Con ‘sorprendente’ concomitanza temporale, nella giornata di lunedì 8 gennaio, poche ore prima l’inizio del vertice di Palazzo Chigi tra il governo, Invitalia e ArcelorMittal, sono stati diffusi alcuni dati relativi alla qualità dell’aria della centralina di ARPA Puglia situata in via Orsini nel rione Tamburi di Taranto. A diffonderli l’associazione Peacelink Taranto, da almeno 20 anni in prima linea nella denuncia attiva della complessa situazione ambientale e sanitaria del capoluogo ionico.
Secondo quanto comunicato dall’associazione, i dati Arpa Puglia elaborati con Omniscope riferiti all’intero 2023 mostrano “un’inquinamento dell’aria peggiore del 2022, a sua volta peggiore addirittura del 2021. Pur essendo diminuite le produzioni. Si può notare
nei dati Arpa elaborati da Omniscope che nel quartiere Tamburi nella centralina più vicina all’ILVA (via Orsini), il benzene nel 2023 aumenta del 14,93% rispetto al 2022; e nel 2022 risulta esserci stato un aumento del 15,35% rispetto al 2021; il PM10 (polveri sottili) aumenta nel 2023 del 22,09% rispetto al 2022; nel 2022 era già aumentato del 16,69% rispetto al 2021; il PM10 supera i limiti di legge (40 mcg/m3) e arriva a 40,93 mcg/m3. Ma l’ILVA non aveva adottato le migliori tecnologie disponibili con l’AIA?” si chiede infine ironicamente l’associazione pacifista.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/08/02/qualita-dellaria-dati-su-cui-riflettere-1/)
I dati sono stati subito ripresi e rilanciati da tutti gli organi di informazione locali e nazionali (che da anni non verificano una notizia nemmeno a pagarli, ignorando l’abc del giornalismo), oltre che utilizzati strumentalmente dai partiti di opposizione al governo Meloni, in particolar modo da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Sinistra Italiana/Verdi, che ogni giorno trovano un’occasione per esporre ai quattro, venti megafoni alla mano, le loro personali teorie sulla vicenda ex Ilva. Ciò detto, per ottenere la relazione contenente i dati di monitoraggio della Qualità dell’aria 2023 registrati nelle aree di Taranto e Statte, con particolare riferimento a quelli acquisiti nei siti ricadenti nel quartiere Tamburi, classificati ai sensi del D.lgs 155/10 come industriali, posti a confronto con quelli classificati come traffico e fondo, facenti parte sia della rete regionale che di quella privata di Acciaierie d’Italia – ex ArcelorMittal, bisognerà attendere diversi mesi.
Quello che possiamo dire oggi con certezza però, è che i dati comunicati da Peacelink non sono del tutto corretti. Ad esempio, il dato annuale del Pm10 registrato dalla centralina di Via Orsini è stato pari a 35,3 mcg/m3. Dunque non ha superato il valore limite previsto dal D. Lgs. 155/2010 sulla media annuale, pari a 40 μg/m3. L’errore dell’associazione è stato quello di tenere conto del dato registrato con il sistema ENV che fornisce i dati bi-orari e registra i picchi, e non il sistema SWAM che è invece quello certificato come equivalente al metodo ufficiale, mentre l’ENV non è certificato. Allo stesso tempo, sempre per quanto concerne la centralina di Via Orsini, il dato relativo al valore medio annuo del benzene è stato pari a 3.6 μg/m3, superiore al 3.2 del 2022. Confermando purtroppo il trend che vuole un aumento costante di questo inquinante a partire dal dicembre 2019, che è stato più volte attenzionato da Arpa Puglia e dall’Asl di Taranto per la sua pericolosità per gli effetti sulla saluta umana. Tanto da aver portato il sindaco Rinaldo Melucci ad emanare una nuova ordinanza (sulla cui fondatezza e utilità ci siamo già abbondantemente espressi) finita davanti al Tar di Lecce e che probabilmente conoscerà suo epilogo, ancora una volta, davanti al Consiglio di Stato. Sia come sia, il problema va affrontato e risolto, senza se e senza ma. Il fatto che il valore resti comunque ben al di sotto della soglia limite annua, non può essere un alibi per nessuno, né si può pensare di giocare a scarica barile tra le aziende presenti sul territorio. Anche perché parliamo di un cancerogeno che comporta l’aumento del rischio di contrarre una malattia terribile come la leucemia, anche e soprattutto in giovanissima età. Lo ripetiamo: non servono i processi sommari o di piazza, né i turpiloqui o le solite scenate che oramai hanno fatto il tempo che trovano. Serve lavorare con assoluta trasparenza da parte di tutti per far sì che il problema rientri nel più breve tempo possibile.
