A cura di Fabiola De Lorenzo (archeologa) – Nel Paleolitico, un periodo lunghissimo che inizia circa 2 milioni di anni fa e termina 10.000 anni fa, gli uomini impararono a lavorare la pietra, l’osso, l’avorio, le pelli, il legno e tutti i materiali vegetali, per farne attrezzi e utensili. Ma i loro strumenti, seppure rudimentali, furono utilizzati anche per produrre le prime opere d’arte.
È infatti al Paleolitico superiore (tra i 35.000 -10.000 anni fa circa), che risalgono le prime forme di arte figurativa, talvolta usate anche per primitive forme di ritualità; ne sono testimonianze tangibili l’arte rupestre con le sue incisioni e pitture sulle pareti delle grotte, così come la produzione di piccole statuette femminili. Infatti, proprio queste cosiddette “Veneri”, sono state ritrovate in molte zone d’ Europa: realizzate con materiali diversi e di differenti dimensioni si accomunano tutte per l’accentuazione delle caratteristiche femminili, facendo pensare che si tratti di idoletti della fecondità possibilmente legate a qualche rituale magico-religioso o propiziatorio, soprattutto perché spesso rinvenute anche all’interno di luoghi sacri, per cui è possibile idealizzare il loro legame al culto preistorico della dea-madre.
I più famosi esempi sono sicuramente la Venere di Willendorf e quella di Laussel, ma anche il Salento ha prodotto alcuni di questi tesori, e Taranto ne è oggi il loro scrigno. Le cosiddette “Veneri di Parabita” vennero infatti rinvenute nel 1966 in una grotta a Parabita (LE). La più grande delle due statuine venne ricavata dall’osso lungo di un erbivoro di grossa taglia, ed ha il viso che sembra avvolto da un velo, forse un’acconciatura o una maschera. La posizione delle braccia, accostate sotto il ventre, suggerisce che rappresenti una donna incinta. La statuina più piccola è stata invece realizzata in modo più sommario, sempre in osso, e si è supposto potesse essere stata utilizzata come utensile. Anche in questo caso il riferimento alla dea-madre è molto evocativo.
Ammirabili tra la collezione permanente del Museo Marta di Taranto, queste statuine testimoniano uno spaccato della vita del territorio, ricco di storia, tradizioni e folklore fin dalla notte dei tempi.

Donato Coppola
Brava buona scuola non mente
Complimenti