I buoni propositi e le speranze che portano con sé, il primo giorno dell’anno, oggi sembrano già svanire. Sono stati una breve parentesi tra le continue incertezze, in un presente senza prospettive, che alleggia tra gli autotrasportatori, i metalmeccanici e gli imprenditori dell’indotto di Acciaierie d’Italia. Stamattina si sono riuniti in presidio, dinnanzi alla portineria C dell’area TIR del siderurgico ex Ilva, per rivendicare all’unisono e gran voce “dignità” e “rispetto” del lavoro. Seppur per esigenze e condizioni differenti le associazioni datoriali, quali Casartigiani Taranto, Aigi e Confapi Taranto, contestano la totale assenza delle istituzioni e pretendono senza più rinvii, chiare, nette e concrete da parte del Governo, della politica e dalla stessa Acciaierie d’Italia. Casartigiani Taranto, Aigi e Confapi auspicano che l’8 gennaio il Governo possa trovare un accordo con la socio di maggioranza Mittal.

Casartigiani Taranto: l’ira degli autotrasportatori

Fatture non pagate da agosto, i cui importi partono dai 400 euro e arrivano fino a 50 mila euro: questa è l’estenuante condizione in cui si trovano gli autotrasportatori di Casartigiani Taranto. Somme ingenti quanto insostenibili per i vettori, ovvero gli imprenditori di trasporti, che nei giorni scorsi hanno proclamato lo stato di agitazione, in risposta all’inconcludente Consiglio di amministrazione di Acciaierie d’Italia (leggi qui l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/12/28/ex-ilva-la-soluzione-si-trovera/). Al vertice in cui non si è deciso alcunché sia perché i due soci (il privato Mittal, che è maggioranza, e la società pubblica Invitalia, partner di minoranza) hanno idee molto diverse su come procedere per l’Ex Ilva, sia la trattativa si è spostata su un altro campo. Stefano Castronuovo e Giacinto Fallone, rispettivamente coordinatore regionale di Casartigiani Puglia e rappresentante degli autotrasportatori di Casartigiani Taranto rivendicano i pagamenti delle fatture, che per norma sono previsti entro 60 giorni, quando l’azienda (Acciaierie d’Italia) ha incassato il servizio accessorio. “Mittal non paga le fatture e i fornitori – hanno detto coordinatore regionale e rappresentante – che avanzano ancora la liquidità da agosto per i minerali e giugno per i prodotti. Paradossalmente, le banche potrebbero decidere di far rientrare tutti i clienti per le somme debitorie anticipate, portando così le aziende al collasso economico finanziario”. Proseguono Castronuovo e Fallone: “Si è creata una situazione di aziende di serie A e B, ove non tutte vengono trattate allo stesso modo e nel non rispetto delle norme, che prevedono i pagamenti delle fatture devono essere effettuate entro 60 giorni. È iniziato un nuovo anno ma la situazione rimane sempre la stessa: che cosa accadrà? Quando potremo lavorare? Qualcuno ci dia delle risposte. Siamo esasperati” hanno concluso.

Anche Aigi e Confapi si uniscono alla protesta

In attesa del nuovo confronto tra Mittal e Governo, in programma il prossimo 8 gennaio, al presidio degli autotrasportatori di Casartigiani si sono uniti anche i metalmeccanici di Aigi e gli associati di Confapi Taranto. Il presidente Fabio Greco ha ribadito il supporto di Aigi perché “l’unione è indispensabile” e pretende, a nome degli associati, “trasparenza, chiarezza, risposte, e rispetto”. Sottolinea Greco che “solo alcune aziende sono state saldate, ma i restanti pagamenti e le scadenze ammontano a circa 70 milioni”. Soluzioni immediate “sia a tutela delle piccole e medie imprese” le richiede anche il vicepresidente di Confapi Taranto Ugo. Sull’esposizione creditoria ha ribadito che “pochi lavoratori sono stati pagati” e che “ciò è importante anche perché ci sia continuità lavorativa per Taranto, che possa tornare a essere una realtà importante”.

One Response

  1. Buongiorno
    Mi rivolgo agli autotrasportatori.
    Il sottoscritto e’ autotrasportatore di quarta generazione dopo mio padre Arduino, mio nonno Felice e mio bisnonno.
    Non possiamo e non dobbiamo schierarci con gli imprenditori di AIGI e/o Confindustria Taranto
    Noi siamo autotrasportatori e siamo nella maggior parte dei casi artigiani.
    Dobbiamo pretendere il pagamento delle nostre spettanze e nei termini contrattuali.
    Dobbiamo pretendere rispetto.
    Dobbiamo essere compatti, ma fra noi stessi.
    I nostri interessi non sono gli stessi di AIGI e Confindustria Taranto.
    Oggi dobbiamo essere pagati e basta.
    Il resto sono solo chiacchiere al vento.
    Non abbiamo alcuna possibilita’ di incidere sulle decisioni che verranno prese sull’eventuale salvataggio dell’ex Ilva.
    E siccome non c’e’ alcuna certezza dobbiamo tutelare il nostro interesse economico a recuperare tutti i nostri crediti avverso ADI con ogni mezzo legale.
    Saluti
    Vecchione Giulio.

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