metallo colpiti con diverse chincaglierie. Menzione a sé merita “La profondità degli abissi”, pezzo scritto per il film Diabolik e poi vincitore di un David di Donatello, che si candida a diventare un sempreverde di Agnelli.
Durante il concerto, il polistrumentista si è alternato con palpabile gioia fra chitarra elettrica e pianoforte, regalando al suo amato pubblico tutti i super classici degli Afterhours: “Non si esce vivi dagli anni ’80”, “Voglio una pelle splendida”, “Quello che non c’è”, “Non è per sempre” e tanti altri, fino a raggiungere i suoni punk e aggressivi degli album più impolverati, culminando in un’esecuzione sofferta e straordinaria di “Bye Bye Bombay”. Un altro momento altissimo dell’esibizione è stato raggiunto con l’interpretazione di “New Dawn Fades” dall’album “Unknown Pleasures” dei Joy Division, direttamente dal lontano 1979.
Due ore di show sono letteralmente fuggite via senza che nessuno dei presenti potesse avere il tempo di accorgersene, con un Manuel Agnelli dalla “pelle splendida” che si conferma una delle migliori voci della scena italiana, a maggior ragione adesso che sembra aver trovato un’armonia e una voglia di suonare per scoprire qualcosa che vada oltre tutta l’arte già donata in questi anni, sia sopra che sotto il palco. La spinta di giocare con talentuosi musicisti che potrebbero avere l’età dei suoi figli, è tutta volta alla missione di ridare centralità al ruolo sociale dell’artista, in una scena in cui manca sempre più il contatto fra chi si esibisce e le persone.
Manuel Agnelli, durante la conferenza stampa pomeridiana, ha rinnovato il suo legame con Taranto, suggellato dalla partecipazione degli Afterhours al concerto del 1° maggio. Impossibile dimenticare la loro generosissima performance nel 2016, in un territorio «Interessante dal punto di vista storico, sociale e culturale» e in cui, forse «Suonare senza un progetto» come ha fatto il cantante in quest’occasione, ha più senso che altrove.

