Nel 2023 il Dipartimento ha registrato 378 iscrizioni, un numero in calo rispetto agli anni precedenti. Se però si considera questo dato escludendo i marinai dai civili, come spiegato dal prof. Paolo Pardolesi – Direttore del Dipartimento Jonico in “Sistemi giuridici ed economici del Mediterraneo: società, ambiente, culture” – allora il numero, sui vari corsi di studio, è in aumento di 40 unità rispetto all’anno precedente. “La marina – ha proseguito Pardolesi – ha optato per una diversificazione da parte dei cadetti che prima si iscrivevano esclusivamente al corso di SGAM (Scienze e Gestione delle Attività Marittime), quest’anno invece si è diversificato con vari corsi di studio di UniBa. Ne consegue che da noi sono calati i cadetti perché soltanto una categoria (35 cadetti) ha continuato a seguire SGAM, le restanti sono passate su corsi di studio differenti. Dal punto di vista numerico siamo quindi in leggero aumento: il corso di economia cresce di circa 30 unità in più; i corsi di giurisprudenza confermano più o meno i numeri dello scorso anno invece c’è una forte riduzione su SGAM ma è una riduzione ponderata perché deriva appunto da una scelta della Marina di diversificare i corsi di studio che possono essere frequentati dai propri cadetti e quindi si sono spalmati su più corsi invece che sul singolo”.
Lei recentemente ha dichiarato che bisognerebbe fare, sempre del Dipartimento Jonico, un hub culturale. Cosa intende con questo?
“Ritengo che il Dipartimento, da quando sono diventato Direttore e cioè circa un anno e tre mesi fa, ha due compiti. La prima mission è quella di fare del Dipartimento quello che per il suo DNA è un luogo di formazione e di ricerca di alto profilo. Ho parlato di hub culturale perché per un verso il Dipartimento deve creare un ponte prezioso tra il mondo accademico, che non deve restare chiuso in se stesso, e il mondo della creatività, dell’innovazione sociale e dell’imprenditorialità. D’altro canto l’obiettivo deve essere quello di diventare una sorta di cuore pulsante delle sinergie tra il mondo istituzionale (quindi Comune, Provincia e Regione) e il mondo imprenditoriale per valorizzare da un lato gli studenti quindi i giovani, e dall’altro i territori. Questo perché abbiamo bisogno di fare in modo che ci sia un circolo virtuoso di sviluppo culturale sostenibile. Bisogna cioè investire sui nostri giovani, sulle loro intuizioni e sulle loro idee, oltre a formarsi ed andare all’estero. Ecco l’idea dell’hub culturale! Noi siamo aperti alla città, al territorio e vogliamo poter interagire e favorirne la sua crescita e quella dei giovani. L’obiettivo, mio personale, è che anche le famiglie abbiano quest’idea di cambiamento perché Taranto e il territorio Jonico meritano di essere collocate in maniera differente rispetto all’idea che se ne ha ora e cioè di una città resiliente all’Ilva. Bisogna credere invece che questa sia una città meravigliosa, qual è, e che deve poter essere intesa come terra di grandi opportunità e questo passa anche da un cambiamento di narrazione”.
In che modo, ad oggi, l’Università collabora con il mondo imprenditoriale?
“Sotto tanti punti di vista. Innanzitutto sotto il profilo organizzativo. Sotto il profilo della formazione e della ricerca con i dottorati cosiddetti industriali. Per esempio nel 2021 siamo riusciti ad essere il Corso di Dottorato in Diritti, Economie e Culture del Mediterraneo che ha realizzato il più grande upgrade in numero di posti di dottorato industriale proprio grazie alla sponda di Confindustria e delle imprese joniche che hanno fortemente investito sulla ricerca di alti profili. Poi abbiamo collaborazioni sotto il profilo culturale e scientifico, eventi, convegni e anche progettualità di ricerca quindi c’è un’intensa collaborazione con Confindustria, con il presidente Salvatore Toma a cui ci lega un rapporto di amicizia e di stima. Vi è volontà comune di fare rete e far crescere ancor più il territorio”.
SEDE DI TARANTO DEL POLITECNICO DI BARI
Il Politecnico di Taranto dell’UniBa quest’anno ha registrato 150 immatricolazioni distribuite tra i 4 corsi di laurea, su una capienza massima di 230 iscrizioni.
A Gianluca Percoco – professore di Tecnologie e Sistemi di lavorazione e Presidente del Centro Taranto Politecnico – abbiamo chiesto in che maniera l’università opera con il mondo del lavoro.
“Noi siamo un’università tecnica quindi fondamentalmente la nostra interfaccia naturale sono le industrie, le aziende manifatturiere, per quanto riguarda tutta una serie di corsi di laurea nonché le aziende di software per quanto riguarda l’ingegneria informatica e anche gli studi d’ingegneria e architettura per quanto riguarda le professioni più tradizionali dell’ingegneria civile e architettura. Noi a Taranto abbiamo due corsi di laurea tipici della sede jonica, ovvero non ci sono repliche a Bari, e sono ingegneria dei sistemi aereospaziali e ingegneria industriale e dei sistemi navali. Questi sono i due corsi di laurea che hanno il maggior numero di iscritti e abbiamo relazioni sia con aziende più vicine al settore aereonautico, come ad esempio Leonardo e stiamo iniziando ad avere delle relazioni con l’ambito dell’ingegneria navale con enti come Mariscuola e con l’Arsenale Militare. Siamo anche ai primi contatti con le aziende manifatturiere che si spera verranno ad investire da queste parti in quel settore. Poi naturalmente abbiamo anche relazioni con alcune aziende del settore dell’informatica, da questo punto di vista vi è ancora Leonardo”.
Il professore ha poi spiegato che a Taranto, dallo scorso anno, è attiva l’iniziativa “Job Corner” che nasce da un’esigenza delle aziende manifatturiere locali, che non includono l’ex-Ilva, di trovare nuove figure professionali. Gli imprenditori locali hanno sollecitato, e sollecitano, frequentemente Percoco con richiesta di nuovi laureati per poterli introdurre nei loro organigrammi. Tra le aziende vi è Siderplus srl ed Eni le quali, oltre che con il docente, si interfacciano direttamente con l’ufficio placement che serve per fare il matching tra i laureati del politecnico e le aziende che richiedono nuove figure quindi c’è una ricaduta in termini lavorativi. “I nostri laureati – ha proseguito il presidente – trovano lavoro entro 3 anni dalla laurea. Sino all’anno scorso eravamo l’università con il numero più alto, da questo punto di vista, anche più alto dei politecnici del Nord e quest’anno siamo in attesa dei nuovi dati. Quando informalmente le aziende mi richiedono delle figure, io ho difficoltà a fornirgliele, ecco perché è nata l’iniziativa Job Corner nella quale le aziende si presentano ai nostri ragazzi, hanno uno spazio prenotato a loro dedicato, io informo i ragazzi della loro presenza e i ragazzi durante le ore di pausa tra le lezioni, se interessati, vanno a vedere di cosa si tratta e quindi c’è uno scambio d’informazioni”.
Si può parlare di percorsi innovativi nelle università? Cosa sono gli Istituti Tecnici Superiori? Ne parleremo nel prossimo articolo.
*Fine prima parte