(leggi tutti gli articoli sul benzene https://www.corriereditaranto.it/?s=benzene&submit=Go)
Resta il fatto però che, ancora una volta a queste latitudini e non solo, è stata diffusa una notizia non corrispondente alla realtà, nonostante i dati in questione non siano certamente lusinghieri. E questo non può che essere deleterio sotto tutti i punti di vista ancora una volta, come abbiamo evidenziato decine e decine di volte negli ultimi vent’anni. Non torneremo certo oggi a far polemica su questioni su cui abbiamo già dato oltre un decennio fa. Ma il fatto che sarebbe meglio che ognuno facesse il suo mestiere, lo dimostra, molto banalmente, anche la nota inviata ieri da Acciaierie d’Italia, nella quale l’azienda evidenzia come “in merito a notizie stampa inerenti alle rilevazioni 2023 della centralina ARPA di via Orsini, nel quartiere Tamburi di Taranto, Acciaierie d’Italia precisa che utilizzando i dati della strumentazione tipo SMAW, unico riferimento per i confronti con i limiti, si ricava una media annuale di concentrazione di PM10 al di sotto dei limiti di legge. Peraltro, tali rilevazioni risentono dell’effetto di cantieri stradali in attività da diverso tempo nei pressi della centralina in questione, come evidenziato in una nota inviata dall’Azienda all’ARPA. Le rilevazioni non possono dunque considerarsi conformi alla normativa vigente, né tantomeno essere utilizzate per la valutazione del rispetto dei limiti normativi perché non riconducibili unicamente alle attività aziendali”. Un assist servito su un piatto d’argento. O, se preferite, un autogol in piena regola.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/10/28/registro-tumori-incidenza-in-lieva-calo2/)
Purtroppo da oltre un decennio, Taranto e la vicenda ex Ilva ha consegnato a decine, centinaia di individui, patenti di ogni tipo non richieste: qui si è tutti diventati esperti di epidemiologia, di bonifiche ambientali, di politica industriale, o di come si gestisce un’azienda; si è tutti diventati esperti di alternative economiche, di ogni aspetto del mondo del lavoro, delle sue pratiche e vicissitudini, tutti sindacalisti e avvocati e giudici del lavoro; si è tutti diventati periti chimici, biologi, esperti di flora e fauna; per non parlare della grande conoscenza del diritto penale, aspetto in cui eccellono i più; per non parlare di come perfetti sconosciuti siano diventati consiglieri comunali, assessori, parlamentari, politici a tutto tondo; infine si è tutti diventati narratori, scrittori, registi, attori, videomaker e giornalisti. Insomma, sappiamo tutto noi, non ve ne siete mai accorti?
(rileggi l’articolo sull’utimo rapporto Sentieri del 2019 https://www.corriereditaranto.it/2019/06/06/2sentieri-taranto-conferma-eccesso-mortalita/)
Buongiorno
Ringrazio il Sig. Leone
perchè forse è l’unico a
raccontare le cose come stanno.
Evitiamo inutili allarmismi.
Consideriamo che da diversi mesi
Via Orsini e zone limitrofe sono
interessate da lavori di rifacimento
di marciapiedi, strade e piazze,
con presenza in contemporanea di
decine di messi d’opera, non certo
di ultima generazione.
Diamo sempre voce alle cassandre
anarco-ambientaliste e ci dimentichiamo
dei dati scientifici rilasciati da ARPA
Puglia.
Se poi non si vuol credere nemmeno
ad ARPA-Puglia,
aspettiamoci l’arrivo dei marziani.
Saluti
Vecchione Giulio
Il Benzene è in aumento dal 2020, in Via Orsini, in Via Machiavelli, e alla centralina Meteo Parchi situata vicino ai parchi minerali.