A cura di Roberto Orlando – Diciamolo subito, casomai si creda che basti indossare un paio di pantaloncini e le scarpette: la mezza maratona non la si improvvisa, bisogna allenarsi. E soprattutto, bisogna almeno passare dal cardiologo, dal dietologo e prepararsi a soffrire. Focalizzati gli impegni, ci si pone l’Obbiettivo: arrivare alla fine. Per chi è alla prima esperienza, per il corridore della domenica, è già tanta roba. Ecco a voi il “diario di un runner scarso”.
Cosa ti spinge a spendere 12 settimane (da tabella) dietro la preparazione alla mezza maratona? Certamente correre per le strade di Taranto sgombre dalle auto, godersi la propria città senza traffico, viverla diversamente. E la fortuna vuole anche che ci sia un bel sole autunnale. La mattina si presenta fresca, i vigili hanno già transennato mezza Taranto, gli automobilisti regalano imprecazioni e i primi atleti iniziano a familiarizzare con le vie del centro. La musica e gli altoparlanti richiamano tutti in piazza Kennedy, il ritrovo per la partenza. Davvero tanta gente, un piccolo miracolo dell’organizzazione che è riuscita ad metter su una manifestazione di carattere regionale di primo livello.
Pochi minuti alla partenza tra gente che si riscalda, scherza, ride. I veri runners li riconosci subito: fisico allenato, sguardo concentrato, pettorale, attrezzatura di livello. Manicotti e calze professionali. Per coloro che invece non partecipano alla gara agonistica c’è un percorso di circa 6km: chi si è iscritto a questa sgambata ha avuto anche una maglia celebrativa (molto bella) che li differenzia dai corridori iscritti alla gara. E lì ci riconosciamo tutti: gente in forma, gente meno in forma, famiglie, gruppi di amici e amiche che vogliono godersi questa passeggiata domenicale speciale. C’è chi si fuma la sigaretta (ahi!), chi chiacchiera, chi si fa i selfie (anche se i più vanitosi a favore di camera sono proprio i runner!). Finalmente lo sparo dello starter e si parte!
Bellissimo colpo d’occhio: via Roma, corso ai due mari, il ponte girevole e via Garibaldi sono un fiume di maglie colorate e ringraziamo la presenza di un drone che ci restituirà di certo un ottimo ricordo video. Io arrivo all’appuntamento con la gara con 16-18km nelle gambe, ma confido nella gestione delle forze; non sono iscritto alla gara agonistica, ma non voglio perdermi i 21km che passano anche dentro l’Arsenale. Il mio compagno per i primi chilometri è il Direttore dell’Arsenale, l’Ammiraglio De Candia, e già saltano tutti i piani: lui sì che è un corridore e per stargli dietro devo tenere un ritmo più basso di quello che mi ero prefissato. Per un attimo penso alla lingua felpata del ragionier Fantozzi alle olimpiadi aziendali della megaditta, alle quali tutti i dipendenti-sottoposti devono partecipare, obbligati dal mega-direttore-gran-ladr-farabutt. Tengo botta al Direttore, che invece è una persona davvero alla mano e dalla profonda cultura sportiva (lui la maratona l’ha corsa davvero, io me la sogno la notte!). Lo saluto alla deviazione per i non-agonistici e proseguo da solo. Adesso si, inizia la mia sfida al muro dei 21km.
Le vie del centro sono ancora deserte ma piene dei runner. È bello leggere sulle maglie le città da dove vengono: Palagianello, Martina, Crispiano, Laterza, Massafra, Canosa, Molfetta, Santeramo, Gioia del Colle, Castellana Bitonto, Monopoli… c’è tutta la regione e anche qualcuno da fuori come la Pisa Road Runners Club. E immagino che tutti, nonostante l’impegno sul percorso, si fermino a guardare le bellezze della mia città. Chissà cosa hanno pensato vedendo il ponte, il borgo e l’arsenale dall’interno. Ecco, l’arsenale. Ci lavoro lì dentro, ma entrarci quasi da “turista per un giorno” è spassoso. Entro, inizio a salutare i colleghi che stanno facendo servizio d’ordine. Non credo si aspettavano il passaggio di un insospettabile arsenalotto con la “panza”. Ho studiato il percorso, il tratto peggiore è proprio nello stabilimento, la rampa di levante. Circa 200 metri in salita, una pendenza dell’8% circa. Una faticaccia. Per fortuna dopo la salita c’è la discesa e si cerca di riprendere fiato. Mi piace ascoltare i commenti degli atri runners, che si chiedono “ma che nave è quella?”, “ma questa è in servizio?”, “incredibile questo posto” e tanti altri giudizi sullo stabilimento. Un modo, per me, di capire come gli sconosciuti vedano l’Arsenale. Ah, se lo sapessero vedere anche i tarantini!
