Scongiurata la caduta del sindaco Rinaldo Melucci e approvato il bilancio di previsione 2024 – 2026, l’amministrazione comunale risale la china. Tuttavia, esplode la maggioranza di centrosinistra Ecosistema Taranto, che originariamente sosteneva il sindaco. Partito Democratico e CON vanno all’attacco e annunciano provvedimenti verso i loro consiglieri che, contrariamente alle direttive date, hanno votato il documento previsionale del Comune. È stata una seduta ricca di colpi di scena e di momenti di tensione, con una quasi rissa tra Massimiliano Stellato (Italia viva) e Luigi Abbate (Taranto senza I.L.V.A.) come spieghiamo più avanti. Una seduta che ha visto soltanto il sindaco seduto ai banchi della giunta, dato che lo scorso sabato ha azzerato la giunta municipale.

Il sindaco senza la giunta

Cosa prevede il Bilancio di Previsione Finanziario 2024 – 26

Quest’ultimo è lo strumento finanziario che detta le linee guida delle spese dell’amministrazione comunale da affrontare, in un determinato periodo, in base alle proposte sottoscritte nel programma elettorale. Il dirigente Stefano Lanza ha specificato che il bilancio sarà soggetto a “variazioni” ed è stato redatto “in base alle indicazioni politiche, che in primis, hanno chiesto di non aumentare le imposte municipali”. Ancora, il dirigente ha introdotto gli indicatori numerici, del Primo titolo delle entrate, rassicurando che “tutte le spese sono in linea con gli equilibri di bilancio”, da cui si attingono “i pagamenti per gli stipendi, i dei pagamenti mutui, lo smaltimento dei rifiuti, manutenzioni ordinarie e quant’altro”.

Nello specifico, Lanza ha sottolineato che nelle entrate correnti, in cui sono compresi Imu, Tari, l’Addizionale comunale e il Fondo di solidità “ammontano a 164milioni di fiscalità locale”. Per i trasferimenti correnti sono previsti “66 milioni di euro”, per “le entrate extra tributarie 39milioni e 65 mila euro, che garantiscono la spesa corrente di 279milioni”. Ancora, sulle “entrate in conto capitale sono stati previsti circa 343milioni di euro e 25milioni di euro di accezione ai mutui”. Lanza ha poi proseguito, spiegando che l’Imu si aggira attorno ai “36milioni”, “l’addizionale comunale 17milioni”, “e l’introito, del Fondo di Solidità, quasi 40 milioni di euro”. “L’introito potenziale della Tari – ha rassicurato il dirigente – è lo stesso dell’anno scorso che si aggira attorno ai 47 milioni di euro, incrementato al massimo del 7% e che a differenza degli anni precedenti non verrà più approvata prima del bilancio di previsione”. Per la “spesa in conto capitale sono stati previsti 368milioni di euro, per il rimborso prestito 1milione e 746 mila euro e infine per le uscite in contro terzi 2 milioni di euro”. “Si tratta di spese rigide – ha concluso Lanza – perché ci sono dei contratti da rispettare e portare avanti, che non permettono grosse manovre. Tuttavia, quest’ultime, potranno variare tramite gli assestamenti di bilancio grazie ai finanziamenti, anche nazionali, che verranno intercettati nei prossimi anni”.

Il dibattito politico sulla votazione del bilancio

Tutti presenti tranne il consigliere Massimo Battista per motivi personali. I lavori sono iniziati in un clima teso, in cui inevitabilmente, le dichiarazioni di voto che avrebbero dovuto focalizzarsi sul Bilancio, sono diventate il pretesto di maggioranza e opposizione, per esprimere le proprie opinioni e divergenze politiche. La presidente della commissione, Bianca Boshnjaku (Pd) ha ringraziato tutti i consiglieri per “il lavoro svolto e che verrà prontamente messo in campo dall’amministrazione”. Del gruppo consiliare dem, due consiglieri hanno votato contro (Lucio Lonoce e Vincenzo Di Gregorio) mentre tre consiglieri hanno votato a favore del bilancio (Bianca Boshnjaku, Valerio Papa e Michele De Martino) ovvero gli stessi, che nei giorni scorsi, hanno ufficializzato la loro adesione all’amministrazione andando contro il volere dei vertici provinciali e regionali dem. Dal gruppo regionale, espressione del Presidente Michele Emiliano, due su quattro consiglieri si sono astenuti (Piero Bitetti e Stefania Fornaro quest’ultima giustificandola come “scelta personale”). Gli altri due hanno votato favorevolmente, ovvero Goffredo Lomuzio e Giuseppe Fiusco, per cui “Taranto deve essere gestita dai tarantini e non da forze altrui”. Astenuto durante la votazione anche il consigliere Luca Contrario (Una strada diversa).

