Sono stati effettuati i primi bonifici, visti dai beneficiari prima di Natale, per circa 400 domande di indennizzo su 416, per circa 3,5 milioni di euro. Per 10/15 domande c’è stato un errore nella comunicazione dell’Iban che però è già in fase di correzione. Stiamo parlando delle risorse economiche per indennizzare i proprietari degli immobili del rione Tamburi che, a causa dei danni provocati dall’inquinamento industriale prodotto dal siderurgico ex Ilva, hanno visto deprezzare il valore di mercato della loro proprietà.
Il “Fondo per indennizzo dei danni agli immobili derivanti dall’esposizione prolungata all’inquinamento provocato dagli stabilimenti siderurgici di Taranto del Gruppo Ilva” era stato rifinanziato grazie un emendamento alla legge di Bilancio 2023, approvato in commissione Bilancio e presentato dal deputato del Partito Democratico, Ubaldo Pagano, rieletto il 25 settembre 2022 nel collegio di Taranto. Il decreto del ministero delle imprese e del Made in Italy del 3 gennaio scorso che ne regolamentava le risorse, fu pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Il rifinanziamento prevedeva risorse di 3,5 milioni di euro per il 2023, di 4,5 per il 2024 e di 4,5 per il 2025. Ad usufruire del risarcimento sono stati i proprietari di immobili esposti all’inquinamento dello stabilimento ex Ilva, a favore dei quali è stato disposto il risarcimento dei danni in virtù di una sentenza definitiva. Sono state presentate altre domande di ammissione al passivo, che saranno valutate.
(leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/02/23/indennizzi-tamburi-il-fondo-e-operativo/)
Il rifinanziamento era stato necessario a fronte del fatto che i fondi istituiti con il precedente decreto del ministero dello Sviluppo economico (MiSE) del 23 settembre 2022 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 279 del 29 novembre 2022, pari a 7,5 milioni di euro, non erano mai arrivati ai proprietari degli immobili, visto che i primi 5 andarono persi in quanto non utilizzati in tempo. All’interno del decreto “Sostegni Bis” del 2021 era prevista l’istituzione, tramite un emendamento parlamentare (che fu presentato sempre dall’onorevole Ubaldo Pagano del Pd), di un fondo, presso il MiSE, di 5 milioni di euro per il 2021 e di 2,5 milioni per il 2022 per l’indennizzo dei proprietari degli immobili. Sempre in base al decreto leggi Sostegni bis, l’indennizzo era riconoscibile nella misura massima del 20% del valore di mercato dell’immobile danneggiato al momento della domanda e comunque per un ammontare non superiore a 30.000 euro per ciascuna unità abitativa. Il motivo per cui ciò avvenne, stava nel ritardo con cui è stato approvato il regolamento successivo alla legge, che sarebbe dovuto arrivare a luglio 2021.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/12/21/indennizzi-tamburi-rifinanziato-il-fondo2/)
Inoltre, con l’ultimo emendamento approvato furono apportati dei correttivi, a partire dal criterio dell’indennizzo massimo del 20% del singolo immobile: questo perché l’importo per i proprietari sarebbe stato quasi nullo visto che molti appartamenti hanno oggi un valore già bassissimo di per se, avendo subito un deprezzamento di oltre il 30% sul mercato immobiliare. Per cui adesso, pur restando il tetto massimo dei 30mila euro, l’ammontare del risarcimento sarà deciso direttamente dal giudice, in questo caso quelli del tribunale di Milano che si occupano del fallimento dell’ex Ilva. Inoltre è stato anche abrogato lo sbarramento che impediva ad un singolo proprietario di essere risarcito per piùimmobili di proprietà presenti nel rione Tamburi. Ed è stato ampliato il periodo di tempo entro cui poter presentare l’istanza di indennizzo, da uno a sei mesi.
(leggi tutti gli articoli sulla vicenda https://www.corriereditaranto.it/?s=indennizzi&submit=Go)
Sanno imbrogliare bene i passivi ,solo a Taranto si può praticare un piano del genere ,mai città migliore ,qui quegli attivisti che vediamo in tv che imbrattano piazza San Marco non vengono pagati da nessuno per manifestare il loro dissenso .. probabilmente proprio qui che l’inquinamento è altissimo e che servirebbe una protesta ,visto e considerato le perdite di valore immobiliare che ha subito tutta la filiera ionica ,altro che i tamburi dove alloggiano persone capaci di respirare veleni e di subire le polveri inquinanti basta che siamo esenti da ogni tipo di pagamento ,a scapito ovviamente di quella parte di cittadini onesti e”paganti “,per cui facciamoci più furbi ,cerchiamo di pretendere di più tutti ,visito i veleni che tutti i giorni respiriamo e da come la qualità di vita sia bassissima rispetto le altre città italiane .