Quell’angolo di terra, fra tutti, mi sorride

 

Il fiume Galeso, da anni al centro dell'attenzione degli ambientalisti, resta soffocato dai rifiuti, nonostante l'intervento delle Forze dell'Ordine
Posted on 15 Agosto 2023, 14:45
7 mins

Quando i due poeti latini molto vicini all’imperatore Augusto, ossia Orazio e Virgilio, si sono lasciati ispirare dal “niger”, l’ombroso fiume Galeso, hanno poetato la meraviglia della natura. Oggi, di quell’arcadico paesaggio, purtroppo, sembrerebbe rimasto ben poco. L’egoismo dell’uomo ha preso il sopravvento sull’ambiente, deturpando il sito con ogni genere di rifiuti. Infatti, lo scorso 26 luglio, la Guardia Costiera in collaborazione con la Guardia di Finanza, hanno posto sotto sequestro un ingente numero di unità nautiche di varie dimensioni, che abusivamente risultavano occupare l’intero letto de fiume e la relativa foce, vari manufatti e strutture di ormeggio. L’operazione dei militari è stata condotta per contrastare e, in maniera sempre più incisiva, reprimere ogni tentativo di spoliazione e aggressione da parte dell’ecocriminalità organizzata.

L’impegno di Legambiente

Il Galeso, come riporta il sito nazionale del FAI, il Fondo per l’Ambiente Italiano, è uno dei fiumi più piccoli al mondo, lungo 900 metri e profondo 0,5 metri. La sua sorgente è in un laghetto tra le località di Cavello e Statte e si riversa nel Mar Piccolo, in cui sono presenti gli allevamenti delle cozze. La presidente del circolo jonico di Legambiente, Lunetta Franco, racconta la storica e decennale battaglia, condotta anche dall’associazione ambientalista, per la tutela e la salvaguardia del sito storico e naturalistico. “Nonostante l’area attualmente ospiti ancora i rifiuti – ha detto- la situazione sembrerebbe migliorata, rispetto qualche anno fa. Da diverso tempo chiediamo alle varie amministrazioni che l’area venga presidiata, con controlli costanti, almeno una o due volte al giorno. Così come chiediamo anche che vengano installate delle videocamere di videosorveglianza, che possano disincentivare le azioni di inciviltà”.

La vicenda negli anni

Ingombranti abbandonati nei pressi dei varchi, prima di accedere al fiume, attualmente chiusi (zona Mar Piccolo)

Franco ha spiegato che l’area del Galeso interessa una “gestione amministrativa complessa”: “È di proprietà provinciale -sottolinea – che a sua volta, si trova nell’area comunale tarantina, cui dovrebbe occuparsi della pulizia e della rimozione dei rifiuti”. Tuttavia, l’area stessa ricade anche nelle competenze del Commissario delle bonifiche “che può, al momento, autorizzare qualsiasi operazione del luogo”. Dopo anni di “denunce per mezzo stampa”, di “lettere e pec inviate alle varie sedi istituzionali” e “rimpalli delle varie amministrazioni”, la presidente di Legambiente racconta che, pochi mesi fa, l’Ente provincia ha incaricato una ditta specializzata di procedere con la rimozione dei rifiuti, nei pressi della foce e della sorgente, azione poi effettivamente andata a buon fine.

Ancora, l’amministrazione provinciale ha chiuso i vari accessi carrabili, da cui finora è stato possibile accedere con le auto al sito, per impedire il traffico e il conseguente sversamento dei rifiuti. Quest’ultima operazione, tuttavia, non è stata attuata in tutte le aree interessate dal sito, perché il varco nei pressi del vivaio “Leggiadrezze”, subito dopo la masseria alle porte dei Tamburi, è rimasto aperto. Così, a distanza di mesi, sono riprese le ingiurie ambientali. “Nonostante questi interventi molto positivi  – ha continuato Franco – quella zona continua a essere alla mercè di chiunque. Infatti, nel  corso delle giornate ambientali, organizzate dall’associazione in collaborazione con le scolaresche, non nascondo che abbiamo trovato di tutto: frigoriferi, lettini e tanti altri rifiuti sia ingombranti sia speciali. Ricordo che, l’abbandono di questi ultimi è anche un reato”. Franco non comprende per quale motivo certa gente “si prenda il fastidio di caricarsi gli oggetti pesanti in auto e portarli in giro, anziché in discarica”, nonostante “siano stati spesi ingenti quantità di risorse pubbliche per ripulire l’area”. “L’inciviltà – asserisce – oltre che un reato, per me rimane un mistero incomprensibile”.

