È stato installato oggi a Taranto, in contrada Talsano, il pannello n.1 del parco fotovoltaico “Zamboni”, che sorgerà su un’area industriale e che con una capacità di circa 20 MW (megawatt) assicurerà, a partire dal 2024, una produzione annua di oltre 30 GWh (gigawatt/ora), equivalente al consumo annuo medio di circa 14.000 famiglie. 1
L’evento ha visto l’installazione del primo pannello da parte dei vertici di Shell in Italia, alla presenza di Cosimo Borraccino Consigliere del Presidente Emiliano, Coordinamento del Piano per Taranto – Regione Puglia, del Sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci e Paolo Noccioni, Presidente Nuovo Pignone IET, Baker Hughes.
Nel parco Zamboni saranno installati oltre 34.000 pannelli fotovoltaici bifacciali ad alta efficienza su un’area di 17,6 ettari, di cui 14,6 ettari ove saranno collocati i panelli, la restante area di circa 3 ettari verrà piantumata. La conclusione dei lavori è prevista per marzo 2024, mentre l’entrata in esercizio dell’impianto è prevista nel corso del mese successivo. Come parte del progetto Shell Energy Italia ha siglato un accordo con Baker Hughes, azienda che si è assicurata per 8 anni l’acquisto di una quota di energia rinnovabile prodotta dall’impianto come parte integrante del suo piano di decarbonizzazione degli stabilimenti italiani.
La realizzazione dell’impianto Zamboni genererà diversi benefici sia di carattere occupazionale che ambientale contribuendo alla rinaturalizzazione di un’area fino a oggi incolta e sostenendo la biodiversità locale. Come parte degli accordi presi con il Comune, Shell costruirà un impianto fotovoltaico su lastrico solare, con sistema di accumulo energetico, sul tetto di un immobile nella disponibilità del Comune per consentire l’uso di energia rinnovabile. Nei prossimi mesi 32 persone saranno impegnate nella realizzazione dell’impianto, a cui si sommeranno ulteriori addetti per la manutenzione delle aree a verde e per la successiva gestione ordinaria dell’impianto.
Ma c’erano tanti ulivi altro che incolto ,la sera è buio pesto ,chi ci guadagna non è di certo il cittadino o chi che sia ,raccontate balle ,hanno sradicato tantissimi ulivi in un’area di circa un km,si potrebbero costruire tante Ville piuttosto ,ci sono aree dismesse o incolte nella sp106,sp108,sp111 dove a parte le tonnellate di rifiuti ,le buche ,il buio pesto ,l’assenza di strisce e la scarsissima segnaletica farebbero da giusto contorno e non nella sp107 dove oltre la trascuratezza ci sono delle abitazioni che vivono nel buio pesto da anni , in cambio non abbiamo mai nulla ,tutto questo non ci da nessun vantaggio,mentre per le aziende che investono in questi terreni sono soldi ,accumulano energia e la immettono in rete e ce la rivendono a caro prezzo .
La montagna ha partorito un topolino, se questo vuol dire riconversione industriale inutile star dietro a tutti piani di sviluppo, inutile parlare di siderurgia green, del riciclo con annesso parco fonderia, inutile che i sindacati minacciano il Governo , fare vertenze a MITTAL recriminare in Europa son partiti con la decarbonizzazione dell’acciaio ( anche al Nord Brescia,Bergamo ) persino in Spagna tanto con il solito ” cavallo di Troia ” continueremo ad avere un obsoleto ed inquinante impianto che produce disoccupazione, morte e disastri ambientali basta che gli incapaci pseudo industriali o presunti tali del Nord continueranno ad esaltarti anche con 4 milioni di tonnellate di acciaio prodotti in un luogo quale definito pattumiera industriale d’Europa o forse del mondo; del resto non esiste un tessuto industriale in grado di prendersi le redini di una situazione cosi’ imbarazzante, tanto meno una classe politica che sappia scollarsi dalla sudditanza e dalle angherie imposte dal tipo di colonialismo vigente.