Favorevoli al bilancio, oltre ai tre esponenti dem, anche Michele Mazzariello (Taranto Popolare), Paolo Castronovi (Partito Socialista Italiano) che è tornato in maggioranza, Carmen Casula e Massimiliano Stellato (Italia Viva). Quest’ultimo ha dichiarato di aver “sbagliato” a far cadere la prima amministrazione Melucci e che finora “Italia viva ha rispettato tutte le  richieste pervenute dalla maggioranza”. Favorevoli anche Elena Pittaccio (Taranto 2030) e gli ex riformisti, ora civici, Adriano Tribbia, Patrizia Mignolo, Filippo Illiano e Michele Patano. Dai banchi avversi al sindaco Melucci, invece, si è scatenata l’ira di Fratelli d’Italia (Giampaolo Vietri e Tiziana Toscano), Forza Italia (Massimiliano Di Cuia), Lega (Francesco Battista) e delle civiche Svolta Liberale (Francesco Cosa, Walter Musillo e Cosimo Festinante) e Taranto senza I.L.V.A. L’opposizione ha chiesto all’unisono, ai colleghi della maggioranza, “di non votare il Bilancio, perché è evidente che le forze politiche che compongono Ecosistema Taranto non sono più in grado di governare la città”. Mario Odone del Movimento5Stelle e Antonio Lenti di Europa Verdi sono stati tra gli otto consiglieri che hanno votato contrariamente il bilancio, ufficializzando così il loro passaggio in opposizione. Il pentastellato nel suo intervento ha specificato che “i rapporti tra il M5S e la coalizione non sono mai stati dei migliori” e ha ripercorso le tappe amministrative che li hanno condotti alla crisi. Lenti, dal canto suo, ha ribadito di essere passato in opposizione per difendere i suoi principi e quelli del partito, nonostante gli siano state offerte delle “sistemazioni politiche future e alternative”.

I lavori sono stati interrotti da momenti di tensione, sfoggiati in quasi rissa, tra Stellato e Abbate. A un certo punto quest’ultimo ha attaccato l’esponente riformista che si è alzato andando verso il posto del consigliere di opposizione. Ci sono state fasi molto concitate, in cui è parso che Stellato avesse avuto l’intenzione di aggredire Abbate, tant’è che sono intervenuti altri consiglieri comunali e agenti di Polizia Locale che lo hanno circondato e bloccato, allontanandolo temporaneamente dall’aula mentre Abbate ha continuato a inveire contro di lui.

Gli altri punti approvati

Si al quinto punto all’ordine del giorno, ossia la delibera riguardante il contenzioso sorto nel 2017, tra l’azienda PUT s.r.l. e l’Ente comunale, sui lavori realizzati a Palazzo degli Uffici. Nello specifico, il dirigente Michele Divitofrancesco ha ribadito che “in giudizio, il contenzioso ha portato una sconfitta all’Ente, condonandolo a riconoscere oltre 7 milioni di euro”.  Il dirigente ha poi spiegato che dopo l’appello sono “iniziate una serie di interlocuzioni che hanno portato l’Ente a una transazione (quando le parti convengono su una proposta di mediazione ndr.)”. Inoltre, Divitofrancesco ha specificato che la società è in “stato di liquidazione” e che la transazione rappresenta un risultato “vantaggioso” anche quando si andrà in Cassazione. Infine ha spiegato la funzionalità della delibera (successivamente approvata): “E’ stata costruita, secondo i principi della Corte dei Conti della Puglia e permetterà il pagamento della transazione (pari a 3 milioni e 28 mila euro) suddivisa in due fasi: La prima riguarda la somma di 1 milione e mezzo, che dovrà essere saldata entro il 28 dicembre di quest’anno, mentre la restante somma entro il 31 gennaio del ’25”. ha concluso.

Approvati anche i punti (8, 9, 10) sulle modifiche alle aliquote e sul Regolamento Imu nelle zone Zes. Passate le ratifiche di giunta, senza i voti favorevoli di Odone e Fornaro (in aula erano presenti 18 consiglieri e il sindaco), sulla relazione della ricognizione annuale dei servizi pubblici locali e sulla revisione periodica delle partecipazioni pubbliche. Ok ai debiti fuori bilancio.

La situazione politica

Se la maggioranza sembrava aver passato la prima prova (l’approvazione del Bilancio di previsione in aprile) stavolta non è così. La spaccatura che si è ufficialmente creata nel Partito Democratico e nel gruppo CON Taranto potrebbe ritorcersi a breve contro il sindaco, che di fatto, ha potuto contare sulla fiducia di quindici consiglieri. Tra quest’ultimi, i primi a pagarne le conseguenze sono stati Lomuzio e Fiusco, subito esonerati dal movimento regionale. Questa la motivazione: “Lasciare che la città di Taranto stagni nell’agonia pur di conservare la poltrona è un modus operandi che non coincide con quello del movimento. Poiché aderire ad un soggetto politico significa abbracciarne il dna valoriale, ma anche seguirne le indicazioni politiche”.

Dello stesso avviso anche il Pd ionico, cui ha dichiarato che “gli organismi del partito sono già a lavoro, dopo che alcuni esponenti non hanno seguito le indicazioni della direzione provinciale”.

In una nota, invece, il MoVimento 5 Stelle, passato all’opposizione definitivamente sottolinea che “ha preso le distanze dall’attuale maggioranza variopinta, non espressione del voto elettorale, ma frutto di un vero ribaltone politico che tradisce il patto con i cittadini. Il bilancio di previsione approvato dal Consiglio comunale con il nostro voto contrario è stato redatto al buio, senza alcuna condivisione politica e soprattutto non esprime alcuna visione”.
Sempre dal fronte dell’opposizione Svolta Liberale, invece, ha chiarito la sua posizione “contraria alla maggioranza” dopo essere stato accusato dal Partito Democratico ionico di averla “aiutata”, durante la votazione del bilancio. Qui i consiglieri del gruppo, Francesco Cosa, Walter Musillo e Cosimo Festinante, non hanno votato pur rimanendo in fondo all’aula: “Ci siamo alzati – hanno dichiarato sui social network – con l’intento di fare cadere il numero legale. Azione difficile da fare se, invece, rimane in aula per votare seppur contro o addirittura astenendosi”.

One Response

  1. Fratelli d’Italia in questi giorni sulla stampa ha sparato a palle incatenate contro Melucci, ma poi al momento del voto sul bilancio Vietri e Toscano alla chetichella sono usciti dall’aula… Alla faccia della serietà e della coerenza!

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