Quale futuro per le bonifiche?

 

Il primo ottobre scade il mandato del prefetto Martino che è stato trasferito a Verona
Posted on 19 Settembre 2023, 07:01
9 mins

L’arrivo di un nuovo prefetto a Taranto, la dott.ssa Paola Dessì che arriva da Sassari e andrà a sostituire il dott. Demetrio Martino trasferito a Verona, non è una notizia importante soltanto dal punto di vista politico e della sicurezza cittadina. Perché tocca molto da vicino le delicate questioni ambientali del territorio ionico, in particolar modo quelle legate alle bonifiche.

Il prefetto Dessì

Questo perché, come i lettori ricorderanno, il prefetto Martino è ancora oggi il Commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto, carica che ricoprirà sino al 1 ottobre. A rinnovargli l’incarico fu l’ex presidente del Consiglio Mario Draghi (dopo il via libera del ministero dell’Ambiente e dell’Interno), con un decreto datato 30 marzo 2022, ad un giorno dalla scadenza prevista il 31 marzo 2022. Il decreto dell’ex presidente del Consiglio Draghi, andrò a prorogare di un altro anno e mezzo l’incarico ottenuto nell’ottobre 2020, in modo tale da raggiungere i tre anni di mandato previsti dal decreto-legge approvato nell’ottobre del 2021 che conteneva disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e per la prevenzione delle infiltrazioni mafiose (detto dl ‘Recovery‘), tra cui alcune norme promosse dall’allora ministro per il Sud e la Coesione territoriale, Mara Carfagna, in merito al Risanamento ambientale nella città di Taranto (sotto la dicitura provvedimento ‘Città di Taranto’).

Certamente, quello che il prefetto Martino lascerà dietro di sé in qualità di Commissario straordinario per le bonifiche, non sarà ricordato per le azioni messe in campo in questi tre anni. Chiamato a sostituire l’ex commissario straordinario, la dott.ssa Vera Corbelli, il dott. Martino si è prestato al ruolo per spirito di servizio, trovandosi a gestire una macchina infernale com’è quella delle bonifiche nel SIN di Taranto. Probabilmente non avrebbe potuto fare più di quel che ha fatto, ovvero gestire l’ordinaria amministrazione. Se non fosse che di ordinario le bonifiche e i suoi lunghissimi iter burocratico-amminsitrativi non hanno mai avuto nulla. Anzi, il passaggio di consegne tra l’ex commissario Corbelli e il prefetto Martino è stato molto più difficoltoso di ogni più negativa previsione, tanto da essere finito all’attenzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, di cui si trova ampia documentazione nella relazione finale redatta dalla stessa commissione ed approvata dal Parlamento nel settembre dello scorso anno.

(leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/07/20/bonifiche-il-prefetto-traghettatore-silenzioso2/)

