L’assemblea di Acciaierie d’Italia Holding apertasi oggi a Milano, tornerà a riunirsi la prossima settimana, probabilmente già martedì prossimo, per continuare la discussione e il confronto sul piano industriale e le misure di rafforzamento finanziario della società. Sarebbero state inoltre congelate, almeno sino a quando non verranno prese le decisioni definitive, anche le dimissioni di Franco Bernabé da presidente di Acciaierie d’Italia Holding spa.
In queste settimane sono proseguite le trattative tra le parti, in particolar modo dopo che il dossier dell’ex Ilva è passato nelle mani di Palazzo Chigi e sotto la supervisione del ministro agli Affari Europei Raffaele Fitto. Come abbiamo riportato ieri, la nuova intesa tra le parti dovrebbe seguire quanto previsto dal memorandum d’intesa siglato lo scorso 11 settembre tra il governo e il socio privato, ovvero dare finalmente il via al piano industriale da quasi 5 miliardi di euro (4,6 per la precisione) per avviare la decarbonizzazione del sito e il revamping dell’altoforno 5, pensato alla fine del 2020 e mai attuato. Lo Stato dovrebbe finanziare una cifra di poco superiore ai 2,2 miliardi di euro (che altro non sono che le risorse promesse a suo tempo dal governo Conte II e messe nero su bianco nei patti parasociali), mentre al socio privato spetterebbe una cifra di poco superiore ai 2,3 miliardi di euro. Il governo è intenzionato a reperire tali fondi attraverso i fondi stanziati dal RePowerEu ed eventualmente da altri fondi europei o dai Fondi di Coesione nazionali (da qui dovrebbe arrivare il miliardo previsto nel PNRR per la società DRI d’Italia per la realizzazione dei due impianti per la produzione del preridotto, poi stralciati dal governo su suggerimento del ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin in quanto l’intervento, a suo dire, non si sarebbe potuto completare entro il giugno 2026, deadline imposta dall’Ue per i progetti finanziati con il PNRR). Il socio privato invece, potrebbe seguire la strada che porta alla rinuncia dei dividendi avvallando così maggiori investimenti e creando valore in Italia. Quel che è certo è che tutti gli investimenti dovranno essere anticipati dall’azienda (perché così funzionano i fondi europei).
Intanto stamane si è svolta a Milano la protesta di circa un centinaio di lavoratori dell’ex Ilva insieme alle organizzazioni sindacali di Fim, Fiom e Uilm Taranto, che hanno dato vita a un presidio in viale Certosa, a Milano, di fronte alla direzione di Acciaierie D’Italia per indurre il gruppo a compiere scelte che rilancino l’azienda con investimenti industriali e ambientali.
(leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/11/22/ex-ilva-accordo-in-vista-governo-arcelormittal/)
Buonasera,
“Sono solo parole, sono solo parole
sono solo parole, sono solo parole”
per citare una canzone di qualche anno fa.
Da 11 anni e 4 mesi sentiamo solo
parole.
Per il resto vale la regola aurea tutta italiana
del rinvio di ogni decisione, sperando che i
problemi si risolvano da soli o che avvenga
un miracolo.
Ma per l’ILVA di Taranto anche i Santi non
hanno alcuna voglia di intervenire.
Vedremo cosa si inventeranno la prossima
settimana per non decidere.
Sono e resto sempre più sfiduciato.
Buonanotte
Giulio Vecchione