Per questo, Legambiente ha proposto alle amministrazioni che l’intera area venga presidiata e che vengano installate le videocamere di sorveglianza, capaci di riconoscere le targhe degli incivili. Ancora, la presidente di Legamente è fiduciosa nel progetto dell’istituzione del “Parco Regionale del Mar Piccolo”: “Non dimentichiamo che l’area, oltre a essere un sito naturale molto interessante è anche scrigno della memoria storica tarantina. Pertanto, grazie al Parco regionale potrà essere avviato, finalmente, il processo di riqualificazione e di rigenerazione che il territorio merita” ha concluso.

Un po’ di storia locale

Ingombranti abbandonati nei pressi dei varchi, prima di accedere al fiume, attualmente chiusi (zona Tamburi, di fronte al Vivaio)

Non solo Orazio e Virgilio. Il fascino bucolico del fiume tarantino è stato protagonista anche di numerosi elogi ed epigrammi di poeti latini quali Marziale, Properzio e Claudiano. Ancora, nel medioevo il Galeso ha incantato il teologo Tommaso D’Aquino, cui fu ispirato per le “Deliciae Tarantinae” e il “Galesus Piscator Benacus Pastor”, quest’ultimo tradotto nel 1967 dal noto filologo e latinista Ettore Paratore. Il poeta novecentesco e decadentista Giovanni Pascoli, che dai maestri classici ha ereditato l’intimità del sentire la natura, sul fiume ombroso ha scritto il “Senx Corycius” ossia il “Vecchio di Taranto”. In età classica, nei pressi del Galeso, probabilmente chiamato “Eurota” come riporta lo storico Polibio, sorse il quartiere Ebalia. Da quanto risulta dalla storiografia greca, nel fiume venivano lavati i velli delle pecore, che diventavano particolarmente candidi.

Nel 1169, poi, il barone Riccardo da Taranto, di ritorno della prima crociata, fece costruire nelle vicinanze l’Abbazia di Santa Maria del Galeso, consacrata nel 1169 dal vescovo Gerardo, poi ceduta ai monaci cistercensi. La struttura monastica si trova nei pressi della ex stazione Nasisi e del complesso monastico rimane oggi solo la chiesa, oggetto di restauri nel 1918.  Nel corso, invece, nella Seconda guerra mondiale, nei pressi della foce vennero costruiti i Cantieri Navali. Negli anni ’70 gli abitanti dei Tamburi raggiungevano il fiume dal quartiere a piedi, ma è nei primi anni 2000 che la situazione ambientale è iniziata peggiorare, diventando un luogo di abbandono, abusivismo e degrado ambientale.

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Un Commento a: Quell’angolo di terra, fra tutti, mi sorride

  1. Fra

    Agosto 17th, 2023

    Ma gli ambientalisti esistono a Taranto ? A me sembra di no ogni tanto si presenta qualcuno che dice di essere in ritardo o forse ritardato ,rompe le scatole e dal 1918 dormono ,nel 1961 l’anno in cui avrebbero dovuto fare bordello hanno continuato a dormire ,2023 chiedono di costruire dei palazzi e ma no non si fa e peccato ,meglio le sterpaglie ,non roviniamo quella zona ,….. dopo che hanno lasciato e ci hanno lasciato morire uno dopo l’altro sti farabutti ,non credevo esistesse gente così falsa e meschina ,lasciare abbattere milioni di ulivi e vigneti e lasciare costruire morte ,,,e ancora lo lasceranno fare.
    Nelle campagne di San Donato per interi km stanno abbattendo ulivi per trapiantarli in modo casuale soltanto per installare pannelli solari e a loro adesso non importa se qualcuno devasta la natura ..comunque più passa il tempo e più ci rendiamo conto che siamo rappresentati da rammolliti che fanno di tutto per rendere il nostro territorio fragile e privo di contenuti seri e concreti. Comunque questa amministrazione dubito possa fare qualcosa di buono ,sembrano messi lì per vederci sempre più affondare ,anche Taranto è piena di rifiuti ,non si pulisce più e non sappiamo quando ne usciremo mai da questa situazione ,figuriamoci se possono salvaguardare un posto così importante è strategico .

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