Per 10 anni (dal 1983 al 1993) Best Record, in via Pupino a Taranto, ha rappresentato una sorta di Paese dei balocchi per gli adolescenti come me, appassionati di musica. L’eccitazione di andare a scartabellare il reparto dischi di importazione, consci di trovare delle vere e proprie chicche, dal 12 pollici colorato o marmorizzato (versioni remix dei singoli dalla durata maggiore rispetto ai canonici 3 minuti e mezzo dei singoli), al picture disc, sino al bootleg introvabile (registrazioni live non ufficiali, incise su disco da case discografiche pirata, spesso di livello d’ascolto mediocre, ma pezzo da collezione dall’enorme valore) e l’inconfondibile profumo del vinile.

Questo reparto era allestito in un seminterrato, per raggiungere il quale occorreva scendere, quasi al buio, una piccola rampa di scala, che regalava pathos a quell’attesa da piccolo ricercatore animato dallo stesso spirito di Indiana Jones (personaggio cult di una serie di film di avventura negli anni’80).

Si trattava di rarità per collezionisti che impegnavano presto tutta la paghetta che i nostri papà ci mettevano in tasca al sabato per la pizza e la coca cola.

A volte questi dischi non ce li si poteva permettere ed allora si compravano a società magari con un fratello o con un cugino. Gesti ripetuti nel tempo che rendevano felici e davano una bella scarica di adrenalina. Tornare a casa, farsi rapire già dalle copertine dei dischi, che a volte erano veramente delle piccole opere d’arte contemporanea, leggersi i testi o sbirciare i credits stampati in piccolo per scoprire nomi nuovi o collegamenti tra una band e l’altra (ad esempio il fotografo olandese Anton Corbijn in comune tra U2 e Depeche Mode) ed infine la sublimazione finale di un rituale che si ripeteva ad ogni nuovo ascolto: la puntina che si appoggiava sui primi solchi con il cuore a mille.

La scoperta di suoni mai sentiti prima, di canzoni che non si conoscevano e quella specie di orgasmo finale dettato dall’aggiunta di un altro pezzo alla collezione. Sensazioni che i ricordi riportano a galla come se fossero state provate ieri.

Best Record ha rappresentato per noi adolescenti degli anni ’80 un rifugio, un’oasi dove approdare quando si usciva prima da scuola. Non solo, ci si fiondava anche dopo che era suonata la campanella dell’ultima ora, cos, last minute, mentre stava per chiudere, perchè si voleva per forza portare a casa il disco che era in uscita proprio quel giorno lì.

E poi come non ricordare il rito del sabato pomeriggio. Tra le 17 e le 20 ci si immergeva totalmente nei vari reparti. C’era la sezione rock (i già classici Pink Floyd, Led Zeppelin, Queen, Scorpions, AC/DC), quella new wave con le sue derivazioni goth (Simple Minds, Bauhaus, Cure, Smiths, Sister of Mercy, Sound) e  quella dedicata all’heavy metal (Iron Maiden, Metallica, Megadeth, Slayer) accanto a quella riservata all’hard rock (Guns N’ Roses, Bon Jovi, Motley Crue). E poi l’allestimento delle vetrine con il merchandising (calendari delle band preferite, magliette, bandieroni, spille, bandane e le vhs dei video o dei live).

Il periodo delle vacanze natalizie era poi quello più atteso dell’anno. Chi, come me, festeggiava il compleanno incastrato tra Natale e l’Epifania, raccoglieva i soldi dei regali dei parenti – che conoscevano questa passione per la musica- e se li andava a spendere da Best Record. Uscirne, non con uno, ma con due ed anche tre dischi rappresentava la sublimazione di questa passione.

Socializzare non era difficile, si scambiavano due chiacchiere con coetanei che avevano gli stessi gusti musicali ma soprattutto si era creato un giro culturale. Lo ricorda, non senza un pizzico di nostalgia, il proprietario del negozio di dischi più frequentato in quegli anni, Vittorio Albano: “Taranto a metà degli anni ’80 era una delle città d’Italia con più cultura musicale in assoluto. E noi contribuivamo nel nostro piccolo diventando un punto di riferimento per i giovani di quel periodo, grazie anche alla collaborazione con il conduttore radiofonico Franzi Baroni che registrava nei nostri scantinati un programma molto apprezzato. Suggeriva l’ascolto di alcuni dischi, considerati di nicchia, che poi i ragazzi venivano a chiederci in negozio e noi, magari, poi li indirizzavamo anche su artisti simili. Si era creato un circolo virtuoso: il programma musicale di Franzi, il nostro negozio di dischi ed i concerti organizzati al Tursport da Marcello Nitti. Nel 1985 organizzai con gli studenti anche una mostra delle copertine dei dischi nella galleria dell’Archita. Fu visitata da cinquemila persone”.

“In quegli anni non c’era figlio maschio adolescente nelle famiglie tarantine che non avesse in casa un disco dei Sound o di Siouxie o dei Bauhaus. Centinaia di copie vendute in una città di provincia che attirò l’attenzione dei capi area delle case discografiche”, ricorda Franzi Baroni. Gli fa eco Vittorio Albano: “Quei gruppi considerati, altrove, di nicchia, da noi facevano registrare un’impennata di vendite. Si era creato un movimento musicale. Ricordo come in poco tempo vendetti 50 copie di un disco dei Cocteau Twins. Così come ricordo le centinaia di copie vendute di “From the Lions Mouth” dei Sound,  che faceva a gara con i più conosciuti U2 di “The Unforgettable Fire”, i Simple Minds di “New Gold Dream” o gli Smiths di “The Queen is Dead”.

Appaiono ormai lontani quei tempi in cui si andava in un negozio di dischi per abbeverarsi di cultura musicale ma anche per socializzare, scambiare due chiacchiere con persone sconosciute animate dalla stessa passione. Resistono però i mercatini dei vinili per i collezionisti o appassionati e Vittorio Albano ha proseguito il suo percorso girando le Fiere del Disco di mezza Italia e quando capita che si organizzino a Taranto andateci a scambiare quattro chiacchiere. Tornerete con il sole il tasca…Quel sole che risplende ancora nei cuori di un cinquantenne come me che ha ancora l’animo dell’adolescente che fu.

 

 

 

2 Responses

  1. Grazie per tutto quello che hai dato a Taranto. Ricordo quando feci una incursione al mitico negozio con un mio cugino che veniva dalla Germania ed era molto
    “bocca buona” per quanto riguarda gusti musicali. Ne usci’ entusiasta con una paccata di LP!
    Erano in effetti anni d’ oro, musicalmente parlando, per Taranto.
    Non vorrei sbagliarmi (l’ età avanza) ma…ricordo che un’ anno i Simple Minds cominciarono la tournée italiana proprio da Taranto.
    Ma i miei ricordi degli anni liceali mi riporta ancora più indietro, agli anni settanta. Ricordo come scoprii su una radio privata della città ( Radio Taranto…) una trasmissione che si chiamava” Vibrazioni elettroniche” dove feci la conoscenza di gruppi e suoni del rock tedesco sperimentale: Klaus Schulze, Popol Vuh, Tangerine Dream…Prendevo avidamente nota di questi nomi in attesa di un loro futuro vinile fra le mie mani.
    Anni davvero d’ oro…

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