Banchina torpediniere, siamo quasi a metà gara. All’improvviso un clacson. Ma come? Oggi le auto in arsenale non potevano circolare! “Occhio, testa della gara!”, la voce da dietro ci avvisa che stanno arrivando i primi. Cioè, io e il gruppetto insieme a me e tutti gli altri che stanno dietro ancora dobbiamo arrivare a metà e sta arrivando gente a doppiarci? Complimenti a loro. Scopriremo dopo che il vincitore, tale Giovanni Rizzi di Canosa, ha chiuso la gara in 1h11’14”. Chapeau. Neanche il tempo di vederlo passare volando che già appare la seconda salita, quella della rampa Leonardo Da Vinci. Punto ristoro appena fuori dall’Arsenale, pochi cestini e tante bottigliette sulla strada. Solitamente i runner sono un popolo di amanti della natura ma non mi sta sembrando proprio così. Al passaggio successivo verrò smentito.
Ok, la prima metà è fatta, adesso c’è solo da stringere i denti per altri 10km. Andare avanti a piccoli passi, un chilometro alla volta. 11, 12, ah, ecco. C’è da salutare la mamma che sicuramente è al balcone. Niente, nemmeno a questo giro, alzando la testa, la vedo. Peccato, forse avrei dovuto chiamarla prima. Anzi, a proposito di telefono, quasi quasi metto le cuffie ed entro nella dimensione della musica. Tanto posso farlo, mica sto correndo la gara agonistica. E si, perché secondo gli studi la musica influisce sulle prestazioni sportive, per questo è considerato doping. Quindi la musica è vietata. Ma solo per chi corre veramente.
Al km 16 iniziano i primi dolori al polpaccio, sapevo che sarebbero arrivati. Ecco, non lo pensiamo, concentriamoci sulla musica e sugli ultimi chilometri. C’è ancora da affrontare nuovamente la rampa di levante e la rampa Leonardo da Vinci. Ma quella non mi preoccupa, tanto arriva alla fine. Io sono un romantico e penso che chi partecipa ad una gara la corre dal primo all’ultimo metro. E invece, caduto nel gruppone di coda, vedo runner che camminano. E poi riprendono a correre. Ma si, non c’è niente da vergognarsi. Mi fermo, cammino e riprendo fiato. Sarà così fino alla banchina torpediniere. Nel frattempo l’orologio (che misura i chilometri a modo suo) mi dice che ho completato i 21km e mi fa le feste, in realtà ci sono ancora 1000 metri da fare. “Corricchio” per uscire dalla banchina torpediniere, raccolgo dagli angeli del punto ristoro l’ultima bottiglietta d’acqua mentre gli organizzatori stanno già pulendo tutto. Si, i runner sono un popolo che ama la natura, a tutte le latitudini. Sarebbe stato deprecabile aggiungere altre imprecazioni della popolazione ai corridori.
Ultimi metri, vedo in fondo il traguardo e i fotografi. Sprecano scatti anche per gli “scapocchioni” come me che arrivano un’ora dopo il primo classificato, che nel frattempo si è cambiato e ha ritirato il premio. Medaglia al collo all’arrivo (davvero fighissima!) e rilascio di endorfine. Sono intontito ma felice. Respiro e mi godo la piazza, con la voglia di una bella birra antiossidante per eliminare l’acido lattico. L’organizzazione coccola tutti, anche i runner scarsi come me. Acqua, frutta, yogurt, tutto a disposizione per recuperare le energie. Perché in fondo la filosofia è quella: c’è chi arriva primo, chi ultimo ma alla fine la versa sfida è solo con sé stessi. Riacquisto lucidità, ora mi tocca andare a piedi per recuperare l’auto e ributtarmi nel traffico. Peccato, è stato bello vivere per un paio d’ore senza auto. Ciao mezza maratona, davvero abbiamo portato “Taranto nel cuore” e ci siamo goduti una “Taranto Nascosta”…alle auto. Alla prossima.




Grazie per questa bella cronaca. Anche io rientro nella categoria degli aspiranti runner e ho rivissuto nel tuo articolo le sensazioni che provo ad ogni corsa ( in particolare il sogno di vedere la mamma fare il tifo dalla finestra, succederà mai?). Grazie ancora e buone corse!