Lavoratori della Cittadella della Carità e i sindacati di categoria FP CGIL e FP CISL Taranto, torneranno a riunirsi in assemblea con relativo sit in nel piazzale antistante la Fondazione, giovedì mattina dalle ore 11 alle 13.
Alla base della nuova iniziativa, denunciano i sindacati, innanzitutto “l’atteggiamento di silenzio della Fondazione in ordine alla erogazione delle tredicesime mensilità, reiterando precedenti inadempimenti contrattuali”, a conferma di quanto comunicò la Fondazione ai sindacati lo scorso 18 dicembre in un incontro informale. Che speravano “dopo un periodo di profonda incertezza in una schiarita in vista di un piano che avrebbe dovuto condurre l’ente di assistenza sanitaria con sede a Paolo VI, verso una nuova conduzione manageriale”. Ed invece ad oggi 2 gennaio, ai lavoratori non è stato retribuito quanto loro spettante. 
Come non bastasse, tardano ad arrivare anche notizie ufficiali rispetto a quella, annunciate lo scorso 27 novembre da una nota a firma di Don Emanuele Ferro, portavoce dell’Arcidiocesi di Taranto. Nella quale veniva riferito che “dopo una valutazione fatta con un gruppo di esperti”, l’arcivescovo Ciro Miniero aveva optato per la soluzione che prevedeva il fitto di ramo d’azienda della casa di cura ‘Arca’ e del Poliambulatorio della Cittadella della Carità al gruppo di strutture sanitarie Neuromed, con sede a Pozzilli in Molise, di proprietà dell’europarlamentare Aldo Patriciello. L’Istituto Neurologico Mediterraneo Neuromed è un Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (I.R.C.C.S.), centro di specializzazione per patologie afferenti alla Neurochirurgia, Neurologia, Neuroriabilitazione e tutte le applicazioni relative alle Neuroscienze in cui sono utilizzabili la Neuroradiologia, l’Angiocardioneurologia e la Chirurgia Vascolare. Cessione di ramo d’azienda che dovrebbe portare alla ‘salvezza’ dell’importante struttura sanitaria tarantina, ma di cui ancora oggi non si conoscono i dettagli.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/11/27/cittadella-carita-salvezza-in-vista/)
Ricordiamo infatti che tutto il patrimonio immobiliare della Fondazione è stato pignorato da due istituti bancari, a causa di una voragine finanziaria pari ad un debito di almeno 20 milioni di euro, mentre lo scorso novembre arrivò l’avviso di garanzia notificato dal pubblico ministero Antonio Natale, al termine dell’inchiesta condotta dai finanzieri di Taranto, all’avv.to Salvatore Sibilla, il presidente della fondazione “Cittadella della Carità” (come riportato da diversi organi di stampa locali) scelto da mons. Santoro in sostituzione del presidente dell’Autorità Portuale Sergio Prete. L’accusa riguarda il mancato versamento entro i termini previsti per la presentazione annuale di sostituto d’imposta le ritenute dovute sulla base delle stesse dichiarazioni per gli anni d’imposta 2020 e 2021, per un ammontare complessivo di 1 milione e 700mila euro (estesa in realtà fino ad ottobre 2022 per un ammontare pari ad oltre 2,4 milioni di euro). Il tutto dopo il tentativo, non riuscito, di siglare un accordo con una società, la Soave Sanità srl, costituitasi il giorno prima del Cda che approvò l’intesa la scorsa primavera, con capitale sociale di appena 10.000 euro, che proponeva proprio il fitto di ramo d’azienda della casa di cura ‘Arca’ e del Poliambulatorio, il cui amministratore unico risultava essere lo stesso Sibilla, ovvero il presidente della Fondazione della Cittadella. Un macroscopico e palese conflitto d’interesse. Un passaggio osteggiato da parte del CdA ma portato lo stesso avanti dall’ex arcivescovo mons. Santoro. La stipula dell’accordo con la società Soave avvenne con atto notarile il 10 agosto scorso e prevedeva un fitto della durata di 12 anni che avrebbe dovuto avere inizio lo scorso 1 ottobre in concomitanza con il primo versamento della rata del canone, che in realtà non si è mai materializzato.
(leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/11/18/la-cittadella-rischia-il-fallimento/)
Per avere più delucidazioni in merito a questa operazione finanziaria, Cgil Fp e Cisl Fp avevano chiesto un incontro urgente al fine di affrontare tutta una serie di questioni inerenti il futuro della struttura. Sottolineando come “gli impegni assunti da S.E. il Vescovo circa il mantenimento dei livelli occupazionali e salariali, devono necessariamente trovare un riscontro con gli impegni concreti che il nuovo management deve assumere. Nondimeno rilevante è la considerazione che al momento non conosciamo i nuovi assetti societari e gestionali, circostanza non irrilevante, vista la gravità della situazione e i tempi ristretti per la operazione di salvataggio – affermavano le due organizzazioni sindacali appena un mese fa -. Pertanto, alla luce di quanto innanzi premesso, richiediamo un incontro urgente teso
ad affrontare la questione, nell’ottica della tutela dei posti di lavoro. Questa città non si può permettere una ulteriore crisi sociale”.
L’incontro informale, come detto, è avvenuto lo scorso 18 dicembre. Dove è stata confermata ai sindacati la cessione del ramo d’azienda, senza che però sia stato poi convocato un incontro ufficiale e senza che sia stata messa in piedi la procedura prevista dalla legge per il passaggio dei lavoratori alla nuova società. Stante il perdurante silenzio, FP CGIL e FP CISL Taranto avevano preannunciato lo scorso 27 dicembre il sit in di dopodomani, nella speranza di ricevere a stretto giro qualche novità. Ed invece, tranne alcune voci di corridoio che pronunciavano la possibilità di corrispondere un piccolo anticipo sulle tredicesime, non si è mosso praticamente nulla (negli ultimi tempi si sono rincorse voci su possibili dimissioni del Cda, dopo quelle dei componenti del Collegio dei Revisori e dell’Organo di Vigilanza, ma anche su questo manca effettiva chiarezza d’informazione). Motivo per il quale i sindacati hanno deciso di tornare a riunirsi con i lavoratori in assemblea e sit-in.
Sono anni infatti che i sindacati protestano contro un management che non ha investito per anni, trasformando una struttura sanitaria d’eccellenza in una realtà con tantissime criticità. Da quelle architettoniche (edifici fatiscenti, intonaci che vengono giù, mattonelle divelte, giardini incolti) ai macchinari (molti inutilizzati), dal personale medico in difficoltà al mancato raggiungimento degli obiettivi di budget indicati dalla Asl di Taranto. Si attende quindi un piano di investimenti degno di questo nome, visto che sono a rischio 160 posti di lavoro (per recuperare gli stipendi non versati si è stati spesso costretti a ricorrere ai decreti ingiuntivi), nella speranza che si realizzi un piano industriale degno di questo nome, evitando al territorio ionico l’ennesima drammatica vertenza sul lavoro.
(leggi tutti gli articoli sulla Cittadella della Carità https://www.corriereditaranto.it/?s=cittadella&submit=Go)