Il prefetto Martino

Per non parlare della decisione, di cui probabilmente non sapremo mai l’origine né i reali motivi, di “sospendere e bloccare la gara“ del Partenariato per l’innovazione, prevista dal bando per l’affidamento della progettazione definitiva ed esecutiva e della realizzazione degli interventi di risanamento ambientale e messa in sicurezza dei sedimenti nelle aree prioritarie del Mar Piccolo di Taranto del primo seno, mediante dimostrazione tecnologica. Mandando così in soffitta, temiamo per sempre, ogni possibilità di reale bonifica per il Mar Piccolo. Operazione che secondo un calcolo economico-scientifico mai chiarito, il prefetto stabilì in ben un miliardo di euro (mentre per la Corbelli sarebbero serviti altri 204 milioni di euro). Quanto meno, quest’anno è stato approvato l’accordo sulla “Valutazione dei tassi di decontaminazione in lotti di mitili trasferiti dal primo seno del Mar Piccolo al Mar Grande“, con la partecipazione del Comune di Taranto, di Arpa Puglia, del CNR Irsa, della Asl Taranto, della Capitaneria di Porto, delle associazioni di mitilicoltori e dei sindacati di categoria. Il progetto (di cui a lungo abbiamo riferito sulle colonne di questo giornale in questi mesi) prevede la possibilità di spostare i molluschi in determinate aree del Mar Grande in modo di agevolare non solo il completamento della loro maturazione, ma anche l’acquisizione di elementi utili alla definizione del quadro ambientale per le zone interessate dalla presenza di impianti per la mitilicoltura. E’ stata avviata la fase di sperimentazione che ha come finalità, da un lato, il monitoraggio dello “stato di salute” dei mitili e, dall’altro, consentire “l’adozione di provvedimenti idonei, proporzionati e coerenti con l’obiettivo della tutela della salute”. Ovvero per una eventuale revisione dell’Ordinanza Regionale n. 1989//2011 ovvero a mitigarne l’impatto, rispetto alle attività della miticoltura tarantina nello stato attuale, che prevede il trasferimento dei mitili dal primo al secondo seno entro e non oltre il 28 febbraio di ogni anno. Tra un anno, o forse anche prima, sapremo se questa strada sarà perseguibile o meno.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/05/11/mar-piccolo-ok-al-piano-b-servira/)

Insieme al Mar Piccolo, l’altro grande intervento a tutt’oggi ancora in ballo è quello relativo all’interventodi bonifica dell’area PIP di Statte, il cui cambio di progetto della bonifica ha fatto lievitare i costi di intervento da una stima iniziale di 39 milioni ad oltre 80 milioni (in particolar modo perché inizialmente l’intervento prevedeva la bonifica del sito dai rifiuti e dagli inquinanti attraverso interventi in loco mentre poi è stato deciso di prelevarli e trattarli altrove). Da qui, l’idea di destinare i 14 milioni di euro non spesi sul Piano di Monitoraggio Intergrato (che l’ex commissario Corbelli mise a punto ma che poi non vide mai la luce anche in questo caso per scelta del prefetto Martino, nonostante fosse sostenuto con forza dall’ISPRA, da ARPA Puglia e dal CNR) all’intervento di bonifica dell’area PIP di Statte. Porposta che fu portata al vaglio del tavolo CIS del 13 luglio 2021, che ottenne il parere favorevole del MiTE (che aveva stoppato il precedente progetto di bonifica) e del comune di Taranto e di tutto il tavolo istituzionale. L’ultima parola doveva arrivare dal RUP del CIS Taranto (il dott. Paolo Esposito) al termine dell’istruttoria su tutti gli interventi previsti iniziata nel luglio dello scorso anno, terminata a dicembre, ma poi rimasta in un limbo a causa del fatto che dallo scorso gennaio è decaduto il ruolo del dott. Esposito senza che ad oggi sia stato sostituito.

Del resto, come abbiamo riportato nelle scorse settimane, il CIS di Taranto risulta formalmente sospeso e non si riunisce dallo scorso dicembre: anche questo sicuramente non ha giovato all’azione del prefetto Martino. Il cui successore dovrebbe poter continuare a contare sulla struttura di supporto di cui è stato dotato nell’ultimo anno la struttura commissariale, anche per proseguire nella gestione di altri interventi come ad esempio quello previsto per le aree non pavimentate del cimitero San Brunone o quello previsto per la gravina Leucaspide e le aree contermini intorno al Mar Piccolo (che sembrano da tempo risucchiate dalle sabbie mobili dell’inerzia amministrativa).

Dunque, stante così le cose, non ci resta che attendere la nomina del prossimo commissario straordinario, nella speranza che il futuro possa essere migliore rispetto al presente e al recente passato.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/08/12/il-cis-taranto-e-stato-congelato/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

Un Commento a: Quale futuro per le bonifiche?

  1. Martino

    Settembre 20th, 2023

    Come all’epoca sostenuto l’approvazione nel 20.09.2020 del Parco Mar Piccolo da parte della Regione Puglia, avrebbe sospeso tutte le iniziative e le bonifiche già avviate sul territorio

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